Papa Francesco, all’Angelus appello per la Siria e l’Ecuador, saluto ai polacchi

Dopo la Santa Messa per la canonizzazione di cinque beati, alla preghiera dell’Angelus, Papa Francesco fa due appelli alla comunità internazionale

Papa Francesco durante la Messa per le canonizzazioni, 13 ottobre 2019
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Uno sguardo alla Siria e uno all’Ecuador. E un pensiero alla Polonia, che oggi celebra la giornata dal Papa Al termine della messa per la canonizzazione di cinque beati, Papa Francesco recita la preghiera dell’Angelus sul sagrato della Basilica di San Pietro.

E, dopo il dovuto ringraziamento alle delegazioni, in particolare al presidente Mattarella e al principe di Galles, come pure ai delegati della Comunione anglicana (tra loro, anche il nuovo direttore dell’Anglican Center, l’arcivescovo Ian Ernest, proveniente da Maurizio), Papa Francesco prima saluta la Polonia, che celebra oggi la giornata del Papa.

Poi, pone lo sguardo alle crisi internazionali. Prima il pensiero va al Medio Oriente, e in particolare “all’amata e martoriata Siria da dove giungono nuovamente notizie drammatiche sulla sorte delle popolazioni del nord-est del Paese, costrette ad abbandonare le proprie case a causa delle azioni militari: tra queste popolazioni vi sono anche molte famiglie cristiane”.

Papa Francesco chiede “a tutti gli attori coinvolti e alla Comunità Internazionale” di “impegnarsi con sincerità sulla strada del dialogo per cercare soluzioni efficaci”.

Quindi, l’Ecuador, dove le proteste degli indigeni a seguito delle misure di austerità volute dall’esecutivo guidate da Moreno hanno portato a 11 giorni di scontri. I vescovi del Paese si sono proposti come mediatori.

“Insieme a tutti i membri del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica – dice Papa Francesco - specialmente a quelli provenienti dall’Ecuador, seguo con preoccupazione quanto sta accadendo nelle ultime settimane in quel Paese”.

Papa Francesco affida il Paese alla preghiera comune e all’intercessione dei nuovi santi, e si unisce “al dolore per i morti e feriti”, incoraggiando “a cercare la pace sociale, con particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili e ai diritti umani”.

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