Se il pensiero di Ratzinger (e non solo) conquista la Cina

C’è un gruppo di giovani in Cina che sta pubblicando la rivista Communio in cinese. In traduzione saggi di Ratzinger, ma anche di de Lubac, von Balthasar. Per riscoprire il patrimonio vivo della Chiesa

Il sito delle risorse del Gruppo Internazionale di Communio per la Cina
Foto: Communio Cinese
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Nel 1972, Joseph Ratzinger, Hans von Balthasar, Henri de Lubac ed altri teologi di fama internazionale fondarono la rivista Communio. La rivista era la risposta alla rivista Concilium, e puntava a raccontare, sì, la Chiesa e il pensiero della Chiesa, ma partire dalla ermeneutica della continuità e non da quella della rottura che era diventata dominante dopo il Concilio Vaticano II. Quella proposta è rimasta valida fino ad oggi. Ed è stata fatta propria da un gruppo di studenti cinesi, che ne stanno traducendo i saggi e la stanno diffondendo in Cina.

La rivista Communio in cinese è parte di un più ampio progetto culturale, che vede anche una serie di conferenze organizzate con professori dell’Angelicum per spiegare il pensiero tomista e per portare in Cina la teoogia dei Padri della Chiesa, secondo una ermeneutica della continuità che gli ideatori del progetto ritengono la più giusta per la Chiesa. Ed è un progetto che mira, alla fine, a portare i corsi sul pensiero cristiano persino nelle università statali di Cina, come corsi di filosofia, con la certezza che il pensiero dei Padri della Chiesa ha tanto da dire anche nella società cinese che mette a dura prova ogni fede. È un progetto rischioso, in fondo. Ma di quel rischio cristiano di cui è fatta ogni evangelizzazione intelligente.

L’ultimo sviluppo è appunto la riorganizzazione del gruppo di giovani come primo Circolo di Studio Cinese della Rivista Internazionale Commmunio.

Molti gli articoli già tradotti. Ma non poteva mancare Communio: un programma, l’articolo con cui Joseph Ratzinger spiegava le ragioni della nascita della rivista, nonché molti altri articoli di Joseph Ratzinger, Henri de Lubac, Hans von Balthasar.

È proprio leggendo questi autori che Karl Liu ha maturato la sua conversione al cattolicesimo. Nato e cresciuto in Cina, è andato negli Stati Uniti per specializzarsi in Letteratura inglese, e, durante gli studi negli Stati Uniti, è diventato cristiano battista, e quindi cattolico. Ed è a partire da questa esperienza che ha cominciato a insegnare in Cina “Filosofia politica”, “Filosofia dell’Amore” e “Storia della Filosofia Occidentale” in un piccolo college in Cina. È stata una esperienza che lo ha convinto che i buoni studenti cinesi dovessero conoscere anche il pensiero occidnetale, a partire dal cattolicesimo, per avere i mezzi per contrastare la rapida crescita del pensiero postmoderno e relativista.

Insieme a lui, c’è Joseph Yang, nato in Cina e lì battezzato cattolico con il nome di Francesco Paolo. La conversione è avvenuta anche per lui dopo aver avuto contatto con la filosofia occidentale, non averne apprezzato il razionalismo, aver percorso gli studi in tradizionale filosofia cinese, e poi essere arrivato allo studio di San Tommaso d’Aquino, San Francesco, G.K. Chesteron e San Bonaventura, nonché Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Sono state queste letture che hanno fatto scattare la sua conversione.

La nascita dell’iniziativa del Communio cinese si è sviluppata durante la pandemia e il lockdown in Cina, quando i due hanno organizzato una lettura online del libro di de Lubac: “Cattolicesimo, Cristo e il destino commune dell’uomo”. C’erano circa 10-20 partecipanti regolari alle letture.

Ma quando Liu e Yang hanno invitato padre Thomas White, capo del dipartimento di Teologia dell’Angelicum, a spiegare il pensiero di de Lubac, si sono iscritti più di 60 cinesi. E così i due hanno deciso di invitare più ospiti, utilizzando proprio l’ombrello di Communio con lo scopo di sviluppare eccellenza accademica e servizio ecclesiae nella sinosfera.

“Vogliamo – dicono i due – rimanere fedeli agli insegnamenti dogmatici della Chiesa, alla visione teologica del Concilio Vaticano II, e dire di più della storia di Cristo sotto la tirannia del relativismo e del nichilismo”.

Da giugno 2020, i due hanno cominciato a fornire accesso alle migliori risorse accademiche straniere, in particolare a lezioni tenute da teologi e filosofi cattolici internazionalmente riconosciuti, e hanno cominciato a lavorare sui collegamenti ttra la Nouvelle Thelogie di de Lubac, von Balthasar, e il Risorgimento tomista, rappresentato da padre Thomas White ma anche dal tomista di fama internazionale Emery Giles.

I promotori dell’iniziativa spiegano di voler “affrontare e criticare la secolarizzazione con il Risorgimento tomisat in cui la ragionevolezza della fede è mostrato dal suo rigoroso approccio metaficio e filosofico. Vogliamo aiuttare la Chiesa con l’appproccio di Communio, laddove la intellegibilità insita della fede si rivela nella sua enfasi teologica nella teologia trinitari e cristocentrica”.

Tra quanti sono stati invitati a etnere lezioni, oltre a padre White, anche Tracy Rowland, che è stata dal 2014 al 2020 menbro della Commissione Teologica Internazionale. Ci sono state anche molte conferenze in cinese. Quanti partecipano si possono iscrivere ad una piattaforma online che ora conta 2500 sottoscrittori, tra cui molti professori, studenti, dottorandi. C’è una media di 70 – 110 partecipanti cinesi ad ogni lezione online in inglese, mentre si è arrivati a 290 partecipanti per le lezioni in cinese. Ha dell’incredibile, se si pensa a dove vengano fatte queste lezioni. Ha dell’incredibile, se si pensa ai titoli di questa lezioni: Il Grande Scisma del 1054, La Teologia Negativa di Von Balthasar, La Teologia della Sofferenza in Von Balthasar e Weil.

Tra i testi tradotti, oltre a Ratzinger, c’è anche una parte del lavoro di Von Balthasr La Gloria del Signore, I pensieri di G.K. Chesterton e C.S. Lewis, articoli di Edith Stein ed Henry de Lubac.

La speranza è di portare questi corsi nelle università cinesi, in lezioni in presenza, piantando il seme della filosofia cristiana in quei territori. In fondo, è la strada, per l’Asia, se si pensa che i coreani si convertirono senza sacerdoti, ma solo attraverso filosofi che avevano studiato il cristianesimo.

Ed è interessante che tutto questo stia nascendo in una Cina sempre più secolarizzata, dove le religioni vengono messe in discussione nonostante l’accordo sino-vaticano.

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