Papa Francesco: “La parola di Dio non può essere ricevuta come una notizia di cronaca”

Nell’Angelus che precede la solennità di Ognissanti, Papa Francesco si sofferma sul Vangelo del giorno

Papa Francesco durante un Angelus
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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La Parola del Signore “non può essere accolta come una qualunque notizia di cronaca”, e per questo va ripetuta, perché venga assimilata. Papa Francesco commenta il Vangelo del giorno, e si sofferma sul senso del comandamento dell’amore proclamato da Gesù. Dopo l'Angelus, Papa Francesco  fa un appello per il COP26 che inizia a Glasgow, prega per le vittime del maltempo in Vietnam e in Sicilia, ricorda le beatificazioni di ieri di quattro martiri della Guerra Civile spagnola. 

È la domenica che precede la solennità di Ognissanti. Il 2 novembre, Papa Francesco sarà invece al cimitero militare francese. In una giornata un po’ nuvolosa, sono comunque molti i gruppi arrivati in piazza ad ascoltare l’Angelus.

Nel commento al Vangelo che precede la preghiera mariana, Papa Francesco ricorda che lo scriba non solo chiede a Gesù quale sia il primo comandamento, ma anche, riconoscendo giusta la risposta, ripete le stesse parole dette da Gesù.

È una ripetizione che “pare tanto più sorprendente se pensiamo che siamo nel Vangelo di Marco, il quale ha uno stile molto conciso”, ma che è piuttosto “un insegnamento per noi che ascoltiamo, perché “la Parola del Signore non può essere ricevuta come una qualsiasi notizia di cronaca: va ripetuta, fatta propria, custodita”, o addirittura, secondo la tradizione monastica, va “ruminata”, perché “deve raggiungere ogni abito della vita”, deve “risuonare, echeggiare dentro di noi”.

Papa Francesco sottolinea così che Dio “non cerca tanto degli abili commentatori delle Scritture, ma cuori docili che, accogliendo la sua Parola, si lasciano cambiare dentro”. Da qui l’invito, più volte ripetuto dal Papa nel corso del suo pontificato, di “familiarizzare con il Vangelo, averlo sempre a portata di mano, leggerlo e rileggerlo, appassionarsene”, perché il Padre “ci entra nel cuore, diventa intimo a noi e noi portiamo frutto in lui”.

Lo stesso vale per il comandamento del Vangelo di oggi, il “grande comandamento” che “è necessario risuoni in noi, venga assimilato, diventi voce della nostra coscienza”, così che non diventi “lettera morta”, anzi ognuno è chiamato ad essere “traduzione vivente, diversa e originale dell’unica Parola di amore che Dio ci dona”.  “Questo - aggiunge Papa Francesco  a braccio - lo vediamo nella vita dei santi. Nessuno è uguale all’altro. Sono tutti diversi. Ma tutti con la stessa parola di Dio”.

Papa Francesco chiede dunque di “prendere esempio dallo scriba”, di ripetere le parole di Gesù e chiederci se “questo comandamento orienta davvero la mia vita” e se “trova riscontro nelle mie giornate”.

Conclude Papa Francesco: “Ci farà bene stasera, prima di addormentarci, fare l’esame di coscienza su questa Parola, vedere se oggi abbiamo amato il Signore e abbiamo donato un po’ di bene a chi ci è capitato di incontrare”.

Dopo l’Angelus, Papa Francesco ricorda le inondazioni in diverse parti del Vietnam che hanno causato “migliaia di evacuati”, e dice che la sua preghiera “va alle tante famiglie che soffrono”. Il Papa si dice anche “vicino alle popolazioni della Sicilia colpite dal maltempo”:

Papa Francesco dice di pensare anche “alla popolazione di Haiti, che vive in condizioni al limite” e chiede “ai responsabili delle nazioni di sostenere questo Paese, non lasciarlo solo”, e di cercare notizie su Haiti e di “pregare, pregare tanto”.

Il Papa ricorda quindi la beatificazione di Francisco Cástor Sojo López, Millán Garde Serrano, Manuel Galcerá Videllet, e Aquilino Pastor, avvenuta il 30 ottobre a Tortosa, esempi di pastori zelanti, vittime della persecuzione duranet Guerra Civile Spagnola.

Papa Francesco mette in luce poi l’inizio del COP26 a Glasgow (dove sperava di andare), chiedendo che “questo incontro possa dare risposte efficaci”, e ricorda la mostra Laudato Si che è stata allestita in San Piero.

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