Abusi, il summit è la tappa di un cammino, non il traguardo

La conferenza stampa dei partecipanti al summit
Foto: ACI Stampa
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Volge al termine il summit indetto da Papa Francesco per la protezione dei minori e anche oggi, giorno in cui terminano le relazioni e le discussioni, alcuni dei partecipanti hanno fatto il punto della situazione con i giornalisti accreditati.

Le testimonianze delle vittime - ha osservato Padre Federico Lombardi, Moderatore dell’incontro - sono momenti intensi e “il contesto dell’ascolto personale in un clima di rispetto e disponibilità ottiene grandissimi risultati. Da ieri pomeriggio abbiamo dato spazio alle donne. Siamo in cammino, nonostante la brevità i partecipanti lo sperimentano come positivo. C’è grande ricchezza di contributi: il discorso certo non si chiude domani pomeriggio. Tutto richiederà altro tempo”.

Nei gruppi di lavoro - ha poi spiegato Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione - “si è parlato di un punto di non ritorno in positivo sul fronte degli abusi. La crisi della famiglia influisce nella formazione dei giovani. Importante poi che un seminario non accolga un candidato non accettato da un altro seminario”.

E’ stata poi la volta del Cardinale Marx, Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, che stamane ha tenuto la seconda relazione della giornata. “E’ stato - ha osservato il porporato tedesco - un dibattito importante in una maniera in cui 10 anni fa non mi sarei nemmeno immaginato. Penso che tutti si rendano conto di doversi fare carico di una responsabilità comune, condivisa: questo è un dato di fatto che nessuno mette in discussione. Nella Chiesa si parla molto, ma in che si traduce? Un vertice così è solo una tappa, non siamo al traguardo. Quali saranno le ripercussioni? Non possiamo chiudere la questione dopo 3 giorni, dobbiamo far confluire i documenti, le idee… Mi aspetto in questo il sostegno della Santa Sede. Come potremo mettere in pratica tutto questo? Non devono rimanere semplici parole… Dobbiamo sostenerci a vicenda nel verificare concretamente. Non abbiamo tutti la stessa opinione, ma ne parliamo in maniera aperta. Abbiamo fatto un buon passo in avanti ma le parole si devono tradurre in azioni”.

“Ho vissuto il vertice con moltissima speranza. La speranza - ha detto il Preposito Generale della Compagnia di Gesù, Padre Arturo Sosa Abascal - non è attendere a braccia conserte, ma azione. Nella Chiesa abbiamo bambini, persone vulnerabili che devono vivere in pace. Tutti i religiosi hanno espresso con chiarezza la nostra confusione e vergogna di fronte agli abusi. Riconosciamo che non sempre abbiamo reagito in modo adeguato e per questo di vero cuore chiediamo perdono. La Chiesa deve avanzare unita e in modo credibile come vuole il Papa. In questo vertice ci sono stati passi chiari, e ci si è concentrati su come proteggere i minori. E’ chiara l’importanza di dire e riconoscere tutta la verità: e già questo è un grande passo in avanti. Dobbiamo andare a fondo nel comprendere le cause anche per trovare i rimedi. Si è trattato di un incontro veramente universale”.

“Tutti - ha concluso Suor Veronica Openibo - dobbiamo camminare insieme perché questo possa cessare, servono passi concreti. Dobbiamo fare qualcosa insieme, come Chiesa. Siamo persone della risurrezione, persone di speranza che va portata a tutti. Dobbiamo capire come agire, servono piani definiti per i quali dobbiamo impegnarci”.

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