Papa Francesco: “Non mettiamo mai condizioni a Dio”

Papa Francesco, Udienza
Foto: Lucia Ballester, ACI Group
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E’ Giuditta la protagonista di questa Udienza Generale di Francesco in Aula Paolo VI. Continuando il ciclo di catechesi sulla speranza cristiana, il Papa racconta ai presenti il coraggio di una donna che dà speranza al suo popolo. “Tra le figure di donne che l’Antico Testamento ci presenta – riflette il Pontefice- risalta quella di una grande eroina del popolo: Giuditta”.

Francesco inizia a raccontare la storia: “Il Libro biblico che porta il nome di Giuditta narra l’imponente campagna militare del re Nabucodonosor, il quale, regnando in Ninive, allarga i confini dell’impero sconfiggendo e asservendo tutti i popoli intorno. Il lettore capisce di trovarsi davanti ad un grande, invincibile nemico che sta seminando morte e distruzione e che arriva fino alla Terra Promessa, mettendo in pericolo la vita dei figli di Israele. L’esercito di Nabucodonosor, infatti, sotto la guida del generale Oloferne, pone l’assedio a una città della Giudea, Betulia, tagliando il rifornimento dell’acqua e fiaccando così la resistenza della popolazione”.

La fine sembra ormai vicina, ma soprattutto per Francesco “la capacità di fidarsi di Dio si è esaurita, e quante volte noi arriviamo a situazioni limite, dove noi non sentiamo più questa capacità, è una sensazione brutta e, paradossalmente, sembra che, per sfuggire alla morte, non resti che consegnarsi nelle mani di chi uccide”.

Il capo del popolo tenta di proporre un appiglio di speranza: resistere ancora cinque giorni. Se niente si risolverà allora si consegneranno alle mani del nemico. Cinque giorni concessi a Dio. “Qui è il peccato”, dice il Papa. “In realtà – continua - nessuno più, tra il popolo, è ancora capace di sperare”.

Ed è qui che interviene una donna, Giuditta. “Vedova, donna di grande bellezza e saggezza, ella parla al popolo con il linguaggio della fede, coraggiosa”, dice il Papa.

“Questa è un’opinione mia – dice a braccio Francesco -  le donne sono più coraggiose degli uomini!”.

“Con la forza di un profeta, Giuditta richiama gli uomini del suo popolo per riportarli alla fiducia in Dio – afferma Francesco - con lo sguardo di un profeta, ella vede al di là dello stretto orizzonte proposto dai capi e che la paura rende ancora più limitato. Dio agirà di certo mentre la proposta dei cinque giorni di attesa è un modo per tentarlo e per sottrarsi alla sua volontà. Il Signore è Dio di salvezza, qualunque forma essa prenda. È salvezza liberare dai nemici e far vivere, ma, nei suoi piani impenetrabili, può essere salvezza anche consegnare alla morte”.

Qui si manifesta il cardine centrale della riflessione del Papa: “Non mettiamo mai condizioni a Dio e lasciamo invece che la speranza vinca i nostri timori. Fidarsi di Dio vuol dire entrare nei suoi disegni senza nulla pretendere, anche accettando che la sua salvezza e il suo aiuto giungano a noi in modo diverso dalle nostre aspettative”.

Il Pontefice rammenta ai presenti che “si può sperimentare la pace anche nella malattia, e che ci può essere serenità anche nella solitudine e beatitudine anche nel pianto. Non siamo noi che possiamo insegnare a Dio quello che deve fare, ciò di cui noi abbiamo bisogno. Lui lo sa meglio di noi, e dobbiamo fidarci, perché le sue vie e i suoi pensieri sono diversi dai nostri”.

Conclude infine Francesco la sua catechesi: “Il cammino che Giuditta ci indica è quello della fiducia, dell’attesa nella pace, della preghiera e dell’obbedienza. Senza facili rassegnazioni, facendo tutto quanto è nelle nostre possibilità, ma sempre rimanendo nel solco della volontà del Signore. Giuditta, ha pregato tanto, ha parlato al popolo. E’ coraggiosa nella fede e nelle opere. Noi se facciamo un po’ di memoria quante volte abbiamo sentito parole sagge, consigli coraggiosi, da donne umili, pensando anche fossero ignoranti, ma sono le parole della saggezza di Dio. Le parole delle nonne, quante volte sanno dire una parola di speranza, hanno esperienza della vita, si sono fidate di Dio”.

 

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