Diplomazia pontificia, la Santa Sede al Consiglio dei Diritti Umani

Sia il Cardinale Parolin che l’arcivescovo Gallagher parteciperanno al 46esimo Consiglio dei Diritti Umani. Le ragioni di una presenza

Il Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra
Foto: HRC - FB
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Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, parteciperà ad un evento sulla fraternità umana ad aprilr.  L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati parteciperà al 46esimo Consiglio dei Diritto Umani. Gallagher ndirizzerà anche un intervento alla Conferenza per il Disarmo, il primo di un “ministro degli Esteri” vaticano all’assise.

Sono due eventi che dimostrano come la Santa Sede stia puntando moltissimo sul multilaterale. D’altronde, Papa Francesco aveva dato una forte direzione verso il multilaterale già nel discorso di inizio anno al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede del 2020, e in quell’anno aveva nominato un sottosegretario per i Rapporti con gli Stati dedicato solo alle relazioni multilaterali, nella persona di Francesca De Giovanni.

La settimana è stata caratterizzata dal discorso di inizio anno al Corpo Diplomatico, previsto inizialmente per il 25 gennaio e rinviato a causa della sciatica del Papa. Alcuni ambasciatori non residenti, presenti a Roma in quella circostanza, hanno avuto incontri in Segreteria di Stato.

La Santa Sede è intervenuta anche ad una sessione speciale sul Myanmar a Ginevra, mentre Papa Francesco ha inviato un messaggio per la Giornata Internazionale de Legumi alla FAO.

                                                FOCUS MULTILATERALE

Il Cardinale Parolin ad un evento sulla fraternità umana

È in preparazione un grande evento, con cinque direttori generali delle Nazioni Unite, quello che vedrà protagonista il Cardinale Pietro Parolin il prossimo 15 aprile. Un evento tutto dedicato alla Fraternità Umana, che vedrà anche la presenza di Mohammed bin Abdul Karim al Issa, segretario generale della Lega Mondiale Musulmana, che più volte è stato in visita in Vaticano. Lo scorso novembre, poi, una delegazione della Santa Sede guidata dall’arcivescovo Ivan Jurkovic, osservatore permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra. L’arcivescovo Jurkovic ha presentato il libroLa promozione del dialogo interculturale e interreligioso come uno strumento di pace e fraternità”.

L’arcivescovo Gallagher al Consiglio dei Diritti Umani

Ai lavori della 46esima sessione del Consiglio dei Diritti umani parteciperà, collegato dal Vaticano, anche l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, che interverrà durante l’High Level Segment del 23 febbraio. L’intervento dovrebbe affrontare i temi propri della Santa Sede al Consiglio: la libertà religiosa, il tema del fondamento dei diritti umani e dei valori, il diritto alla vita.

Nato nel marzo 2006, il Consiglio dei Diritti Umani è un organo sussidiario dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e opera a stretto contatto con l’Alto Commissario per i Diritti Umani Il Consiglio è composto da 47 Stati, rappresentativi di tutti i continenti ed eletti per un periodo di tre anni.

L’arcivescovo Gallagher alla Conferenza sul Disarmo

Il 24 febbraio, l’arcivescovo Gallagher parteciperà alla Conferenza sul Disarmo. Nell’anno in cui è stato ratificato il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari, sul quale la Santa Sede ha anche votato in assemblea generale in una mossa che, mettendo da parte il ruolo di osservatore, ha testimoniato l’importanza della questione per la diplomazia del Papa, l’arcivescovo Gallagher andrà a portare il punto di vista della Santa Sede.

Istituita nel 1979 a seguito della prima Sessione Speciale sul Disarmo dell’Assemblea Generale dell’ONU, la Conferenza sul Disarmo è il più importante foro multilaterale per i negoziati in materia di disarmo e di non proliferazione. La Conferenza ha sede a Ginevra, ed è costituita da 65 Paesi membri e 25 Stati osservatori, tra cui cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, gli Stati dotati di armamento nucleare e tutti i Paesi militarmente più significativi.

La Santa Sede supporta la strada del disarmo integrale, che è parte della dottrina sociale della Chiesa. Recentemente, Papa Francesco ha chiesto nella Fratelli Tutti di creare un fondo per i poveri a partire dai soldi risparmiati per gli armamenti, riprendendo una proposta di Paolo VI per la Populorum Progressio. In diversi consessi, la Santa Sede ha anche notato che la dottrina della “deterrenza mutua” in fatto di armamenti non crea più sicurezza, ma minore sicurezza. Il tema è stato affrontato anche sulla Conferenza Internazionale sul Disarmo Nucleare che si è tenuta in Vaticano nel 2017.

Il rapporto Santa Sede – Organizzazione Internazionale delle Migrazioni

Nel discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede dello scorso 8 febbraio, Papa Francesco ha anche sottolineato l’apprezzamento per “tutti gli sforzi compiuti in favore dei migranti e appoggia l’impegno dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), di cui quest’anno ricorre il 70° anniversario della fondazione”. Ma, ha aggiunto il Papa, questo deve avvenire “nel pieno rispetto dei valori espressi nella sua Costituzione e della cultura degli Stati membri in cui l’Organizzazione opera”.

L’accenno non è di poco conto. La Santa Sede è membro dell’OIM dal 2011, e in quel foro ha posto speciale attenzione per i diritti dei migranti. Ma è quello stesso foro che, sempre di più, ha cominciato a legare lo studio delle migrazioni anche alla questione del gender, cui è dedicata una intera sezione sul suo sito ufficiale. Lì si legge che “è cruciale comprendere come il gender interagisca con le migrazioni”.

La Santa Sede ha più volte posto l’accento sul problema, anche durante i negoziati per il Global Compact sui Rifugiati, in cui si è notato come si rischiava di creare una “sottocategoria” di rifugiati, quelli definiti attraverso il loro orientamento sessuale.

Lo stesso tema è stato affrontato più volte dalla Santa Sede nelle riunioni del Comitato Esecutivo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, di cui è membro. È un tema sempre presente nelle discussioni della Santa Sede, parte di un dibattito forse trascurato nella stesura dell’Instrumentum Laboris del Sinodo sui giovani del 2018, documento vaticano dove per la prima volta in un documento pontificio è stata inclusa la dizione LGBT.

Si riferiva a questo Papa Francesco quando sottolineava, sempre nel discorso al Corpo Diplomatico, che la Santa Sede “resta fedele ai principi enunciati nella Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati e al Protocollo del 1967, che stabiliscono la definizione legale di rifugiato, i loro diritti, nonché l’obbligo legale degli Stati a proteggerli”.

La Santa Sede all’ONU di New York: l’impegno per le nazioni meno sviluppate

Lo scorso 8 febbraio, si è tenuta alle Nazioni Unite di New York la sessione organizzativa del comitato preparatorio per la Quinta conferenza delle Nazioni Unite sulla Nazioni Meno Sviluppate. L’arcivescovo Gabriele Giordano Caccia è intervenuto a nome della Santa Sede, mettendo in luce quattro aree di intervento ritenute cruciali oggi per sviluppare un Programma di Azione che sia consistente con gli obiettivi e possa portare fuori anche dalla crisi della pandemia.

La prima area di intervento, per la Santa Sede, è lo sradicamento della povertà, che era già drammatica prima della pandemia nelle 47 nazioni meno sviluppate, e che ora ha vissuto una recrudescenza a causa del COVID.

La seconda area di attenzione è l’agricoltura e lo sviluppo rurale, che sono la base per promuovere crescita economica sostenibile ed inclusiva nei Paesi sottosviluppati. A questo proposito, l’arcivescovo Caccia ricorda anche la recente donazione della Santa Sede all’IFAD nell’ambito di un nuovo processo di fundraising, e la mette in luce come un segno dell’impegno della Santa Sede a sradicare la fame nel mondo.

La terza area di attenzione è quella del cambiamento climatico, il degrado ambientale e i disastri naturali. È un tema collegato all’agricoltura, perché – dice l’arcivescovo Caccia, “l’agricoltura è uno dei settori più sensibili al cambio climatico e i Paesi sottosviluppati ne sono ampiamente dipendenti”.

Infine, il programma di Azione – chiede la Santa Sede – deve essere fondato sullo sviluppo umano integrale, che “portato avanti attraverso sforzi comuni e concertati”, include “non solo lo sviluppo economico delle nazioni povere e la sistemazione delle loro vulnerabilità strutturali, ma anche l’investimento nelle persone, assicurandosi che ogni donna, uomo o bambino possano realizzare pienamente il loro potenziale”.

La Santa a Ginevra, riunione speciale sul Myanmar

La situazione in Myanmar è stata oggetto di una sessione speciale del Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra il 12 febbraio. L’arcivescovo Ivan Jurkovic, osservatore permanente della Santa Sede presso le organizzazioni internazionali, ha sottolineato nome della Santa Sede l’attenzione per quanto sta accadendo in Myanmar, nazione che il Papa ha visitato nel 2017.

“La Santa Sede – ha detto l’arcivescovo – implora che quanti hanno responsabilità nella nazione pongano loro stessi e le proprie azioni con sincera volontà al servizio del bene comune, dei diritti umani e civili e fondamentali e della coesistenza pacifica”.

L’arcivescovo Jurkovic ha poi aggiunto che la Santa Sede “invita tutti a mettere da parte ogni cosa che sta nel mezzo di un indispensabile processo di dialogo e di mutuo rispetto della dignità umana”, e spera “per una pacifica risoluzione delle attuali tensioni”, rimanendo fiduciosa “che un ulteriore dialogo possa portare avanti questa tanto desiderata pace”.

Papa Francesco alla FAO

Il 12 febbraio si celebra la Giornata Internazionale dei Legumi. Con un messaggio firmato dall’arcivescovo Gallagher, Papa Francesco ha fatto avere un messaggio alla FAO per celebrare la ricorrenza, in cui si sottolinea che i legumi sono un “alimento nobile con un enorme potenziale per rafforzare la sicurezza alimentare a livello mondiale” , e che purtroppo ci sono “moltissime persone, tra cui molti bambini, che non possono accedere ai mezzi di sussistenza base e mancano di alimenti sani e sufficienti”.

Papa Francesco sottolinea che “consumare diete salubri dovrebbe essere un diritto universale”, e per questo chiede agli Stati politiche di educazione pubblica che promuovano l’incorporazione di alimenti nutritivi” in ogni realtà”.

 

 

 

                                                FOCUS SEGRETERIA DI STATO

Il Cardinale Parolin sulla visita in Camerun

Il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha concesso una intervista al portale Fine Settimana a seguito della sua visita in Camerun, dove il Cardinale Parolin ha anche toccato con mano la crisi anglofona nel Paese durante una visita a Bamenda, dove è andato a imporre il pallio all’arcivescovo Andrew Fuanya Nkea.

Nell’intervista, il Cardinale ha parlato di una situazione che “rimane abbastanza critica: strade dissestate, gente sfollata, case e scuole bruciate, difficoltà di spostarsi a causa delle bande armate degli amba boys, ormai dedite al banditismo e all’estorsione. È importante che essi accettino di deporre le armi e reintegrarsi alla vita normale. Il governo ha già aperto dei centri destinati a questo scopo e dovrà impegnarsi soprattutto ad offrire prospettive di lavoro”.

Il cardinale ha poi spiegato che “il dialogo con le autorità dello stato sulla situazione delle regioni anglofone è stato arricchito dall’incontro avuto con la Conferenza episcopale e dalle conversazioni con l’arcivescovo di Bamenda, che conosce, perché le condivide, le difficoltà del popolo a lui affidato. Papa Francesco ci ha aiutati molto in questo ascolto delle Chiese locali”.

Parlando delle crisi in Africa, il Cardinale ha enumerato in particolare le crisi del Sahel (nord-est della Nigeria, Burkina Faso, Mali e Niger), della Somalia, della regione di Cabo Delgado in Mozambico, del Tigray in Etiopia, del Sud Sudan e alla Repubblica Centroafricana, ma anche “le recenti crisi umanitarie nell’Africa sub-sahariana dovute ai cambiamenti climatici, alla carenza alimentare e alla diffusione del Covid-19”. 

Tra le missioni da ricordare, il Cardinale – che ha sottolineato di portarsi dentro soprattutto l’incontro con le Chiese locali – ha elencato quella in Iraq del Natale 2018 e quella più recente a Beirut dopo l’esplosione al porto.

Gli incontri in segreteria di Stato

Lo scorso 26 gennaio, Rahman Mustafayev, ambasciatore di Azerbaijan presso la Santa Sede, si è incontrato in Segreteria di Stato con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher in Segreteria di Stato. Secondo un tweet dello stesso ambasciatore, l’Azerbaijan “apprezza ampiamente la posizione bilanciata della Santa Sede durante la guerra dei 44 giorni, e supporta pienamente il suo appello per la riconcilizione, il dialogo e la cooperazione”.
Papa Francesco ha menzionato il conflitto nel Caucaso meridionale nel suo discorso di inizio anno agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede. Il riferimento è al conflitto in Nagorno Karabakh tra Armenia e Azerbaijan, conclusosi con un accordo doloroso per l’Armenia. La Santa Sede segue con attenzione la situazione, e anche le denunce di un “genocidio culturale” che starebbe avvenendo ai danni dei monumenti cristiani in quello che gli armeni chiamano Artsakh.

Nell’ultima settimana di gennaio, l’arcivescovo Gallagher ha anche avuto un colloquio con l’ambasciatore Etiope Henok Tefera. Questi, secondo un tweet delle tv locali, avrebbe assicurato al “ministro degli Esteri” vaticano che il governo sta permetetndo l’accesso di aiuti umanitari in Tigray, ricostruendo le infrastrutture distrutte dai terroristi, inclusi l’elettricità e le comunicazioni telefoniche.

                                                FOCUS MEDIO ORIENTE

La questione libanese: la posizione del Cardinale Rai, il punto di vista diplomatico

Il Cardinale Bechara Rai, patriarca dei Maroniti, ha chiesto nell’omelia dello scorso 7 febbraio una conferenza internazionale per il Libano. “La situazione in Libano richiede che le sue cause siano affrontate in una conferenza internazionale sponsorizzata delle Nazioni Unite”. La Conferenza, ha detto, dovrebbe cercare “di evitare attacchi sul Libano o mettere a rischio la sua legittimazione, e porre fine alla quantità di armi” sul territorio del Paese, nonché affrontare il problema “dell’assenza di una chiara autorità costituzionale che possa risolvere le dispute”, risparmiando così alla nazione “la paralisi delle autorità di governo per diversi mesi ogni volta che ci si trova davanti all’elezione di un presidente o alla formazione del nuovo governo”.

Il Cardinale ha detto che il popolo “ne ha abbastanza di guerre, armi, assassii”.

Il Cardinale ha informato Papa Francesco della situazione in Libano alla vigilia del Concistoro dello scorso 28 novembre, e il Papa ha dedicato al Libano una porzione importante del suo discorso di inizio anno agli ambasciatori.

Frattanto, l’ambasciatore libanese presso la Santa Sede, Farid Elias el-Khazen, ha dichiarato in una intervista all’agenzia INA che la Santa Sede sosterrebbe l’iniziativa francese per la crisi in Libano, vale a dire la roadmap lanciata dal presidente francese Emmanuel Macron a Beirut lo scorso 1 settembre”.

Il piano Macron prevede la formazione di “un governo di missione” per mettere in moto le riforme economiche. Secondo l’ambasciatore Khazen, "il Vaticano si avvicina alle iniziative e alle posizioni espresse in Libano, in particolare da parte del Patriarca maronita, Mons. Béchara Raï, con apertura e serietà, anche se non le commenta", ha sottolineato l'Ambasciatore Khazen, assicurando che "la Santo Sede desidera garantire il mantenimento dell'interesse generale, al fine di trovare soluzioni alle crisi ". “Il Vaticano sostiene l'iniziativa francese, così come qualsiasi iniziativa che possa aiutare a far uscire il Paese dalla sua situazione critica, ha aggiunto il diplomatico. La Santa Sede non risparmierà sforzi in questa direzione", ha detto l’ambasciatore”.

Commentando il discorso di Papa Francesco agli ambasciatori, l’ambasciatore -Khazen ha sottolineato che il Papa “ha concentrato il suo intervento sull’importanza della stabilità del Paese e sugli impegni che questa implica a livello nazionale e internazionale”.

Il Cardinale Sako ha incontrato l’ambasciatore di Iraq in Italia

Il 2 febbraio, il Cardinale Rafael Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, ha incontrato Safia al-Suhail, ambasciatore di Iraq in Italia. I due hanno parlato dell’importanza storica dela prossima visita di Papa Francesco in Iraq (in programma dal 5 all’8 marzo). Patriarca e ambasciatore – si legge in un comunicato del Patriarcato caldeo - si sono augurati che le parole del Papa possano rafforzare i legami di pacifica convivenza tra le varie componenti del popolo iracheno”.

                                                FOCUS EUROPA

Il nunzio in Russia ha visitato la Casa don Bosco

Il 3 febbraio, l’arcivescovo Giovanni D’Aniello, nunzio apostolico in Russia, ha visitato la “Casa Don Bosco Bosco”, struttura salesiana in Russia frequentata completamente da autoctoni. Dopo aver celebrato la Messa e aver ascoltato le testimonianze di alcuni ex allievi, il nunzio ha ricevuto in regalo un quadro ricamato con perline e un concerto festivo degli alunni.

Prima di andare via, l’arcivescovo D’Aniello ha ringraziato per l’opportunità di poter conoscere le attività del centro.

Austria – Santa Sede, scambiati gli strumenti di ratifica della convenzione patrimoniale

Il 10 febbraio, Il Cardinale Parolin e l’ambasciatore di Austria presso la Santa Sede Franziska Honsowitz-Friessnigg, si sono scambiati nella Sala dei Trattati del Palazzo Apostolico Vaticano gli strumenti di ratifica del VII accordo addizionale alla Convenzione per il Regolamento dei Rapporti Patrimoniali.

L’accordo era stato siglato lo scorso ottobre. L’accordo fu stabilito nel 1960, per compensare la Chiesa delle confische di proprietà del tempo nazionalsocialista. Quello firmato il 12 ottobre è il settimo contratto aggiuntivo, e sono tutti contratti che tengono conto delle variazioni degli indici dei prezzi.

Questo settimo contratto prevede un corrispettivo annuo di 20.754 milioni di euro a partire dal 2018, vale a dire 3.459 milioni di euro in più rispetto al sesto contratto. I precedenti contratti prevedevano un importo fisso per i pagamenti annuali, con l’intesa che se i prezzi fossero aumentati del 20 per cento si sarebbe concluso un altro contratto aggiuntivo. La procedura è stata sempllificata con il VII contratto aggiuntivo. 

Alla ratifica, erano presenti l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati, i Monsignori Joseph Murphy, Capo del Protocollo, Vincenzo Turturro e Luciano Alimandi, e il Signor Patrick Kyd-Rebenburg, Consigliere dell’Ambasciata d’Austria presso la Santa Sede.

                                               FOCUS AMERICA LATINA

Destituito l'ambasciatore del Nicaragua presso la Santa Sede

Francisco Javier Bautista Lara, ex vicedirettore della polizia nazionale del Nicaragua e dall'agosto 2020 nominato ambasciatore del Nicaragua presso la Santa Sede, è stato destituito dal suo incarico. 

La decisione è avvenuta con un "accordo presidenziale" pubblicato il 12 febbraio nella Gazzetta Ufficiale del Nicaragua. Nel documento, il presidente Daniel Ortega ha ordinato di "terminare senza effetto la nomina del compagno Francisco Javier Bautista Lara dall'incarico di ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Rpeubblica del Nicaragua presso la Santa Sede". 

Bautista Lara aveva sostituito nell'incarico Karol Suyen Paguaga Estrada, destituita a luglio 2020 dopo solo 46 giorni come ambasciatore presso la SAnta Sede. Uno dei fondatri della Polizia Sandinista nel 1979, è stato mandato in pensione nel 2005, su decisione dell'ex presidente Enrique Bolaños.

Dopo la pensione, ha mantenuto un profilo basso, ma durante le rivolte sociali dell'aprile 2018, cominciate come proteste riguardo una riforma delle pensioni, si era schierato fortemente a favore dello status quo del presidente Ortega.

In una lettera inviata al Cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, e ai vescovi della Conferenza Episcopale Nicaraguense, Bautista Lara esortò i presuli a non chiamare "prigionieri politici" i cittadini detenuti dal regime durante le proteste, perché questi, sempre secondo l'ex vice capo della polizia, avevano "commesso delitti".

Bautista Lara lascia dunque il difficile incarico di fare da tramite tra il suo Paese e la Santa Sede, mentre da Managua non si è mancato di accusare la Chiesa di golpe e persino di attaccare le chiese

vescovi hanno fatto da mediatori, salvo poi dover fare marcia indietro quando sono stati accusati di favorire le proteste. Da allora, si sono moltiplicati gli attacchi alle chiese.

 

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