Vaticano: Bartolomeo I incontra Papa Francesco e Benedetto XVI

Papa Francesco e Bartolomeo
Foto: Pool Sala Stampa Vaticana
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Un colloquio privato di circa venticinque minuti quello tra Bartolomeo e Papa Francesco oggi al Palazzo Apostolico in Vaticano. Bartolomeo è a Roma per visitare la basilica dei Santi XII Apostoli, venerare le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo e partecipare alla conferenza internazionale della Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice.

Tanti i doni che si sono scambiati vicendevolmente durante l’incontro ufficiale. Bartolomeo ha regalato al Papa una scatola di cioccolatini, un’immagine della Madonna con il Bambino, un’icona di San Francesco e infine un libretto sul patriarcato. Il Pontefice da parte sua ha donato, per la prima volta, l’esortazione “Gaudete et Exsultate” firmata personalmente e una riproduzione in bronzo della Porta Santa.

Successivamente Bartolomeo I ha tenuto in Vaticano una riflessione sul tema: “Un’agenda cristiana comune per il Bene Comune” durante la conferenza della Fondazione Centisimus Annus che oggi compie 25 anni. Durante il discorso Bartolomeo ha riferito anche la notizia del suo incontro con il Papa emerito Benedetto XVI, avvenuto ieri sera.

Bartolomeo nel suo discorso ufficiale ha ribadito che “la fede non è limitata soltanto all’anima, senza alcun interesse per la dimensione sociale, ma piuttosto svolge anche un ruolo fondamentale a livello della società”.

“Le nostre Chiese – ha detto Bartolomeo I - conservano alti valori spirituali e ricche tradizioni filantropiche. La Chiesa di Roma ha un insegnamento sociale sistematico, che contiene soluzioni a questioni difficili nello spirito dei principi del rispetto della persona, della solidarietà, della sussidiarietà e del bene comune. Sulla base di questi principi, vari modelli sono stati sviluppati e continuano a essere sviluppati, al fine di affrontare le sfide sociali e proteggere la dignità umana”.

Ma non mancano le crisi e Bartolomeo le sottolinea fortemente: “Consideriamo questa crisi mondiale come una crisi di solidarietà, che mette a rischio il futuro dell'umanità. È nostra profonda convinzione che il futuro dell'umanità sia legato alla resistenza contro questa crisi e all'istituzione di una cultura solidale”.

Ma dove si sviluppano queste crisi di solidarietà? E quali sono i suoi parametri? Bartolomeo indica nel suo discorso tre grandi aree: il campo dell’ecologia e dell’economia, quello della scienza e della tecnologia e infine nella società e nella politica.

“Negli ultimi anni – sottolinea Bartolomeo commentando la prima area indicata - abbiamo vissuto un'immensa crisi economica collegata al processo di globalizzazione e alle sue implicazioni, alla resa della cultura all'economia, all'aumento della povertà, alla carestia e alla tragedia delle migrazioni di massa. La società si sta trasformando in un gigantesco mercato, le conquiste sociali si stanno riducendo e il divario tra ricchi e poveri si sta allargando. Il diritto del potente economicamente e il perseguimento del massimo profitto possibile sono considerati l'unico modo per raggiungere la crescita economica. Sembra che la razza umana, con i suoi bisogni espansi e insaziabili, sia incline a sradicare l'eredità spirituale dell'umanità. Persino i bambini vengono sistematicamente trasformati attraverso i sistemi educativi in ​​consumatori. Come è stato giustamente detto, l'infanzia stessa è diventata fondamentalmente una categoria economica".

Il problema ecologico è legato a quello economico. Il Patriarca di Costantinopoli commenta: “L'economismo estremo causa entrambi gravi problemi economici ed ecologici. Un'economia che è autonoma dai bisogni reali di un essere umano porta inevitabilmente allo sfruttamento della natura e alla distruzione dell'ambiente naturale”.

Per la scienza e la tecnologia, Bartolomeo indica che questa “non è più a servizio dell'uomo, ma è invece la sua principale forza motrice, che richiede completa obbedienza, oltre a imporre i propri principi su tutti gli aspetti della vita. Gli onnipresenti mezzi di comunicazione elettronici non disperdono semplicemente le informazioni, ma trasmettono anche valori - i loro valori - rimodellano le nostre opinioni sul significato della vita, dirigono i nostri bisogni, creando così bisogni artificiali e aprono la strada a un futuro che è dominato da loro”.

Infine il Patriarca commenta: “Una delle tendenze contemporanee più pericolose per una cultura della solidarietà, è l'individualismo, l'auto-idolatria e l'auto-intrappolamento dell'autosufficienza egoistica, che crea voragini tra le persone. Le parole dominanti di oggi sono me, me stesso, mio, autonomia, autorealizzazione e auto-ammirazione”.

Conclude infine Bartolomeo: “Due cose sono certe. Primo, non possiamo ignorare questa immensa crisi di solidarietà, perché i problemi economici e sociali colpiscono gli esseri umani al centro della loro esistenza e dignità. E, secondo, che nessuno può affrontare da solo questi problemi. Noi abbiamo bisogno l'uno dell'altro; abbiamo bisogno di un'agenda comune, mobilitazione comune, sforzi comuni e obiettivi comuni. È nostra profonda convinzione che in questo sforzo il contributo delle nostre Chiese rimane cruciale. Hanno conservato valori elevati, prezioso patrimonio spirituale e morale e profonda conoscenza antropologica”.

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