Il Seminario Romano, la cura dei Papi per i seminaristi, futuro della Chiesa

Le cene - dialogo di Giovanni Paolo II e le Lectiones divinae di Benedetto XVI

Giovanni Paolo II nella Sala dei Papi
Foto: Seminario Romano
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Il rapporto tra i Papi e il loro seminario è sempre stato molto stretto, tra i suoi ex alunni, il Pontificio Seminario Romano Maggiore annovera cinque Papi. Giovanni XXIII è stato il primo a essere proclamato beato.

Uno dei discorsi più ricordati del Pontefice fu quello del 12 settembre 1960 durante la visita alla villa di Roccantica. In cappella invitò i seminaristi a pregare quotidianamente per il Concilio: “Noi attendiamo dunque da voi una partecipazione spirituale serena e vibrante alla preparazione del grande avvenimento che vorremmo seguito da tutti i Seminari del mondo”. E aggiunse: “Pregate dunque, diletti figli, pregate ogni giorno per il Concilio. Voi sarete i primi a sperimentarne la atmosfera unica e meravigliosa, lo ripetiamo, i primi ad applicarlo, forse all’alba del vostro sacerdozio. Possiate voi goderne anche i frutti”.

In epoca moderna i Pontefici si sono recati al Seminario per condividere un po’ della vita e delle esperienze della vita del seminarista, magari ricordando la loro.

Paolo VI incontrò i seminaristi alla fine del Concilio Vaticano II il 2 dicembre 1965. Non poteva mancare il riferimento al Concilio che “lascia alla Chiesa un volume di dottrine e di precetti d’incalcolabile pregio e di indiscutibile impegno; esso diventa il codice del rinnovamento della vita ecclesiastica e deve far sentire la sua corroborante autorità in ogni settore della Chiesa; anche ed in modo particolare nei Seminari. Vi sarà certamente tutto spiegato. Troverete tanta luce di sapienza e tanto vigore di azione in questo tesoro dei Decreti conciliari; Noi vi raccomandiamo di prendere in attenta e fedele considerazione tale volontà della Chiesa e di farne norma non solo di puntuale esecuzione per quanto riguarda direttamente i Seminaristi oggi, i Sacerdoti domani, ma di farne altresì fermento della vostra vita interiore; di quella vita interiore che ha ragione di principio informatore e santificante per tutto il resto della vita ecclesiastica”.

Giovanni Paolo II ha iniziato una tradizione speciale, non solo un incontro, l’ascolto di un oratorio spesso composto per l’occasione e generalmente da Marco Frisina che ha avuto la sua formazione sacerdotale proprio al Romano, e poi la cena con i ragazzi, privatissima e colloquiale. Una esperienza indimenticabile per molti.

Ogni anno Giovanni Paolo II festeggiava così la Madonna della Fiducia, e se era in viaggio nel giorno della ricorrenza, la visita si rimandava ma non si annullava mai.

Nel 1982 dopo l’ Oratorio dedicato all’ Annunciazione e una riflessione sul rapporto del si di Maria e del si alla vocazione sacerdotale Giovanni Paolo II conclude: “Qui, in questa Cappella, domina l’immagine della Madonna, la Madonna della Fiducia. L’immagine riassume in certo modo il mistero dell’Annunciazione e della vocazione. Ecco Colei che ha trovato fiducia nel Signore. Se il Signore ti dice: devi essere un sacerdote; se il Signore ti dice questo vuol dire che il Signore ha fiducia in te: puoi temere? non si può soltanto temere, si deve maturare per assumere la responsabilità, perché la Madonna della Fiducia vuol dire Colei che ha avuto immensa fiducia in Dio. Con questa fiducia Essa è stata capace di diventare Madre di Dio, e anche questo è stato a misura d’uomo. Sì, una volta. Sì, una vocazione specialissima e così può essere a misura d’uomo: essere sacerdote di Cristo, sacerdote per tutta la vita, sacerdote per l’eternità”.

Nella visita del 2000, l’anno del Giubileo Giovanni Paolo II lascia una speciale missione ai seminaristi: “imparate dalla Madonna della Fiducia come si diventa fiduciosi e vigilanti, servi del Vangelo nell'attesa della venuta del Signore nella gloria. Maria vi insegni a maturare nella vocazione ed a plasmare in voi il cuore del Figlio suo. Il suo esempio vi porti a trasformare la vita in generosità verso il povero e disponibilità anche verso l'ospite delle ore scomode. Accompagnati da Lei, anche voi sperimenterete la fiducia gioiosa degli apostoli, i quali, obbedendo a Dio piuttosto che agli uomini, hanno scoperto come la Parola di Dio superi le porte sbarrate di qualsiasi carcere e di qualsiasi preclusione”.

La tradizione è proseguita anche con Papa Benedetto XVI che ha compiuto proprio una delle ultime visite da pontefice al Seminario Romano. Il teologo offriva ai seminaristi ogni anno una Lectio divina basata sul tema proposto dall’ Oratorio, poi la cena con alunni e professori come già faceva Giovanni Paolo II.

Nella sua ultima visita l’8 febbraio del 2013 ( tre giorni dopo avrebbe annunciato la sua rinuncia) Benedetto XVI nella sua Lectio su un passaggio della Lettera di Pietro dice ai seminaristi: “ La Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre. Il futuro è nostro. Naturalmente, c’è un falso ottimismo e un falso pessimismo. Un falso pessimismo che dice: il tempo del cristianesimo è finito. No: comincia di nuovo! Il falso ottimismo era quello dopo il Concilio, quando i conventi chiudevano, i seminari chiudevano, e dicevano: ma … niente, va tutto bene … No! Non va tutto bene. Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, non va dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, che se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo, nasce di nuovo. Il futuro è realmente di Dio: questa è la grande certezza della nostra vita, il grande, vero ottimismo che sappiamo. La Chiesa è l’albero di Dio che vive in eterno e porta in sé l’eternità e la vera eredità: la vita eterna”. 

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