Diplomazia pontificia, pace in Corea e concordia nei Balcani nell'agenda della settimana

Il ministro degli Esteri coreano Kang Kyung-wha con il "ministro degli Esteri" vaticano Richard Paul Gallagher durante il loro incontro nel palazzo apostolico
Foto: Ambasciata di Corea presso la Santa Sede
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È passata quasi inosservata la visita del ministro degli Esteri coreano Kang Kyu-wha in Vaticano. Eppure, erano molti i temi importanti che si sono discussi nel bilaterale con la Santa Sede. In questa settimana, il Palazzo Apostolico vaticano ha ospitato anche Ivica Pacic, ministro degli Esteri serbo. Intanto, proseguono gli interventi della Missione ONU a New York, mentre si lavora agli accordi globali sulle migrazione, vero cuore della diplomazia pontificia quest’anno.

La visita del ministro degli Esteri Coreano

Kang Kyu-wha ha incontrato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri” vaticano, lo scorso 26 gennaio. Molti i temi sul tavolo. In particolare, la presenza di una delegazione comune di Corea del Nord e Corea del Sud alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang è considerata un ottimo auspicio per la pace nella penisola coreana.

La possibilità era stata annunciata dal rappresentante coreano alla conferenza della Santa Sede sul disarmo nucleare lo scorso novembre, ma tra i delegati, in molti avevano mostrato scetticismo. Ora che, invece, la possibilità è diventata concreta, la Corea del Sud spera che il Santo Padre darà maggiore enfasi alla questione, magari sottolineandola nel messaggio che manderà come di consueto all’inizio dei Giochi Olimpici.

Il dialogo Nord Sud è stato al centro dell’incontro, e in particolare il modo in cui questo dialogo si è sviluppato negli ultimi due anni. La Corea spera che la Santa Sede possa operare come un mediatore, e - alla vigilia della visita del presidente Trump dal Papa lo scorso 24 maggio - una piccola delegazione informale guidata dal vescovo Igino Kim Hee-jong, presidente della Conferenza Episcopale Coreana, venne in Vaticano chiedendo una mediazione tra USA e Corea del Nord sul modello di quella operata nei negoziati tra Stati Uniti e Cuba

Altro tema dei colloqui è stato il 55esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Corea del Sud: l’arcivescovo Gallagher è stato invitato a visitare la Corea del Sud per festeggiarle. Si è parlato anche di temi di interesse comune della Regione, e del viaggio del Papa in Corea nel 2014 che – ha detto la ministro degli Esteri – “ha portato conforto e speranza”.

Serbia – Vaticano rafforzano i rapporti

Dopo la visita in Vaticano del ministro degli Esteri kosovaro Thaci, il 31 gennaio è stata la volta di Ivica Dacic, ministro degli Esteri della Serbia. Le due visite, in rapida successione, hanno dei collegamenti diretti.

Durante l’incontro con la Santa Sede la scorsa settimana, Thaci ha chiesto per l’ennesima volta alla Santa Sede di riconoscere il Kosovo, ma la Santa Sede ancora non si è pronunciata, perché la situazione in Kosovo è particolarmente complessa. Tra l'altro, riconoscere il Kosovo significherebbe, per la Santa Sede, aprire un altro fronte con il mondo ortodosso serbo, dopo quello già aperto riguardo la canonizzazione del beato Cardinale Alojzie Stepinac.

Con la visita di Dacic, la Serbia ha portato i suoi ringraziamenti a Papa Francesco per non aver ceduto alle pressioni del Kosovo, che comunque è riconosciuto da 115 Stati nel mondo.

Il ministro degli Esteri Dacic si è incontrato sia con il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, che con l’arcivescovo Gallagher. Secondo il comunicato del ministero degli Esteri serbo, durante gli incontri si è parlato anche delle questioni di Metohija e del Kosovo, che la Serbia considera poco più di una provincia autonoma.

Dacic ha informato la Santa Sede dello stato dei negoziati tra Belgrado e Pristina e assicurato che la Serbia porterà avanti il dialogo. Dal canto suo, il Segretario di Stato ha messo in luce che la Santa Sede segue gli sviluppi della situazione regionale con grande interesse.

La Santa Sede all’ONU

La missione della Santa Sede alle Nazioni Unite prosegue il lavoro nei negoziati per i Global Compact su rifugiati e migranti: è stato emesso il draft 0 dell’accordo sui rifugiati, mentre la bozza per l’accordo globale sui migranti sarà a disposizione lunedì. Continua, comunque, l’attività.

Lo scorso 1 febbraio, l’Arcivescovo Bernardito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite, ha preso la parola durante la 56esima sessione della Commissione per lo Sviluppo Sociale.

Nel suo intervento, l’arcivescovo ha sottolineato che “sradicare la povertà” è un tema centrale dell’Agenda 2030 per lo sviluppo, ma che lo sviluppo sostenibile “non si può riferire ad un mantenimento a lungo termini di benefici per le nazioni sviluppate”, ma deve essere piuttosto dirotto all’inclusione dei poveri al benessere, perché “esclusione e ineguaglianza sono tra le maggiori cause di povertà”.

Ecco allora che l’eliminazione della povertà che genera l’esclusione sociale è “una parte molto importante della soluzione alle sfide della guerra, e ai conflitti che causano degrado ambientale.

Ancora su Gerusalemme

La questione dello status quo di Gerusalemme è un tema ancora vivo, e se ne parlerà di nuovo la prossima settimana, quando il presidente turco Recep Tayyp Erdogan andrà in visita da Papa Francesco. Lo scorso 25 gennaio, parlando con il Gruppo Amman per il Dialogo Futuro monsignor Mauro Lalli, chargé d’affaires alla Nunziatura Apostolica di Giordania, ha sottolineato che la Santa Sede riconosce la custodia hashemita – la dinastia regnante di Giordania – sui Luoghi Santi cristiani e musulmani.

La custodia hashemita sui Luoghi Santi era stata al centro dell’incontro tra Papa Francesco e il re di Giordania Abd Allah lo scorso 19 dicembre. Il diplomatico vaticano ha sottolineato anche che la posizione coincide con quella del re di Giordania, e che questa posizione è stata confermata nel colloquio del 19 dicembre.

Il Gruppo ha dato a monsignor Lalli una copia del piano del Gruppo su Gerusalemme, che descrive Gerusalemme come una città che ha la capacità di incorporare il più sublime valore i civilizzazione nella regione e nel mondo.

Dalla Spagna: le parole del nunzio da decano dei diplomatici

I diplomatici della Santa Sede hanno “diritto di decananza”, e non fa eccezione la Spagna, dove il decano del corpo diplomatico è l’ambasciatore del Papa. Lo scorso 31 gennaio, l’arcivescovo Renzo Fratini, nunzio di Spagna, ha preso la parola come decano al tradizionale ricevimento offerto dalla Famiglia Reale agli ambasciatori stranieri accreditati presso la Spagna.

Nel suo discorso, il nunzio Fratini ha mostrato “preoccupazione” per i rigurgiti indipendentisti della Catalogna, anche se non ha mai nominato espressamente la questione. “La Spagna – ha detto il nunzio – è una realtà cui non si deve espressamente rinunciare.

Nunzio apostolico in Spagna dal 2010, l’arcivescovo Fratini ha anche lodato “il posto rilevante” che occupa la Spagna nel concerto delle Nazioni, e ha valorizzato “il modo di contribuire alla costruzione di un mondo migliore” da parte di una Spagna “sempre caratterizzata da una volontà di concordia.

Chiesa ed eredità europea 

Un convegno per "Promuovere l'eredità cristiana dell'Europa" è stato organizzato il 31 gennaio dal COMECE, la Commissione della Conferenze Episcopali della Comunità Europea. Il convegno ha avuto anche lo scopo di presentare il Forum per l'Eredità Religiosa d'Europa, il network europeo chiamato a proteggere i luoghi di culto nel continente.

"La Chiesa - ha sottolineato padre Oliver Poquillon, segretario generale del COMECE - ha una dimensione spirituale, ma è anche un attore chiave nello sviluppare la cultura. Si tratta di un chiaro esempio di unità nella diversità, che è quello che vuole essere l'Europa".

Tra gli interventi, quello del vescovo Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio per la Cultura, il quale ha spiegato la sfida recata dallo sviluppare la cultura in un contesto di analfabetismo religioso e sottolineato che il rischio è quello di perdere chiavi di interpretazione per comprendere la propria cultura.

L'arcivescovo Alain Lebeaupin, nunzio apostolico presso l'Unione Europea, ha sottolineato che una delle maggiori opportunità offerte dall'Anno Europeo per l'Eredità Culturale è di espolarare la diversità di culture nella Unione Europea

Il progetto del Forum for Religious Heritage include una serie di buone pratiche tese a promuovere l'eredità cristiana in Europa. Tra queste, un pellegrinaggio sulle orme di San Colombano, le meditazioni nella cattedrale di Chartres e la tradizione vivente delle Via Crucis nella regione Samogitia in Lituania - nazione che sarà oggetto di un viaggio papale il prossimo settembre.  

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