Il materiale include un'introduzione al tema, uno schema per la celebrazione ecumenica e una selezione di brevi letture e preghiere per ogni giorno della settimana. Questo contenuto può essere utilizzato in vari modi ed è pensato per essere impiegato non solo durante la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, ma anche durante l'intero anno 2026.
Si legge nel sussidio che “nel corso della turbolenta storia dell’Armenia, la Chiesa apostolica armena è stata fondamentale per la sopravvivenza e la resistenza del suo popolo. Ha fornito continuità e stabilità durante persecuzioni, migrazioni forzate e genocidi. Durante il genocidio armeno del 1915, la Chiesa divenne un rifugio per coloro che soffrivano, offrendo conforto e alimentando la speranza di un futuro più luminoso. Ogni anno, la Chiesa armena commemora questo tragico evento, onorando la memoria dei martiri e facendosi portavoce della necessità di tributare loro riconoscimento e giustizia”.
E ancora: “Nell’Armenia moderna, la Chiesa continua a esercitare un’influenza significativa sulla vita nazionale. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, l’Armenia ha vissuto una rinascita religiosa e la Chiesa apostolica armena ha recuperato il proprio ruolo centrale all’interno della società. Attualmente, la Chiesa si impegna attivamente in iniziative sociali, educative e caritatevoli, affrontando anche questioni legate alla povertà, all’assistenza sanitaria e all’istruzione. Inoltre, la Chiesa sostiene le comunità armene della diaspora, promuovendo l’unità e garantendo che le tradizioni e la fede armena rimangano vive e vitali tra gli Armeni di tutto il mondo”.
Sono parole che sembrano avere un peso ancora più grande si considera che il 4 gennaio, il primo ministro Pashnyan ha annunciato attraverso i suoi social media che “dopo ore di valutazione, abbiamo raggiunto un accordo sul testo di dichiarazione preparato riguardo il processo di riforma della Chiesa Apostolica Armena”, ottenendo tra l’altro la firma di alcuni arcivescovi:
Hovnan Derderian (primate della Diocesi Occidentale della Chiesa Armena dell’America del Nord); Navasard Ktchoyan (vicario generale della Diocesi Pontificale di Aratian);
Abraham Mkrtchyan (primate della diocesi di Vayots Dzor); Arakel Karamyan (primate della diocesi di Kotayk); Sion Adamian (primate della diocesi di Amavir); Vazgen Mirzakhanian (primate della diocesi armena degli Stati Baltici). I vescovi firmatari sono stati: Anushavan Zhamkochyan (decano della Facoltà di Teologia dell'Università Statale di Yerevan); Vertanes Abrahamyan (primate della diocesi di Artsahk); Artak Tigranyan (decano dei monasteri della Santa Sede); Gevorg Saroyan (primate della diocesi di Masyatsotn).
Tre di loro (Hovnan, Navasard e Vertanes) sono membri del Consiglio Spirituale Supremo, il massimo organo esecutivo di governo della Chiesa Apostolica Armena.
Il testo sottolinea “il ruolo chiave della Chiesa apostolica armena” nello sviluppo dei valori della società, e mostra preoccupazione riguardo “il fallimento del capo de facto della Nostra Chiesa Apostolica Armena e dei rappresentanti del suo circolo chiuso”, condannando quella che viene definita una pratica “inaccettabile e anti-canonica” di coinvolgere la Chiesa in politica.
Il piano che viene affermato è quello di un’agenda di riforme pubbliche, la rimozione del Catholicos attraverso il pensionamento e l’elezione di un vicario del Catholicos.
A questa dichiarazione, la Santa Sede di Etchmiadzin ha risposto il 5 gennaio con una dichiarazione pubblica in cui si sottolinea che “le azioni prese dal capo del governo di Armenia, sotto il pretesto di conformare la vita interna della Chiesa ai canoni e di riformarla, costituiscono una violazione della Costituzione della Repubblica d'Armenia e ledono i diritti della Chiesa sanciti sia dal diritto internazionale che dalla legislazione armena”.
La Santa Sede di Etchmiadzin ha anche lamentato “il coinvolgimento dei vescovi in tali processi anti-ecclesiastici, così come la pressione esercitata sull'ordine sacerdotale, sono pienamente condannabili. Le questioni riguardanti la vita della Chiesa devono essere discusse esclusivamente all'interno degli organi ecclesiastici competenti e in conformità con le norme canoniche”, e che i dieci vescovi firmatari non abbiano voluto avere un dialogo con il Catholicos. Inoltre, la Santa Sede di Etchmiadzin ha sottolineato che “le questioni di ordine canonico e di riforma della Chiesa non rientrano nella competenza di alcun concilio autoproclamato, ma piuttosto nella competenza della Gerarchia della Santa Chiesa Apostolica Armena e delle sue più alte strutture”.
Il 6 gennaio, Natale della Chiesa Apostolica Armena, Pashinyan è andato verso la Sede Madre, e ha reso una dichiarazione respingendo l’idea che il governo stesse agendo contro la Chiesa.
Iscriviti alla nostra newsletter quotidiana
Ricevi ogni giorno le notizie sulla Chiesa nel mondo via email.
Nell'ambito di questo servizio gratuito, potrete ricevere occasionalmente delle nostre offerte da parte di EWTN News ed EWTN. Non commercializzeremo ne affitteremo le vostre informazioni a terzi e potrete disiscrivervi in qualsiasi momento.
I rapporti tra la Chiesa Apostolica Armena e il governo del Primo Ministro Nikol Pashinyan, salito al potere nel 2018, erano inizialmente neutrali, ma si sono gradualmente deteriorati, divenendo apertamente conflittuali dopo la sconfitta dell'Armenia nella guerra del 2020 con l'Azerbaigian per la regione del Nagorno-Karabakh. Una grave tensione nei rapporti bilaterali è emersa quando Karekin II, tra gli altri, ha chiesto le dimissioni di Pashinyan dopo la guerra, attribuendo la responsabilità della sconfitta alla sua leadership.
Recentemente, il governo armeno ha arrestato vescovi e sacerdoti. Ad esempio, l'arcivescovo Mikael Ajapahyan è stato condannato a due anni di prigione; l'arcivescovo Bagrat Galstanyan è stato arrestato il 25 giugno; il vescovo Mkrtich Proshyan (nipote di Karekin) è stato arrestato il 15 ottobre; l'arcivescovo Arshak Khachatryan (cancelliere di Etchmiadzin) è stato arrestato il 4 dicembre. Samvel Karapetyan, un miliardario russo-armeno, è stato arrestato il 18 giugno dopo aver rilasciato dichiarazioni pubbliche a sostegno della Chiesa.
Sono azioni che vanno anche contro la libertà religiosa, la Costituzione armena e il diritto internazionale, come stabilito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nell'articolo 9 sull'autonomia delle organizzazioni religiose.
Il Catholicos Karekin II ha fatto visita a Leone XIV il 16 settembre 2025 a Castel Gandolfo, quando la situazione era critica, ma non così disperata.
Nel comunicato diffuso dalla Chiesa Apostolica Armena dopo la visita, è stato sottolineato che Leone XIV e il catholicos hanno avuto un colloquio privato – il primo personale da quando Leone è stato eletto Papa. Si legge nel comunicato che Karekin “ha riflettuto con soddisfazione sul fatto che i legami fraterni tra le due Chiese si siano rafforzati attraverso incontri cordiali e testimonianze di fede congiunte, ricordando la visita di Papa Giovanni Paolo II di beata memoria in Armenia nel 2001 e poi, nel 2016, la propizia occasione di ospitare Papa Francesco di beata memoria”.
Karekin ha anche ricordato la Divina Liturgia celebrata nella cattedrale di San Pietro nel 2015 per il centenario del genocidio armeno e la proclamazione di San Gregorio di Narek come dottore della Chiesa, e si è detto fiducioso che le relazioni tra Chiesa Cattolica e Chiesa Apostolica Armena continueranno a svilupparsi con lo stesso spirito “fraterno e caloroso”.