Papa Francesco nomina un vicedirettore per il Fondo Pensioni Vaticano

Francesco Nunzio, una carriera spesa all’interno della Santa Sede, diventa vicedirettore dell’Ufficio del Fondo Pensioni

Veduta di San Pietro
Foto: AA / ACI Stampa
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Papa Francesco nomina Francesco Nunzio vicedirettore dell’Ufficio del Fondo Pensioni vaticano. La figura del vicedirettore non era presente nell’organigramma del Fondo presentato nell’Annuario Pontificio, dove figurano come presidente del Consiglio di Amministrazione Nino Savelli e come direttore l’avvocato Stefano Di Pinto.

L’organigramma del Fondo Pensioni si arricchisce così di una nuova figura, in una contingenza che sembra particolarmente difficile. Nel presentare il bilancio della Santa Sede a luglio 2021, padre Antonio Guerrero Alves, prefetto della Segreteria per l’Economia, sottolineò che “il deficit attuariale del Fondo Pensioni pesa sulla Santa Sede per i prossimi 100 anni, così come il Fondo Sanitario ha il suo 'deficit attuariale'. Gli enti della Santa Sede non hanno scopo di lucro. Molti tendono a essere in perdita perché forniscono servizi che non sono completamente finanziati. C'è un lavoro importante da fare per migliorare la sostenibilità”.

Così, mentre si attende la pubblicazione del secondo bilancio dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), il Papa rafforza la squadra economica. Francesco Nunzio era stato nominato capo ufficio della Segreteria per l’Economia nel 2018, ed era arrivato come officiale del dicastero economico dalla sua precedente esperienza all’APSA. Ha fatto una intera carriera all’interno dei dicasteri economici vaticani.

Nel 2015, Papa Francesco aveva riformato il Fondo Pensioni con un motu proprio in cui, per la prima volta, si decideva che la presidenza del Fondo sarebbe stata affidata ad un presidente di nomina papale, mentre prima questa era assunta dal presidente dell’APSA. Il Papa nomina il presidente del Consiglio di Amministrazione scegliendo da una rosa di almeno tre candidati presentati dal Coordinatore del Consiglio per l’Economia.

La riforma del Fondo Pensioni includeva anche una riforma del Consiglio di Amministrazione, che sanzionava ogni conflitto di interesse e che prevedeva la nomina di “esperti provenienti da diversi Paesi” nominati dal Consiglio per l’Economia ed esperti designati dalle grandi amministrazioni vaticane, che al tempo erano la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, la Commissione per lo Stato di Città del Vaticano, l’APSA e la Fabbrica di San Pietro.

C’è da dire che il CdA prevedeva fino ad ora solo due non italiani, e uno di questi era monsignor Rolandas Mackrickas, chiamato a guidare l’amministrazione della Segreteria di Stato prima che questa fosse trasferita all’APSA e ora commissario del Capitolo di Santa Maria Maggiore.

Nel febbraio 2015, durante l’ultimo concistoro pubblico tenuto da Papa Francesco prima di quello che ci sarà a fine agosto, che si tenne proprio sul tema delle riforme, il Cardinale George Pell, allora prefetto della Segreteria per l’Economia, parlò “deficit preventivato di almeno un miliardo di dollari nel fondo pensione”.

Un comunicato del consiglio di Amministrazione e del Collegio dei revisori dei conti del Fondo Pensioni del 20 febbraio 2015 sottolineò che c’era un “sostanziale equilibrio tra risorse disponibili e impieghi verso gli attuali e futuri pensionati” e rimarcò che il fondo aveva una solidità patrimoniale e finanziaria.

“La situazione economica e patrimoniale dell’ente – si leggeva nel comunicato - registra il progressivo incremento delle risorse finanziarie e immobiliari sia con i mezzi propri che, dal 1993 al 2013, sono mediamente aumentati di 22.256.196 l’anno, sia per l’andamento in crescita dell’utile d’esercizio, che, negli ultimi 6 anni è passato da 23.583.882 ad 26.866.657, importi sufficienti a coprire il costo attuale delle pensioni”.

La nota forniva anche cifre: patrimonio del fondo, al 31 dicembre 2014, era di 477.668.000, e si ipotizzava al 31 dicembre 2015, una consistenza patrimoniale di oltre 504 milioni di euro, “a conferma della reale solidità del Fondo, che è passato da uno stanziamento iniziale di 10 miliardi delle vecchie lire italiane nel 1993 ad oltre 500 milioni di euro in poco più di venti anni”.

Riguardo il Fondo, non sembrano esserci dati patrimoniali più recenti. Il fondo fu stabilito da Giovanni Paolo II nel 1992 con il motu proprio La preoccupazione.

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