Papa Francesco, peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla chiudendoci

Nella omelia della messa di Pentecoste il Papa mette in guardia da narcisismo, vittimismo e pessimismo

Papa Francesco celebra la Pentecoste
Foto: Daniel Ibanez/ Aci Group
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Qualche fedele in più e un grande quadro della Madonna che scioglie i nodi, tutti con la mascherina ma non il Papa e i celebranti. Così all’ altare della Cattedra di San Pietro Papa Francesco ha celebrato la Pentecoste. In molte diocesi italiane nei giorni scorsi hanno celebrato la messa del crisma, ma a Roma no. Il Papa ha invece inviato una lettera ai sacerdoti della sua diocesi.

Nella omelia della messa il Papa ha commentato le letture della solennità che conclude il tempo di Pasqua. Francesco ritorna alla prima comunità cristiana fatta, dice, di gente semplice, e di  “provenienze e contesti sociali diversi, nomi ebraici e nomi greci, caratteri miti e altri focosi, visioni e sensibilità differenti. Gesù non li aveva cambiati, non li aveva uniformati facendone dei modellini in serie. Aveva lasciato le loro diversità e ora li unisce ungendoli di Spirito Santo. L’unione arriva con l’unzione”.

La domanda per i cristiani di oggi: “Che cosa ci unisce, su che cosa si fonda la nostra unità?”.

Il Papa mette in guardia dalla tentazione “di difendere a spada tratta le proprie idee, credendole buone per tutti, e andando d’accordo solo con chi la pensa come noi. Ma questa è una fede a nostra immagine, non è quello che vuole lo Spirito” che invece “ci ricorda che anzitutto siamo figli amati di Dio”.

E allora attenzione a non seguire lo spirito del mondo, dice il Papa che “ci vede di destra e di sinistra; lo Spirito ci vede del Padre e di Gesù. II mondo vede conservatori e progressisti; lo Spirito vede figli di Dio. Lo sguardo mondano vede strutture da rendere più efficienti; lo sguardo spirituale vede fratelli e sorelle mendicanti di misericordia. Lo Spirito ci ama e conosce il posto di ognuno nel tutto: per Lui non siamo coriandoli portati dal vento, ma tessere insostituibili del suo mosaico”.

La chiave è l’annuncio, che non è un piano pastorale. Gli apostoli “avrebbero potuto suddividere la gente in gruppi secondo i vari popoli, parlare prima ai vicini e poi ai lontani... Avrebbero anche potuto aspettare un po’ ad annunciare e intanto approfondire gli insegnamenti di Gesù, per evitare rischi... No. Lo Spirito non vuole che il ricordo del Maestro sia coltivato in gruppi chiusi, in cenacoli dove si prende gusto a “fare il nido”. Una brutta malattia che può colpoire la Chiesa non madre e comunità ma nido.Egli apre, rilancia, spinge al di là del già detto e del già fatto, oltre i recinti di una fede timida e guardinga. Nel mondo, senza un assetto compatto e una strategia calcolata si va a rotoli. Nella Chiesa, invece, lo Spirito garantisce l’unità a chi annuncia”.

Allora il segreto dell’unità “è il dono” perché Dio è dono. “È importante credere che Dio è dono, - dice il Papa- che non si comporta prendendo, ma donando. Perché è importante? Perché da come intendiamo Dio dipende il nostro modo di essere credenti”.

Quindi non un Dio che si impone, ma un Dio che si dona e “lo Spirito, memoria vivente della Chiesa, ci ricorda che siamo nati da un dono e che cresciamo donandoci; non conservandoci, ma donandoci”.

Ma ci sono anche dei nemici del donarsi: “il narcisismo, il vittimismo e il pessimismo” e aggiunge: “in questa pandemia, quanto fa male il narcisismo, il ripiegarsi sui propri bisogni, indifferenti a quelli altrui, il non ammettere le proprie fragilità e i propri sbagli”. C’è poi il vittimista che si lamenta ogni giorno del prossimo: “nel dramma che viviamo, quant’è brutto il vittimismo! Pensare che nessuno ci comprenda e provi quello che proviamo noi” . E poi il pessimismo: “il pessimista se la prende col mondo, ma resta inerte e pensa: “Intanto a che serve donare? È inutile”. Ora, nel grande sforzo di ricominciare, quanto è dannoso il pessimismo, il vedere tutto nero, il ripetere che nulla tornerà più come prima! Pensando così, quello che sicuramente non torna è la speranza”. E di speranza parla il Papa concludendo la sua omelia: “

Ci troviamo nella carestia della speranza e abbiamo bisogno di apprezzare il dono della vita, il dono che ciascuno di noi è. Perciò abbiamo bisogno dello Spirito Santo, dono di Dio che ci guarisce dal narcisismo, dal vittimismo e dal pessimismo...Preghiamolo: Spirito Santo, memoria di Dio, ravviva in noi il ricordo del dono ricevuto. Liberaci dalle paralisi dell’egoismo e accendi in noi il desiderio di servire, di fare del bene. Perché peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi. Vieni, Spirito Santo: Tu che sei armonia, rendici costruttori di unità; Tu che sempre ti doni, dacci il coraggio di uscire da noi stessi, di amarci e aiutarci, per diventare un’unica famiglia”.

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