Papa Francesco all’Angelus: “Dio sta dalla parte degli ultimi”

Papa Francesco durante la lettura di un Angelus
Foto: Lucia Ballester / ACI Group
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Si commemora il centenario dalla fine della Grande Guerra, e tutte le campane del mondo suoneranno alle 13.30 ora di Roma. Anche quella della Basilica di San Pietro, dice Papa Francesco al termine di un Angelus dedicato al passo del Vangelo che ci mostra un vedova dare tutto quello che ha per i poveri, e non il superfluo. E, ricordando la fine della Prima Guerra Mondiale, Papa Francesco esorta: “Investiamo sulla pace, non sulla guerra!

Giornata di sole, cielo limpido in piazza San Pietro, e in una Roma che si gode i giorni dell’estate di San Martino. Come di consueto, Papa Francesco si concentra sul Vangelo di oggi che – racconta il Papa - mette in contrapposizione scriba e vedova, rappresentazioni delle persone importanti, ricche e influenti l’uno e i degli ultimi, i poveri e i deboli, l’altra.

Spiega Papa Francesco che Gesù non dà un giudizio generale negativo contro tutti gli scribi, ma solo contro quanti “ostentano la loro posizione sociale”, e “amano essere riveriti e occupare i primi posti”, usando la religione per ostentare la loro posizione sociale, perché – denuncia Gesù – “pregano a lungo per farsi vedere” e si servono di Dio per accreditarsi come difensori della sua legge”, con un atteggiamento di “superiorità e vanità che li porta al disprezzo per coloro che contano poco o che si trovano in una posizione economica svantaggiosa, come le vedove”.

Gesù – dice Papa Francesco – “smaschera questo meccanismo perverso”, denunciando “l’oppressione dei deboli fatta strumentalmente sulla base di motivazioni religiose”, sottolineando che Dio sta dalla parte degli ultimi e fornendo l’esempio vivente di una vedova, “la cui posizione sociale era irrilevante perché priva di un marito che potesse difendere i suoi diritti”, che va a deporre nel tesoro del tempio “due monetine, tutto quello che le restava”, facendo la sua offerta “cercando di passare inosservata, quasi vergognandosi”.

“È proprio in questa umiltà – sottolinea Papa Francesco – che lei compie un atto carico di grande significato religioso e spirituale”, che “non sfugge allo sguardo attento di Gesù”, che vi vede “brillare il dono totale di sé a cui vuole educare i suoi discepoli”.

Con questo insegnamento, Gesù ci aiuta “a recuperare quello che è essenziale nella nostra vita”, cosa che aiuta a sua volta a mantenere “una concreta e quotidiana relazione con Dio”, considerando che “le bilance del Signore sono diverse dalle nostre”.

Il Signore, infatti – continua Papa Francesco – “pesa diversamente le persone e i loro gesti”, perché “non misura la quantità, ma la qualità, scruta il cuore e guarda alla purezza delle intenzioni”.

Papa Francesco afferma che è per questo che “il nostro dare a Dio nella preghiera e agli altri nella carità dovrebbe sempre rifuggire dal ritualismo e dal formalismo, come pure dalla logica del calcolo, ed essere espressione di gratuità”, come "ha fatto Gesù con noi: non ci ha fatto pagare la redenzione".

E per questo quella vedova “povera e generosa” – di cui non sappiamo il nome – è “modello di vita cristiana da imitare”, e "la troveremo in cielo, e l'andremo a salutare, sicuramente". Questa vedova è da tenere particolarmente presente quando “siamo tentati dal desiderio di apparire e contabilizzare i nostri gesti di altruismo, quando siamo troppo interessati dallo sguardo altrui”, "quando facciamo i pavoni, permettemi la parola", perché il pensiero di quella donna ci aiuterà “a spogliarci del superfluo per andare incontro a ciò che conta veramente, a rimanere umili”.

Dopo l’Angelus, Papa Francesco ricorda la beatificazione di 16 martiri avvenuta l’11 novembre a Barcellona, 13 consacrati e tre laici, tutti “uccisi per la loro fede, in luoghi e date diversi, durante la guerra e la persecuzione religiosa del secolo scorso in Spagna”.

E ricorda quindi il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, definita da Benedetto XV una “inutile strage”. “La pagina storica del primo conflitto mondiale – ammonisce Papa Francesco - è per tutti un severo monito a respingere la cultura della guerra e a ricercare ogni mezzo legittimo per porre fine ai conflitti che ancora insanguinano parecchie regioni del mondo. Sembra che noi non impariamo”.

Papa Francesco sottolinea poi: “Mentre preghiamo per tutte le vittime di quella immane tragedia, diciamo con forza: investiamo sulla pace, non sulla guerra!”

Il Papa fornisce l’esempio di San Martino di Tours, festeggiato oggi, che “tagliò in due il suo mantello per condividerlo con un povero”, in un “gesto di umana solidarietà” che deve indicare a tutti la via per costruire la pace.

Infine, Papa Francesco ricorda che la prossima settimana si celebrerà la Seconda Giornata Mondiale dei Poveri, e tra le tante iniziative ci sarà anche, come l’anno scorso, un presidio sanitario in Piazza San Pietro che per una settimana offrirà cure a quanti sono in difficoltà. “Auspico – conclude Papa Francesco - che questa Giornata favorisca una crescente attenzione alle necessità degli ultimi e degli emarginati”.

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