Parolin: la Santa Sede e i diritti umani, una storia politico diplomatica

Un momento dei lavori del Simposio
Foto: AA
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“Occorre, invece, recuperare la dimensione oggettiva dei diritti umani, basata sul riconoscimento della «dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana, [che] costituisce il fondamento della libertà della giustizia e della pace nel mondo»”.

Il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin lo ha detto intervenendo all’VIII Simposio internazionale promosso dalla Fondazione, sul tema “Diritti fondamentali e conflitti fra diritti”, che si svolge oggi e domani a Roma, presso l’Università LUMSA. Quattro sezioni per parlare della Genesi e il significato dell’idea di libertà religiosa; Laicità e diritto naturale; Nascita e trasformazione della cultura dei diritti e delle libertà; La moltiplicazione dei diritti e il pericolo della distruzione dell’idea di diritto. 70 anni dopo la proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo come risponde la Chiesa alle nuove sfide poste ai diritti?

Il cardinale Parolin ha chiuso la prima giornata - che si era aprta con i messaggi di Papa Francesco e di Benedetto XVI- ripercorrendo in un excursus storico diplomatico il rapporto tra Chiesa e “diritti umani” come realtà giuridica.

Dalla Rivoluzione francese quando i diritti erano appunto rivoluzionari e sembravano voler solo rovesciare i valori cristiani fino alla Dottrina sociale di Leone XIII.

Dopo la II Guerra Mondiale è stata la Chiesa stessa a promuovere i diritti umani fondamentali non rinunciando a sottolineare le prerogative della legge divina.

La Chiesa, ha detto il cardinale Parolin “si sente libera di raggiungere ogni possibile interlocutore, anche a partire dalle posizioni più lontane” e  “aprirsi all’altro non significa rinunciare alla propria identità e alle proprie prerogative” per cui dove i “diritto” rivendicato sono “incompatibili tanto con la legge divina che con quella naturale, conoscibile con la retta ragione, la Santa Sede non cesserà di levare la sua voce in difesa anzitutto della stessa persona umana”. E’ un fatto che “l’interlocuzione è più complicata soprattutto laddove si toccano gli ambiti più intimi della vita e della persona umana senza un ancoraggio oggettivo. Il cristianesimo infatti rimanda «alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto, […] all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio»”.

Un tema classico è quello della difesa dell’inizio della vita e della sua fine naturale, ha detto Parolin, “che costituisce la premessa fondamentale della promozione del diritto alla vita, oggi si presentano nuove sfide legate alla moderna biotecnica e favorite talvolta da legislazioni piuttosto permissive”. Citando Benedetto XVI Parolin afferma: “il cristiano è chiamato a mobilitarsi per far fronte ai molteplici attacchi a cui è esposto il diritto alla vita”.

Altro tema è quello della eliminazione della pena di morte e del rispetto dei diritti dei migranti e dei profughi.

C’è poi il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione che include la libertà di cambiare di religione o di credo, e manifestare, la propria religione, e come ricordava Papa Ratzinger, per la Santa Sede «si tratta del primo dei diritti umani, perché esprime la realtà più fondamentale della persona». E “ La Santa Sede è, quindi, in prima linea nel promuovere il diritto alla libertà religiosa, adoperandosi da un lato affinché si eviti la marginalizzazione della religione nella società civile, dall’altro perché in ogni società siano tutelati egualmente i diritti di tutti i cittadini indipendentemente dal loro credo religioso”. 

Il cardinale ha spiegato anche che non si può parlare di semplice coincidenza “fra messaggio evangelico e diritti umani” anzi “vi è una profonda e radicale differenza, poiché questi ultimi fanno appello alla ragione e al diritto naturale, mentre il primo alla rivelazione divina” ma non c’è “contrapposizione laddove al centro vi è l’uomo nella sua integralità razionale, affettiva e sociale, e i diritti sono intesi ed approfonditi secondo la retta ragione”. Rimangono dei rischi di ambiguità nel linguaggio e della “perdita di ancoraggio filosofico e giuridico dei diritti stessi, così che, in una continua evoluzione bramosa di novità, il pensiero occidentale finisce per menomare l’architettura stessa dei diritti che aveva enunciato. Senza una chiara visione antropologica, ogni diritto chiama altri diritti, i quali finiscono per fagocitarsi e reprimersi a vicenda”.

Occorre allora, ha concluso il cardinale, rimettere al centro della riflessione la parola “umani” accanto a “diritti”. La sfida per la Chiesa “e per la Santa Sede nei vari fori internazionali non è quella di difendere posizioni o di «possedere spazi», come direbbe il Papa, bensì di proporre in modo semplice e trasparente la sua visione dell’uomo”. Un cammino impegnativo, che senz’altro merita di essere percorso ha detto Parolin.

 

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