Papa Francesco nei Balcani, i rapporti con gli ortodossi di Bulgaria e Macedonia

Arcivescovo Stefan della Chiesa Ortodossa Macedone
Foto: Gianluca Teseo / ACI Group
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Oltre a quello di Giovanni XXIII, c’è un altro filo rosso che collega il viaggio di Papa Francesco in Bulgaria con la sua tappa in Macedonia, e riguarda il mondo ortodosso. Perché due anni fa la Chiesa ortodossa macedone ha cominciato i suoi passi per riconoscere la Chiesa ortodossa bulgara come Chiesa madre.

La mossa della Chiesa Ortodossa Macedone ha due obiettivi: quello di slegarsi dal controllo del Patriarcato serbo, che continua a rivendicare la Macedonia come suo territorio canonico; e quello di trovare finalmente un riconoscimento alla sua autocefalia, proclamata nel 1967 e mai riconosciuta dalla sinassi delle Chiese ortodosse. In pratica, la Chiesa ortodossa macedone è considerata una Chiesa scismatica dall’ortodossia, perché non riconosciuta dalla comunione delle Chiese nazionali.

Una situazione complessa, che però non ha fatto incrinare i rapporti con Roma. L’arcivescovo Stefan, che guida la Chiesa Ortodossa Macedone, ci tiene a sottolineare con ACI Stampa che “con l’arrivo di Papa Francesco in Macedonia si rinforzeranno ancora di più i legami con la Chiesa Ortodossa Macedone”.

“Il Vaticano – ha aggiunto l’arcivescovo - ha mostrato grande simpatia e amicizia alla nostra santa Chiesa, perché diversi membri del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Macedone, come anche tanti professori nelle istituzioni d’educazione della nostra Santa Chiesa, hanno ricevuto la loro formazione negli istituti della Santa Sede a Roma”.

L’arcivescovo Stefan ci tiene a collegare la decisione di proclamare l’autocefalia con ragioni storiche. Parla della prima evangelizzazione dell’apostolo Paolo, sottolinea che la Macedonia è uno dei primi paesi cristianizzati e che qui ci fu molto preso una Chiesa locale, con l’arcivescovado di Ocrida le cui “fondamenta saranno rafforzati dagli allievi dei santi fratelli San Clemente e San Naum”.

Insomma, ci sono “basi solide” per la costituzione di una Chiesa autocefala. Ma nel 1767 l’arcivescovo di Ocrida è stato abolito dall’impero ottomano, e solo in seguito i ranghi ortodossi si sono rinnovati i ranghi ortodossi come unità federale della ex Jugoslavia. A seguito di questi movimenti, “il patriarca German fu eletto capo della Chiesa Ortodossa Macedone nel 1967, e, quando fu rinnovato il sinodo, l’arcivescovado di Ocrida fu rinnovato come Chiesa ortodossa macedone”.

L’arcidiocesi di Ocrida (che comprende anche il territorio dell’odierna Macedonia) era nata nel 971, ma nel 1767 passò al Patriarca ecumenico di Costantinopoli per volontà del sultano. Quindi, per un certo periodo di tempo, i macedoni fanno riferimento alla Chiesa ortodossa bulgara, ma dal 1920, con la creazione del regno di Serbi, Croati e Sloveni, questo territorio passa sotto la giurisdizione della Chiesa ortodossa serba.

L’arcivescovo Stefan nota che l’arrivo del Papa è “la conferma della lunga amicizia tra Macedonia e Santa Sede”, in una terra dove “l’apostolo Paolo ha seminato i primi semini” e da dove sono partiti i santi Cirillo e Metodio per “aiutare la cristianizzazione dei popoli dell’Europa orientale”.

È una amicizia che dura da mezzo secolo, e che si rafforza con gli incontri, che si svolgono ormai da 33 anni, delle delegazioni bulgare e macedoni in Vaticano per la festa dei Santi Cirillo e Metodio secondo il calendario ortodosso, il 24 maggio.

A questo incontro, partecipa anche l’arcivescovo Stefan, come membro della delegazione del governo: essendo una Chiesa considersta cismatica, non ci sono incontri ufficiali con il Santo Padre formalmente definiti come incontri tra leader religiosi. 

E non ce ne saranno nemmeno durante il viaggio. L’arcivescovo Stefan sarà presente nella Casa Memoriale di Madre Teresa, con gli altri leader delle comunità religiose della Macedonia del Nord.

Un viaggio atteso da tanto tempo, quello di Papa Francesco. “È molto interessante – spiega Gjoko Gjorgjevic, già ambasciatore della Macedonia presso la Santa Sede – che sono passati tanti anni da quando è stato inviato l’invito perché un Papa visitasse la Macedonia. Già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI erano stati invitati. Ora, con Papa Francesco, è venuto il compimento del tempo. Un evento storico, perché è la prima visita di un Papa in Macedonia in 20 secoli”.

E chissà che proprio la visita del Papa non aiuti la Chiesa ortodossa autocefala macedone. Papa Francesco non prenderà posizione, come non lo ha fatto riguardo la richiesta di autocefalia della Chiesa ortodossa ucraina.

La situazione è tesa, perché nel corso degli anni da Belgrado sono stati mandati a Skopje metropoliti, vescovi e sacerdoti, ma le autorità macedoni li hanno cacciati da chiese e monasteri e hanno persino incarcerato l’arcivescovo Jovan Vranskovski.

Ed è in questo contesto che la Chiesa ortodossa macedone ha chiesto aiuto alla Chiesa ortodossa bulgara. In pratica, si tratta di restaurare la comunione eucaristica, cosicché la Chiesa bulgara sia considerata Chiesa-madre.

Sofia, per ora, ha preso tempo. Nel mondo ortodosso ci sono delle Chiese riconosciute solo da alcune Chiese locali come la Chiesa ortodossa di America che ha ricevuto la propria autonomia da Mosca – e Costantinopoli non la riconosce – o la Chiesa ortodossa estone, accettata da Costantinopoli ma non riconosciuta da Mosca. L’ultimo caso è quella della Chiesa ortodossa ucraina, la cui autocefalia è stata concessa da Costantinopoli e contestata da Mosca.

Questa situazione tutta particolare della Macedonia si va ad incontrare con un’altra situazione peculiare, quella della Chiesa Ortodossa di Bulgaria. Sono in molti a dire che, se non ci fosse stato il patriarca Neofit, difficilmente ci sarebbe potuto essere un incontro.

Basta considerare che il Sinodo Ortodosso Bulgaro ha visto l’agenda di Papa Francesco, ha confermato l’incontro del Patriarca Neofit con Papa Francesco in forma privata, ma ha poi deciso di definire a quale livello la partecipazione del mondo ortodosso alle celebrazioni del Papa fosse appropriata.

E così, il Sinodo ha deciso all’unanimità che non c’era alcuna possibilità di avere celebrazioni o preghiere in comune con Papa Francesco, dato che questo “è strettamente proibito dai sacri canoni della Chiesa”. Nemmeno un diacono della Chiesa ortodossa bulgara ha potuto operare come traduttore di papa Francesco durante l’intero viaggio.

I membri del Sinodo hanno dunque deciso di scrivere all’arcivescovo Anselmo Guido Pecorari, nunzio apostolico in Bulgaria, spiegando che “dato che l’invito della visita è venuto dalle autorità di Stato, i principali eventi debbano essere coordinati con l’autorità, sebbene sia il patriarca Neofit che i membri del Sinodo sono pronti a ricevere Papa Francesco al Patriarcato.

Il programma della visita di Papa Francesco includeva anche “una preghiera privata di fronte il trono dei Santi Cirillo e Metodio alla cattedrale Patriarcale di Alexander Nevskyy”. Questa è diventata una preghiera in silenzio, perché una visita “è possibile, ma si deve enfatizzare che ogni forma di servizio liturgico o di preghiera, così come l’indossare paramenti sacri, è inaccettabile”. È impossibile anche la partecipazione di “ogni rappresentante della chiesa bulgara in ogni altro evento.

Una situazione simile a quella della visita di Papa Francesco in Georgia, quando la Chiesa Ortodossa Georgiana non partecipò a nessuno degli eventi di preghiera. La decisione bulgara non deve sorprendere, considerando il fatto che la Chiesa Ortodossa Bulgara storicamente non partecipa nemmeno al tavolo di dialogo teologico congiunto cattolico ortodosso.

Di certo, il patriarca Neofit è uno dei più aperti, nonostante il suo sinodo. Il vescovo Christo Proykov, esarca apostolico di Sofia, ha spiegato ad ACI Stampa che “più che di rapporti ecumenici, possiamo parlare di una convivenza abbastanza nuova e anche di una tolleranza. Io per esempio mi conosco ancora da ragazzo con il patriarca attuale della Chiesa ortodossa, Neofit, e sono molto contento che oggigiorno lui è patriarca perché è una persona molto brava, con una fede molto profonda e forte, quando siamo insieme ci trattiamo veramente come amici, quando siamo in modo ufficiale è chiaro che la distanza deve essere rispettata”.

Si tratta di un ecumenismo più pratico, perché laici cattolici e ortodossi in Bulgaria lavorano insieme, come è successo quando si è lavorato per bloccare una legge sull’aborto.

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