Papa Francesco: "La pace è donna". Poi nuova condanna dell'antisemitismo

Papa Francesco
Foto: Vatican Media - ACI Group
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“Sono lieto che nel corso del tempo siamo riusciti a mantenere buoni rapporti e a intensificarli ulteriormente. Coltivare nel tempo buone relazioni fraterne è un dono e al contempo una chiamata di Dio”. Lo ha detto Papa Francesco stamane ricevendo in udienza una delegazione dell’American Jewish Committee.

“Siamo chiamati insieme - ha sottolineato il Papa - a costruire un’atmosfera di casa, di famiglia, scegliendo con tutte le forze l’amore divino, che ispira rispetto e apprezzamento per la religiosità altrui. Non è buonismo, è il nostro futuro”.

Cogliendo l’occasione della ricorrenza dell’8 marzo Francesco ha parlato anche del “contributo insostituibile della donna nel costruire un mondo che sia casa per tutti. La donna è colei che fa bello il mondo, che lo custodisce e mantiene in vita. Vi porta la grazia che fa nuove le cose, l’abbraccio che include, il coraggio di donarsi. La pace è donna. Nasce e rinasce dalla tenerezza delle madri. Perciò il sogno della pace si realizza guardando alla donna. Se abbiamo a cuore l’avvenire, se sogniamo un futuro di pace, occorre dare spazio alla donna”.

Papa Francesco è tornato poi a condannare l’antisemitismo. “Anche oggi vorrei ribadire che è necessario vigilare nei confronti di tale fenomeno. Ribadisco che per un cristiano qualsiasi forma di antisemitismo rappresenta una negazione delle proprie origini, una contraddizione assoluta. Nella lotta contro l’odio e l’antisemitismo, uno strumento importante è il dialogo interreligioso, volto a promuovere l’impegno per la pace, il rispetto reciproco, la tutela della vita, la libertà religiosa, la salvaguardia del creato”.

Ebrei e cristiani - ha concluso il Papa - “in un tempo in cui l’Occidente è esposto a un secolarismo spersonalizzante” devono “collaborare per rendere più visibile l’amore divino per l’umanità. E per attuare gesti concreti di vicinanza, contrastando la crescita dell’indifferenza. Nel servizio all’umanità, così come nel nostro dialogo, attendono di essere coinvolti in maniera più intensa i giovani, desiderosi di sognare e aperti alla scoperta di nuovi ideali. Vorrei perciò sottolineare l’importanza della formazione delle future generazioni nel dialogo ebraico-cristiano. L’impegno comune nel campo dell’educazione dei giovani è inoltre uno strumento efficace per contrastare la violenza e aprire nuove vie di pace con tutti”.

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