Riscoprire la centralità della Messa. I Domenica di Avvento

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Il Cristo Pantocratore
Foto: pubblico dominio
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Inizia oggi, con la prima domenica di Avvento, il nuovo Anno Liturgico. Durante l’Avvento, che si prolunga per quattro settimane, la Chiesa ci porta a meditare sulle  tre venute di Cristo. La prima celebra l’incarnazione del Figlio di Dio, evento accaduto in un tempo determinato ed in un luogo ben preciso. Con essa noi abbiamo conosciuto l’infinito amore di Dio che, per liberare l’uomo dalla schiavitù del peccato ed aprirgli la porta del Paradiso, ha accettato di entrare nel nostro mondo e di assumere la debolezza della nostra carne. Questa venuta noi la celebriamo nel santo Natale, che inaugura il tempo della salvezza.

La seconda venuta del Signore avverrà alla fine del mondo, quando Egli tornerà per giudicare i vivi e i morti e unire a sé, per sempre, tutta la sua creazione. In quel giorno ogni uomo vedrà la Sua gloria che sarà causa di salvezza o di rovina eterna. A chi è stato fedele “trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso”. Tra la prima venuta nell’umiltà della carne e l’ultima nella gloria, esiste una venuta intermedia di Cristo che la Tradizione della Chiesa qualifica come “occulta” e che si realizza nella potenza dello Spirito Santo nel cuore dell’uomo.

San Bernardo di Chiaravalle sintetizza, con queste parole l’effetto, nella nostra vita di questa triplice venuta di Cristo: “Nella prima Cristo fu nostra redenzione, nell’ultima si manifesterà come nostra vita, in questa è nostro riposo e consolazione”. Il cristiano, dunque, non guarda solo a ciò che è passato ed è stato e a ciò che deve  ancora venire, ma al presente perché è nel mio “oggi” che Dio misteriosamente si manifesta e la sua presenza deve crescere e maturare finché un giorno sarà presenza completa nel suo Regno (Discorso V sull’ Avvento).

Il Cristo morto e risorto che è apparso e che apparirà, si fa presente a noi nei sacramenti, i quali non sono gesti magici o riti tradizionali legati ad una particolare cultura, ma presenza di Cristo. L’incontro con il Signore Gesù raggiunge il suo vertice nel sacramento dell’Eucarestia perché in esso si rende presente la sua adorabile Persona, e quindi tutto ciò che Lui ha fatto e detto per salvarci. Dunque, nel tempo di Avvento dovremmo riscoprire la centralità della santa Messa, da vivere non come una cosa da fare, ma come incontro con il Signore della storia e della nostra vita.

Inoltre, la Chiesa per aiutarci a vivere l’Avvento ci propone come modelli due figure: quella di Giovanni il Battista e della Vergine Maria. Questi due personaggi, soprattutto con la loro vita  e le scelte compiute ci ricordano che la realtà invisibile - i beni del cielo - sono più grandi e valgono più di tutto il visibile, i beni di questi mondo. Da Giovanni il Battista impariamo la coerenza della vita, la sobrietà del vivere, il coraggio della testimonianza, che rendono credibile il nostro amore a Cristo. La Vergine Maria ci insegna come accogliere Gesù nella nostra vita: con la preghiera e la carità. Avremo modo così di entrare nel Mistero di Cristo, di assumerne le sembianze perché solo in Lui il Padre si compiace, e solo in Lui e per Lui potremo entrare nella Vita eterna.

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