Papa Francesco, Roma è una città complicata in cui Dio manda la sua Parola

Il Te Deum in San Pietro dopo aver partecipato al funerale di una sua amica storica del cristianesimo

Il Papa ai Primi Vespri della Solennità della Madre di Dio
Foto: Vatican Media
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“E il Signore cosa chiede alla Chiesa di Roma? Ci affida la sua Parola e ci spinge a buttarci nella mischia, a coinvolgerci nell’incontro e nella relazione con gli abitanti della città perché “il suo messaggio corra veloce”. Siamo chiamati a incontrare gli altri e metterci in ascolto della loro esistenza, del loro grido di aiuto. L’ascolto è già un atto d’amore!”

Papa Francesco lo ha ripetuto oggi nella meditazione al termine della liturgia dei Primi Vespri della Solennità della Madre di Dio con la preghiera del Te deum che segna la fine dell’anno civile. Nella Basilica vaticana il Papa ha ricordato: “La decisione di Dio è chiara: per rivelare il suo amore Egli sceglie la città piccola e la città disprezzata, e quando raggiunge Gerusalemme si unisce al popolo dei peccatori e degli scartati. Nessuno degli abitanti della città si rende conto che il Figlio di Dio fatto uomo sta camminando per le sue strade, probabilmente neppure i suoi discepoli, i quali comprenderanno pienamente solo con la risurrezione il Mistero presente in Gesù”.

Dalla croce però “la potenza di Dio attirerà tutti a sé. E anche la Madre di Dio, che sotto la croce è l’Addolorata, sta per estendere a tutti gli uomini la sua maternità. La Madre di Dio è la Madre della Chiesa e la sua tenerezza materna raggiunge tutti gli uomini”.

Dio non si è mai allontanato “siamo noi che dobbiamo chiedere a Dio la grazia di occhi nuovi, capaci di «uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze»”.

E quando “vuole fare nuove tutte le cose per mezzo del suo Figlio, non comincia dal tempio, ma dal grembo di una donna piccola e povera del suo Popolo. È straordinaria questa scelta di Dio! Non cambia la storia attraverso gli uomini potenti delle istituzioni civili e religiose, ma a partire dalle donne della periferia dell’impero, come Maria, e dai loro grembi sterili, come quello di Elisabetta”.

Così lo sguardo del Papa conduce tutti sulla città di Roma per cogliere “le cose dal punto di vista dello sguardo di Dio”.

E del resto “Roma non è soltanto una città complicata, con tanti problemi, con disuguaglianze, corruzione e tensioni sociali. Roma è una città in cui Dio manda la sua Parola, che si annida per mezzo dello Spirito nel cuore dei suoi abitanti e li spinge a credere, a sperare nonostante tutto, ad amare lottando per il bene di tutti”.

Il Papa parla delle “tante persone coraggiose, credenti e non credenti, che ho incontrato in questi anni e che rappresentano il “cuore pulsante” di Roma. Davvero Dio non ha mai smesso di cambiare la storia e il volto della nostra città attraverso il popolo dei piccoli e dei poveri che la abitano: Egli sceglie loro, li ispira, li motiva all’azione, li rende solidali, li spinge ad attivare reti, a creare legami virtuosi, a costruire ponti e non muri”.

A cosa siamo chiamati noi  abitanti di Roma?  Ad “Avere tempo per gli altri, dialogare, riconoscere con uno sguardo contemplativo la presenza e l’azione di Dio nelle loro esistenze, testimoniare con i fatti più che con le parole la vita nuova del Vangelo, è davvero un servizio d’amore che cambia la realtà. Così facendo, infatti, nella città e anche nella Chiesa circola aria nuova, voglia di rimettersi in cammino, di superare le vecchie logiche di contrapposizione e gli steccati, per collaborare insieme, edificando una città più giusta e fraterna”.

Infine, dice il Papa ai romani “Non dobbiamo aver paura o sentirci inadeguati per una missione così importante. Ricordiamolo: Dio non ci sceglie a motivo della nostra “bravura”, ma proprio perché siamo e ci sentiamo piccoli. Lo ringraziamo per la sua Grazia che ci ha sostenuto in questo anno e con gioia eleviamo a Lui il canto della lode”.

Come sempre al termine della celebrazione il Papa si reca a visitare il presepe di Piazza San Pietro. 

Nel pomeriggio  alle ore 15:00, il Santo Padre Francesco si era recato in forma privata presso la Parrocchia romana di San Giuseppe al Nomentano per partecipare alle esequie della Professoressa Maria Grazia Mara sua amica, scomparsa ieri. Docente di storia del cristianesimo è conosciuta per i suoi studi sulla povertà nelle prime comunità cristiane, alcuni testi sulla storia dei martiri. A febbraio di quest'anno, Papa Francesco aveva citato la professoressa Mara in un suo discorso ai docenti e agli studenti dell'istituto patristico Augustinianum di Roma: "Mi viene alla memoria la professoressa Maria Grazia Mara, che ha insegnato tante cose e che a 95 anni ancora pubblica e insegna la catechesi ai bambini. Anche il cardinale Grech: le omelie sono proprio semplici... I saggi, quando arrivano a quell'età, diventano di una semplicità grandiosa, che fa tanto bene. Grazie a tutti gli anziani, ai professori che sono in pensione".

Al termine della Santa Messa, il Santo Padre ha salutato alcuni dei presenti, per poi fare ritorno in Vaticano alle ore 16:15 circa. 

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