A Castelgandolfo per sbirciare nella vita privata dei Papi

Un dettaglio dello studiolo dei Papi
Foto: AA
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La verità è che il Museo del Palazzo Apostolico di Castelgandolfo attira per la curiosità di sbirciare dietro la porta. Nella ex residenza estiva della cittadina laziale che tanto deve ai Papi ci sono alcuni gioielli artistici, ma difficilmente i visitatori se ne accorgeranno.

La possibilità di entrare invece nel privato della vita dei Pontefici è più attraente. Nel percorso museale che ormai prevede ben due piani dell’edificio, anche se ovviamente non in tutte le sue parti, si arriva allo studio privato dei Pontifici contemporanei e alla camera da letto. Musealizzata ovviamente con il letto di ottone di Pio XII usato durante la guerra per accogliere le partorienti.

A Castelgandolfo il Papa accolse circa 12 mila profughi stipati ovunque, le ville accoglievano gente che sfuggiva alla guerra e alla fame. A Roma il Papa aveva dato l’ordine che le parti extraterritoriali delle Ville fossero rifugio per tutti. Ed era Suor Pascalina ad organizzare le operazioni con volontari ed altre suore.

Le stanze rinnovate da Pio XI della villa secentesca rimasero in perfette condizioni, come la cappella dedicata propio da Pio XI alla Madonna nera di Czestochowa.

E lo stesso Pio XII, finita la guerra, tornò a risiedervi, tanto che mori proprio in quel letto.

I Pontefici hanno sempre amato la quiete di Castelgandolfo, le dimensioni ridotte dell’edificio, la possibilità di ricevere piccoli gruppi, la vita della cittadina, della parrocchia.

Paolo VI ci morì una sera d’estate e ancora una saletta dietro la camera da letto, un salottino moderno con la tv che ovviamente non si visita, porta il suo nome.

Giovanni Paolo II amava molto passarci l’estate, a parte la breve vacanza montana, e alcuni giorni di riflessione dopo i viaggi, dopo Pasqua e Natale. I momenti più belli erano gli incontri e le serata davanti ai falò con i ragazzi, momenti di canto e preghiera. E poi le riunioni con filosofi e amici che arrivavano dalla Polonia, e ancora gli incontri con la gente del posto.

Benedetto XVI in quelle sale ha trascorso momenti difficili e storici. L’ultima sera del pontificato e i mesi successivi alla rinuncia. Ed è in quelle stanze che ha ricevuto Papa Francesco. Sedie ed inginocchiatoi sembrano parlare. La sensazione di vivere la storia è forte. Come quando si passa nello studio privato del Papa e dei segretari. Sembra che tutti siano appena usciti.

Ma oggi l’atmosfera è quella del Museo e per la gente di Castelgandolfo che ha visto cambiare la economia negli ultimi tre anni, è comunque una occasione positiva.

Papa Francesco ha scelto di non usare l’appartamento di Castelgandolfo e lo ha concesso ai musei. Ai castellani manca un po’ la presenza del Papa, e non solo per motivi economici certo. Per loro il Papa è storia e vita. Fu un Papa Paolo V a portare l’acqua potabile alla città, ad esempio, e fu Pio XII a salvare i castellani dalla morte.

In mezzo storie di ogni tipo e i papi che hanno lasciato Castello raramente.

L’Appartamento da Museo in pochissimo può tornare privato, magari un giorno anche Papa Francesco subirà il fascino di questo angolo di storia, di questo Vaticano 2 come lo chiamava San Giovanni Paolo II.

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