Ucraina, c’è l’incubo di un nuovo “Holodomor”?

L’iniziativa “Sfama il povero” della Chiesa Greco Cattolica Ucraina punta ad aiutare una popolazione stremata dopo sette anni di conflitto

Una passata riunione di un Sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina
Foto: news.ugcc.ua
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È una popolazione stremata, quella della zona orientale dell’Ucraina, che si trova nel mezzo di un conflitto difficile da definire, cui anche Papa Francesco si è riferito come “guerra ibrida”. E per questo, alle tante iniziative di solidarietà – inclusa la Colletta Speciale del Papa per l’Ucraina, che ha portato tante iniziative – la Chiesa Greco Cattolica Ucraina ha lanciato un altro evento, “Sfama il povero”, da replicare in tutto il mondo, in ogni diocesi greco-cattolica, in ogni parrocchia. Per evitare l’incubo di un nuovo “holodomor”.

Holodomor significa, letteralmente, morte per fame. E fu in questo modo che Stalin ordinò la pulizia etnica del popolo ucraino, in un territorio che era conosciuto come il granaio di Europa, e che si ritrovò improvvisamente a corto di approvvigionamenti. Milioni di ucraini furono lasciati morire dalla carestia, in uno dei più crudeli stermini di massa che si siano mai verificati. E la paura di un nuovo “holodomor” si ritrova nella lettera del Sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina che ha lanciato anche l’iniziativa “Sfama il povero”. La lettera sinodale è intitolata: “Vi rimane una cosa sola: ciò che avete dato al povero”. Si tratta di una lettera che affronta il momento presente dell’Ucraina e del mondo, alla vigilia della Giornata Mondiale dei Poveri che Papa Francesco ha istituito durante l’Anno Santo Straordinario del 2015 dedicato alla Divina Misericordia. Ma è anche il modo in cui la Chiesa Greco Cattolica Ucraina va ad applicare la Fratelli Tutti, l’enciclica di Papa Francesco sull’amicizia sociale.

Nella Fratelli Tutti, Papa Francesco – si legge nella lettera del Sinodo – osserva che “il pericolo maggiore non sta nelle cose, nelle realtà materiali, nelle organizzazioni, ma nel modo in cui le persone le utilizzano”. La ricchezza non viene, dunque condannata. Tuttavia, i padri della Chiesa, ricorda il Sinodo, sottolineano che “beni, ricchezze, risparmi, se usati con abilità e saggezza, dovrebbero diventare utili non solo per noi stessi ma anche per il nostro prossimo”, e per questo i ricchi sono chiamati "a mostrare solidarietà e compassione per i poveri”.

In che modo la situazione ricorda l’“Holodomor”? Lo dicono le cifre, snocciolate nella lettera del Sinodo. In Ucraina, ci sono otto pensionati su dieci che vivono al di sotto della soglia di povertà, mentre dal 25 al 45 per cento dei cittadini ucraini non riescono a provvedere ai propri bisogni umanitari, e questo “nonostante il fatto che abbiamo ricevuto da Dio un enorme potenziale, naturale, economico e umano”.

Questi dati sono, secondo il Sinodo, frutto della “lunga politica maldestra delle autorità e dell’incoerenza delle riforme”. A causa di tutto questo, “la maggior parte degli abitanti del Paese è destinata alla pura sopravvivenza”. Una situazione di crisi aggravata sia “dall’aggressione russa nell’area Est del Paese”, ma anche dalla pandemia.

Da qui, l’appello a lavorare per “estirpare la fame che ci circonda”, perché ci sono “milioni di persone che vivono accanto a noi oggi all’ombra di questa lenta morte per fame: silenziose, prive di dignità, di attenzione, di compassione, aiuto e comprensione”.

Una situazione, nota la lettera del Sinodo, che ricorda proprio l’holodomor. E proprio la memoria dell’holodomor costituisce, per il popolo ucraino, una responsabilità, “non solo nei confronti dei morti, ma anche di fronte ai nostri contemporanei che oggi sono condannati agli stessi tormenti e alle stesse sofferenze di cui hanno sofferto i nostri fratelli e sorelle quasi un secolo fa”.

La lettera sinodale include un richiamo ai ricchi a destinare i loro mezzi per “salvare i poveri, proteggere i deboli e sostenere i bisognosi”; un appello agli statisti per “adottare misure decisive e coerenti per garantire ai propri cittadini l’accesso al lavoro e una degna retribuzione”, invitando ad un cambio di approccio non basato sui sussidi ma su “metodi di fare impresa che si concentrano sulla persona umana”; una richiesta ai cristiani di non rimanere in silenzio “in una situazione in cui l’umanità moderna soffre di tanti traumi, ferite, povertà e mancanza delle cose più basilari”; un ringraziamento ai consacrati e al loro esempio di rinuncia dei beni materiali; una esaltazione del servizio sociale, in cui – viene fatto notare – la Chiesa Greco Cattolica Ucraina si è sempre distinta.

Negli ultimi dieci anni, in particolare, c’è stato un programma di Rinnovamento parrocchiale, “La parrocchia vivente è un luogo di incontro con Cristo vivente”, che è passato anche attraverso “al grande movimento di solidarietà e misericordia tra il popolo di Dio e della nostra Chiesa e il nostro popolo in Ucraina e in diaspora”.

Oggi, però, si è ancora nel mezzo del disastro, e questo ha portato la scelta di lanciare l’iniziativa “Sfama il povero”. Si tratta di uno “specifico evento di beneficenza” che sarà coordinato dal Dipartimento dei Servizi Sociali, che si propone di far nascere una nuova consapevolezza che si traduca in “disponibilità a condividere” e “a fare beneficenza per salvare le vite e proteggere i più svantaggiati”.

L’iniziativa – si legge ancora nella lettera del Sinodo - proseguirà poi “nelle nostre comunità parrocchiali e nelle organizzazioni ecclesiali su base continuativa”, per essere “una Chiesa in uscita che va a servire”. È questo – scrivono i membri del Sinodo “il nostro programma, il nostro sogno, la nostra guida”.

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