Diplomazia pontificia, Papa Francesco invitato in Indonesia

Il viaggio in Africa è saltato, e così sarà probabilmente anche per il viaggio in Canada. Ma Papa Francesco continua a ricevere inviti

Papa Francesco incontra il ministro per gli Affari Religiosi indonesiano Quoman
Foto: Vatican Media
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Proprio mentre le condizioni di salute di Papa Francesco sono deteriorate al punto che il Papa ha dovuto rinunciare per ora al viaggio in Africa, arriva un altro invito per un viaggio che potrebbe essere interessante: quello in Indonesia, per il cosiddetto G20 delle religioni.

Nel corso della settimana, Santa Sede e Repubblica Democratica del Congo hanno definito l’applicazione dell’accordo quadro per implementare gli accordi bilaterali e il nunzio in Lituania difende il Papa dall’accusa di essere filorusso. Un altro tema, che potrebbe avere conseguenze diplomatiche: l’assenza di un cardinale cinese, ma anche quella di un cardinale proveniente dall’Ucraina, per esempio. Andiamo con ordine.

                                                FOCUS PAPA FRANCESCO

Papa Francesco invitato in Indonesia

Il viaggio in Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan del 2 – 7 luglio prossimi è stato posticipato, e forse sarà anche il destino del viaggio in Canada, previsto dal 26 al 30 luglio. Eppure Papa Francesco continua a ricevere inviti.

Dopo il Kazakhsatn, che quasi ha dato per certo il viaggio quando ancora nemmeno è ufficializzato, è l’Indonesia ad invitare Papa Francesco per il G20 delle religioni.

Da notare che l’Indonesia era candidata ad un viaggio papale nel 2020, poi rimandato a causa della pandemia.

L’invito al Papa è arrivato da Yaqut Cholil Quomas, ministro indonesiano per gli Affari Religiosi.

“L'invito - ha spiegato Quomas nel corso di un incontro tenutosi all’ambasciata indonesiana presso la Santa Sede – che abbiamo formulato al papa è quello di partecipare alla conferenza interreligiosa internazionale Religion-20". Si tratta di un appuntamento che l’Indonesia organizzerà nell’ambito della presidenza di turno del G20, che avrà il suo momento culminante nel vertice dei capi di Stato e di governo in programma a Bali il 30 e 31 ottobre 2022.

Paolo VI fu il primo Papa a visitare l'Indonesia, facendo tappa a Jakarta nel dicembre 1970.  Nel 1989, Giovanni Paolo II visitò Jakarta, Yogyakarta e Flores.

Il ministro Quomas – che aveva già incontrato papa Francesco nel 2019 - ha riferito di aver parlato al Papa dell’impegno a “mantenere la tolleranza e la pace tra le sei religioni principali e le altre religioni locali previsto dalla Costituzione indonesiana”, e di aver portato “i saluti della comunità cattolica indonesiana e dei vescovi indonesiani che sono ansiosi di incontrarlo di persona. Pregano per la Sua salute - ha concluso - e sperano di poter accogliere Sua Santità in Indonesia”.

Papa Francesco, la crisi umanitaria in Colombia

Il vescovo Juan Carlos Barreto di Quibò, in Colombia, ha chiesto a Papa Francesco di intervenire per risolvere la crisi umanitaria del Chocò, dove da mezzo secolo imperversa una guerra civile.

Il vescovo Barreto ha fatto questa richiesta al Papa lo scorso 4 giugno, in occasione dell'udienza concessa ai membri della "Casa hogar Deutschland e.V", che svolgono un'opera di assistenza alle ragazze e alle donne nelle regioni in conflitto del Chocó,. sostenendo alcuni progetti umanitari nella zona.

Il vescovo Barreto ha letto una lettera a Papa Francesco, firmata anche dai Vescovi Mario de Jesús Álvarez Gómez, di Istmina-Tadó, e Hugo Alberto Torres Marín, di Apartadó.

La lettera mette in luce “la bellezza e la ricchezza” dei territori del Choco, e in particolare la biodiversità. Il Choco ha una popolazione costituita per l’80% da afrodiscendenti, il 14% indigeni e il 6% meticci. La spiritualità è fortemente influenzata dalla figura di San Francesco, cui è dedicata la cattedrale e diverse altre chiese. Quibdò, capitale del Chocò, era stata indicata dalla Conferenza Episcopale come possibile tappa del viaggio del Papa in Colombia nel 2017.
“In mezzo a tanti valori – si legge nella lettera - la popolazione del Chocò vive una drammatica crisi umanitaria e dei diritti umani”. I vescovi denunciano che nel Chocò il 64% dei suoi abitanti vive nella povertà, e che la crisi affonda le sue radici “nell'abbandono da parte dello Stato, nelle azioni perverse dei gruppi armati, nella debole attuazione dell'Accordo di Pace e negli interessi di vari gruppi economici. Il Pacifico colombiano, come altre regioni del paese, è diventato una scena di guerra e illegalità che distrugge la vita di persone e comunità".

La Chiesa, come sempre, è in prima linea nell’aiutare le comunità, che devono affrontare lo sfollamento forzato, il rischio delle mine antipersona, il reclutamento dei minori, gli omicidi, le estorsioni e altri crimini. Negli ultimi dieci anni, nella sola Quibdò sono morti più di mille giovani, soprattutto nelle comunità indigene.
“Amato Papa Francesco, il Chocó ha bisogno di condizioni di vita dignitose e chiede a gran voce il suo intervento apostolico – conclude la lettera - per il raggiungimento di due obiettivi fondamentali: un accordo umanitario e una soluzione negoziata del conflitto armato. Altrimenti la sofferenza della gente aumenterà e mieterà molte più vittime. Santo Padre, il dipartimento di Chocó la ama e desidera ardentemente la sua voce di speranza e una benedizione che sarà balsamo e forza per continuare il difficile cammino".

Papa Francesco riceve il Primo Ministro di Gibilterra

Lo scorso 6 giugno, Papa Francesco ha ricevuto in udienza Fabian Picardo, Primo Ministro di Gibilterra. Picardo ha fatto sapere che il Papa “trasmette pace e tranquillità, insieme al suo buon umore”, e ha elogiato “la saggezza delle parole” di Francesco.

Picardo è il capo del governo del Territorio britannico d'oltremare, la maggior parte dei cui residenti sono cattolici, dal 2011. Il vescovo Carmelo Zammit (72) presiede la diocesi di Gibilterra con circa 25.000 cattolici. Gli anglicani sono la seconda denominazione più grande.

                                                FOCUS AFRICA

Santa Sede – Repubblica Democratica del Congo, applicazione dell’accordo quadro

Alla vigilia del viaggio di Papa Francesco nella Repubblica Democratica del Congo, poi posticipato, lo Stato africano e la Santa Sede hanno definito le modalità e le misure di applicazione dell’accordo quadro siglato il 20 maggio 2016 e ratificato il 17 gennaio 2020 dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, e il presidente Felix Antoine Tshisekedi.

Patrick Muyaya, portavoce del governo, ha sottolineato che “dopo il lavoro realizzato da esperti del governo e quelli della Conferenza Episcopale del Congo, durante i quali sono stati analizzati quattro accordi specifici riguardo il servizio della Chiesa nella sanità e nell’assistenza medica, l’attività pastorale della Chiesa Cattolica in favore degli orfani, degli anziani e dei disabili, e l’attività pastorale della Chiesa nei penitenziari.

L’accordo sottolinea l’autonomia e l’indipendenza di Chiesa e Stato e stabilisce le il quadro giuridico delle mutue relazioni. Ora è stato adottato un progetto di decreto recante modalità e misure di applicazione dell’accordo.

                                              FOCUS UCRAINA

Guerra in Ucraina, il nunzio Kulbokas sul Papa

Fino ad ora, Papa Francesco ha fatto più di 50 riferimenti alla guerra in Ucraina. È stato in visita all’ambasciata russa presso la Santa Sede, ha avuto una conversazione telefonica con il presidente ucraino Zelensky, ha inviato i Cardinali Michale Czerny e Kondrak Krajewski a portare i suoi aiuti, e ha anche autorizzato una missione dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro degli Esteri vaticano, a Kiev.

Tuttavia, alcune dichiarazioni del Papa hanno portato a pensare che fosse filorusso. Il nunzio a Kyiv Visvaldas Kulbokas, in una intervista a La Nacion, spiega che non è così.

“L’aspetto più importante – racconta – è che il Papa è una figura molto visibile a livello mondiale, una autorittà morale, è il massimo pastore della Chiesa. Non è un politico. Cominciare ad accusarlo non solo impedisce che si aprano canali di dialogo, ma anche che diminuiscano la possibilità di soluzioni di tipo umanitario o diplomatico”.

                                                FOCUS ASIA

Nel prossimo concistoro non ci sono cardinali cinesi. Ragioni diplomatiche?

Il Cardinale Joseph Zen Zekiun è stato vescovo di Hong Kong. E, al momento, l’ultimo vescovo di Hong Kong ad essere creato cardinale. Si pensava, con un ragionamento più geopolitico che pontificio, che il Papa potesse anche premiare con la berretta rossa un vescovo cinese. Così non è stato.

Per Stanislav Stremidlovskij, analista di geopolitica, esperto in materia religiosa, in un recente articolo per "Regnum" (Geopolitica del Vaticano: perché la Mongolia è stata insignita della creazione di un suo cardinale?) ha sottolineato che probabilmente l’accordo tra Cina e Santa Sede prevedeva che il Papa si astenesse dal creare cardinali cinesi.

Tuttavia, dice ancora Sttremidlovskij, la scelta del vescovo Giorgio Marengo come nuovo porporato porta con sé dei segnali di tipo geopolitico, perché è attraverso di lui che potrebbe avvenire il dialogo con la Cina.

                                                FOCUS LIBERTÀ RELIGIOSA

Libertà religiosa

Il rapporto 2021 sulla libertà religiosa del Dipartimento di Stato degli Stati Unii è stato pubblicato il 2giugno. Il rapporto copre circa 200 nazioni, e lo ha presentato il Segretario di Stato USA Antony Blinken.

Non che le cose siano cambiate particolarmente. Il rapporto denuncia la situazione degli uiguri in Cina, il fatto che in Arabia Saudita sia illegale la pratica di qualunque fede oltre l’Islam, le leggi sulla blasfemia del Pakistan e il fatto che in Eritrea i membri di minoranze religiose sono arrestati e rilasciati solo se rinunciano alla loro fede.

Blinken ha sottolineato che “il rispetto per la libertà religiosa non è solo uno dei valori più profondi e un diritto fondamentale, ma è anche, dalla mia prospettiva, una vitale priorità di politica estera”.

Cina, Arabia Saudita, Pakistan ed Eritrea sono state tutte segnalate come “nazione di particolare preoccupazione” nell’ultimo rapporto USCIRF, mentre altre quattro nazioni (Algeria, Comore, Cuba e Nicaragua) sono entrate a far parte di una speciale lista di osservazione.

Colpisce che nel rapporto USA non si citi ai primi posti la Nigeria, dove è in atto una vera e propria guerra religiosa che è sfociata nella strage di Pentecoste. La Nigeria è stata nominata solo nel rapporto 2020, la Nigeria è scomparsa dal rapporto 2021, non venendo nemmeno menzionata come nazione nella speciale lista di osservazione.

Durante la presentazione del 2 giugno, Blinken ha anche notato che le condizioni della libertà religiosa in Afghanistan sono peggiorate sotto il governo talebano, mentre l’ISIS locale prende di mira minoranze religiose, specialmente gli sciiti hazara.

Blinken ha anche citato India e Vietnam come nazioni in cui la libertà religiosa è sotto attacco, e ha pure menzionato la Nigeria, ma solo per le leggi anti-blasfemia. Rashad Hussain, musulmano, ambassador-at-large USA per la libertà religiosa internazionale, ha deto che i cristiani sono minacciati in Nigeria.

Hussain ha idenificato tre temi del rapporto. Il primo: troppi governi abusano del loro stesso popolo. Il secondo: l’intolleranza sociale si sta tramutando in un accresciuto antisemitismo, odio anti islamico e xenofobia. Terzo: ci sono potenti segni di collaborazione sulla libertà religiosa, tra governi, società civile e leader religiosi – tra gli esempi, la dichiarazione di Marrakech del 2016.

Tra le buone pratiche citate: il fatto che il Marocco includa la storia ebraica nel suo curriculum scolastico, Taiwan facilita la ricerca di responsabilità in caso di rifiuto di permessi per ragioni di culto, il nuovo presidente di Timor Est si è impegnato a difendere i diritti delle minoranze religiose nel Paese, e l’Iraq ha fatto un gran lavoro nell’accoglienza di Papa Francesco per la sua visita del 2021.

                                            FOCUS SEGRETERIA DI STATO

Parolin – Blinken, contatto su Venezuela, Ucraina

Lo scorso 6 giugno, il Cardinale Piero Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha avuto una conversazione telefonica con il Segretario di Stato USA Antony Blinken. Ne dà notizia Ned Price, portavoce di Blinken.

Secondo il comunicato, i due “hanno discusso del Venezuela e dell’importanza delle negoziazioni tra il regime e la Piattaforma Unitaria come il miglior percorso verso la risoluzione della crisi”, e anche “le continue conseguenze globali della brutale invasione russa dell’Ucraina, inclusi i modi di affrontare la crisi alimentare globale” affermando allo stesso tempo il loro impegno “a supportare quelli che soffrono per i terribili effetti” della situazione. Parolin e Blinken hanno discusso anche “la cooperazione bilaterale su altre questioni globali di comune preoccupazione”.

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