Terra Santa, Padre Abusada al Meeting di Rimini racconta la vita dei cattolici

Il manifesto della mostra
Foto: ACS
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“Veramente è un dono prezioso quello di vivere dove ha vissuto Gesù Cristo il nostro redentore. Posso assicurarvi che è una gioia immensa piena di tenerezza camminare, toccare e vedere i luoghi santi dove ha camminato e vissuto Gesù, Maria, Giuseppe, i discepoli del Nuovo Testamento e i profeti dell'Antico Testamento”.

Padre Issa E. H. Abusada, sacerdote del Patriarcato Melchita di Gerusalemme lo dice subito al giornalista che lo intervista. Nato a Betlemme, parroco a Ramallah in Cisgiordania, vive le difficoltà che spingono sempre più cristiani ad abbandonare la terra in cui è nato Gesù.

É uno dei testimoni della mostra-viaggio che Aiuto alla Chiesa che Soffre ha organizzato al Meeting di Rimini: “La vostra resistenza è martirio, rugiada che feconda”.

Padre Abusada qual è la situazione dei cristiani in Terra Santa?

Purtroppo, uno dei nostri problemi quotidiani è la mancanza della libertà cioè noi a Betlemme viviamo in un grande prigione circondata da un muro che divide Betlemme da Gerusalemme. E' un dolore immenso quello che ci impedisce di entrare a Gerusalemme per visitare il santo Sepolcro e le altre Chiese o addirittura per lavorare per vivere il quotidiano con dignità. Non soltanto divide due paesi, purtroppo va oltre, divide due fratelli o due cugini o la stessa famiglia, cioè io per visitare mio fratello o mio cugino che abita a Gerusalemme "dopo la divisione a causa del muro occorre il permesso dello stato Israeliano, che si da raramente e limitatamente cioè ad esempio, dalle cinque di mattina a mezzogiorno, e se rimango oltre questo orario, vengo arrestato e sono costretto a pagare una multa per uscire di prigione".

Eppure non c'è uno spazio per i bambini per giocare o uno spazio per costruire una piccola casa per proteggersi del sole in estate o la pioggia e il vento in inverno. Alcune volte, siamo costretti a rinunciare alla nostra libertà o ai nostri sogni per andare avanti in silenzio.

Un altro problema delicato e complesso è quello che lo stato Israeliano ci aveva provocato, come? Ci aveva messo davanti una questione terribile. Da 10 anni più o meno, siamo stati costretti a fare la coscrizione....cosa significa? Significa che se domani iniziasse una guerra tra lo stato Palestinese e lo stato Israeliano, io che abito a Betlemme sarei costretto a combattere contro mio fratello che abita a Gerusalemme, è immaginabile ed è stato rifiutato da tutti i cristiani che abitano sia nel territorio palestinese che nel territorio Israeliano. 

Un altro problema è quello che riguarda il lavoro, che è la cosa più sacra che protegge la dignità umana. Perché se vivessi in un posto di guerra o come già accennato, in una grande prigione cioè una città circondata da mura e non riuscissi a trovare un lavoro stabile per vivere quotidianamente e sostenere la mia famiglia, non riuscirei a vivere in pace, in questo caso, sarebbe preferibile emigrare e lasciare la casa e la patria, per trovare un lavoro stabile, una vita tranquilla e un futuro sicuro. 

Si può parlare di Martirio per i cristiani?

Si, perché molte persone sono state costrette a convertirsi o a fuggire (andare via... in Europa o negli Stati uniti) pena la morte. In questo caso, le persone che hanno abiurato la propria fede hanno subito il martirio ed in alcuni casi la violenza.  Esempio, ne è quello che è successo dieci anni fa nella Chiesa della natività a Betlemme quando è stata circondata e attaccata dei soldati Israeliani, o quello che è successo nella striscia di Gaza.

Qual è la sua esperienza per il dialogo ?

Come Chiesa locale in Palestina e Israele, noi siamo convinti che il dialogo e l'incontro personale con l'altro  sono le uniche vie per risolvere i problemi sorti a causa della diversità e della guerra. Da anni, noi abbiamo provato e riprovato senza perdere la speranza di incontrare l'altro, abbracciarlo e amarlo, trovare punti in comune con l'altro che è diverso e che non accetta il dialogo con noi cristiani perché per gli ebrei noi siamo traditori e per i musulmani noi siamo infedeli. Alcune volte è molto difficile dialogare perché ciascuno di noi è figlio della sua religione e della sua cultura cioè tutti siamo obbligati a difendere la nostra cultura e la nostra religione senza cercare il bene comune, dall'altro lato, non si può dialogare al livello teologico per questo siamo convinti che il dialogo debba essere a livello sociale e familiare cioè cercando i punti in comune tra la famiglia, i diritti e doveri dei figli, ed ecc,.

Che cosa si può fare da Occidente ?

L'Occidente prima di intervenire nella nostra vita quotidiana, deve capire, studiare e approfondire la mentalità e la particolarità di questi paesi. I valori e diritti umani possano essere i punti fondamentali per stabilire una comunità , una società forte e ben sviluppata.

Ma, mi chiedo, come si può capire il valore dell'uguaglianza tra uomo e donna, se ad esempio, per quanto riguarda la legge dell'eredità, l'uomo prende il doppio della donna, nel matrimonio l'uomo ha il diritto di sposarsi con quattro donne, e per quanto riguarda la dignità della persona, il marito può colpire sua moglie perche è suo diritto.

Quali sono le strada da seguire per la Chiesa cattolica?

La Chiesa, soprattutto in questo periodo, ha difficoltà a trasmettere il messaggio d'amore e di pace di Gesù che, con la sua morte e resurrezione ci ha resi figli di Dio e come tali fratelli gli uni degli altri. Purtroppo il comandamento d'amore, che Gesù ci ha lasciato, spesso viene dimenticato e in alcuni Paesi violato. Sì, in questo clima di crescente odio verso l’uomo, privato dei diritti fondamentali, compreso quello alla vita, la Chiesa ha bisogno della benedizione di Dio e di un grande sostegno da parte dei credenti. Come testimoni della “Buona Novella” dobbiamo attivarci quindi in due direzioni: vivere con gioia e serenità, cercando di cogliere la presenza di Dio nella quotidianità della nostra vita; pregare con il cuore ogni giorno secondo le nostre intenzioni senza dimenticare la Chiesa che soffre, sicuri della forza dirompente della preghiera contro il male.

 

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