Abusi, la risposta della Chiesa in Belgio

Peter Adriaenssens, lo psicologo belga a capo della Commissione della Conferenza Episcopale Belga che ha raccolto le denunce degli abusi
Foto: Wikimedia Commons
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C’è un evento, in Belgio che fa aprire definitivamente gli occhi sullo scandalo della pedofilia: è la marcia bianca del 20 ottobre 1996. Sono in 350 mila a scendere in piazza in memoria delle vittime di pedofilia e per chiedere giustizia.

È stato appena arrestato Marc Dutroux, e sono state liberate due ragazzine che aveva rapito e che erano le ultime di una serie di 6, di età tra gli 8 e i 19 anni rapite seviziate e uccise dallo stesso Dutroux con la complicità della moglie. Il caso indigna la popolazione anche per il modo in cui le investigazioni sono condotte. Ed è il momento di una chiara presa di coscienza, perché è allora che la questione dell’abuso su minori diventa un tema da copertina, in Belgio.

È da lì che l’impegno della Chiesa cattolica sulla protezione sui minori si fa più forte e visbile. L’impatto psicologico del caso Dutroux si affianca a diversi casi trattati in tribunale negli Anni Novanta.

Nel 1995 nasce la commissione indipendente della Chiesa Cattolica del Belgio, con l’obiettivo di trattare tutti i casi che non cadevano più sotto la giurisdizione civile perché prescritti. Si cominciano ad accumulare dossier.

Nel 1997, il Cardinale Godfried Daneels, allora arcivescovo di Bruxelles – Malines , stabilì una linea telefonica “verde” per ascoltare le vittime dei sacerdoti pedofili.

Nel 2000, viene istituita la Commissione per il trattamento di denunce di abuso sessuale. Ma è dal 2010 che la Chiesa in Belgio si trova a vivere un momento drammatico.

Il 23 aprile, il vescovo Roger Vangheluwe di Bruges si dimette dopo aver ammesso l’abuso su un ragazzo ai tempi del suo sacerdozio e nei primi tempi del suo ministero episcopale. È l’inizio di un lavoro di pulizia. L’allora arcivescovo di Bruxelles André – Joseph Leonard rafforza gli appuntamenti di discernimento, convinto che Vangheluwe non sarebbe nemmeno dovuto essere ammesso all’ordinazione, e chiede con forza alle vittime di presentarsi alla commissione per il trattamento delle denunce di abuso sessuale.

Dopo lo scandalo, la Commissione riceve in un mese 350 reclami, e il ministro della Giustizia Belga nomina un magistrato di riferimento per avere un coordinamento centrale di indagine.

Il 19 maggio del 2010, i vescovi del Belgio pubblicano una lettera pastorale in cui riconoscono che “i dirigenti della Chiesa non hanno sufficientemente affrontato la tragedia dell’abuso sessuale dei minori e dell’estensione delle sue conseguenze”, si scusano con le vittime, chiedono la diffusione di “una cultura di verità e di giustizia” e “ringraziano le vittime che trovano il coraggio di rompere il muro del silenzio”.

Tra le decisioni prese, quella di una applicazione più rigorosa dei criteri per l’ammissione all’ordinazione, e quella di lavorare sul criterio di autorità, che può portare ad abusi di potere sui minori.

Sempre nel 2010, il ministero della Giustizia comincia a prendere provvedimenti contro la Chiesa. La polizia fa irruzione nella sede dell’arcidiocesi di Bruxelles – Malines mentre i vescovi della Conferenza Episcopale Belga erano riuniti lì per la loro assemblea e nella casa dell’arcivescovo emerito, il Cardinal Godfried Danneels. Quindi, scoperchiano le tombe dei cardinali Joseph Suenens, Jozef Ernst Van Roey e Desié-Félicien-François-Joseph Mercier all’interno della cattedrale di Malines.

Un’altra perquisizione colpisce la sede della Commissione d’inchiesta istituita dalla stessa Conferenza Episcopale Belga, e guidata da Peter Adriaenssens. Che si dimise per protesta, mostrando preoccupazione per la privacy delle vittime, le cui storie erano racchiuse in 500 files

In entrambi i casi, erano state violate tutte le procedure della perquisizione. Non c’era nulla da cercare e non andava cercato.

Nel 2016, il vescovo Guy Harpigny di Tournai ha presentato il rapporto 2012/2015 sui casi di abuso sessuale nella Chiesa belga, e ha sottolineato che ora la priorità è “aiutare le persone che hanno sofferto e sono state ferite”.

Secondo il rapporto, tra il 2012 e il 2015 sono state 418 le vittime che si sono presentate presso i centri di contatto istituiti in tutte le diocesi e congregazioni religiose in Belgio per accogliere le persone che hanno subito abusi, ma per le quali il reato è prescritto. Altre 628 vittime si sono rivolte al centro di arbitrato, ovvero una procedura che non prevede il passaggio attraverso istituzioni ecclesiali). In tutto, 1046 denunce, per un totale di 95 nuovi dossier.

Il vescovo Harpigny ha detto che la collaborazione con la giustizia è totale, e che – qualora sia già intervenuta la prescrizione – si va incontro alle vittime attraverso i centri di contatto (dieci in ogni diocesi e due per le congregazioni religiosi), cui si è aggiunto un Comitato di Sorveglianza composto da persone esterne alla Chiesa che possono aiutare i vescovi a capire cosa fare e come intervenire in casi di preti che hanno commesso abusi.

L’80 per cento delle denunce ha avuto comunque luogo più di 30 anni fa. Il 71 per cento delle vittime erano uomini, e gli abusatori sono stati praticamente sempre (nel 95 per cento dei casi) uomini.

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