La chiesa San Giovanni Paolo II all’Avana, la prima dai tempi della revolucion

È dedicata al Papa polacco la prima chiesa costruita nella capitale di Cuba dai tempi della revolucion di Fidel Castro. Già a Sandino era stata costruita una chiesa

La chiesa dedicata a San Giovanni Paolo II, nei dintorni dell'Avana, Cuba
Foto: Aiuto alla Chiesa che Soffre
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“Che il mondo si apra a Cuba e che Cuba si apra al mondo”. Giovanni Paolo II disse queste parole arrivando en la isla nel 1998, in un viaggio sperato, cercato, voluto e preparato dal Cardinale Roger Etchegaray, che sin dagli anni Ottanta andava a parlare con Fidel Castro. Poco più di venti anni dopo, all’Avana si costruisce una nuova chiesa, la prima dai tempi del castrismo. E viene dedicata proprio a San Giovanni Paolo II.

Già nel 2019 si era costruita una nuova chiesa, in località Sandino, ed era la prima in assoluto a poter essere costruita dopo decenni di ateismo di Stato. Ma di certo la portata simbolica di una nuova chiesa costruita nella zona della capitale dimostra come la richiesta di San Giovanni Paolo II stia diventando, a poco a poco, realtà. E tra l’altro, dopo Giovanni Paolo II, anche Benedetto XVI fece visita alla isla, e così fece Papa Francesco, il quale vi ha fatto tappa anche per lo storico incontro con il Patriarca di Mosca Kirill.

La piccola chiesa dell’Avana si trova poco fuori dalla capitale, e la richiesta di costruzione è rimasta in sospeso per il 25 anni, ha spiegato Aiuto alla Chiesa che Soffre. La chiesa serve il barrio Reparto Antonio Guiteras, dove c’è una comunità cattolica nata nel 1993, che conta un centinaio di persone. Il barrio è uno di quelli che più è cresciuto dai tempi della revolucion, tanto che ora ha circa 30 mila abitanti.

Il barrio è ad otto chilometri dalla capitale, la chiesa in costruzione è la seconda in costruzione dalla rivoluzione del 1959. La prima pietra della chiesa è stata posta il 18 marzo 2015 dal cardinale Jaime Ortega, morto nel 2019. Durante la cerimonia di pos della prima pietra, il Cardinale affermò che “in questo luogo dove una Chiesa di pietre vive, che siete voi, ha perseverato nella fede, si consacra la parrocchia alla grande devozione del Papa santo”.

I finanziamenti per la costruzione arrivano da varie organizzazioni e da Aiuto alla Chiesa che Soffre, che ha deliberato un finanziamento di 26 mila euro per il progetto. Per la costruzione, sono stati usati anche i materiali usati per costruire l’altare che fu utilizzato durante la visita di Benedetto XVI all’Avana nel 2012. A causa del coronavirus, la comunità non ha potuto festeggiare il centenario della nascita di Giovanni Paolo II. Nella chiesa, anche un quadro della Divina Misericordia, alla cui devozione è dedicata la comunità.

La seconda chiesa costruita dal 1959, anno in cui Fidel Castro prese il potere, sequestrò beni delle chiese ed espulse missionari, racconta di una Cuba che sta vivendo la sua transizione, cominciata da tempo e ora entrata nel vivo con la morte di Fidel Castro.

Dopo la revolucion del 1959, la Santa Sede ha sempre cercato un contatto con Cuba, e non ha mai rotto le relazioni diplomatiche. Nel 1989, con la caduta del Muro di Berlino, il percorso di avvicinamento si accelera, e Giovanni Paolo II invia il cardinale Roger Etchegaray in un viaggio di nove giorni en la isla nel periodo di Natale.

Durante i nove giorni di permanenza a Cuba, il Cardinale Etchegaray incontra anche Fidel Castro, e chiede un allentamento di tensioni ta Chiesa e Stato, dopo 30 anni di oppressione. Fidel Castro, da parte sua, non fa mistero della sua volontà di accogliere il Papa.

Comincia, così, un gioco delle parti. Giovanni Paolo II non si vuole muovere se prima non vede dei passi avanti sul tema della libertà religiosa, Castro comincia a fare dei passi avanti.

Il 12 luglio 1994, Fidel Castro incontra per due ore nella nunziatura apostolica di Cuba il Cardinal Bernardin Gantin, al tempo presidente della Congregazione dei Vescovi e presidente della Commissione Pontificia per l’America Centrale.

Tornato a Roma, Gantin parla a Giovanni Paolo II del miglioramento dell’atmosfera religiosa, spiega che Castro avrebbe apprezzato una visita papale.

All’incontro aveva partecipato anche Jaime Lucas Ortega y Alamino, arcivescovo dell’Avana: nell’ottobre 1994, Giovanni Paolo II farà di lui il primo cardinale cubano creato dai tempi della revoluciòn e il secondo cardinale cubano di tutti i tempi.  E Castro prenderà la nomina come un gesto di riconciliazione, permettendo a 2500 fedeli cubani di volare a Roma per prendere parte alla concistoro in cui Ortega viene creato cardinale – una celebrazione in cui lo stesso Castro sarà rappresentato da un alto ufficiale del governo.

Nel 1996, il governo cubano permette a 30 sacerdoti stranieri di unirsi ai 210 sacerdoti cubani che già erano sul campo a Cuba. Le 30 suore che arrivano, per il loro lavoro incessante negli ospedali e tra i profughi, vengono definite da Fidel Castro un “modello per i Comunisti”.

Sempre nel 1996, la Santa Sede critica l’Helms-Burton Act, la legge degli Stati Uniti che intende isolare Cuba dopo che il governo aveva abbattuto due aerei civili pilotati da cubani-americani, e che permetteva agli americani di fare causa e marchi stranieri se questi usano proprietà che sono state loro sequestrate dopo la rivoluzione cubana del 1959, e impedisce l’ingresso negli USA agli amministratori di aziende sospette.

Giovanni Paolo II porta avanti una diplomazia attiva, ma in segreto, e la richiesta è la fine dell’embargo USA a Cuba sciloglie anche Castro.

Nel 1992, la Costituzione di Cuba sostiene la libertà religiosa, chiudendo così fine all’ideologia dell’ateismo di Stato.

Con la visita di Giovanni Paolo II, il Natale diventa festa nazionale. Il Venerdì Santo è proclamato festa nazionale in occasione del viaggio di Benedetto XVI nel 2012. E nel frattempo alcuni gruppi religiosi avevano ottenuto il permesso di importare materiali religiosi e di incontrare i leader delle loro religioni.

Di certo, un segno dell’impatto diplomatico della Chiesa Cattolica. Che non riguarda solo la religione cristiana. La visita di Giovanni Paolo II a Cuba portò ad esempio alla concessione per gli ebrei di celebrare i loro riti pubblicamente e di importare materiale religioso e cibo kosher per la Pesach.

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