Papa Francesco: “Spesso la trasmissione della fede manca di una vita vissuta”

Nell’udienza generale di oggi, Papa Francesco sottolinea l’importanza per la fede di una vita vissuta, e sottolinea il dono della memoria degli anziani della Chiesa. La proposta: ascoltare gli anziani anche a catechismo

Papa Francesco al termine di una udienza generale
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Di fronte ad una società sempre più politicamente corretta, che non ci permette di considerare il valore degli anziani, siamo chiamati a renderci conto che invece anche la trasmissione della fede ha bisogno di una storia vissuta, perché altrimenti “difficilmente può attirare a scegliere l’amore per sempre, la fedeltà alla parola data, la perseveranza nella dedizione, la compassione per i feriti e avviliti”. Ma la testimonianza deve essere leale, altrimenti è ideologica, è propaganda, è un tribunale in cui si condanna il passato. E lancia l’idea di un percorso ascolto degli anziani negli itinerari di catechesi.

Papa Francesco continua il ciclo di udienze generali dedicato alla vecchiaia, e la guida di oggi è il Cantico di Mosè, che il patriarca pronunciò a 120 anni, mantenendo una vitalità di sguardo che – dice Papa Francesco – “è un dono prezioso: gli consente di trasmettere l’eredità della sua lunga esperienza di vita e di fede, con la lucidità necessaria”.

Spiega Papa Francesco: “Una vecchiaia alla quale viene concessa questa lucidità è un dono prezioso per la generazione che deve seguire. L’ascolto personale e diretto del racconto della storia di fede vissuta, con tutti i suoi alti e bassi, è insostituibile”.

Manca, per Papa Francesco, la vera tradizione, la vita vissuta, si pensa addirittura che i vecchi debbano essere scartati. Eppure “il racconto diretto, da persona a persona, ha toni e modi di comunicazione che nessun altro mezzo può sostituire”.

Aggiunge Papa Francesco: “Io posso dare testimonianza personale: L’odio, la rabbia contro la guerra la ho imparata da mio nonno, che aveva fatto il Piave del 1914. E questo non si impara dai libri, ma trasmettendolo dai nonni ai nipoti. Oggi purtroppo questo non è così, pensiamo che i nonni siano materiale di scarto, ma sono l memoria storica di un popolo”

Il dono di “una lucida e appassionata testimonianza della sua storia” è quella di un “vecchio che ha vissuto a lungo”, ma oggi “nella nostra cultura, così ‘politicamente corretta, questa strada appare ostacolata in molti modi: nella famiglia, nella società, nella stessa comunità cristiana. Qualcuno propone addirittura di abolire l’insegnamento della storia, come un’informazione superflua su mondi non più attuali, che toglie risorse alla conoscenza del presente”.

La mancanza di storia vissuta manca anche alla trasmissione della fede, dice Papa Francesco, che ricorda che comunque “certo, le storie della vita vanno trasformate in testimonianza, e la testimonianza dev’essere leale”.

Non è leale – ammonisce Papa Francesco – “l’ideologia che piega la storia ai propri schemi; non è leale la propaganda, che adatta la storia alla promozione del proprio gruppo; non è leale fare della storia un tribunale in cui si condanna tutto il passato e si scoraggia ogni futuro”.

Il Papa loda la lealtà dei Vangeli, che non nascondono “errori, incomprensioni e persino tradimento dei discepoli”, e sottolinea che questo “è il dono della memoria che gli ‘anziani’ della Chiesa trasmettono, fin dall’inizio, passandolo ‘di mano in mano’ alla generazione che segue”.

Ma noi – si chiede Papa Francesco – “valorizziamo questo modo di trasmettere la fede?” E ribadisce che "la fede si trasmette in dialetto", un tema che aveva già affrontato altre volte. 

Il Papa sottolinea quella che lui definisce una “anomalia”, e cioè che “il catechismo dell’iniziazione cristiana attinge oggi generosamente alla Parola di Dio e trasmette accurate informazioni sui dogmi, sulla morale della fede e sui sacramenti. Spesso manca, però, una conoscenza della Chiesa che nasca dall’ascolto e dalla testimonianza della storia reale della fede e della vita della comunità ecclesiale, dall’inizio fino ai giorni nostri”.

Eppure, se la parola di Dio si impara nelle aule del catechismo, la Chiesa “la si ‘impara’, da giovani, nelle aule scolastiche e nei media dell’informazione globale”, e allora “la narrazione della storia di fede dovrebbe essere come il Cantico di Mosè, come la testimonianza dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli. Ossia, una storia capace di rievocare con commozione le benedizioni di Dio e con lealtà le nostre mancanze”.

Allora, conclude Papa Francesco, “sarebbe bello che ci fosse, fin dall’inizio, negli itinerari di catechesi, anche l’abitudine di ascoltare, dall’esperienza vissuta degli anziani, la lucida confessione delle benedizioni ricevute da Dio, che dobbiamo custodire, e la leale testimonianza delle nostre mancate fedeltà, che dobbiamo riparare e correggere”.

E questo perché “gli anziani entrano nella terra promessa, che Dio desidera per ogni generazione, quando offrono ai giovani la bella iniziazione della loro testimonianza, la fede in dialetto Allora, guidati dal Signore Gesù, anziani e giovani entrano insieme nel suo Regno di vita e di amore”.

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