Diplomazia pontificia, in Mozambico si conclude l’accordo di pace

Alla vigilia della visita di Papa Francesco, si conclude l’accordo di pace nella nazione martoriata da 40 anni. E poi, la situazione in Siria, l’Ebola in Nord Kivu

La bandiera della Santa Sede
Foto: Archivio ACI
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Alla vigilia del viaggio di Papa Francesco in Mozambico, sono stati conclusi gli accordi di pace che chiudono tensioni che si sono protratte per oltre 40 anni. Nel frattempo, le Chiese cristiane di Damasco si incontrano per parlare della situazione in Medio Oriente, i vescovi del Costa Rica affrontano i problemi sociali del Paese, in Spagna si discute una revisione del Concordato con la Chiesa cattolica e il Cardinale Turkson è inviato da Papa Francesco in Nord Kivu, per affrontare l’emergenza Ebola.

Sono questi i principali eventi della diplomazia pontificia di questa settimana.

Accordo di pace in Mozambico

Un accordo di pace che ha posto fine a 40 anni di conflitto armato è stato firmato la scorsa settimana dal presidente del Mozambico Filipe Nyusi e il leader della Resistenza Nazionale del Mozambico Ossufo Momade. La firma arriva a poche settimane dalla visita di Papa Francesco nel Paese in viaggio apostolico.

“Questo accordo – ha affermato il presidente Nyusi – apre una nuova era nella storia del nostro Paese, nella quale nessun cittadino del Mozambico userà armi per risolvere conflitti.

La firma dell’accordo di pace ha avuto luogo di fronte al presidente sudafricano Cryil Ramaphosa e al presidente del Rwanda Paul Kagame, che hanno fatto da facilitatori. L’accordo prevede la celebrazioni di elezioni generali il prossimo 15 di ottobre, alcune settimane dopo la visita di Papa Francesco nel Paese, che avrà luogo dal 4 al 6 settembre nell’ambito di un ampio viaggio dal toccherà anche le Isole Mauritius e il Madagascar. Il tema del viaggio di Papa Francesco in Mozambico è “Speranza, pace e riconciliazione”.

Il cammino per raggiungere la pace è stato lungo. Filipe Nyusi è capo del Fronte di Liberazione del Mozambico, un partito ex guerrigliero di stampo marxista che è stato al potere per 40 anni. Tra il 1977 e il 1992, il Fronte si è scontrato con la Resistenza Nazionale del Mozambico in una sanguinosa guerra civile che ha mietuto circa un milione di morti.

Nel 1992, il conflitto ha avuto termine nel 1992 grazie agli accordi di Roma, facilitati dalla Comunità di Sant’Egidio. Gli accordi regolarizzavano la Resistenza Nazionale del Mozambico, che veniva così inglobata nel sistema democratico e diventava così il più grande partito di opposizione. La tensione, tuttavia, non fu mai risolta del tutto. Nel 2014, la Resistenza Nazionale rifiutò i risultati elettorali e tornò alle armi. Si raggiunse una tregua temporanea solo nel 2016, con la quale il governo accettava di revisionare la costituzione, mentre la Resistenza Nazionale accettava di essere demilitarizzata. Il disarmo del partito è stato definitivamente avviato nell’agosto 2018.

Le Chiese cristiane di Damasco: un incontro per parlare di Siria

Lo scorso 12 agosto, i capi delle Chiese Cristiane di Terrasanta si sono incontrate nel monastero di Mar Aphrem, su invito di Ignatius Aphrem, patriarca di Antiochia e capo della Chiesa siro ortodossa. Hanno partecipato all’incontro il patriarca greco ortodosso di Antichia Giovanni X e il patriarca melchita di Antiochia Joseph Absi. Era presente anche il Cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria.

Durante l’incontro, è stata discussa la situazione generale nella regione e il modo in cui gli anni passati della crisi abbiano colpito i popoli in generale e i cristiani in particolare.

Si è sottolineata la preoccupante diminuzione dei cristiani in Siria a causa dell’emigrazione, e si è messo in luce come i cristiani siano un componente essenziale del milieu sociale della regione, dove sono stati presenti per secoli.

Per quanto riguarda la Siria, i padri hanno enfatizzato l’unità del popolo siriano e la loro solidarietà e l’importanza che tutti i componenti della società siriana partecipino nell’elaborare una visione comune per il futuro della loro nazione.

I vescovi del Costa Rica intervengono sulla situazione sociale

La conferenza Episcopale del Costa Rica si è incontrata nella sua assemblea generale dal 5 al 9 agosto, per parlare della situazione nel Paese. In un messaggio diffuso al termine dell’incontro, i vescovi hanno incoraggiato il dialogo sociale in corso nella nazione.

Dopo le manifestazioni popolari, è stato infatti avviato un dialogo tra governo e società civile appoggiato dagli stessi vescovi, i quali ricordano che l’avvio di dialoghi di tipo sociale dovrebbe portare la speranza di portare frutto, superando “i possibili ostacoli per dare un giusto esito allo sciopero attuale del settore sanitario”.

I vescovi sottolineano anche il fatto che “sono urgenti opportunità di lavoro per i nostri giovani e donne, specialmente delle campagne e delle zone litoranee depresse per la povertà”, perché il tasso di disoccupazione ha toccato tra ottobre e dicembre il 12 per cento, cui si aggiungono 60 mila persone uscite dal mercato del lavoro, che portano la disoccupazione al 13,4 per cento.

I vescovi chiedono scelte di “giustizia economica” e riflettono sulla “forza di unificazione” della religione, mentre tale dimensione rischia di diventare piuttosto un aspetto privato e intimistico. “La fede in Cristo – riflettono – ci porta a impegnarci nella trasformazione della società a partire dai principi della carità, della giustizia e della verità. Tocca a noi suscitare i cambiamenti positivi di cui ha bisogno il Paese, rinunciando ai privilegi che possono essere legali, ma lontani dalla solidarietà. È qui che lo spirito di sacrificio e rinuncia mostra corrispondenza con chi ha meno”.

Una lettera del ministro della Cultura serbo al Cardinale Ravasi

Alcuni vescovi di etnia albanese hanno celebrato la scorsa settimana una Messa sui resti di una Chiesa ortodossa nella località di Novo Brdo, in Kosovo. Un gesto che non è passato inosservato alle autorità serbe. Così, il ministro della Cultura della Serbia, Vladan Vukosavljevic, ha inviato un messaggio al cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura e della Pontificia commissione di archeologia Sacra, proprio riguardo la celebrazione della Messa.

La lettera – secondo una nota del ministero degli Esteri serbo - onsegnata nel corso di una visita di Vukosavljevic presso la nunziatura apostolica a Belgrado. 

Il ministro ha chiesto al Cardinale Ravasi di avviare una iniziativa per fare in modo che "il clero cattolico albanese nel territorio dell'autoproclamato (e non riconosciuto dai nostri due Stati) 'Stato del Kosovo' non provochi in questo modo e senza necessità la tensione e non dissacri la fede e i monumenti culturali e storici del popolo serbo, la cui origine, finalità e tradizione sono state ampiamente documentate nella letteratura professionale internazionale".

Vukosavjevic, secondo una nota del ministero degli Affari Esteri, ha infine ricordato che la Serbia e la Santa Sede coltivano una positiva cooperazione ed espresso l'auspicio che il contenuto della lettera possa essere trasmesso agli incaricati della politica estera nella Curia romana.   

Il Cardinale Turkson inviato da Papa Francesco in Nord Kivu

Lo scorso 11 agosto, il Cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale, ha celebrato messa nella diocesi di Butembo-Beni, in Nord Kivu.

Il Cardinale è stato inviato da Papa Francesco per verificare la difficile situazione creata dall’epidemia di Ebola, che ora sembra essere passata. Nella regione, l’Ebola ha causato oltre 1800 morti.

Il Cardinale Turkson, che era accompagnato dal professor Stich, esperto tedesco in malattie infettive, ha anche letto un messaggio del Papa, in cui si invitavano – tra l’altro – le autorità di sicurezza sanitarie a fare meglio.

I vescovi della Repubblica Democratica del Congo: “La crisi nel nostro Paese è etica”

Dopo che nella Repubblica Democratica del Congo si è raggiunto un difficile accordo che ha portato alle elezioni presidenziali, i vescovi del Paese hanno levato ancora una volta la voce, sottolineando, in un messaggio inviato al Primo Ministro Sylvestre Ilunga Ilunkmba, che “la crisi nel nostro Paese è soprattutto etica”

In un memorandum inviato lo scorso 9 agosto, i vescovi hanno ricordato al ministro dell’interno la situazione sociale del Paese, in cui “la disoccupazione persiste, la scolarizzazione e l'accesso alle cure mediche sono un lusso per molte famiglie. Migliaia di persone, tra cui un numero impressionante di bambini, vivono in una grave insicurezza alimentare, in un paese con terreno fertile e ricco di abbondanti risorse naturali”.

I vescovi hanno notato che la crisi viene anche dal fatto che “i diversi sistemi di governo che si sono succeduti non hanno posto gli interessi dei congolesi al centro delle loro occupazioni politiche”, e hanno notato che i congolesi stessi, nelle elezioni del 2018, hanno “colto l’opportunità di esprimersi chiaramente per una vera rottura con il vecchio sistema di governo, al fine di avere i nuovi leader che lo avrebbero messo al centro delle loro preoccupazioni”.

Alla fine della firma del solenne accordo di coalizione tra il Fronte comune per il Congo (CFC) e il Capo per il cambiamento (CACH), il Primo Ministro Sylvestre Ilunga Ilunkamba ha appena iniziato le consultazioni con le varie forze politiche e vivido della nazione, al fine di assoggettare alla possibile approvazione del Capo dello Stato una prima bozza di persone che avranno la pesante responsabilità di raddrizzare il paese.

Per l'episcopato congolese, l'approccio del Primo Ministro "riflette la considerazione [lui] del ruolo che il CENCO svolge [nella RDC], nonché la presenza e l'impegno della Chiesa cattolica nella Repubblica Democratica del Congo. Congo ". 
Il CENCO accoglie con favore queste consultazioni [esprimendo anche la volontà del Primo Ministro] di "collaborare con [i Vescovi congolesi] per il benessere del popolo".

In Spagna, un movimento per denunciare il Concordato?

Il governo socialista spagnolo ha smesso le manovre per denunciare e revisionare il Concordato con la Chiesa cattolica?

La revisione è parte delle promesse fatte da Pedro Sanchez nel 2014, quando prese la leadership del PSOE, il partito socialista spagnolo.

Il Concordato, siglato nel 1979, definisce lo status giuridico della Chiesa Cattolica del Paese.

La questione del Concordato è però apparentemente fuori dal programma elettorale di Sanchez per le elezioni 2020, una novità assoluta se si pensa che il tema è stato un cavallo di battaglia socialista dal 1998.

Ad ogni modo, da quando il PSOE ha preso in mano il governo, molte sono state le mosse contro la Chiesa cattolica. Sanchez ha detto di voler reclamare i “beni di dominio pubblico” di proprietà della Chiesa secondo la “Legge ipotecaria franchista” riformata dal governo nel 1998 e utilizzata fino al 2015. Ne hanno parlato anche la vicepremier Carmen Calvo con il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, nell’ambito di un colloquio durante il quale si è trattato pure del tema dell’inumazione di Francisco Franco.

Da parte sua, la Chiesa cattolica ha aperto alla possibilità di negoziare con il governo la lista dei beni immatricolati, e il governo ha cominciato a fare una lista dei beni di dominio pubblico registrati dalla Chiesa che ammonterebbe a circa 3000 immobili.-

Promozione alla nunziatura di Kiev

Monsignor Joseph Grech, segretario della nunziatura apostolica in Ucraina, è stato promosso Consigliere di nunziatura, ed è stato destinato da Papa Francesco alla Missione Permanente della Santa Sede presso le organizzazioni internazionali a Vienna. Il nuovo segretario della nunziatura in Ucraina è monsignor Sebastiano Sanna.

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