Il Papa chiede: "Come è il nostro rapporto con Gesù?"

Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla Vecchiaia, incentra la sua riflessione sul tema “Pietro e Giovanni”

Papa Francesco, udienza generale
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla Vecchiaia, incentra la sua riflessione sul tema “Pietro e Giovanni”. "Nel nostro percorso di catechesi sulla vecchiaia, oggi meditiamo sul dialogo tra Gesù risorto e Pietro al termine del Vangelo di Giovanni", dice il Papa da Piazza San Pietro.

"È un dialogo commovente, da cui traspare tutto l’amore di Gesù per i suoi discepoli, e anche la sublime umanità del suo rapporto con loro, in particolare con Pietro: un rapporto tenero, ma non melenso, diretto, forte, libero e aperto. Un rapporto da uomini e nella verità", commenta Francesco.

"Possiamo chiederci: siamo capaci noi di custodire il tenore di questo rapporto di Gesù con i discepoli, secondo quel suo stile così aperto, così franco, così diretto, così umanamente reale? Come è il nostro rapporto con Gesù? Non siamo, invece, molto spesso tentati di chiudere la testimonianza del Vangelo nel bozzolo di una rivelazione zuccherosa, alla quale aggiungere la nostra venerazione di circostanza?", chiede il Pontefice.

Francesco spiega che "nel corso della discussione di Gesù con Pietro, troviamo due passaggi che riguardano precisamente la vecchiaia e la durata del tempo: il tempo della testimonianza, il tempo della vita".
"Con la vecchiaia vengono tutti queste malattie, non abbiamo la forza dei giovani...Ma Gesù anche nella debolezza, nella malattia e nella morte. Così come nella vita anche nella morte dobbiamo dare testimonianza. Il fine vita deve essere un fine vita di discepoli di Gesù, il Signore ci parla sempre secondo l'età che abbiamo", dice Francesco a braccio.

"Questo colloquio tra Gesù e Pietro contiene un insegnamento prezioso per tutti i discepoli, per tutti i credenti. E anche per tutti gli anziani. Imparare dalla nostra fragilità ad esprimere la coerenza della nostra testimonianza di vita nelle condizioni di una vita largamente affidata ad altri, largamente dipendente dall’iniziativa di altri - commenta ancora Francesco - ma come si rimane fedeli alla sequela vissuta, all’amore promesso, alla giustizia cercata nel tempo della nostra capacità di iniziativa, nel tempo della fragilità della dipendenza, del congedo dal protagonismo della nostra vita?".

"Gli anziani non dovremmo essere invidiosi dei giovani che prendono la loro strada, che occupano il loro posto, che durano più di noi. Accettare che la vecchiaia ti abbassa come protagonista. L’onore della loro fedeltà all’amore giurato, la fedeltà alla sequela della fede creduta, anche nelle condizioni che li avvicinano al congedo della vita, sono il loro titolo di ammirazione per le generazioni che vengono e di grato riconoscimento da parte del Signore. Imparare a congedarsi, questa è la saggezza degli anziani, in società, con gli altri, la vita degli anziani è un congedo lento ma gioioso. Sempre un sorriso ai giovani loro porteranno avanti quello che abbiamo seminato", conclude il Papa.

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