Papa Francesco in aereo: “Sentendo parlare Benedetto XVI, divento forte”

Papa Francesco durante la conferenza stampa nel volo di ritorno dalla Romania
Foto: Massimiliano Valenti / ACI Group
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Non solo il viaggio in Romania. Nella conferenza stampa in aereo al termine di tre intensi giorni di viaggio, Papa Francesco parla anche del suo rapporto con Benedetto XVI, che ad ogni incontro lo rende “forte”; chiede ai giornalisti di pregare per l’Europa, perché non sia vittima di ideologie e ammonisce i politici affinché non diffondano “odio e paura” ma “speranza”; auspica, nella Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, una comunicazione che sia meno di contatti e più di contenuto; e delinea ancora una volta il cammino ecumenico, da fare insieme al di là delle divergenze teologiche, e invita al “rapporto della mano tesa”.

Poco più di mezzora, in un volo breve, che Papa Francesco dedica, ovviamente, anche alle sue impressioni di viaggio. Ed è proprio a partire dal viaggio, dall’incontro a Iasi con le famiglie in cui ha parlato anche del rapporto dei nonni, che gli viene chiesto se Papa Francesco veda ancora il Papa emerito Benedetto XVI come “un nonno”.

“Di più – risponde Papa Francesco - Ogni volta che vado da lui a visitarlo lo sento così, gli prendo la mano e lo faccio parlare. Parla poco, parla adagio, ma con la stessa profondità di sempre, perché il problema di Benedetto sono le ginocchia non la testa. E io sentendo parlare lui divento forte. Sento il succo delle radici che mi vengono su e mi aiutano d andare avanti, sento questa tradizione della Chiesa che non è una cosa di museo, ma è come una radice che ti danno il succo per crescere.

Papa Francesco poi sottolinea che la tradizione della Chiesa è “sempre in movimento”, riprende l’immagine della tradizione come “garanzia del futuro e non custode delle ceneri”, critica “la nostalgia degli integralisti” che è proprio di tornare alle ceneri”, ricorda la complicità che ha avuto con una nonna, a Iasi, perché – aggiunge – “quando le donne sentono di avere i nipoti che porteranno avanti la storia incominciano a sognare”.

Capitolo ecumenismo. L’incontro con il Patriarca Daniel è stato il centro del primo giorno di visita, ma la preghiera del Padre Nostro nella Cattedrale Nazionale Ortodossa ancora incompiuta è stata recitata prima da Papa Francesco e poi dal Patriarca. Ci sono ancora passi da fare?
Papa Francesco confida che in realtà lui non è rimasto in silenzio, ma che quando si pregava il “padre nostro” in lingua romena, lui lo ha pregato in italiano, e così hanno fatto “la maggioranza della gente, sia in romeno che in latino”. “La gente – ha sottolineato Papa Francesco – va oltre noi capi. Noi capi dobbiamo fare degli equilibri diplomatici per assicurare che andiamo insieme. Ci sono abitudini, regole diplomatiche, che è bene custodire, ma ogni popolo prega insieme”.

Si tratta di una “testimonianza”, e i patriarchi sono aperti, mentre ci sono persone chiuse che non vogliono, che sono integralisti, e vanno tollerati, “si deve pregare per loro”.

Sempre sul tema dell’incontro, viene chiesto al Papa come si può camminare insieme, in un Paese con una maggioranza ortodossa e una minoranza cattolica e con uno scenario composito di etnie. Papa Francesco risponde con l’idea “del rapporto della mano tesa” e loda il Patriarca Daniel, un “uomo di grande cuore e un grande studioso”, che “conosce la mistica del padri del deserto ed è anche un uomo di preghiera”, al quale è facile avvicinarsi.

“L’ecumenismo – sottolinea Papa Francesco – non è arrivare alla fine della partita, della discussione… l’ecumenismo si fa camminando insieme”.

Papa Francesco parla dell’ecumenismo della preghiera, rilancia l’idea dell’ecumenismo del sangue che non ha fatto distinzioni di confessione, aggiunge la nozione dell’ecumenismo del povero che è quello ispirato al versetto del Vangelo di Matteo 25 e che è il lavoro “per aiutare gli ammalati e gli infermi, quelli al margine del minimo benessere”.

Già quella è “l’unità dei cristiani”, e dunque “non si deve aspettare che i teologi si mettano d’accordo per arrivare all’eucarestia” perché quella si fa tutti i giorni nella preghiera. Il Papa ha quindi fatto l’esempio di un arcivescovo cattolico che è amico dell’arcivescovo protestante della sua città, e cui questo arcivescovo protestante ha chiesto di sostituirlo in un sermone, e ricorda che anche lui ha fatto spesso questo a Buenos Aires. La ricetta è dunque “unità, fratellanza, mano tesa”, senza “sparlare degli altri.

Papa Francesco affronta anche il tema dell’emigrazione, che ha molto colpito la famiglia, e ricorda che il problema “non è perché in Paese” non si trova lavoro, ma perché si vivono “i risultati di una politica mondiale che incide”, come quando “tante imprese straniere” chiudono.

Papa Francesco dunque incoraggia le imprese a non chiudere, anche se è difficile “nella situazione mondiale delle finanze e dell’economia”, e incoraggia la Romania che ha un alto tasso di natalità e non vive l’inverno demografico dell’Europa.

Poi, ci sono temi più politici. Papa Francesco non vuole pronunciarsi sui politici che usano simboli religiosi per fare propaganda, e non vuole entrare in un particolare episodio di politica italiana che “ammette di non capire”. Smentisce, però, che non abbia voluto incontrare il vicepremier italiano Matteo Salvini, perché lui ha ricevuto solo una richiesta di udienza da parte del premier Giuseppe Conte, cui “è stata data come indica il protocollo” ed è stata “una bella udienza”, mentre non ha arrivata nessuna richiesta né dal vicepremier né di altri ministri, e ha ovviamente ricevuto il presidente della Repubblica.

Piuttosto, Papa Francesco denuncia “la malattia della corruzione” che c’è nella politica di tanti Paesi, e allora dobbiamo “aiutare i politici ad essere onesti, a non fare campagna con bandiere disoneste come la calunnia, la diffamazione, gli scandali e a seminare odio e paura. Un politico non deve mai seminare odio e paura, solo speranza”, anche se “giusta ed esigente”.

Da qui si giunge al tema dei nuovi sovranismi e populismi europei. Papa Francesco rimanda ai suoi discorsi sull’Europa a Strasburgo, al Premio Carlo Magno, ai Sessanta Anni dell’Unione, ma anche al discorso del sindaco di Aachen. “L’Europa deve colloquiare, il fatto che la presidenza europea circoli non è un gesto di cortesia, ma è un simbolo della responsabilità che ognuno dei Paesi ha in Europa. Se l’Europa non guarda bene le sfide future, sarà appassita”.

La ricetta, per Papa Francesco, è quella di “riprendere la mistica dei padri fondatori” per non fare arrivare al termine l’esperienza dell’Europa.

Papa Francesco chiede che “l’Europa non si lasci vincere dal terrorismo e dalle ideologie, perché l’Europa non è attaccata da cannoni o bombe, ma da ideologie che non sono europee, o che nascono nei gruppetti dell’Europa”, e invita a ricordare l’Europa divisa del 1914 e quella che va dal 1922 al 1933-34 che ha portato a due Guerre Mondiali. “Impariamo dalla storia”, invita Papa Francesco.

E lo reitera spontaneamente alla fine della conferenza stampa, chiedendo ai credenti di “pregare per l’Europa” e ai non credenti di avere il desiderio che “l’Europa torni ad essere il sogno dei padri fondatori”.

All’inizio della conferenza stampa. Papa Francesco aveva fatto anche una riflessione sulla giornata mondiale delle comunicazioni sociali. “Oggi – ha detto - la comunicazione va indietro, in genere, va avanti il contatto… fare dei contatti e non arrivare a comunicare. E voi per vocazione siete testimoni del comunicare. È vero, dovete fare dei contatti, ma non fermarsi lì, andare lì. Vi auguro di andare avanti in questa testimonianza del comunicare, questo tempo ha bisogno meno di contatti e più di comunicazione”.

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