Nicolini: "Non voglio che Lampedusa sia il cimitero del Mediterraneo"

Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa
Foto: Marco Mancini - Aci Stampa
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Al meeting dei Sindaci, riuniti nei giorni scorsi in Vaticano, per parlare della lotta alle nuove forme di schiavitù ha partecipato anche Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa. L’Isola del Mediterraneo in prima linea sul fronte dell’accoglienza ai migranti. Il suo racconto in questa intervista rilasciata ad Aci Stampa.

La sua Isola, Lampedusa, è la frontiera dell’Europa…

È forse il luogo dove meglio si comprende la grande ingiustizia che viene perpetrata continuamente nei confronti di queste persone.

Il flusso migratorio continua, ma l’Europa continua a girarsi dall’altra parte…

Sì. Sono risposte assolutamente inadeguate per la gravità dell’emergenza umanitaria in atto. Non è minimamente paragonabile lo sforzo che sta mettendo in campo l’Unione Europea dopo 20 anni di omertà e silenzi.

Forse non si tratta più di emergenza, ma di qualcosa di diverso?

Appunto. Quello di cui bisogna rendersi conto è che si tratta di una lunga pagina della storia. La conseguenza di uno sviluppo malato che ha voluto depredare quei territori anziché sostenerli. Adesso facciamo i conti con questo. Dovremmo sapere che forse è più conveniente governare questi processi piuttosto che tentare inutilmente di arginarli peraltro a mare! 

Il Papa ha detto: “Nessuno può obbligarci a non accogliere”.

Noi rifiutiamo la morte. Il mio primo sfogo pubblico è stato quello di dire di non aver più posto nel cimitero e di non volerlo allargare. Non voglio fare il sindaco per avere progetti di morte e trasformare la mia Isola in un grande cimitero del Mediterraneo. In questo modo penso di costringere gli altri a scegliere la vita. Dovremmo cominciare a dire la verità alle persone, ci vuole un’etica della politica che non si fondi più sulla propaganda e sul facile consenso, quello di pancia, ma che spieghi alla gente che ogni persona che accogliamo ne ferma dieci nel prorpio Paese perché le rimesse dei migranti fanno vivere le famiglie che restano lì. Accogliere è un modo di fermare i flussi.

Lei ha parlato di etica della politica. Un richiamo questo che spesso arriva anche da Papa Francesco.

Io penso che il Papa sia il più grande leader di questi tempi. E non solo per la carica che riveste ma soprattutto per le cose che dice. Alla base di tutto questo mostruoso mondo che si sta rivelando ai nostri occhi ci sono gli errori della politica che difficilmente vengono riconosciuti, non c’è un ricambio non solo generazionale ma culturale delle classi dirigenti. Il nostro punto di riferimento etico, per chi crede ma anche per chi non crede, è ormai diventato Papa Francesco.

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