Secondo l’IFAD, circa l’8,2 per cento della popolazione mondiale, pari a circa 673 milioni di persone, ha sperimentato la fame nel 2024. Sono dati incoraggianti, perché nel 2023 la popolazione che aveva esperimentato l fame ammontava all’8,5 per cento della popolazione globale, e nel 2022 era l’8,7 per cento. L’80 per cento delle persone più povere del mondo vive nelle aree rurali delle nazioni in via di sviluppo.
Leone XIV incontra la Nobel per la pace Maria Corina Machado
Lo scorso 12 gennaio, Maria Corina Machado, venezuelana, premio Nobel per la pace, ha avuto una udienza privata con Leone XIV. Si è trattato di un incontro riservato fino all’ultimo. "Bienvenida", "benvenuta", ha detto il Pontefice ricevendo in un clima molto cordiale l'attivista politica venezuelana nel Palazzo apostolico.
"Ho avuto la benedizione e l'onore di poter incontrare Sua Santità - ha detto Machado al termine dell'incontro - ed esprimergli la nostra gratitudine per il suo continuo sostegno a quanto sta accadendo nel nostro Paese. Gli ho anche trasmesso la forza del popolo venezuelano, che rimane saldo e in preghiera per la libertà del Venezuela, e gli ho chiesto di intercedere per tutti i venezuelani che continuano a essere rapiti e scomparsi".
Dopo l'incontro, la leader ha avuto anche un colloquio con il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, che è stato nunzio in Venezuela dal 2009 al 2013.
L'incontro fa seguito all'appello che la stessa Machado aveva rivolto a Leone XIV lo scorso ottobre, alla vigilia della canonizzazione dei primi due santi venezuelani, José Gregorio Hernandez e Carmen Rendiles: "Alziamo la nostra voce per chiedere una canonizzazione senza prigionieri politici", aveva scritto Machado sui social, sottolineando l'importanza che la celebrazione dei santi fosse un'occasione per un gesto di giustizia.
Secondo lo staff di Machado sono stati finora liberati meno del due per cento dei prigionieri politici. La leader dell'opposizione, nel colloquio con il Papa, ha anche ribadito la legittimità del presidente Edmundo González Urrutia, nelle ultime controverse elezioni, quelle del 2024 dopo le quali Maduro era rimasto comunque al potere. Ha poi parlato di quanto i venezuelani affrontano da anni e ha affermato che, "finalmente, con il sostegno della Chiesa e la pressione senza precedenti del governo degli Stati Uniti, la sconfitta del male nel Paese è più vicina".
FOCUS ASIA
L’ambasciatore di Corea presso la Santa Sede chiede una “pace sostenibile
In una lunga intervista concessa a Fides, l’agenzia del Dicastero per l’Evangelizzazione, Hyung Sik Shin, ambasciatore di Corea presso la Santa Sede, ha delineato le sfide diplomatiche della penisola coreana, che ospiterà tra l’altro la prossima giornata mondiale della gioventù.
L’ambasciatore ha sottolineato che c’è la volontà di “superare l'era della disputa e inaugurare una nuova era di coesistenza pacifica e crescita condivisa, promuovendo una pace sostenibile che garantisca un futuro prospero a tutte le persone della penisola coreana. Rinunciando agli atti ostili e alla logica dell'assimilazione, tendiamo una mano di riconciliazione alla Corea del Nord”.
Lo scorso anno, la Corea ha vissuto momenti politici difficili, che hanno portato all’impeachment del presidente Yook Suk Yeol. L’ambasciatore Hyung osserva che oggi è “un periodo di trasformazione e ripresa”, con un’opinione pubblica molto attiva, in una società coreana che ha sviluppato “un robusto sistema immunitario sociale” che permette di prevenire derive autoritarie.
Per l’ambasciatore “l’impeachment, sebbene sia stato un momento doloroso di crisi istituzionale, ha rappresentato un punto di svolta in cui il nostro ordine costituzionale ha dimostrato la sua forza. I nostri cittadini sono riusciti a trasformare la ‘voce della strada’ in un rinnovamento pacifico e rispettoso della legge”.
Il nuovo presidente Lee, ha detto Hyung, ha segnato un “cambio di paradigma” nel suo discorso di Capodanno, che è quello di passare da una crescita incentrata sul capitale a uno “sviluppo decentralizzato e guidato dalle regioni”, e ha affermato che la missione più sacra della Corea del Sud è quella “di stabilire una pace duratura nella penisola coreana”, perché “le attuali tragedie globali ci ricordano che la pace è un prerequisito non negoziabile per la dignità umana, la democrazia e la prosperità. Il nostro governo rimane fermo nei suoi sforzi per allentare le tensioni militari e ripristinare la fiducia reciproca con la Corea del Nord. Crediamo che lo scambio e la cooperazione siano gli strumenti più efficaci per la pace. Ampliando questi canali, intendiamo superare l'era della disputa e inaugurare una nuova era di coesistenza pacifica e crescita condivisa, una pace sostenibile che garantisca un futuro prospero a tutte le persone della penisola”.
Parlando della GMG 2027, per la quale il governo ha stanziato 3 miliardi di Won, Hyung ritiene che questa “sarà una pietra miliare per la Corea nel suo cammino verso il ruolo di nazione leader a livello globale. Più che un evento, è un messaggio universale di pace che, dalla penisola coreana, si diffonde nel mondo. Per garantirne il successo, dedicherò il massimo impegno diplomatico per conciliare la visione della Santa Sede con l'eccellenza amministrativa del governo coreano”.
Ma Hyung non guarda solo alla gestione del possibile milione di pellegrini, ma anche alla possibilità eventuale di una visita papale in Corea del Nord, cosa che rappresenterebbe – dice – “un momento di svolta per la pace globale. In qualità di ambasciatore, sarò in prima linea in questo sforzo, fungendo da ponte diplomatico per garantire che la GMG 2027 diventi un faro trasformativo di coesistenza pacifica e crescita condivisa per tutti”.
Proprio guardando ad un possibile dialogo con la Corea del Nord, l’ambasciatore nota che “il governo coreano vuole impegnarsi a trasformare la penisola in uno spazio di fiducia reciproca e prosperità. Rinunciando agli atti ostili e alla logica dell'assimilazione, stiamo tendendo una mano di riconciliazione alla Corea del Nord. Crediamo che costruire la pace non sia un singolo episodio, ma un processo di normalizzazione delle relazioni, attraverso uno scambio costante”.
È un approccio che “si concentra su gesti tangibili di buona volontà. Interrompendo le attività di guerra psicologica, abbiamo segnalato la nostra disponibilità alla pace. Ora guardiamo alla Corea del Nord affinché ripristini i canali di comunicazione come primo passo verso la costruzione della fiducia reciproca. Inoltre, crediamo che l'umanità debba precedere la politica. Affrontare il dolore delle famiglie separate (i cui membri sono divisi tra Nord e Sud Corea, ndr) è un dovere morale che la comunità internazionale ed entrambe le Coree devono considerare prioritario”.
L’ambasciatore aggiunge che “ci stiamo coordinando attivamente con i nostri partner globali per creare un ambiente favorevole alla pace. La solida cooperazione dimostrata nei vertici Corea-USA, insieme con la rinnovata apertura al dialogo, fornisce un potente impulso ai nostri sforzi diplomatici. La Corea continuerà a fungere da mediatore proattivo, assicurando che il sogno di una penisola pacifica diventi una realtà condivisa a livello globale”.
L’intervistatore fa notare che i sondaggi recenti mettono in luce un desiderio di riconciliazione affievolito a 80 anni dalla divisione della Corea. Hyung sottolinea che “il governo si sta concentrando sulla creazione di un processo di pace partecipativo. La nostra missione è ispirare i giovani coreani a vedere la pace come un ponte di speranza verso un ruolo globale più ampio. Cerchiamo di dimostrare che la riconciliazione è l'imperativo strategico fondamentale per una nazione fiorente. Mentre ci prepariamo per la Giornata Mondiale della Gioventù 2027, consideriamo la GMG un'opportunità storica per stimolare una cultura dell’incontro. Sarà un momento in cui i giovani di tutto il mondo potranno essere solidali con i giovani coreani, re-immaginando la penisola non come una terra di divisione, ma come un punto di partenza per la pace globale e la connettività eurasiatica”.
Altro fronte è quello della Cina. Il presidente coreano Lee Jae-myung è stato in Cina per una visita di Stato dal 4 al 7 gennaio, la prima in nove anni, mentre Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese, era stato in Corea il 30 ottobre 2025. Uno scambio che, nota l’ambasciatore, “ha effettivamente ridefinito la traiettoria delle relazioni tra Corea e Cina. Al di là del protocollo simbolico, questo vertice ha consolidato una visione condivisa per un'Asia orientale stabile e prospera. Anche l'eccezionale rilievo dato dai media ufficiali cinesi riflette un cambiamento significativo, segnalando una rinnovata enfasi sulla nostra cooperazione bilaterale”.
Hyung ha sottolineato che sia Xi che Lee hanno raggiunto consenso sul fatto che “la pace nella penisola coreana è un interesse strategico condiviso”, come dimostra il progetto di un collegamento ferroviario Seoul-Pyongyang-Pechino.
Parlando delle relazioni tra Corea e Santa Sede, Hyung mostra che questa “affonda le sue radici in un impegno condiviso per lo sviluppo integrale dell'umanità. La nostra storia di resilienza testimonia ciò che è possibile realizzare quando un popolo sceglie la via della pace. Comprendiamo, forse più di qualsiasi altra nazione, che la pace è il santuario indispensabile della dignità umana”.
Rifacendosi all’appello al dialogo di Leone XIV nel suo discorso al corpo diplomatico, Hyung afferma che “la nostra storia globale, segnata dalle cicatrici di due guerre mondiali, è una prova evidente che la forza da sola non può garantire il futuro. La vera sicurezza nasce solo quando abbiamo il coraggio politico di scegliere il consenso piuttosto che la coercizione. Ispirata da questa visione, la Corea continuerà a sostenere una diplomazia che dia priorità alla dignità della persona e alla sacralità della pace attraverso un impegno costante.
FOCUS EUROPA
Il Consiglio Pan-Ucraino delle Chiese contro gli attacchi russi
Mentre la Russia continua i suoi attacchi in territorio ucraino, il Consiglio Pan-Ucraino delle Chiese e delle Organizzazioni religiose, che rappresenta circa il 95 per cento delle religioni in territorio ucraino, ha rilasciato il 14 gennaio una dura dichiarazione riguardo quelli che vengono descritti come “nuovi atti di terrore di Stato compiuti dal membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU contro le città ucraine”.
I religiosi ucraini hanno denunciato che, dall’inizio del 2026, la Federazione Russa “compie quotidianamente attacchi intenzionali, sistematici e massicci, impiegando decine di missili balistici e da crociera e centinaia di droni contro le città di Kyiv, Odesa, Kharkiv, Dnipro, Sumy e altre città e paesi ucraini”, fino a colpire la regione di Leopoli, al confine con la Polonia.
Questi attacchi hanno distrutto e danneggiato impianti dell’infrastruttura energetica e vari edifici, uccidendo decine di civili e ferendo centinaia.
Il Consiglio Pan-Ucraino nota che gli attacchi “vengono deliberatamente condotti nel periodo invernale”, quando la temperatura arriva anche a -20° C, con l’obiettivo di “privare milioni di civili ucraini, tra cui bambini, donne e anziani, dell’elettricità, del riscaldamento e dell’acqua potabile”.
Secondo il Consiglio, si tratta evidentemente di “atti di terrorismo” che sono diretti “al genocidio del popolo ucraino”. I leader religiosi dell’Ucraina notano che “pur essendo tra i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e quindi avendo, in base al diritto internazionale, speciali obblighi di tutela della pace, la Federazione Russa ignora in modo evidente, sistematico, intenzionale e cinico il diritto umanitario internazionale e i principi morali universali”.
Il Consiglio accusa la Federazione Russa di essere “uno Stato terrorista”, e sottolinea che “i rappresentanti religiosi della Chiesa ortodossa russa e di altre confessioni, così come i cittadini russi che sostengono e approvano questa guerra e l’uccisione di ucraini, si rendono complici morali dei crimini contro l’umanità”.
Il Consiglio descrive come “particolarmente cinico” il fatto “che questi nuovi atti di terrorismo della Federazione Russa avvengano durante il periodo delle festività di Capodanno e del Natale di Cristo: invece di accogliere la proposta di una tregua festiva, la Russia intensifica ulteriormente le proprie azioni criminali”.
Il Consiglio condanna gli attacchi, ribadisce che “qualsiasi forma di sostegno alla Federazione Russa favorisce la sua ulteriore aggressione e il suo terrore, comportando una responsabilità innanzitutto davanti all’Altissimo”, e invita “i rappresentanti delle diverse confessioni, delle organizzazioni interconfessionali internazionali e delle istituzioni non governative a condannare gli attacchi terroristici della Federazione Russa contro l’Ucraina”, esortando “gli Stati membri delle Nazioni Unite, sulla base della Carta dell’ONU e del buon senso, a condannare la Federazione Russa, che è un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, per gli attacchi missilistici e con droni contro le città e l’infrastruttura energetica dell’Ucraina”.
Dal Papa il presidente del Comitato Economico e Sociale Europeo
Séamus Boland, presidente del Comitato Economico e Sociale Europeo, ha avuto lo scorso 10 gennaio una udienza con Leone XIV. In un post diffuso su X, Boland ha sottolineato che “è stato un privilegio ascoltare di prima mano le motivazioni che sono alla base della leadership morale del Papa”, e che lui ha invece spiegato al Papa le sue priorità alla guida della commissione.
Il presidente della principalità delle Asturie da Leone XIV
Il 10 gennaio, Leone XIV ha ricevuto Adrian Barbon, presidente della municipalità spagnola delle Asturie. Barbon era accompagnato dal Cardinale Ángel Fernández Artime, che è asturiano. Si parla anche sempre più insistentemente di un viaggio di Leone XIV in Spagna, in occasione del centenario della morte di Andoni Gaudì e per l’inaugurazione della Torre della Sagrada Familia, e il viaggio dovrebbe includere le Canarie (una eredità del pontificato di Francesco, che pensava di fare tappa alle Canarie in un ipotetico viaggio verso l’Argentina, mai avvenuto) e altre località spagnole.
In un post su X, Barbon ha reso noto di aver richiesto comunque una udienza pima a Papa Francesco, e che le procedure sono continuate con la morte di Francesco e poi con l’elezione di Leone XIV.
Barbon ha sottolineato che “come presidente del principato delle Asturie, è per me un immenso onore essere ricevuto dal Papa e trasmettergli la mia preoccupazione per la deriva delle tensioni, i conflitti e le guerre che colpiscono il mondo”.
Allo stesso tempo, Barbon ha fatto sapere al Papa di avergli parlato delle Asturie, la loro storia e il loro patrimonio culturale.
FOCUS AMERICA LATINA
I vescovi di Panama chiedono una nuova costituzione
Il 12 gennaio, la Conferenza Episcopale Panamense ha rilasciato una lunga dichiarazione chiedendo un rinnovamento politico e sociale globale e la definizione di una nuova Costituzione.
La dichiarazione dei vescovi di Panama è arrivata al termine della loro assemblea plenaria, che si è tenuta nella prima settimana di gennaio.
In particolare, i vescovi hanno delineato anche le caratteristiche della nuova costituzione. Deve – scrivono – andare oltre le semplici riforme, ma avere anche il compito di rafforzare le istituzioni democratiche, garantire la giustizia sociale e adeguare il quadro giuridico alle sfide del nostro tempo.
I vescovi di Panama hanno fatto riferimento alla restituzione del canale di Panama alla sovranità del Paese, dopo gli scontri del 9 gennaio 1964. Un evento storico, sottolineano i vescovi, che serve a ricordare che la sovranità vada difesa attivamente.
I vescovi si dicono anche preoccupati per la crescente povertà e violenza nel Paese, e per i conflitti ambientali, che – ad esempio – riguardano il progetto di una diga sul Río Indio, la cui costruzione comporterebbe una serie di sfollamenti forzati.
La Conferenza Episcopale di Panama esprime solidarietà al popolo venezuelano, chiedendo preghiera, riconciliazione e pace.
FOCUS MEDIO ORIENTE
Iraq, il Cardinale Sako incontra alcuni nuovi membri del Parlamento
Kaldo Ramzi, Imad Youkhana e Sami Oshana, neo parlamentari di Iraq, sono stati ricevuti lo scorso 12 gennaio dal Cardinale Louis Raphael Sako, patriarca caldeo. I parlamentari – sottolinea una nota del Patriarcato Caldeo – hanno illustrato il loro programma per la difesa dell’Iraq e per i diritti della loro comunità cristiana. Da parte sua, il Cardinale Sako si è congratulato con loro per l’elezione, e ha augurato loro un proficuo lavoro a beneficio degli iracheni e dei cristiani in particolari, esprimendo sostegno nella loro responsabilità nazionale.
FOCUS VITA
L’arcivescovo Gallagher condanna la maternità surrogata. “È contro la dignità umana”
Lo scorso 13 gennaio, l’Ambasciata di Italia presso la Santa Sede ha ospitato il dialogo “Un fronte comune per la dignità umana: prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata”.
L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha partecipato al dialogo sottolineando come la pratica della maternità surrogata sia contro la dignità umana, una delle ragioni per cui la pratica è “contraria alla dignità umana”.
La posizione della Santa Sede sul tema è stata sempre molto chiara – ha supportato anche la Dichiarazione di Casablanca contro la maternità surrogata – ed è stata ribadita anche da Leone XIV nel suo discorso al Corpo diplomatico dello scorso 9 gennaio. In particolare, il Papa ha definito nel discorso la maternità surrogata un “servizio negoziabile” che “viola la dignità umana” strumentalizzando il corpo della madre il processo generativo.
L’arcivesovo Gallagher ha ampiamente argomentato sul tema, sottolineando che la questione della maternità surrogata riguarda “tutta l’umanità” e ricordando l’impegno già di Papa Francesco di sostenere un bando universale sulla maternità surrogata.
Gallagher ha ribadito che “la tutela della dignità umana costituisce un principio cardine dell’azione dei pubblici poteri nelle democrazie liberali contemporanee”, e che la persona umana non può diventare l’oggetto di un contratto, perché ogni persona umana è portatrice di “un valore intrinseco e inconsumabile rispetto a qualsiasi realtà”, ed è questo un “limite invalicabile di fronte ad ogni potere pubblico o privato”.
Con la maternità surrogata, ha detto il “ministro degli Esteri” vaticano, si va ad “incidere profondamente sulla concezione che la società ha della maternità, della genitorialità e più in generale della dignità umana”.
Gallagher ha notato che la maternità surrogata è come un contratto commerciale che “pone al centro i desideri degli adulti anziché il superiore interesse del minore”, tanto che “come avviene per una merce, si fissa la condizione per l’accettazione del risultato finale”, e “nei casi di surrogazione non altruistica, il pagamento conclusivo avviene proprio nel momento della consegna del neonato.
Il ministro vaticano per i Rapporti con gli Stati fa riferimento all’articolo 2 del Protocollo Facoltativo alla Convenzione sui Diritti del Fanciullo, che sottolinea come “qualsiasi atto o transazione che comporti il trasferimento di un fanciullo da una persona a un’altra” viene “ricondotto alla vendita dei fanciulli”.
Questo dimostra come la maternità surrogata colpisca direttamente i diritti fondamentali del bambino, tanto che, nel rapporto 2018 della relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tratta dei minori, è stato riconosciuto, in numerosi casi di maternità surrogata, “il reato di vendita dei minori vietato nell’articolo 35 della Convenzione sui diritti del fanciullo”.
Gallagher ha notato che la maternità surrogata colpisce innanzitutto “il diritto di essere cresciuti dalle proprie madri naturali” e spesso anche “quello di conoscere le proprie origini biologiche”.
In particolare, ha detto il presule, la madre biologica viene ridotta a “strumento di servizi produttivi”, la cui gravidanza è considerata una “mera funzione biologica, sostituibile da un dispositivo meccanico, come un utero artificiale, volto a soddisfare le esigenze organiche del concepito”, mentre l’impegno produttivo diventa solo un “servizio contrattabile e monetizzabile”.
Gallagher ha notato che la pratica è soggetto di “feroci critiche” anche da parte del mondo femminista, e questo contrasta con la visione di quanti fanno rientrare la questione in processo di autodeterminazione, senza notare che “molte madri surrogate sottoscrivono tali accordi spinte da pressione economica, con tutele giuridiche limitate e scarsa autonomia rispetto ai termini contrattuali spesso imposti dalle agenzie intermediarie”.
Ma come combattere la maternità surrogata? Gallagher apprezza che molti Stati abbiano vietato la pratica, e nota che questa decisione non basta in casi in cui le coppie vi accedono altrove per poi rientrare nel Paese di origine.
La tendenza del dibattito internazionale , che si sviluppa soprattutto in sede di Conferenza dell’Aia di diritto internazionale privato, dimostra una tendenza a non vietare la pratica, ma piuttosto a regolamentarla. Gallagher ha anche lodato la decisione italiana di estendere il reato di maternità surrogata anche a chi vi ricorre all’estero, un provvedimento che supera il rischio che “la domanda condizioni l’offerta”, e per questo la semplificazione delle procedure può indurre sempre più persone a ricorrere alla pratica, generando “un numero sempre maggiore di bambini appositamente per essere venduto”.
Insomma, per la Santa Sede l’unica opzione è quella di chiedere una abolizione universale della maternità surrogata. La Santa Sede valorizza anche i piccoli passi in questa direzione, come ad esempio la risoluzione del Parlamento Europeo in cui si condanna la maternità surrogata che comporta lo sfruttamento riproduttivo.
La Santa Sede, da parte sua, continuerà a rapportarsi con i Paesi in cui la maternità surrogata è permessa, lavorando per difendere i diritti dei bambini e garantendo loro sicurezza e tutela.
FOCUS AMBASCIATORI
Tre ambasciatori reagiscono alle parole del Papa nel discorso al corpo diplomatico
Il discorso pronunciato da Papa Leone XIV la scorsa settimana, in cui delineava la sua visione delle relazioni internazionali, ha lasciato un segno profondo in alcuni dei diplomatici accreditati presso la Santa Sede presenti all'evento del 9 gennaio.
In interviste con EWTN News, gli ambasciatori in rappresentanza dell'Unione europea, della Slovenia e dell'Ucraina hanno affermato di aver apprezzato le intuizioni del Santo Padre su alcune delle crisi umanitarie più urgenti al mondo.
Ogni anno, il Papa incontra il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e pronuncia un discorso, spesso definito "discorso sullo stato del mondo". Questa è stata la seconda volta che Leone XIV ha incontrato il corpo diplomatico dalla sua elezione.
Il Papa ha inquadrato gli sforzi diplomatici della Santa Sede nella ricerca della "città di Dio" descritta dal suo amato Sant'Agostino, sostenendo un rinnovato impegno multilaterale volto al raggiungimento di una pace autentica e duratura, non semplicemente alla cessazione delle ostilità.
“La Città di Dio non propone un programma politico - ha osservato il Papa - Offre invece preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica, come la ricerca di una convivenza più giusta e pacifica tra i popoli. Agostino mette anche in guardia dai gravi pericoli per la vita politica derivanti da false rappresentazioni della storia, da un eccessivo nazionalismo e dalla distorsione dell'ideale del leader politico”.
Martin Selmayr, ambasciatore dell'Unione Europea, ha affermato che il discorso “era un messaggio al corpo diplomatico, al mondo e ai credenti della Chiesa cattolica e oltre”.
Selmayr ha osservato che “la parola ‘dialogo’ è apparsa molto spesso in questo discorso e penso che sia molto importante per noi diplomatici”.
"Siamo in una nuova era - ha osservato l'ambasciatore UE - "Stiamo vivendo sconvolgimenti ovunque e abbiamo bisogno di stabilità. Abbiamo bisogno di autorità morale. Abbiamo bisogno dello stato di diritto. Il Papa ha parlato dello stato di diritto come fondamento della collaborazione su questo pianeta. Ha parlato della città di Dio e della città terrena".
Selmayr ha considerato il discorso del Papa come un "incoraggiamento alla diplomazia", aggiungendo di aver apprezzato il fatto che Leone abbia menzionato l'80° anniversario delle Nazioni Unite e ribadito l'importanza del multilateralismo.
Franc But, ambasciatore della Slovenia presso la Santa Sede, ha osservato che il discorso non riguardava solo "le guerre che infuriano in ogni regione – Ucraina, Medio Oriente, Sahel e regione dei Grandi Laghi in Africa, Haiti", ma anche gli attacchi alla vita e alla dignità umana come l'eutanasia.
Il riferimento all'eutanasia è importante per l'ambasciatore, poiché il popolo sloveno ha respinto un referendum volto a legalizzare il suicidio assistito a novembre.
Ciò che lo ha colpito del discorso è stato anche l'invito del Papa a riscoprire i valori fondamentali della fede cristiana.
In un mondo sempre più polarizzato, l'ambasciatore sloveno ha osservato: "La fede cristiana significa unirsi e trovare le soluzioni migliori per la società. O provengono da una parte o dall'altra, ma provengono dal cuore e mirano a unire le persone e non a dividerle".
Andrii Yurash, ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, è rimasto colpito non solo dal riferimento di Leone XIV alla guerra in Ucraina, ma anche dal suo appello alle nazioni a rispettare il diritto internazionale umanitario.
Yurash ha osservato che la situazione in Ucraina è "incredibilmente difficile" e che la popolazione sta soffrendo molto. Il desiderio del Papa di vedere la fine dei combattimenti, ha affermato, è condiviso "non solo dagli ucraini, ma dal mondo intero".
Yurash ha anche sottolineato il ruolo delle chiese nel raggiungimento della pace. "L'Ucraina", ha affermato, "è una nazione con uno dei più alti tassi di religiosità in questo momento, e quindi ogni messaggio proveniente dai leader ecclesiastici può essere molto influente, soprattutto in questo contesto di guerra".
In particolare, l'ambasciatore ha menzionato il ruolo dei cappellani militari e ha osservato che "i messaggi dei vescovi e dei sacerdoti sono sempre benvenuti" a sostegno di una pace giusta in Ucraina.
FOCUS NUNZIATURE
Un nuovo nunzio per l’Albania
Il 14 gennaio, Leone XIV ha nominato l’arcivescovo Mirosław Adamczyk nunzio in Albania. Finora, l’arcivescovo Adamczyk era nunzio in Argentina dal 2020. Da una parte, il presule arriva in una nunziatura europea, avvicinandosi a Roma. Dall’altro, la destinazione sembra comunque di profilo più basso rispetto a quella che il nunzio ha avuto finora. Tuttavia, il cambio di nunziatura è fisiologico, dato che Adamczyk è stato ambasciatore del Papa in Argentina per quasi sei anni.
Mirosław Adamczyk è nato a Gdańsk (Polonia) il 16 luglio 1962. È stato ordinato sacerdote il 16 maggio 1987 e si è incorporato al servizio diplomatico della Santa Sede nel 1993, dopo essersi formato in Diritto Canonico. Le sue prime destinazioni hanno incluso nunziature in Madagascar, India, Ungheria, Belgio, Sudafrica e Venezuela.
Nel febbraio 2013 è stato nominato arcivescovo titolare di Otricoli e nunzio in Liberia, e in seguito ha ricevuto anche responsabilità come nunzio in Gambia e Sierra Leone. Nel 2017 è passato a essere nunzio in Panama. Il 22 febbraio 2020, Papa Francesco lo ha designato nunzio in Argentina.