Papa Francesco: “La grandezza dei pastori è di non dimenticarsi del popolo”

Proseguendo il ciclo di catechesi sul tema della preghiera, Mosé si sofferma sulla preghiera di Mosè, quella di un uomo che può parlare a tu per tu con Dio, ma che sa essere misericordioso con gli uomini

Papa Francesco durante una udienza generale nel Palazzo Apostolico in tempo di coronavirus
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Il modello di preghiera per i cristiani è quello di Mosé, così vicino a Dio da poterglisi rivolgere come ad un amico, così uomo e fragile come uomo da poter essere misericordiosi con gli altri uomini. E questo perché Mosè "non ha mai perso la memoria del suo popolo e questa è una grandezza dei pastori: non dimenticare il popolo, non dimenticare le radici". 

L’Angelus viene recitato di nuovo dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico, ma Papa Francesco continua a tenere le udienze generali nella sua Biblioteca privata, senza folla ad ascoltarlo. E così succede anche per questa settimana udienza del ciclo della preghiera, che si sofferma sulla preghiera di Mosé.

Mosé, che quando viene chiamato dal Signore è “un fallito”, passato dall’essere funzionario in Egitto a pascolare, da rifugiato, nella terra di Madian un gregge non suo, colpevole di essersi, sì, schierato in difesa degli oppressi, ma in maniera violenta.

In questo silenzio, Dio convoca Mosé davanti al roveto ardente, e lo invita a mettersi alla guida del suo popolo, ascoltando tutte le obiezioni di Mosè che non si sente degno. “La domanda che fiorisce più spesso sulle labbra di Mosè è la domanda ‘Perché?’, nota Papa Francesco.

E così, dice il Papa, Mosè “appare come uno di noi”, con tutta la sua debolezza. Una debolezza che permette, a lui incaricato da Dio di portare la legge e guidare il suo popolo, di mantenere “stretti legami di solidarietà con il suo popolo, specialmente nell’ora della tentazione e del peccato”.

"Mosè non rinnega Dio, ma non dimentica il suo popolo", chiosa Papa Francesco

 Per questo, Mosé non si caratterizza come “un condottiero autoritario e dispotico”, ma resta “povero in spirito”, pregando la preghiera di intercessione perché “la sua fede in Dio fa tutt’uno con il senso di paternità che nutre per la sua gente”, che Mosè “non si sente di mettere da parte, perfino nel giorno in cui il popolo ripudia Dio e lui stesso come guida per farsi un vitello d’oro”. Anzi chiede a Dio perdono del peccato del popolo. 

Afferma Papa Francesco: "Mosé non negozia il popolo. È l’intercessore. Non vende la sua gente per far carriera, non è un arrampicatore, è un intercessore per la sua gente, per la sua carne, per la sua storia, per il suo popolo e per Dio che lo ha chiamato". È un bell'esempio per i pastori, spiega Papa Francesco, che sono chiamati ad essere "pontifex", facitori di ponti.

Continua Papa Francesco: “Questa è la preghiera che i veri credenti coltivano nella loro vita spirituale. Anche se sperimentano le mancanze delle persone e la loro lontananza da Dio, questi oranti non le condannano, non le rifiutano”.

 

 

Insomma, “l’atteggiamento dell’intercessione è proprio dei santi, che, ad imitazione di Gesù, sono ‘ponti’ tra Dio e il suo popolo". 

Per questo – conclude Papa Francesco –“Mosè ci sprona a pregare con il medesimo ardore di Gesù, a intercedere per il mondo, a ricordare che esso, nonostante tutte le sue fragilità, appartiene sempre a Dio. Tutti appartengono a Dio, tutti i peccatori e la gente più malvagia, i dirigenti più corrotti, sono figli di Dio e Gesù sente questo e intercede per tutti. E il mondo vive e prospera grazie alla benedizione del giusto, alla preghiera di pietà, questa preghiera di pietà che il giusto, il sacerdote, il vescovo, il Papa che il santo eleva incessante per gli uomini, in ogni luogo e in ogni tempo della storia.”

Conclude Papa Francesco: "Pensiamo a Mosè e quando ci viene da condannare qualcuno ed arrabbiarci... arrabbiare fa bene, ma condannare... invece di condannare, andiamo ad intercedere per quella persona. Ci farà bene".

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