Sinodo 2018, i gruppi anglofoni chiedono chiarezza. “I giovani vogliono radicalità”

L'instrumentum laboris del Sinodo 2018
Foto: Vatican Media / ACI Group
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Molte richieste di chiarimento, molte proposte di modifica del linguaggio, a seguito di una analisi approfondita della seconda parte dell’instrumentum laboris del Sinodo, che apre la strada all’analisi della terza parte, quella sull’agire. I quattro circoli minori di lingua inglese mostrano concretezza, ma chiedono anche di ricentrare tutto sull’Eucarestia, con la consapevolezza che i giovani “cercano chiamate radicali”.

Il gruppo Anglicus A, moderato dal Cardinale Oswald Gracias e con l’arcivescovo Eamon Martin come relatore, chiede prima di tutto “una chiara definizione della vocazione che sia radicata in una teologia, antropologia ed ecclesiologia che riflette i segni dei tempi”.

Una particolare attenzione viene mostrata al linguaggio del documento, che si rivolge non solo a “tutte le persone di buona volontà”, ma anche ai non credenti, si chiede di considerare la “fondamentale vocazione umana come una vocazione all’amore”, amore che per i cristiani “porta il nome di Gesù”.

Molte le raccomandazioni: un paragrafo, secondo Anglicus A, deve essere dedicato “al sacramento della cresima e ai suoi legami con altri sacramenti di iniziazione”, mentre sul discernimento c’è bisogno di riscrivere tutto, considerando che è vero che “conoscere la volontà di Dio non è mai semplice”, specie in un mondo con così tante scelte, ma che “sebbene alcune scelte possono essere difficili” i giovani sono “ancora attirati da una chiamata radicale a fare una reale, eroica e profetica differenza nel mondo”.

Infine, secondo il gruppo, si deve grande importanza ad una “appropriata formazione dei mentori e all’accompagnamento degli stessi mentori”.

Anche il gruppo Anglicus B (moderatore il Cardinale Blaise Cupich, relatore il vescovo Mark Stuart Edwards) chiede di riscrivere dosi sostanziali di testo, a partire dalla necessità di sottolineare la “grazia dell’essere giovani”, connettendo magari questa grazia con la giovinezza di Gesù, che è stato anche “incompreso a volte dalla sua famiglia e non apprezzato da quelli con cui era cresciuto”.

Il tema della vocazione è stato anche al centro della discussione, e il gruppo ha richiesto di “affermare la chiamata universale alla santità e al dono di sé in ogni cosa”, nonché di ampliare il senso di vocazione.

Il gruppo ha anche sottolineato che sarebbe importante definire il discernimento come un “entrare in una relazione dialogica con Dio”, perché in fondo è una conseguenza naturale della relazione con Dio”.

In particolare, i vescovi hanno sottolineato più volte la necessità di “presentare l’accompagnamento nelle sue dimensioni comunitarie ed ecclesiali”, dato che “come la famiglia è un luogo primario di accompagnamento, così la Chiesa, come famiglia di famiglie, ha da dare uno specifico contributo nell’accompagnare persone di ogni età”.

Molte le modifiche presentate dal gruppo C di lingua inglese, tutte convogliate in un documento separato con “suggerimenti per la chiarificazione della terminologia”, e un esempio è proprio quello di chiamata alla santità, che in molti “considerano come una chiamata alla pietà o, peggio ancora, alla chiamata a mere pratiche pie”.

Il gruppo ha proposto di creare una intera sezione per discutere l’accompagnamento tra fidanzati e persone sposate da poco, da affiancare alla sezione dell’accompagnamento per religiosi e quelle formate per i ministri ordinati, e questa sarebbe una proposta che Papa Francesco tra l’altro approverebbe, dato che ha parlato di questo durante uno dei suoi interventi liberi.

Il gruppo Anglicus C (moderatore: Cardinale Joseph Coutts, relatore il vescovo Thomas Dowd) ha voluto dare una cornice interpretativa, anche provvedendo ad un grafico, cercando di definire al meglio i temi in discussione.

In particolare, il gruppo ha voluto enfatizzare la centralità dell’Eucarestia nel processo di discernimento, perché quella non riguarda “solo l’offerta delle specie consacrate, ma anche l’offerta di se stesso al Padre”, ed è questa fondamentalmente una “dimensione vocazionale dell’Eucarestia.

Il tema dell’Eucarestia è stato enfatizzato anche durante gli interventi della prima settimana del Sinodo.

Il Circolo Anglicus D (moderatore il Cardinale Daniel Di Nardo, e relatore il vescovo Robert Barron) ha voluto sottolineare la necessità di un apparato biblico da aggiungere all’instrumentum laboris. La seconda sezione – hanno scritto – sarebbe dovuta cominciare con “quel momento sulla strada di Emmaus, quando Gesù emerge come maestro e interprete”.

Molte i commenti: il contrasto tra una antropologia dell’auto-creazione a una antropologia della creazione, la questione della formazione dei mentori e dei direttori spirituali, la necessità di fare nel documento una connessione tra l’accompagnamento e la vita sacramentale della Chiesa.

La questione della coscienza è cruciale. Sì, dicono i membri del gruppo, la coscienza è “un ingrediente indispensabile in ogni atto del discernimento vocazionale”, come dice l’Instrumentum Laboris, ma allo stesso tempo il documento ha un linguaggio che “può dare l’impressione che la coscienza è una questione individualistica, una questione che viene meramente dai sentimenti e la volontà di una data persona”.

Ti potrebbe interessare