Quale è l’impegno della Santa Sede per combattere le disparità in campo sanitario?

Un momento della conferenza "Affrontare le disparità globali in materia di salute", organizzata dal Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale, che si tiene in Vaticano dal 16 al 18 novembre 2017
Foto: Vatican IHD
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Tre giorni in Vaticano per "Affrontare le disparità globali in materia di salute”, con la necessità di combattere la “cultura dello scarto” tanto stigmatizzata da Papa Francesco e l'idea di mettere in rete tutte le istituzioni cattoliche del mondo che si occupano di salute.

Si presenta così il convegno organizzato dal Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale, che eredità la conferenza annuale organizzata in passato dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari.

Sono molti i temi in gioco, e la Santa Sede è in prima linea specialmente nella difesa dei più deboli, come i bambini, tra le principali vittime delle disparità globali. In particolare i bambini affetti da HIV. Hanno bisogno di una diagnosi precoce, perché possano essere curati subito. Ma la diagnosi è costosa, e molto dipende dalle case farmaceutiche.

A margine del convegno, ci sarà anche un incontro tra il Cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero, e gli amministratori delegati di alcune case farmaceutiche per affrontare la questione.

È la terza volta che avviene un meeting di questo genere. Nei primi due incontri, la Santa Sede ha ottenuto di sbloccare alcuni procedimenti di approvazione di nuove medicine e strumenti diagnostici e impegnato le organizzazioni di tipo religioso nella ricerca di nuove medicine e strumenti diagnostiche. Quest’ultimo non è un impegno da poco, considerando che sono di ispirazione cattolica il 70 per cento del welfare sanitario dell’Africa, secondo dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Questo incontro, non pubblicizzato, è una parte dell’impegno della Santa Sede, che fa proprio della diplomazia della salute uno dei cardini del suo lavoro. Il diritto all’assistenza sanitaria fu la grande innovazione che la Santa Sede fece inserire nella Convenzione sulle Munizioni a Grappolo del 2008, mentre in Siria è “Ospedali aperti” il grande progetto di assistenza e aiuto a ricostruire la nazione, perseguito tenacemente dal Cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico nel Paese, e portato avanti dall’AVSI.

Non è un caso che sia stato il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, a dare ufficialmente l’apertura dei lavori, ricordando che “la Chiesa non ha tralasciato di promuovere il progresso umano delle Nazioni alle quali porta la fede in Cristo. Oltre alle chiese, i missionari hanno incoraggiato la costruzione di ospedali, centri di assistenza, scuole e università”. 

“Attraverso le sue numerose istituzioni sanitarie in tutto il mondo – ha proseguito il Cardinale - la Chiesa contribuisce al miglioramento dell'accesso universale alla salute, specialmente nelle comunità”. Il Segretario di Stato vaticano ha ricordato anche l’impegno del Papa a studiare “la sostenibilità dei sistemi sanitari delle istituzioni sanitarie cattoliche” con l’istituzione della Pontificia Commissione per le Attività del Settore Sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa.

La necessità è soprattutto quella di rimanere fedele al carisma. E il Cardinale Parolin ha plaudito alle associazioni che mettono in rete queste istituzioni cattoliche, facendo gli esempi della “Catholic Health-Care Associations (CHA) a livello nazionale e il Comitato internazionale delle istituzioni sanitarie cattoliche (CIISAC).

Dal canto suo, il Cardinale Peter Turkson ha messo in luce come “il problema della disparità in materia di salute” sia “sempre critico e attuale”, e ha affermato che “le istituzioni sanitarie cattoliche sono state e continuano ad essere un valido strumento della Chiesa per offrire assistenza integrale a ogni persona e a tutte le persone, esprimendo una particolare attenzione per i poveri e gli emarginati”, costituendo una delle modalità con cui la Chiesa “cura gli infermi”.

Il Cardinale ha poi sottolineato che “l’esasperazione delle diseguaglianze genera aree crescenti di marginalizzazione, di discriminazione, e di esclusione”, e “non sono fatti o situazioni a se stanti, da trattare separatamente, al contrario fanno sistema, si potenziano vicendevolmente in una sorta di sinergia negativa”.

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