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Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, il sussidio dall’Armenia

Forse non si pensava, quando si scelse l’Armenia per delineare il sussidio di preghiera della Settimana dell’Unità dei Cristiani, che la situazione nel Paese sarebbe diventata così difficile

Settimana Preghiera per l'Unità dei Cristiani 2026 | La copertina del sussidio per la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani | DPUP Settimana Preghiera per l'Unità dei Cristiani 2026 | La copertina del sussidio per la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani | DPUP

Quando si scelse di andare in Armenia per preparare il sussidio per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, non si pensava che la situazione nel Paese potesse diventare così complessa e che, più che all’unità dei cristiani, si sarebbe dovuto pensare prima di tutto all’unità della Chiesa Apostolica Armena.

Perché la Chiesa Ortodossa Orientale forse più vicina a Roma, pre-calcedoniana perché non poté partecipare al Concilio di Calcedonia e dunque non aderì alle conclusioni del Concilio, ma non per vere ragioni teologiche, è anche la Chiesa del primo Stato a proclamarsi cristiano al mondo, e vive dal 4 gennaio in una situazione surreale, con il presidente Nikol Pashinyan che ha annunciato una riforma della Chiesa Apostolica Armena, ottenendo il sostegno di dieci vescovi e di fatto proseguendo negli atti di incriminazione dei membri della Chiesa che ha portato agli arresti di sei vescovi negli scorsi mesi.

Pashinyan, che negli scorsi mesi è stato due volte in Vaticano cercando photo opportunity con il Papa, ha così portato lo scontro con la Chiesa locale all’esasperazione che è ora arrivato al limite dello scisma interno.

Il tema della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani del 2026 è tratto dalla Lettera agli Efesini: "Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza a cui siete stati chiamati" (Ef 4,4). Quando fu scelto di andare in Armenia per preparare il sussidio, la situazione era complessa dal punto di vista regionale, ma meno complessa da quello dell’unità interno. La pace dolorosa raggiunta con l’Azerbaijan, che dava a Baku il controllo del Nagorno Karabakh e del patrimonio cristiano della regione di cui da tempo si denuncia la messa a rischio (ma Baku ha sempre notato di restaurare le chiese locali nei territori sotto il suo controllo, e di non volerle distruggere, e ha denunciato da parte sua che gli armeni hanno distrutto alcune vestigia musulmane) ora si aggiunge ad una situazione interna ancora più complessa, che sta portando da una parte alla creazione di una Chiesa di Stato, e dall’altra ad un possibile scisma che non può che rendere ancora più difficile per i cristiani della zona la possibilità di difendere il loro patrimonio e la loro fede.

I testi del sussidio scritto in Armenia sono stati pubblicati nel luglio 2025, in modo che tutti possano prenderne nota, adattarli, e definirli a seconda delle loro situazioni locali.  I testi sono stati preparati in una riunione tenutasi dal 13 al 18 ottobre 2024, durante la quale tutti i redattori si sono riuniti presso la Santa Sede di Etchmiadzin per finalizzare il materiale. E certo che non si potevano conoscere tutti gli sviluppi della storia quando si guardò all’Armenia per i testi di preghiera. Oltre al gruppo di lavoro della Chiesa Apostolica Armena, hanno collaborato alla stesura dei testi anche un team internazionale nominato congiuntamente dal Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico per le Chiese.

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Il materiale include un'introduzione al tema, uno schema per la celebrazione ecumenica e una selezione di brevi letture e preghiere per ogni giorno della settimana. Questo contenuto può essere utilizzato in vari modi ed è pensato per essere impiegato non solo durante la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, ma anche durante l'intero anno 2026.

Si legge nel sussidio che “nel corso della turbolenta storia dell’Armenia, la Chiesa apostolica armena è stata fondamentale per la sopravvivenza e la resistenza del suo popolo. Ha fornito continuità e stabilità durante persecuzioni, migrazioni forzate e genocidi. Durante il genocidio armeno del 1915, la Chiesa divenne un rifugio per coloro che soffrivano, offrendo conforto e alimentando la speranza di un futuro più luminoso. Ogni anno, la Chiesa armena commemora questo tragico evento, onorando la memoria dei martiri e facendosi portavoce della necessità di tributare loro riconoscimento e giustizia”.

E ancora: “Nell’Armenia moderna, la Chiesa continua a esercitare un’influenza significativa sulla vita nazionale. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, l’Armenia ha vissuto una rinascita religiosa e la Chiesa apostolica armena ha recuperato il proprio ruolo centrale all’interno della società. Attualmente, la Chiesa si impegna attivamente in iniziative sociali, educative e caritatevoli, affrontando anche questioni legate alla povertà, all’assistenza sanitaria e all’istruzione. Inoltre, la Chiesa sostiene le comunità armene della diaspora, promuovendo l’unità e garantendo che le tradizioni e la fede armena rimangano vive e vitali tra gli Armeni di tutto il mondo”.

Sono parole che sembrano avere un peso ancora più grande si considera che il 4 gennaio, il primo ministro Pashnyan ha annunciato attraverso i suoi social media che “dopo ore di valutazione, abbiamo raggiunto un accordo sul testo di dichiarazione preparato riguardo il processo di riforma della Chiesa Apostolica Armena”, ottenendo tra l’altro la firma di alcuni arcivescovi:

Hovnan Derderian (primate della Diocesi Occidentale della Chiesa Armena dell’America del Nord); Navasard Ktchoyan (vicario generale della Diocesi Pontificale di Aratian);

Abraham Mkrtchyan (primate della diocesi di Vayots Dzor); Arakel Karamyan (primate della diocesi di Kotayk); Sion Adamian (primate della diocesi di Amavir); Vazgen Mirzakhanian (primate della diocesi armena degli Stati Baltici). I vescovi firmatari sono stati: Anushavan Zhamkochyan (decano della Facoltà di Teologia dell'Università Statale di Yerevan); Vertanes Abrahamyan (primate della diocesi di Artsahk); Artak Tigranyan (decano dei monasteri della Santa Sede); Gevorg Saroyan (primate della diocesi di Masyatsotn).

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Tre di loro (Hovnan, Navasard e Vertanes) sono membri del Consiglio Spirituale Supremo, il massimo organo esecutivo di governo della Chiesa Apostolica Armena. 

Il testo sottolinea “il ruolo chiave della Chiesa apostolica armena” nello sviluppo dei valori della società, e mostra preoccupazione riguardo “il fallimento del capo de facto della Nostra Chiesa Apostolica Armena e dei rappresentanti del suo circolo chiuso”, condannando quella che viene definita una pratica “inaccettabile e anti-canonica” di coinvolgere la Chiesa in politica.

Il piano che viene affermato è quello di un’agenda di riforme pubbliche, la rimozione del Catholicos attraverso il pensionamento e l’elezione di un vicario del Catholicos.

A questa dichiarazione, la Santa Sede di Etchmiadzin ha risposto il 5 gennaio con una dichiarazione pubblica in cui si sottolinea che “le azioni prese dal capo del governo di Armenia, sotto il  pretesto di conformare la vita interna della Chiesa ai canoni e di riformarla, costituiscono una violazione della Costituzione della Repubblica d'Armenia e ledono i diritti della Chiesa sanciti sia dal diritto internazionale che dalla legislazione armena”.

La Santa Sede di Etchmiadzin ha anche lamentato “il coinvolgimento dei vescovi in ​​tali processi anti-ecclesiastici, così come la pressione esercitata sull'ordine sacerdotale, sono pienamente condannabili. Le questioni riguardanti la vita della Chiesa devono essere discusse esclusivamente all'interno degli organi ecclesiastici competenti e in conformità con le norme canoniche”, e che i dieci vescovi firmatari non abbiano voluto avere un dialogo con il Catholicos. Inoltre, la Santa Sede di Etchmiadzin ha sottolineato che “le questioni di ordine canonico e di riforma della Chiesa non rientrano nella competenza di alcun concilio autoproclamato, ma piuttosto nella competenza della Gerarchia della Santa Chiesa Apostolica Armena e delle sue più alte strutture”.

Il 6 gennaio, Natale della Chiesa Apostolica Armena, Pashinyan è andato verso la Sede Madre, e ha reso una dichiarazione respingendo l’idea che il governo stesse agendo contro la Chiesa.

I rapporti tra la Chiesa Apostolica Armena e il governo del Primo Ministro Nikol Pashinyan, salito al potere nel 2018, erano inizialmente neutrali, ma si sono gradualmente deteriorati, divenendo apertamente conflittuali dopo la sconfitta dell'Armenia nella guerra del 2020 con l'Azerbaigian per la regione del Nagorno-Karabakh. Una grave tensione nei rapporti bilaterali è emersa quando Karekin II, tra gli altri, ha chiesto le dimissioni di Pashinyan dopo la guerra, attribuendo la responsabilità della sconfitta alla sua leadership. 

Recentemente, il governo armeno ha arrestato vescovi e sacerdoti.  Ad esempio, l'arcivescovo Mikael Ajapahyan è stato condannato a due anni di prigione; l'arcivescovo Bagrat Galstanyan è stato arrestato il 25 giugno; il vescovo Mkrtich Proshyan (nipote di Karekin) è stato arrestato il 15 ottobre; l'arcivescovo Arshak Khachatryan (cancelliere di Etchmiadzin) è stato arrestato il 4 dicembre. Samvel Karapetyan, un miliardario russo-armeno, è stato arrestato il 18 giugno dopo aver rilasciato dichiarazioni pubbliche a sostegno della Chiesa. 

Sono azioni che vanno anche contro la libertà religiosa, la Costituzione armena e il diritto internazionale, come stabilito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nell'articolo 9 sull'autonomia delle organizzazioni religiose.

Il Catholicos Karekin II ha fatto visita a Leone XIV il 16 settembre 2025 a Castel Gandolfo, quando la situazione era critica, ma non così disperata.

Nel comunicato diffuso dalla Chiesa Apostolica Armena dopo la visita, è stato sottolineato che Leone XIV e il catholicos hanno avuto un colloquio privato – il primo personale da quando Leone è stato eletto Papa. Si legge nel comunicato che Karekin “ha riflettuto con soddisfazione sul fatto che i legami fraterni tra le due Chiese si siano rafforzati attraverso incontri cordiali e testimonianze di fede congiunte, ricordando la visita di Papa Giovanni Paolo II di beata memoria in Armenia nel 2001 e poi, nel 2016, la propizia occasione di ospitare Papa Francesco di beata memoria”.

Karekin ha anche ricordato la Divina Liturgia celebrata nella cattedrale di San Pietro nel 2015 per il centenario del genocidio armeno e la proclamazione di San Gregorio di Narek come dottore della Chiesa, e si è detto fiducioso che le relazioni tra Chiesa Cattolica e Chiesa Apostolica Armena continueranno a svilupparsi con lo stesso spirito “fraterno e caloroso”.

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La conversazione – prosegui va il comunicato di Etchmiadzin – si è poi focalizzata sui “disastri e le sfide preoccupanti che stanno avvenendo nel mondo”, nonché “delle sfide e le prove che l’Armenia e il popolo armeno devono affrontare”Karekin ha portato all’attenzione del Papa “le questioni degli armeni dell'Artsakh, sfollati dalla loro patria ancestrale, l'imperativo di preservare il patrimonio spirituale e culturale armeno di fronte alla minaccia di distruzione in Artsakh, e il rilascio di prigionieri di guerra e ostaggi”.

Da anni l’Armenia lamenta un “genocidio culturale” in corso nel Nagorno Karabakh, mentre l’Azerbaijan, da parte sua, lamenta che gli armeni hanno distrutto le moschee che erano presenti sul territorio, oltre a rivendicare la presenza di una Chiesa Greco Cattolica Albaniana che sarebbe precedente all’arrivo degli armeni.

Il sussidio di preghiera scritto da un gruppo armeno arriva, dunque, in un momento molto significativo.

Tradizionalmente, la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani si tiene tra il 18 e il 25 gennaio, secondo una proposta che fu avanzata nel 1908 da padre Paul Watson, perché le due date comprendono simbolicamente la Festa della Cattedra di San Pietro e quella dalla Conversione di San Paolo. Ci sono stati vari precedenti illustri, ma fu solo a partire dal 1968, con Paolo VI e con gli sviluppi ecumenici dettati anche dal Concilio Vaticano II, la Settimana comincia a strutturarsi con un tema e con varie attività, tra cui la presenza del Papa per i Vespri nella Basilica di San Paolo Fuori Le Mura, tradizionalmente dedicata al dialogo ecumenico.

Nel 2020 fu la Comunità di Grandchamp a redigere il sussidio di preghiera, mentre nel 2019 spettò ad un ,gruppo ecumenico di Malta nel 2018 furono incaricati i cristiani dell’Indonesia e nel 2016 lo curarono i cristiani di Lettonia . Nel 2022, invece, è stato il turno del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, e nel 2023  si è guardato al Minnesota.

Per il 2024, i sussidi sono stai preparati da un team ecumenico del Burkina Faso, composto da membri dell’arcidiocesi cattolica di Ouagadougou, Chiese Protestanti e la Comunità Chemin Neuf del Burkina Faso – comunità particolarmente attiva nella causa dell’unità dei cristiani. Nel 2025 le preghiere e riflessioni della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani sono stati preparati da fratelli e sorelle della comunità monastica di Bose, nel Nord Italia.