Papa Francesco: “La barca della Chiesa ha vissuto e vive momenti difficili”

Papa Francesco durante il discorso di auguri natalizi alla Curia Romana, Sala Clementina, Palazzo Apostolico Vaticano, 21 dicembre 2018
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Come Gesù che è venuto al mondo in un momento turbolento, anche questo è stato un anno turbolento, durante il quale la barca della Chiesa “ha vissuto e vive momenti difficili”, scossa dalle afflizioni rappresentate da abusi e infedeltà e dalla “contro-testimonianza” degli scandali dei figli della Chiesa, ma anche confortata da gioie come il Sinodo dei giovani e le riforme in corso, ma anche ai tanti che operano per il regno di Dio, ai parroci "dimenticati dai mass media", senza i quali prevarrebbe il buio, perché “lo scandalo di alcuni” non può offuscare la luce della Chiesa, e "nessun peccato è più grande della misericordia di Dio".

Nel suo consueto discorso di auguri di Natale alla Curia Romana, Papa Francesco fa un’ampia disanima dell’anno in corso. Si sofferma sulla piaga degli abusi sui minori, sulle infedeltà delle persone della Chiesa, ma parla anche di una difficoltà oggettiva, dei martiri cristiani attaccati dai “nuovi Neroni”, delle conventicole “anticattoliche” che mettono in discussione Cristo, e chiede a quanti si macchiano di abusi e di “consegnarsi alla giustizia degli uomini” in attesa della giustizia divina.

C’è, nel suo discorso, anche il saluto all’arcivescovo Edgar Pena Parra, nuovo sostituto della Segreteria di Stato, la cui “provenienza venezuelana rispecchia la cattolicità della Chiesa e la necessità di aprire sempre più gli orizzonti fino ai confini della terra”.

Papa Francesco nota che il Natale è “la festa che ci invita a rinnovare l’impegno evangelico di annunciare Cristo”, considera che “la Chiesa, che comprende nel suo seno peccatori ed è perciò santa e sempre bisognosa di purificazione”, e dunque “avanza per il cammino della penitenza e del rinnovamento”, seppur in mezzo alle persecuzioni, traendo “dalla virtù del Signore resuscitato la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che vengono sia dal di dentro che dal di fuori”.

In fondo, dice Papa Francesco, anche Gesù “nasce in una situazione geopolitica e religiosa carica di tensione di agitazioni e di oscurità”, eppure la sua nascita “riassume la logica divina che non si ferma dinanzi al male, anzi lo trasforma radicalmente e gradualmente in bene”.

Papa Francesco, però, ci tiene a sottolineare che la salvezza è un dono da accogliere, e che “l’essere cristiani in generale, e per noi in particolare l’essere unti, consacrati dal Signore, non significa comportarci come una cerchia di privilegiati che credono di avere Dio in tasca”, nonostante la storia della Bibbia dimostra che “tante volte persino gli stessi eletti iniziano a pensare, a credere e comportarsi come padroni della salvezza e non come beneficiari, come controllori dei misteri di Dio e non come umili distributori, come doganieri di Dio e non come servitori del gregge loro affidato”, arrivando, anche per zelo, a mettersi davanti a Dio.

In sintesi, questo è stato un anno turbolento durante il quale “la Chiesa ha vissuto e vive momenti difficili”, e certamente “le difficoltà interne rimangono le più dolorose e distruttive”.

Papa Francesco elenca le afflizioni: dagli immigrati, che rischiano la morte, che hanno “paura di pregiudizio”, alla povertà e alla miseria; dalla “violenza contro i deboli e contro le donne” agli “scenari di guerre dichiarate e non dichiarate” che sparge “sangue innocente”, mentre si è circondati da “brutalità e disumanità”; dalla tortura nelle stazioni di polizia, nei carceri e nei campi profughi ai martiri, come se “la crudele e atroce persecuzione dell’Impero Romano non conosca fine”.

Papa Francesco denuncia che “nuovi Neroni nascono continuamente per opprimere i credenti, soltanto per la loro fede in Cristo. Nuovi gruppi estremisti si moltiplicano prendendo di mira le chiese, i luoghi di culto, i ministri e i semplici fedeli”.

Ma il Papa punta anche il dito contro “nuovi e vecchi circoli e conventicole” che “vivono nutrendosi di odio e ostilità verso Cristo, la Chiesa e i credenti, e così sono tanti i cristiani che vivono perseguitati, emarginati, e discriminati, mentre in tante parti del mondo manca persino la libertà religiosa e libertà di coscienza”.

Vero, dice Papa Francesco, ci sono martiri e buoni samaritani, dai giovani alle famiglie. Ma questo non fa scordare la “contro-testimonianza e gli scandali di alcuni figli e ministri della Chiesa”.

Papa Francesco sottolinea che “la Chiesa da diversi anni è seriamente impegnata a sradicare il male degli abusi”, un male che “grida vendetta al Signore, al Dio che non dimentica mai la sofferenza vissuta da molti minori, a causa di chierici e persone consacrate”.

Si tratta – sottolinea Papa Francesco – di “abusi di potere, di coscienza e sessuali”, gli stessi abusi del Re Davide, abusi che sono distinti e “convergono e si sovrappongono”, tanto che “la catena del peccato si allarga a macchia d’olio e diventa rapidamente una rete di corruzione”. Ed è quello il rischio da cui mette in guardia Papa Francesco: quello che da peccatori si diventi corrotti.

Come il re Davide era un unto del Signore e compì peccati per la rilassatezza, così oggi ci sono – dice il Papa – “uomini consacrati, che abusano dei deboli, approfittando del proprio potere morale e di persuasione”, e poi continuano il loro ministero “come se niente fosse” non temendo Dio o il suo giudizio”, ma soltanto di “essere scoperti e smascherati”. E sono loro che “lacerano il corpo della Chiesa, causando scandali e screditando la missione salvifica della Chiesa”, nascondendo spesso “dietro la loro smisurata gentilezza, impeccabile operosità e angelica faccia” un “lupo atroce pronto a divorare le anime innocenti”.

Papa Francesco dice chiaramente che “di fronte a questi abomini la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti”, e non cercherà mai “di insabbiare e sottovalutare nessun caso”. Vero, “alcuni responsabili, nel passato, per leggerezza, per incredulità - dobbiamo giudicare il passato con l'ermeneutica del passato - o per impreparazione, per inesperienza o per superficialità spirituale e umana hanno trattato tanti casi senza la dovuta serietà e prontezza”, ma questo “non deve accadere mai più”, e questo sarà ribadito nell’incontro del 21-24 febbraio con i presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo per definire il contrasto agli abusi, dove “la Chiesa si interrogherà, avvalendosi anche degli esperti, su come proteggere i bambini; come evitare tali sciagure, come curare e reintegrare le vittime; come rafforzare la formazione nei seminari”, cercando “di trasformare gli errori commessi in opportunità per sradicare tale piaga non solo dal corpo della Chiesa ma anche da quello della società”.

Il Papa ringrazia anche gli operatori dei media “che sono stati onesti e oggettivi” nello “smascherare questi lupi e dare voce alle vittime”, andando anche contro quanti “anche nella Chiesa” accusano i media di ignorare “che la stragrande maggioranza di abusi non sono commessi da chierici della Chiesa”, dando così una falsa immagine della Chiesa stessa. Perché – dice – “anche se si trattasse di un solo caso di abuso, la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce”.

E questo è necessario – dice Papa Francesco – perché “anche le vittime spesso preferiscono il silenzio o addirittura, in balia della paura, diventano sottomesse alla vergogna di essere abbandonate”. Papa Francesco si appella a quanti abusano dei minori: “Convertitevi, e consegnatevi alla giustizia umana, e preparatevi alla giustizia divina”.

Oltre alla piaga degli abusi, il Papa parla dell’afflizione dell’infedeltà di colore che “tradiscono la loro vocazione” e che “si nascondono dietro buone intenzioni per pugnalare i loro fratelli e seminare zizzania, divisione e sconcerto”, trovando “sempre giustificazioni, perfino logiche e spirituali, per continuare a percorrere indisturbati la strada della perdizione”.

Non è una novità, dice il Papa, che poi sottolinea che “dietro questi seminatori di zizzania si trovano quasi sempre le trenta monete d’argento”. Insomma, Davide Peccatore e Giuda Iscariota saranno sempre presenti, e sono “icone dei peccati e dei crimini compiuti da persone elette e consacrate”.

Ma si deve, dice Papa Francesco, guardare anche alle gioie, che quest’anno sono state numerose: dal Sinodo sui giovani, ai passi della riforma della Curia ("tanti si domandano: quando finirà? Non finirà mai? Mai passi sono buoni!") e in particolare sul tema della trasparenza economica, con “i lodevoli sforzi compiuti dall’Ufficio del Revisore Generale e dall’Autorità di Informazione Finanziaria; i buoni risultati raggiunti dall’Istituto per le Opere di Religione; la nuova Legge dello Stato della Città del Vaticano; il Decreto sul lavoro in Vaticano, e tante altre realizzazioni meno visibili”.

E tra le gioie ci sono anche “i nuovi beati e i nuovi santi”, tra cui i 19 martiri di Algeria, i giovani che scelgono vita consacrata e sacerdozio, il grande numero di consacrati e consacrate, i parroci che “offrono ogni giorno buon esempio al popolo di Dio”, persone “dimenticate dai mass media ma senza le quali regnerebbe il buio”.

Papa Francesco sottolinea poi che “parlando della luce, delle afflizioni, di Davide e di Giuda, ho voluto mettere in risalto il valore della consapevolezza, che si deve trasformare in un dovere di vigilanza e di custodia da parte di chi, nelle strutture della vita ecclesiastica e consacrata, esercita il servizio del governo”. Perché la forza delle istituzioni non è nell’essere composta da uomini perfetti, perché "questo è impossibile", ma nella “loro volontà di purificarsi continuamente" e nella capacità dell'istituzione di "riconoscere umilmente gli errori e correggerli e "di rialzarsi dalle cadute”.

Papa Francesco ricorda infine che “il Natale ci dona ogni anno la certezza che la luce di Dio continuerà a brillare nonostante la nostra miseria umana; la certezza che la Chiesa uscirà da queste tribolazioni, ancora più bella e purificata e splendida. Perché tutti i peccati, le cadute e il male commesso da alcuni figli della Chiesa non potranno mai oscurare la bellezza del suo volto, anzi, danno perfino la prova certa che la sua forza non sta in noi, ma sta soprattutto in Cristo Gesù, Salvatore del mondo e Luce dell’universo, che la ama e ha dato la sua vita per lei”. Insomma, “i gravi mali commessi da taluni non potranno mai offuscare tutto il bene che la Chiesa compie gratuitamente nel mondo”, che "la vera forza della Chiesa e del nostro lavoro giornaliero, tante volte nascosto, come quello della Curia, sta nello Spirito Santo che la guida e la protegge attraverso i secoli, trasformando perfino i peccati in occasioni di perdono, le cadute in occasioni di rinnovamento, il male in occasione di purificazione e vittoria".

Il Papa dona ai membri della Curia il "Compendio della Riforma Ascetica e Mistica", di Adolphe Tanquerey, nell'ultima versione curata dal vescovo ausiliare di Roma Daniele Libanori, gesuita

 

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