Papa Francesco, il pericolo del virus ci insegni il contagio dell'amore

Il testo della prefazione di un libro dedicato alla fede dopo la pandemia

Papa Francesco
Foto: Vatican Media
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“La crisi da coronavirus ha sorpreso tutti noi come una tempesta improvvisa, cambiando tutt’a un tratto e ovunque nel mondo la nostra vita familiare, lavorativa e pubblica”. Papa Francesco lo scrive nella prefazione al volume  «Comunione e speranza» a cura di Walter Kasper e George Augustin edito dalla Libreria editrice vaticana.

Il Papa sottolinea che la “situazione drammatica ha reso evidente tutta la vulnerabilità, l’inconsistenza e il bisogno di riscatto di noi uomini e ha messo in discussione molte certezze, sulle quali ci siamo basati nella nostra vita quotidiana per i nostri piani e i nostri progetti. La pandemia ci pone degli interrogativi fondamentali sulla felicità nella nostra vita e sul tesoro della nostra fede cristiana”.

Un “segnale di allarme che porta a riflettere su dove poggiano le radici più profonde che sostengono noi tutti nella tempesta. Ci ricorda che abbiamo dimenticato e trascurato alcune cose importanti della vita e ci fa riflettere su cosa sia veramente importante e necessario e cosa invece sia meno importante o lo sia solo in apparenza”.

Ma la soluzione è nel messaggio pasquale anche se nel 2020 è stato per molti impossibile celebrarla davvero: “La Pasqua ci dona speranza, fiducia e coraggio, ci rafforza nella solidarietà. Ci dice di superare le rivalità del passato e di riconoscerci membri di una grande famiglia che va al di là di ogni confine e nella quale ognuno porta i pesi dell’altro. Il pericolo del contagio da un virus deve insegnarci un altro tipo di “contagio”, quello dell’amore, che si trasmette da cuore a cuore”.

Il Papa ricorda anche che “la prima fase della crisi da coronavirus, nella quale non sono state possibili le celebrazioni pubbliche dell’Eucaristia, ha rappresentato per molti cristiani un tempo di doloroso digiuno eucaristico. Molti hanno sperimentato che il Signore è presente ovunque due o tre sono riuniti nel suo nome. La trasmissione mediatica delle celebrazioni eucaristiche è stata una soluzione di emergenza per la quale molti sono stati riconoscenti. Ma la trasmissione virtuale non può sostituire la presenza reale del Signore nella celebrazione eucaristica. Così mi rallegro perché ora ci è possibile tornare alla normale vita liturgica. La presenza del Signore risorto nella sua Parola e nella celebrazione eucaristica ci darà la forza che ci serve per affrontare i difficili problemi che ci attendono dopo la crisi”.

Ecco allora la nuova speranza che augura il Papa: “Come con i due discepoli sulla strada verso Emmaus, anche in futuro il Signore ci accompagnerà lungo il cammino con la sua Parola e spezzando il Pane eucaristico ci dirà: «Non abbiate paura! Io ho vinto la morte».”

 

 

 

 

 

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