Papa Francesco, un incontro con Karekin II per parlare dei diritti umani in Armenia

A un anno dal conflitto in Nagorno Karabakh, conclusosi con un accordo doloroso per l’Armenia, il catholicos Karekin II torna in Vaticano. Con lui, anche Arman Tatoyan, difensore dei diritti umani dell’Armenia

Papa Francesco e il Katolikos Karekin durante il loro incontrto del 6 ottobre 2021
Foto: Vatican Media / ACI Group
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C’era anche Arman Tatoyan nella delegazione del catholicos Karekin II che è andata in visita il 6 ottobre prima da Papa Francesco e poi dal Cardinale Pietro Parolin. E non è un caso. Perché il capo della Chiesa Apostolica Armena, a Roma per l’incontro di Sant’Egidio per la pace, ha parlato con il Papa anche della situazione dei diritti umani in Nagorno Karabakh, Artsakh per gli armeni. E Arman Tatoyan è il difensore dei Diritti Umani della Repubblica di Armenia, l’autore, tra l’altro, di una lunga ed articolata denuncia sulla situazione dei prigionieri di guerra portata davanti alla Corte di Giustizia Internazionale.

Per comprendere la situazione, si deve riavvolgere il nastro della memoria, e ricordare i 44 giorni del conflitto in Nagorno Karabakh. Un conflitto che si è concluso con un accordo doloroso per gli armeni, i quali prima hanno visto attaccare chiese storiche come la Cattedrale di Shushila chiesa di San Giovanni Battista, mentre è rimasta incerta la sorte del monastero di Dadivank, che si trova in una zona passata ora sotto il controllo azero e quindi divenuta inaccessibile per la popolazione armena. E restano tutte da definire le sorti della residenza dei melik, i signori feudali, del sito archeologico di Tigranakert, del monastero Kataro e del Museo Azoh, così come di dozzine di chiese e centinaia di khachkar (le croci di pietra armena) in tutto il territorio.

Una situazione che ha fatto gridare all’allarme “genocidio culturale”, considerando che da anni si denuncia la progressiva scomparsa di khachkar dai territori di Artsakh, e che ha portato anche la Santa Sede di Etchmiadzin a stabilire un dipartimento per la Protezione del Patrimonio Cristiano in Artsakh.

È questo il contesto in cui si sono sviluppati i contenuti dell’incontro di Papa Francesco con il catholicos Karekin. Secondo un comunicato diffuso dalla Santa Sede di Etchmiadzin (il “Vaticano” della Chiesa Apostolica Armena), “durante la conversazione, il Catholicos Karekin II ha parlato delle conseguenze catastrofiche della guerra di 44 giorni ad Artsakh, delle attuali sfide che l'Armenia e l'Artsakh devono affrontare, con particolare enfasi sulla questione del ritorno dei prigionieri di guerra e di quelli tenuti prigionieri in Azerbaigian in il dopoguerra”.

Karekin II ha anche ringraziato Papa Francesco per il suo sostegno al popolo armeno e all’Armenia durante il conflitto.

Quindi, la delegazione ha incontrato il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede. Con lui – spiega ancora un comunicato di Etchmiadzin – “sono state discusse questioni relative alla sicurezza del popolo di Artsakh, alle invasioni nei territori sovrani dell'Armenia, nonché alla conservazione del patrimonio spirituale e culturale armeno nei territori sotto il controllo dell'Azerbaigian. Il Catholicos di tutti gli armeni ha parlato ampiamente del ruolo della comunità internazionale nel superare le sfide e i problemi esistenti”.

La presenza di Tatoyan, in questo, è cruciale. Arman Tatoyan è l’ombdusman di Armenia, e in quella veste ha recentemente presentato un ricorso alla Corte di Giustizia Internazionale delle Nazioni Unite contro l’Azerbaijan.

Il reclamo è composto da diverse parti, che riportano il trattamento dei prigionieri e civili armeni, con riferimenti del recente rapporto dello stesso Tatoyan.

Tra i temi toccati dal reclamo, anche quello dell’armenofobia, da eradicare, secondo l’ombdusman, basandosi sulla “Convenzione Internazionale per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale”.

Il rapporto denuncia anche “metodi terroristi” operati dalla politica azera di pulizia etnica, mette in luce gli attacchi ai villaggi nelle vicinanze di Vartenis, e ha una sezione separata proprio sulla distruzione dell’eredità culturale armena durante la guerra, con una documentazione specifica sul vandalismo della chiesa di Sant’Yeghishe a Mataghis.

 

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