Processo Palazzo di Londra, l’1 marzo si decide come proseguire

Ultima udienza interlocutoria sulle eccezioni delle nullità. Le ragioni delle parti civili. La risposta del Promotore di Giustizia

Una udienza del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato
Foto: Foto: Vatican Media / ACI Group
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Si deciderà domani se il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato andrà avanti, e secondo quale calendario. Dopo una ottava udienza durata 3 ore e 20 minuti, in cui sono state analizzate le ultime eccezioni di nullità, sono state ascoltate le parti civili ed è stato garantito diritto di replica al promotore di Giustizia, il presidente del Tribunale vaticano Giuseppe Pignatone, come previsto, si prende mezza giornata per rispondere. Ma, e lo fa mettere agli atti, non ritiene che le difese abbiamo fatto “ostruzionismo fino ad ora”, rispondendo direttamente ad una accusa, indiretta ma nemmeno velata, di aver rallentato la giustizia avanzata da una delle parti civili citando un discorso di San Giovanni Paolo II alla Rota Romana.

Ma il promotore di Giustizia Alessandro Diddi fornisce anche una stima delle perdite nell’investimento sul palazzo di Londra di Sloane Avenue, che è il filone più grande del processo. Le perdite ammonterebbero, secondo Diddi, a 217 milioni di euro. L’ultimo bilancio della Curia Romana ha affermato, comunque, che la Santa Sede ha venduto l’immobile, guadagnando anche il 10 per cento in più di quanto previsto.

Al centro del processo, vale la pena ricordarlo la vicenda dell’investimento della Segreteria di Stato in un immobile di lusso a Londra. Ci sono dieci imputati e quattro società coinvolte, e le accuse vanno anche a coprire reati diversi, facendo del processo un processo più ampio sul modo in cui venivano gestiti i fondi della Segreteria di Stato. Si sono costituite come parti civili la Segreteria di Stato, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, l’Istituto per le Opere di Religione e, ultima aggiunta con richiesta del 31 gennaio 2022, l’Autorità di Sorveglianza e Informazione Finanziaria.

Le eccezioni presentate dai difensori sentiti oggi hanno reiterato la difficoltà nel ricevere tutta la documentazione da parte della difesa, ma anche la denegata giustizia, la mancanza di una convocazione appropriata nel caso dell’avvocato Squillace (cui il promotore di giustizia ha risposto con forza, smentendo di non aver notificato interrogatori e sequestri) e vari altri errori procedurali.

L’avvocato Giovanni Flick, che rappresenta l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica costituitasi in parte civile, ha sottolineato che da sempre l’APSA è destinata a gestire i fondi della Santa Sede, ha parlato di “silenzio e reticenza” riguardo l’acquisto dell’immobile di Sloane Avenue a Roma,

L’avvocato Anita Titomanlio, che rappresenta l’ASIF, ha detto che è “stato gettato forte discredito” con ricadute reputazionali sull’Autorità di Sorveglianza e Informazione Finanziaria, con conseguenze sia nella sospensione dell’Autorità dal circuito Egmont, che raggruppa le Unità di Informazione Finanziaria di tutto il mondo, sia con una successiva ricaduta nel rapporto del comitato del Consiglio d’Europa MONEYVAL sulla Santa Sede / Stato Città del Vaticano – rapporto in cui, tra l’altro, il processo a due figure apicali dell’Autorità era messo in luce come un problema strutturale, e conteneva anche una critica dello stesso promotore di giustizia per come erano state condotte le indagini sull’Immobile di Londra.

L’avvocato Nicola Lipari dello IOR ha sottolineato di aver fornito “la provvista” per i fatti destinati dello stesso processo, vedendo ledere la sua immagine di “custode dei beni finanziari della Chiesa”. L’avvocato si riferisce alla donazione fatta dallo IOR al Santo Padre di circa 50 milioni l’anno. Manca di notare, però, che la provvista al Santo Padre è diminuita nel corso degli anni, con un calo di profitti dello Istituto difficilmente ascrivibili solo alla vecchia gestione, almeno stando ai dati dei bilanci pubblicati ogni anno.

L’avvocato Annichiarico, sempre dello IOR, ha invece difeso la legittimità dei rescritti del Papa – sono quattro – perché fatti in maniera emergenziale, come è successo anche in altri casi in Italia. Nessun “tribunale speciale, quindi”.

Diddi ha risposto punto per punto alle eccezioni, ha respinto l’accusa di non aver fornito la documentazione della quale è stata fornito “un indice dettagliato” andando oltre ai suoi compiti, e che comunque le parti civili avevano trovato i documenti di cui le difese parlavano, dunque non c’erano eccezioni da fare.

Sui rescritti, ha sottolineato che sono quattro e riguardavano diversi processi, perché diversi erano i filoni di indagine, e poi erano stati riconfermati uguali quando le varie indagini erano state riuniti.

Sulla selezione delle carte, ha detto che si è trattata di “una tempesta in un bicchiere di acqua”, che atti e documenti sono stati messi a disposizione di tutti, e addirittura digitalizzati, e che li ha riscontrati “solo la parte civile”, e non è venuto nessuno a riscontrare gli atti.

Domani, ordinanza del presidente del Tribunale Pignatone. E poi il processo dovrebbe finalmente entrare nel vivo.

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