Papa Francesco nel Baltico: l’incontro con i giovani e la sosta al ghetto di Vilnius

La chiesa di San Bernardino a Vilnius, dove si radunano i giovani
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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Un piccolo aggiornamento del programma di Papa Francesco nei Paesi Baltici è stato annunciato il 4 settembre. Il "Museo del Genocidio", come viene chiamato in Lituania, è chiamato con il suo nome ufficiale di "Museo dell'Occupazione dei Diritti e delle Libertà", come già era nel programma ufficiale già divulgato. Ma è stata aggiunta una sosta di preghiera al Momumento delle Vittime del Ghetto, in piazza Rudniky. 

Il piccolo cambiamento di programma è dovuto anche al fatto che in Lituania il cosiddetto "Museo del Genocidio" riferisce la parola genocidio alle purghe staliniane che fecero 20 mila morti, e al giogo sovietico sul territorio. Il Museo è in un ex edificio del KGB dove fu imprigionato anche il beato Teofilus Matulionis. Ma allo stesso tempo a Vilnius era presente una fiorente comunità ebraica, che si racchiudeva in un ampio quartiere, e che fu interessata anche dalle persecuzioni della Shoah. Così, spesso il termine "genocidio" è stato contestato, considerando anche le accuse di collaborazionismo anti-semita a volte mosse contro il popolo lituano. 

Il cambiamento di programma mostra come le ferite della storia brucino ancora nei Paesi Baltici, e che la necessità sia quella di guardare al futuro.  

Sono i giovani la speranza dei Paesi baltici, e non è un caso che il viaggio di Papa Francesco comincerà proprio con un grande happening di giovani, nella piazza della Cattedrale di Vilnius. Sarà il modo di tastare il polso della società del futuro.

Arriveranno giovani da tutta l’antica Livonia: partono pullman dalla Bielorussia, ma anche dalla Polonia, tutti territori che hanno pezzi di storia in comune con la Lituania. E poi, ovviamente, ci saranno lettoni ed estoni, ansiosi di vedere il Papa più volte nel corso di tre giorni.

Kristina Zaldokaite, membro della Commissione del viaggio del Papa in Lituania, sottolinea che “i giovani saranno in piazza per un totale di cinque ore. Ci sarà un lungo programma prima dell’arrivo del Papa, un programma gioioso e creativo, i giovani danzeranno e pregheranno insieme, canteranno insieme e saranno coinvolti in molte attività differenti”.

Si attendono dalle 15 alle 20 mila persone all’incontro nella piazza della Cattedrale. La parola che ricorre più spesso è speranza. Padre Gabrielius Satkauskas, un sacerdote ordinato da poco nell’arcidiocesi di Vilnius, vorrebbe che la visita del Papa porti più speranza, e rinnovi la fede in Gesù Cristo della popolazione.

Dal canto suo, don Wodzislaw Szcepanik, che si occupa della pastorale della gioventù a Tallinn, spera che la visita abbia “un impatto significativo, dato che la visita ci consente una ottima opportunità di insegnare ai giovani di più riguardo il Papa, il ruolo che gioca nella Chiesa”.

 E aggiunge: “Ho sentito da alcuni giovani che il loro sogno è quello di incontrare il Papa e avere l’opportunità di essergli vicino. Un ragazzo mi ha detto che il suo sogno è quello di servire Messa con il Papa”.

Anche Toma Bruzaite, una giovane che è anche membro di Catholic Voices Lituania, crede che la visita sarà “una ispirazione e un incoraggiamento”. E l’incoraggiamento è quello di parlare forte, perché – sostiene – “il cattolicesimo spesso non viene espresso in pubblico, quasi ci si vergogna di dire di essere cattolici, e i cattolici non parlano in pubblico. Forse, a causa del regime sovietico, durante il quale ci siamo disabituati a parlare della fede e ad esprimere le nostre opinioni”.

Ma è anche – dice – “un problema di secolarizzazione, che non si può contrastare perché “non siamo così educati sulle nostre radici, non sappiamo come essere coscienti”.

Di certo, una presa di coscienza forte c’è in molta gioventù che si riunisce la sera nella Chiesa di San Bernardino a Vilnius, una Chiesa di gotico livoniano, ovvero a pianta gotica ma con mattoni rossi.

C’è una esperienza spirituale, una sorta di adorazione animata, e tutti i giovani ci vanno con entusiasmo.

Maria ha 15 anni, e l’entusiasmo di chi improvvisamente ha scoperto Gesù. “Ero molto diversa da come sono adesso – racconta – poi ho passato un periodo buio della mia vita, e sono stata invitata ad uno di questi incontri di preghiera. Ne sono rimasta rapita, ho cambiato la mia vita, ora tutto ciò che voglio è amare Gesù”.

Una coppia di giovani vive lì tutto il suo percorso di fede. “Lui cercava una esperienza carismatica di questo tipo – racconta lei – poi mi ha lasciato, pensava di voler diventare sacerdote, e poi ha scoperto una vocazione diversa. È lui che mi trascina, è lui che mi porta in preghiera”.

I giovani, insomma, cercano una forte identità. Proprio quella identità che i Paesi Baltici vogliono rinforzare. Sarà anche questo uno degli obiettivi del viaggio del Papa.

(12 – fine)

 

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