Diplomazia pontificia, il Papa in Ecuador nel 2024?

Dal governo ecuadoregno arriva l’annuncio che Papa Francesco sarà in Ecuador nel 2024, per il Congresso Eucaristico. La possibilità di un viaggio in Kazakhstan. L’agenda per il Libano

Poster che accoglieva il Papa a Quito nel 2015
Foto: David Ramos
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Sembra già un mondo post-coronavirus, per l’agenda di Papa Francesco. Dopo il viaggio in Iraq lo scorso marzo, il Papa ha ribadito, incontrando il presidente del Consiglio designato Hariri, di voler andare in Libano quest’anno. Un viaggio in Kazakhstan potrebbe avvenire l’anno prossimo, per partecipare al Congresso dei Leader del Mondo e delle Religioni tradizionali. Nell’occasione potrebbe anche esserci un incontro con il Patriarca di Mosca Kirill. E dall’Ecuador arriva la notizia che il Papa parteciperà al Congresso Eucaristico Internazionale di Quito nel 2024.

Agenda piena per il Papa, dunque. Diversi gli interventi della Santa Sede nel multilaterale, sia a New York che a Vienna. In Venezuela, i vescovi concordano un piano di aiuti con il World Food Program                             

                                     FOCUS INTERNAZIONALE

Verso un secondo viaggio di Papa Francesco in Ecuador?

Manuel Mejia, ministro degli Affari Esteri dell’Ecuador, ha annunciato che Papa Francesco tornerà nel Paese nel 2024 per il Congresso Eucaristico Internazionale. Papa Francesco è già stato in Ecuador nel 2015.

Mejia ha dato l’annuncio sui suoi canali social, dopo un incontro con l’arcivescovo Andres Carrascosa, nunzio apostolico in Ecuador.

La Conferenza Episcopale Ecuadoregna ha anticipato, nei giorni scorsi, che è la prima volt ache l’Ecuuador ospiterà un evento internazionale di tale portata.

Il nunzio apostolico in Kazakhstan ricevuto dal metropolitan ortodosso

L’arcivescovo Francis Assisi Chullikat, nunzio apostolico in Kazakhstan, ha incontrato lo scorso 17 aprile nella capitale Nur Sultan il metropolitan Alessandro di Astana e del Kazakhstan.

Nel corso dell’incontro, dopo gli auguri della Pasqua rivolti al nunzio vaticano, si è parlato anche della vita nel distretto metropolitano del Kazakhstan nel periodo della pandemia e del Coronavirus. Tre gli anniversari importanti quest’anno: l’80esimo anniversario della nascita di Aleksandr Nevski, il 200esimo anniversario della nascita dello scrittore Fedor Dostoevsky, il 100esimo de martirio del vescovo Pietro e Paolo Metodio (Kasnoperov).

Durante la conversazione, si è parlato anche del ruolo delle religioni tradizionali nella vita del Kazakhstan e nell’interazione delle confessioni cristiane nella conservazione dei valori spirituali e morali della società. Affrontato anche il tema del VII Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali.

Di un possibile viaggio in Kazakhstan di Papa Francesco aveva parlato Alibek Bakayev, ambasciatore dello Stato dell’Asia Centrale presso la Santa Sede, che ha presentato le sue lettere credenziali a Papa Francesco il 4 dicembre scorso.

C’è da notare che il 15 ottobre 2021 il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e il Centro kazako per lo Sviluppo del Dialogo Interconfessionale e Inter-civile ‘Nursultan Nazarbayev’ (NJSC) hanno firmato un Memorandum d’intesa che “aprirà nuove opportunità e modi più promettenti per attuare progetti comuni, per promuovere il rispetto e la conoscenza tra i rappresentanti delle diverse religioni”.

Papa Francesco ribadisce la sua volontà di visitare il Libano

Quelo di Papa Francesco con il Primo Ministro designato libanese Saad Hariri è stato un incontro inconsueto. Il Papa incontra presidenti, capi di governo, e – in situazioni eccezionali – ministri degli Esteri. In questo caso ha incontrato un Primo ministro senza ancora un incarico formale perché travolto dall’esplosione di Beirut e dalla difficoltà delle parti di superare la frammentazione.

L’incontro, avvenuto il 22 aprile, non era nemmeno indicato nel foglio udienze del Papa, ed è stato solo successivamente ufficializzato da una dichiarazione della Sala Stampa della Santa Sede. Secondo il direttore della Sala Stampa Matteo Bruni, il Papa avrebbe confermato il suo desiderio a visitare il Libano “non appena le condizioni lo consentano”. Il Papa aveva annunciato il suo desiderio di visitare il Libano durante il volo di ritorno dall’Iraq a inizio marzo.

Secondo fonti libanesi, Hariri avrebbe chiesto a Papa Francesco di intercedere con il presidente Libanese Michel Aoun perché lo aiuti a formare un nuovo governo.

Il Paese è senza un governo in carica con pieni poteri dal 10 agosto 2020 e che la formazione del nuovo esecutivo ha scatenato una guerra frontale di competenze e attribuzioni di poteri fra il capo dello Stato Michel Aoun e il Primo Ministro incaricato Saad Hariri.

Il Cardinale Boutros Bechara Rai, patriarca maronita di Libano, ha chiesto una conferenza internazionale per salvare la nazione dal collasso finanziario. La proposta del Cardinale è stata approvata anche dal Consiglio dei Patriarchi e dei vescovi cattolici di Oriente al termine di una riunione della scorsa settimana a Bkerké, nella sede del Patriarcato maronita.

                                           FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede a Vienna, come contrastare il terrorismo

Lo scorso 20 aprile, si è tenuta all’OSCE a Vienna la conferenza anti terrorismo dell’OSCE allargata, sul tema “Rafforzare un approccio globale per prevenire e contrastare il terrorismo e l’estremismo violento in uno scenario in mutamento”.

Monsignor Janusz Urbanczyk, rappresentante permanente della Santa Sede all’OSCE a Vienna, intervenuto durante il panel su “Affrontare le cause alla radice dell’estremismo violento e della radicalizzazione che porta al terrorismo”.

Nel suo intervento, monsignor Urbanczyk ha detto che “non c’è dubbio che l’estremismo violento è un fenomeno dalle molte facce”, e per questo c’è bisogno di un approccio globale, anche perché questa “natura transdimensionale trova un terreno fertile nell’attuale cultura dello scarto, che alimenta una distorta visione della persona come un individuo che possa essere usato e scardato”.

Una tendenza che è peggiorata con la pandemia del COVID, che “ha fornito nuove possibilità alle organizzazioni estremiste e terroriste”, le quali hanno potuto sfruttare “i sentimenti di vulnerabilità e isolamento”.

La Santa Sede si dice “seriamente preoccupata” che le organizzazioni terroristiche “arrivino ad usare inappropriatamente narrative religiose per guadagnare consenso”, e sottolinea che il terorrismo “non viene dalla religione, ma dal uso e dall’interpretazione inappropriate della religion”.

Per questo, sottolinea Urbanczyk, non bastano “misure legislative”, ma anche che “gli Stati partecipanti si impegnino a creare una cultura dell’incontro che sviluppi mutuo rispetto e dialogo, entrambi pietre angolari di società pacifiche ed inclusive”.

Per questo, aggiunge, è importante che i leader religiosi, politici, civili, educativi e culturali “promuovano una cultura di dialogo, tolleranza, accettazione dell’altro e convivenza pacifica”, un approccio che potrebbe “realmente contribuire ad affrontare le cause alla radice del terrorismo, dell’estremismo violento e della radicalizzazione che porta al terrorismo”.

Santa Sede a Vienna, allontanarsi dall’estremismo violento

Sempre al consesso OSCE sull’antiterrorismo, la Santa Sede ha preso la parola ad un panel del 21 aprile, intitolato “Allontanarsi dall’estremismo violento”.

Monsignor Urbanczyk ha notato che nonostante la crisi della pandemia, il terrorismo “non sta declinando”, ma si è piuttosto adattato a “circostanze nuove”, sfruttando a loro vantaggio la crisi. “L’attuale situazione – ha detto monsignor Urbanczyk – prova che il terrorismo e l’estremismo, alla stregua di un virus contagioso, sono una minaccia diffusa e sempre in evoluzione, da cui nessuno può sentirsi esente”.

La Santa Sede invita la comunità intternazionale ad “impegnarsi in maniera più efficace in azioni su più livelli, e in particolare a livello locale”, perché I governi locai e le organizzazioni alla base sono “in prima linea negli sforzi antiterrorismo”.

Monsignor Urbanczyk ricorda l’impatto che possono avere le comunità religiose nel contrastare il terrorismo, pone l’esempio della Chiesa Cattolica e dei suoi ordini religiosi e Ong, afferma che va riconsciuto che gli sforzi antitterrorismi “potrebbero essere più efficacy se fossero anche diretti all’assistenza del nucleo fondamentale della società e dell’umanità: la famiglia”.

La Santa Sede ricorda che I giovani sono quelli più a rischio di radicalizzazione, speciamente “quando c’è una mancanza di cura e di attenzione a casa”.

Santa Sede all’ONU di New York, su popolazione e sviluppo

Il 21 aprile, la Santa Sede ha partecipato alla 54esima sessione della Commissione su Popolazione e Sviluppo, che si è tenuta virtualmente.

Nel suo intervento, l’arcivescovo Caccia, osservatore permanente, ha parlato della sicurezza alimentare e di popolazione e sviluppo umano integrale. Ha chiesto una equa distribuzione di cibo, messo in luce che la Chiesa lavora per assicurarsi che nessuno sia affamato, e enfatizzato che la crescita di popolazione sia perfettamente compatibile con la sicurezza alimentare.

L’arcivescovo Caccia ha anche detto che la violazione del diritto inalienabile di ciascuna persona alla vita non può mai essere una risposta adeguata alle sfide che nascono per la crescita di popolazione

Santa Sede all’ONU, la questione indigena

Sempre il 21 aprile, si è tenuta la 20esima sessione del Forum Permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene.

L’arcivescovo Caccia ha ricordato la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Popolazioni Indigene, ha affermato che la lotta delle popolazioni indigene dovrebbe riguardare tutti, ha notato che la solidarietà con le persone indigene riguarda sempre anche la preoccupazione per i loro territori sfruttati perché gli attacchi alla dignità delle popolazioni indigene e gli abusi ambientali non possono essere separati. Il nunzio ha quindi messo in guardia da una globalizzazione che non riconosce la differente nozione d progresso degli indigeni.

La Santa Sede all’ONU, le violazioni in Amazzonia

Il 20 aprile, si è tenuto un evento a margine del Forum sulle questioni indigene, organizzato dalla REPAM, il network delle Conferenze Episcopali dell’Amazzonia. All’evento ha partecipato anche Francisco Cali, Relatore Speciale ONU sulle questioni religiose. L’evento parlava delle violazioni in Amazzonia durante la libertà religiosa

Intervenendo, l’arcivescovo Caccia ha ricordato che le minacce contro i popoli di Amazzonia “sono solo cresciute durante la pandemia del COVID 19, per via dello scarso accesso alle cure sanitarie. L’arcivescovo ha chiesto alla comunità internazionale di affrontare queste votazioni contro gli indigeni e contro il loro habitat naturale con determinazione e urgenza.

                                                FOCUS EUROPA

Verso la Conferenza sul Futuro dell’Europa, il ruolo delle Chiese

Lo scorso 8 aprile, la Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE) insieme alla Conferenza delle Chiese Europee (CEC) hanno inviato una lettera ai membri appena eletti del Consiglio Esecutivo della Conferenza sul Futuro dell’Europa, chiedendo di includere le chiese nella Conferenza Plenaria come stakeholders distinti, in linea con l’articolo 17 del Trattato del Funzionamento dell’Unione Europea. La lettera è firmata da padre Manuel Barrios Prieto e da Jorge Skoy Sorensen, rispettivamente segretari generali di COMECE e CEC.

I due organismi hanno sottolineato che le Chiese possono “fornire significativi input alla discussione sul futuro dell’Europa”, si sono detti “fortemente impegnati a sviluppare ulteriormente il progetto europeo sulle basi degli ideali cristiani di giustizia e integrità della creazione, hanno messo in luce il bisogno di rafforzare continuamente i comuni valori europei per “riaffermare l’impegno per una visione dell’Unione come di una vera comunità di valori che contribuisca a una pacifica, prospera, libera, giusta, inclusiva e sostenibile Europa per tutti”.

COMECE e CEC hanno dunque enfatizzato la loro volontà a contribuire alla conferenza, rimarcando che “le Chiese hanno un messaggio e un valore importante da aggiungere alla Conferenza sul futuro dell’Europa, per esempio organizzare discussioni con un focus speciale sui valori, la sostenibilità o la giustizia sociale, o anche coinvolgere persone giovani a livello regionale e nazionale”.

COMECE e CEC rappresentano confessioni cristiane che contano 380 milioni di aderenti negli Stati membri dell’UE.

Da tempo, CEC e COMECE sono impegnati in progetti ecumenici comuni. La storia delle due organizzazioni ha delle somiglianze. La COMECE fu fondata con l’approvazione della Santa Sede il 3 marzo 1980. Prima della COMECE c’era il Servizio Pastorale di Informazione Cattolico europeo, che è rimasto in vita dal 1976 al 1980. Fu in quegli anni che i vescovi discussero se era opportuno creare uno strumento di liaison tra le Conferenze Episcopali e la Comunità Europea. Nel 1979 si decise di stabilire la COMECE, mentre si stava per tenere la prima elezione diretta al Parlamento Europeo.

La CEC, invece, è stata fondata nel 1959 per promuovere la riconciliazione, il dialogo e l’amicizia tra le varie confessioni in Europa, e ne fanno parte la maggior parte delle principali Chiese europee protestanti, ortodosse anglicane e vetero cattoliche. Non vi partecipa la Chiesa cattolica, come non partecipa formalmente al Consiglio Mondiale delle Chiese che Papa Francesco ha visitato a Ginevra nel 2018. Il motivo è nella denominazione “Chiese”, inaccettabile per la Santa Sede che considera l’unica Chiesa legittima la Chiesa cattolica romana. In tutto, nella CEC sono rappresentate 125 confessioni cristiane.

La Conferenza sul Futuro dell’Europa cui si riferisce la lettera, è una conferenza costituita da una serie di dibattiti, organizzata congiuntamente da Commissione Europea, Parlamento Europeo e Consiglio Europeo, che servirà a rilanciare il dibattito sul futuro dell’Europa. Inizialmente prevista per il 2020, comincerà il 9 maggio 2021, nel 71esimo anniversario della dichiarazione Schuman.                                   

Ucraina, il ministro degli Esteri a colloquio con l’arcivescovo Gallagher

Il 20 aprile, Dmyrto Kuleba, ministrto degli Affari Esteri di Ucraina, ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo vaticano, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Ne ha dato notizia il portale governativo.

Kuleba avrebbe informato l’arcivescovo Gallagher “di una crescita della presenza militare russa sul confine ucraino, e l’aggravamento della situazione di sicurezza” nelle zone del conflitto, stigmatizzando anche l’”aumento della disinformazione Russa”.

Kuleba avrebbe anche riaffermato l’impegno della nazionale a ristabilire l’assetto politico e diplomatico. Secondo il portale governativo, gli interlocutori hanno prestato particolare attenzione a temi di cooperazione bilaterale e discusso i prossimi sviluppi del dialogo politico tra Ucraina e Santa Sede.

Lo scorso 25 marzo, Denys Shmihal, primo ministro ucraino, ha incontrato Papa Francesco e lo ha invitato a visitare il Paese.

Due anni dall’incendio di Notre Dame: l’iniziativa dell’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede

Il prossimo 27 aprile, alle 18.30, si terrà una conferenza sul “Cantiere del Secolo” della Cattedrale di Notre Dame, severamente danneggiata da un incendio il 15 aprile 2019 e tuttora in restauro. La Conferenza è organizzata dall’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede.

Nel concept della conferenza si legge che, a partire dall’incendio “una viva emozione ha attraversato il mondo” con un alone eccezionale di generosità e solidarietà, che ha portato ad un cantiere esso stesso eccezionale, che coinvolge più di 40 imprese e numerosi artigiani, consolidando l’edificio e cominciando un difficile restauro. L’obiettivo è riaprire la Chiesa nel 2024.

Tra quanti interverranno alla conferenza, oltre all’ambasciatrice di Francia presso la Santa Sede Elisabeth Beton Delegue, c’è anche il generale Jean Louis Georgelin, rappresentante speciale del presidente della Repubblica francese e presidente dell’istituto pubblico incarico della conservazione e del restauro di Notre. E poi, ci saranno l’architetto che si occupa del restauro Philippe Villeneuve; don Gilles Drouin, della diocesi di Evry – Corbeil – Essonnes, delegato dell’arcivescovo e direttore del progetto di gestione di Notre Dame; e Mario d’Amico, capo del cantiere per il restauro del grande organo.

                                             FOCUS MEDIO ORIENTE

Il Partiarca Pizzaballa scrive al re di Giordania per il centenario della nazione

In occasione del centenario della fondazione dello Stato di Giordania, il Pariarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ha mandato un messaggio di congratulazioni al re Abdullah II Ibn al-Hussein.

Nel messaggio, il Patriarca si è congratulato a nome del Patriarcato Latino di Gerusalemme che guida”, e ha confermato che il patriarcato vuole continuare a cooperare con il re con le sue chiese, scuole ed istituzioni ecclesiastiche che lavorano in campi spirituali, culturali e umanitari a servizi della popolazione giordana, così come nel rafforzare i valori di pace, dialogo e convivenza.

Concludendo il messaggio, il Patriarca ha auspicato che la Giordania “porti avanti il suo messaggio di essere una oasi di incontro per ogni essere umano”.

                                                FOCUS AMERICA LATINA

Venezuela, il World Food Program collabora con la Chiesa per nutrire un milione e mezzo di bambini

Il Cardinale Baltazar Porras, arcivescovo di Merida e amministratore di Caracas, ha incontrato lo scorso 20 aprile Davd Beasley, direttore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite.

Beasley è arrivato in Venezuela il 18 aprile per avviare le operazioni dell’agenzia ONU nel territorio, e l’incontro con il cardinale è parte di una sua agenda istituzionale di alto livello. Tra questi, l’incontro con il Cardinale Porras, considerato molto significativo e indicativo del lavoro che la chiesa ha fatto sul territorio.

Il Cardinale Parolin celebra i cento anni di relazioni diplomatiche con El Salvador

Il 22 aprile, il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha celebrato nella cappella Borghese della Basilica di Santa Maria Maggiore una Messa per celebrare i cento anni di relazioni diplomatiche tra Santa Sede ed El Salvador. Nella sua omelia, ha anche ricordato San Oscar Romero, l’arcivescovo di San Salvador assassinato il 24 marzo 1980. Una figura, quella di Romero, “che, senza dubbio, con il suo esempio e incoraggiamento, unisce tutti i salvadoregni e infonde fede e speranza nel cuore di tanti salvadoregni e migliaia di uomini e donne di altre nazioni latinoamericane che lo venerano con tanto amore”, ha detto il cardinale Parolin.

Il Paese sta vivendo, negli ultimi tempi, una recrudescenza dei problemi sociali, e la Chiesa è come sempre in prima linea. Così, il Segretario di Stato vaticano ha ribadito l’impegno della Chiesa a collaborare con le autorità del Paese e le altre istituzioni civili del Paese, “per promuovere il pieno sviluppo spirituale e umano di ogni singolo salvadoregno”, come pure “il raggiungimento della pace e della riconciliazione, nel rispetto illimitato per promuovere il pieno sviluppo spirituale e umano di ogni singolo salvadoregno”, così come il “rispetto illimitato di tutti i diritti umani, in particolare il diritto alla vita”.

Il Cardinale Ha anche ricordato il viaggio di San Giovanni Paolo II nel Paese nel 1983.

Il Cardinale ha sottolineato che “in questi cento anni di istoria, si è cercato di favorire tutto ciò che mirava a costruire il bene comune, promuovere i diritti umani e il progresso della nazione”.

Il cardinale ha ricordato anche gli anni del conflitto armato, e messo in luce che oggi “altri flagelli, come la violenza, il degrado dell’ambiente, l’emigrazione anche di giovani e bambini con le sue gravi conseguenze in ambito personale e famigliare”, nonché la situazione creata dal COVID “ostacolano la desiderata ricerca di progresso”.

                                                FOCUS AFRICA

L’Alto Commissariato ONU per i rifugiati riconosce il lavoro della Chiesa in Africa

L’arcivescovo Buti Tihagale, OMI, di Johannesburg, è stato invitato dall’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati ad essere membro del Multi-Religious Council of Leaders, un invito che rappresenta anche un riconoscimento per il lavoro della Chiesa Cattolica in Sudafrica per le persone in cerca di asilo.

L’arcivescovo Tihaggale è responsabile per i migranti e i rifugiati del Conferenza Episcopale Sudafricana.

Il Multi-Religious Council of Leaders è stato istituito il 14 settembre 2020 dall'UNHCR, in collaborazione con Religions for Peace, ed è composto da più di 20 leader religiosi e spirituali che rappresentano le diverse tradizioni di fede del mondo. Il suo scopo è quello di affrontare le cause profonde di conflitti e spostamenti di popolazioni.

L’ultimo incontro del Consiglio si è tenuto in forma virtuale, e i leader religiosi si sono impegnati per promuovere la pace e per tutte le persone costrette con la forza a lasciare il proprio Paese.

Il mandato dei membri del Consiglio si estende fino al secondo Forum globale sui rifugiati nel 2023. Il Sudafrica accoglie diverse migranti e rifugiati, spesso non riconosciuti dalle autorità locali.

                                                     FOCUS AMBASCIATORI

Papa Francesco riceve le credenziali del nuovo ambasciatore di Nicaragua presso la Santa Sede

Il terzo ambasciatore di Nicaragua presso la Santa Sede in poco meno di un anno è una donna che è stata dal 2020 al 2021 consigliere dell’ambasciata nicaraguense presso la Santa Sede. Carmen Ortega Sotomayor, classe 1953, psicologa di formazione prima di cominciare una carriera amministrativa in diplomazia, ha presentato il 24 aprile le sue lettere credenziali a Papa Francesco.

Il primo incarico nel mondo diplomatico è stato nel 1990, quando ha preso l’incarico di prima segretaria con funzioni consolari presso l’Ambasciata di Nicaragua in Zimbabwe. Nel 1994, e fino al 2010 è stata direttore generale delle Pompe Funebri El Carmen, mentre dal 2011 al 2019 è stata impiegata amministrativa dell’ambasciata del Nicaragua in Iran. Da lì, l’incarico in Vaticano, come consigliere a fianco dell’ambasciatore Bautista Lara.

Questi ex vicedirettore della polizia nazionale del Nicaragua era stato nominato nell’agosto 2020 nominato ambasciatore del Nicaragua presso la Santa Sede. È stato destituito dal suo incarico il 12 febbraio, attraverso un “accordo presidenziale” pubblicato nella gazzetta ufficiale nicaraguense. Bautista Lara aveva sostituito nell’incarico Karol Suyen Paguaga Estrada, destituita a luglio 2020 dopo solo quarantasei giorni nella carica.

Si congeda l’ambasciatore di Romania presso la Santa Sede

Il 22 aprile, l’ambasciatore Liviu-Petru Zapirtan, che rappresentava la Romania presso la Santa Sede, è stato da Papa Francesco in visita di congedo. Era ambasciatore presso la Santa Sede dal 2016.

Accademico e diplomatico di carriera romeno, ambasciatore di Romania presso il Gran Ducato di Lussemburgo dal 1996 al 2000, Zapirtan è stato anche direttore della scuola dottorale di Filosofia Politica dell’Università Babes-Bolyai, professore invitato in varie accademie e Cofondatore dell’Istituto italo-rumeno di studi storici dell’Università  “Babeş-Bolyai” Cluj.

Ha avuto un ruolo fondamentale nella decisione del Papa di visitare la Romania dal 31 maggio al 2 giugno 2019, ed è stato centrale anche nell’organizzazione della visita.

In una intervista alla vigilia del viaggio, Zapirtan aveva parlato dei “rapporti eccellenti tra la Santa Sede e la Romania”, delineati dalle visite ufficiali del Presiedente della Romania e del Primo-ministro che hanno incontrato Papa Francesco. Ci sono poi quasi 300 parrocchie ortodosse in Italia ospitate dalla Chiesa Cattolica dove i romeni cristiani possono celebrare il servizio religioso. Ci sono anche gli studenti romeni nelle università pontificie, gli scambi scientifici e culturali tra noi. Personalmente sono felice di poter contribuire allo sviluppo di queste relazioni diplomatiche che l’anno prossimo compiranno 100 anni dal loro allacciamento”.

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