Papa Francesco, le sue raccomandazioni ai vescovi del Giappone

Pellegrini giapponesi partecipano ad una udienza generale di Papa Francesco
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Dare priorità alla formazione dei sacerdoti, per superare la “cultura del provvisorio”; guardare all’esempio dei martiri, che sono stati numerosi nella storia della nazione; e per questo formare anche all’esperienza dell’amore di Gesù, perché la Chiesa locale ha tanta sete di questa testimonianza: sono le consegne che Papa Francesco dà ai vescovi giapponesi, in una lettera a loro indirizzata.

L’occasione della lettera è il viaggio che il Cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione dell’Evangelizzazione dei Popoli, compie in Giappone da oggi al 26 settembre. Molti gli appuntamenti in programma, per una Chiesa, quella giapponese, la cui storia si è cominciata a conoscere grazie alla beatificazione del “Samurai di Cristo” Takayama Ukon, e soprattutto grazie al film Silence, che ha ricordato i tempi durissimi in cui ha vissuto la cattolicità giapponese in tempi di persecuzione.

Ma oggi la Chiesa giapponese ha altri problemi, e la fotografia che ne venne fatta dalle risposte al questionario del Sinodo dei vescovi del 2014 diede l’idea di una Chiesa che subisce l’influenza della secolarizzazione, e che non vive da minoranza creativa in terra di missione. È questo il compito, invece, cui Papa Francesco richiama i cattolici del Giappone,  che rappresentano lo 0,35 per cento di una popolazione che non è mai stata cristianizzata nel suo insieme – e un colpo alla cristianizzazione fu anche la bomba atomica lanciata su Nagasaki, che era la città dove i cattolici giapponesi erano fioriti, e dove aveva operato anche San Massimiliano Kolbe.

Nella lettera, Papa Francesco ricorda ai vescovi del Giappone che la Chiesa del Sol Levante i luminosi esempi dei martiri: il già menzionato beato Justus Takayama Ukon, e anche a San Paolo Miki e compagni, seminarista gesuita giapponese che fu crocifisso insieme a 25 compagni nel 1597, nel tempo delle persecuzioni anticristiane del Giappone, e che continuò a predicare anche dalla croce.

E non può mancare un riferimento ai martiri del silenzio, quei “cosiddetti ‘cristiani nascosti’, che dal 1600 fino alla metà del 1800 hanno vissuto in clandestinità pur di non abiurare, ma preservare la propria fede e di cui recentemente abbiamo ricordato il 150° anniversario della scoperta”.

Questo il patrimonio spirituale del Giappone, ribadito dal Papa ai vescovi che “con delicata sollecitudine proseguite il compito dell’evangelizzazione, prendendovi cura dei più deboli e favorendo l’integrazione nelle comunità di fedeli di varie provenienze”.

Papa Francesco ringrazia i vescovi del Giappone, plaude all’impegno “nella promozione culturale, nel dialogo interreligioso e nella cura del Creato”, ma ribadisce loro che l’impegno missionario è necessario per mantenere il dinamismo di “Chiesa in uscita”.

Sale della terra e luce del mondo: questo sono chiamati ad essere i vescovi del Giappone, sulla scorta del messaggio evangelico che richiama tutti alla “fedeltà e l’autenticità”, perché “è necessario che il sale dia veramente sapore e la luce vinca le tenebre”.

Una simbologia che “riproduce bene l’attuale situazione della Chiesa nel contesto del mondo giapponese”. Una Chiesa - scrive il Papa - che vive “non poche difficoltà a causa della mancanza di clero, di religiosi, di religiose e di una limitata partecipazione dei fedeli laici”. Ma questo - aggiunge - non può ridurre l’impegno dell’evangelizzazione, anzi “le sfide che la realtà attuale ci pone dinanzi non possono renderci rassegnati e nemmeno rimandare a un dialogo irenico e paralizzante”, e questo nonostante le preoccupazioni sociali date “dall’alto tasso di divorzi, dai suicidi anche tra i giovani, da persone che scelgono di vivere totalmente sganciate dalla vita sociale (hikikomori), dal formalismo religioso e spirituale, al relativismo morale, dall’indifferenza religiosa, dall’ossessione per il lavoro e il guadagno”.

Vero – scrive Papa Francesco – la società giapponese corre verso lo sviluppo economico, con le conseguenze di “poveri, emarginati, esclusi”, non solo da un punto di vista materiale, ma anche spirituale. Ed è proprio per questo che la Chiesa del Giappone deve rinnovare “la scelta per la missione di Gesù e sia sale e luce”, custodendo e sviluppando l’eredità dei martiri.

Ed ecco le consegne del Papa. Prima di tutto, “la necessità di una solida e integrale formazione sacerdotale e religiosa, un compito particolarmente urgente oggi, soprattutto a causa del propagarsi della ‘cultura del provvisorio’,” mentalità che “porta soprattutto i giovani a pensare che non sia possibile amare veramente, che non esista nulla di stabile e che tutto, compreso l’amore, sia relativo alle circostanze e alle esigenze del sentimento”.

I sacerdoti sono chiamati a “comprendere e sperimentare in profondità” l’amore di Gesù “gratuito, che comporta il sacrificio di sé” ed è “perdono misericordioso”, una esperienza che “rende capaci di andare controcorrente e fidarsi del Signore che non delude”. È una testimonianza di cui “la società giapponese a tanta sete”.

 Infine, il richiamo ai “movimenti ecclesiali approvati dalla Sede Apostolica”, che “possono essere di aiuto nel servizio pastorale e nella missio ad gentes”, una esperienza che cresce nella società giapponese. Sono realtà – dice il Papa – “contribuiscono all’opera di evangelizzazione”, e per questo “come Vescovi siamo chiamati a conoscere e accompagnare i carismi di cui sono portatrici e a renderle partecipi della nostra opera nel contesto dell’integrazione pastorale”.

Con questa lettera e queste consegne, il Cardinale Filoni arriva in Giappone per una visita pastorale del programma fitto.

Il 18 settembre, il Cardinale sarà a Fukuoka, dove visiterà il Seminario, pronuncerà un discorso e celebrerà la Messa. Il 19 settembre, a Nagasaki, il Cardinale Filoni incontrerà sacerdoti, religiosi e fedeli e, dopo una visita ai luoghi più significativi della città, l’incontro con preseminaristi e aspiranti e, nel tardo pomeriggio, la Messa nella cattedrale.

Il 20 settembre, dopo l’incontro con i vescovi della regione di Nagasaki, il card. Filoni si trasferirà ad Hiroshima. Qui, dopo la visita al Memoriale della Pace e della bomba atomica, incontrerà sacerdoti, religiosi e fedeli, quindi celebrerà la Messa nella cattedrale. Giovedì 21, ad Osaka, è previsto l’incontro con i vescovi della regione, quindi con sacerdoti, religiosi e fedeli, ed infine la Messa in cattedrale.

Venerdì 22 settembre il Prefetto del Dicastero Missionario visiterà i luoghi del terremoto e dello tsunami a Sendai e celebrerà la Messa in cattedrale. Sabato 23, a Tokyo, prununcoerà un discorso e celebrerà la Messa.

La mattina del 24 settembre è prevista la visita all’Università Sofia, mentre nel pomeriggio incontrerà sacerdoti, religiosi e fedeli, quindi celebrerà la Messa nella cattedrale insieme ai vescovi del Giappone. Lunedì 25 il cardinale terrà una conferenza quindi si intratterrà in dialogo con i vescovi e il giorno seguente partirà per rientrare a Roma.

Il vescovo Isao Kikuchi, di Niigata, missionario verbita, ha spiegato all’agenzia Fides, del dicastero di Propaganda Fide, che la Chiesa giapponese vive una fase di invecchiamento: invecchia la società e anche il personale ecclesiale è piuttosto anziano, così a volte è difficile gestire le parrocchie; inoltre cresce la presenza di migranti di fede cattolica e la loro cura pastorale diventa un compito urgente e impegnativo; assistiamo poi al declino delle vocazioni, sia al sacerdozio che alla vita consacrata. Questo fenomeno ha radici sociologiche e antropologiche ed è specchio di quanto accade nella società nipponica dove la pratica religiosa ha sempre meno spazio nella vita frenetica delle persone”.

Sono tutti temi affrontati nel messaggio del Papa.

In generale, sono 544 mila i cattolici del Giappone, divisi in 16 circoscrizioni ecclesiastiche, tre arcidiocesi metropolitane (Nagasaki, Osaka e Tokyo), 13 diocesi, 26 vescovi, 523 sacerdoti diocesani e 914 religiosi distribuiti su 870 parrocchie, con 40 seminaristi minori e 87 seminaristi maggiori.

 

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