Diplomazia pontificia, arriva l’incaricato di affari per il Sud Sudan

Nella rotazione di incaricati di affari e officiali di nunziature pontificie e segreteria di Stato, arriva anche la nomina dell’incaricato di affari ad interim per il Sud Sudan. L’impegno della Santa Sede per il Libano. Quello contro le armi automatiche

Papa Francesco e il presidente di Sud Sudan Salva Kiir
Foto: Vatican Media / ACI Group
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C’è anche l’incaricato di affari ad interim per la nunziatura apostolica del Sud Sudan tra le variazioni dell’annuario pontificio che danno conto delle rotazioni tra Segreteria di Stato e nunziature. Sono nomine “oscure”, non vanno in bollettino come quelle dei nunzi, eppure fondamentali per comprendere in che modo si delinea la geografia della diplomazia del Papa. Ci sono anche i primi incarichi dell’ultima classe diplomata alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, la “scuola” degli ambasciatori vaticani.

Particolare attenzione è stata data al Libano, ad un anno dalla tremenda esplosione del porto di Beirut che non ha fatto altro che rendere ancora più difficile una precaria situazione politica (tuttora, non c’è un governo). Papa Francesco ha fatto un lungo appello per il Libano al termine dell’udienza generale del 4 agosto, la prima dopo la pausa estiva e l’operazione di diverticolite. L’appello del Papa è solo l’ultima di una serie di iniziative della Santa Sede, che è anche intervenuta ad una sessione speciale delle Nazioni Unite con un discorso letto da monsignor Miroslaw Wachowski, sottosegretario per i rapporti con gli Stati.

Sempre per il multilaterale, si segnalano tre interventi della Santa Sede sul tema dei LAWS, i Lethal Autonomous Weapons System, ovvero le armi che possono essere azionate a distanza. Si tratta della nuova frontiera degli armamenti: più facili da reperire e produrre del nucleare, che interessa sempre meno, queste armi possono produrre stragi con minimo rischio per gli attaccanti, che le manovrano a distanza. La Santa Sede da tempo lavora sul tema, mettendo in luce anche il problema morale di queste armi: come, infatti, sentirsi responsabili se la vita che si prende non è nemmeno percepita vicino a sé?

                        FOCUS RAPPRESENTANZE PONTIFICIE

Chi sale, chi scende tra Segreteria di Stato e rappresentanze pontificie

Questa settimana, il bollettino della Sala Stampa della Santa Sede presentava una serie di trasferimenti nelle rappresentanze pontificie, avvenuti negli scorsi mesi. L’elenco di trasferimenti permette di comprendere chi si occupa di cosa nella diplomazia del Papa.

Il primo trasferimento che salta agli occhi è quello di monsignor Ionut Paul Strejac, passato dalla seconda sezione della Segreteria di Stato alla Nunziatura Apostolica in Kenya, con l’incarico di incaricato d’affari ad interim della nunziatura apostolica in Sud Sudan. In pratica, sarà lui a gestire per ora la nunziatura di Giuba. La nunziatura del Sud Sudan è storicamente legata alla nunziatura del Kenya, ma l’apertura di una sede a Giuba a giugno del 2018 aveva fatto pensare ad un nunzio solo per il Paese oggetto da sempre delle attenzioni di Papa Francesco, che vorrebbe fare nel posto un viaggio ecumenico.

In una situazione difficile, monsignor Strejac dovrà essere così gli occhi e le orecchie dell’ambasciatore del Papa, e tenere in piedi in ufficio che si trova in una zona particolarmente critica.

La nunziatura in Kenya è stata rafforzata anche con l’arrivo di monsignor José Antonio Teixeira Alves, mentre monsignor Antony Joseph Puthenpurayil è stato inviato alla nunziatura del Brasile.

Promozione per monsignor George Panamthundil, che da consigliere della nunziatura apostolica in Israele e Cipro è stato nominato incaricato d’affari ad interim della nunziatura apostolica di Cipro: sarà lui ad organizzare un eventuale viaggio del Papa nell’ultimo Paese europeo con un muro, che si vocifera potrebbe avvenire già a novembre a corollario di un viaggio in Grecia?

Altri spostamenti: monsignor Kryspin Dubile si sposta dalla Nunziatura apostolica di Lubiana a quella degli Emirati Arabi Uniti, monsignor Christopher Washington da Vilnius va a lavorare in seconda sezione, ed è questa anche la destinazione di monsignor Maximilian Grech, che era nella nunziatura del Senegal.

Vanno a rimpolpare i ranghi della seconda sezione della Segreteria di Stato anche monsignor Nicolas Pedro Guidi, finora in Messico; monsignor Emmanuel Olakunle Fadeyim finora in Svezia.

Altri trasferimenti: monsignor Dennis Kuruppassery passa dagli Stati Uniti a Malta; monsignor Massimo Catterin dal Brasile all’Etiopia; monsignor Juan Pablo Cerrillos Hernandez del Cile al’India; Jean François Simonart da Cuba alla Repubblica Democratica del Congo; monsignor John Paul Pedrera dall’Etiopia agli Stati Uniti; monsignor Yovko Pishtiyski dalla Francia alla Slovenia; monsignor Marcel Smejkal dalla Grecia alla Francia; monsignor Patrick Han dall’India a Singapore; monsignor Simon Lukyamuzi dal Kuwait alla Serbia.

E ancora: monsignor Przemyslaw Lewinski dal Kazakhstan a Cuba; Michele Tutalo dall’Angola al Kazakhstan; Febin Sebastian dalla Bolivia alla Grecia, Mario Biffi dal Camerun al Kuwait; Da Woon Cheong dalla Liberia alla Lituania; Anti Vidovic dal Sudan al Messico; Ogoudjiwi Tsogli da Panama alla Liberia; Albino Natale dalla Repubblica Centrafricana alla Palestina, Martial Akom dallo Sri Lanka al Venezuela.

Ultima tornata di nuovi incarichi; Riyyan Mendoza dallo Zimbabwe al Cile, Giuseppe Commisso dall’Albania alla Svezia, Pavol Talapka dal Ghana alla Cina, Maher Chammas dalla Bielorussia al Ghana.

Va temporaneamente nella prima sezione della Segreteria di Stato monsignor Romanus Mbena, che era alla nunziatura in Albania. Tornano in diocesi Matteo De Mori, che lavora in Gran Bretagna, e Marco Alfredo Marchetti, nella Repubblica Democratica del Congo.

Primi incarichi anche per i diplomati della Pontificia Accademia Ecclesiastica, la scuola degli ambasciatori del Papa: sono nove, di diverse nazionalità, e saranno tutti addetti di nunziatura, come primo incarico, in diverse nunziature nei cinque continenti

                                                FOCUS MULTILATERALE

Libano, l’intervento della Santa Sede alla Conferenza Internazionale di ONU e Francia

È stato monsignor Miroslaw Wachowski, sottosegretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, a intervenire a nome della Santa Sede lo scorso 4 agosto alla Conferenza Internazionale sul Libano organizzata da Francia e Nazioni Unite.

La Conferenza mirava a fare il punto della situazione del Libano, ancora in crisi politica dopo un anno dall’esplosione del porto di Beirut, che capitava tra l’altro nel mezzo di una crisi istituzionale mai risolta. Dopo la rinuncia del premier incaricato Saad Hariri a formare un governo, cosa che ha tentato per più di un anno, Nagib Mikati è stato incaricato lo scorso 28 luglio di formare un governo.

Papa Francesco ha guardato sempre con attenzione al Libano, cui ha dedicato una giornata di preghiera il 2 luglio scorso. C’era anche il progetto di visitare il Paese nel corso dell’anno, mentre la Chiesa locale, e in particolare il patriarcato maronita guidato dal Cardinale Bechara Rai, sta lavorando molto nel pungolare le forze politiche e invocare una neutralità attiva del Libano.

Nel suo videomessaggio, monsignor Wachowski sottolinea che “la Santa Sede auspica che la presente riunione, nell’aiutare economicamente il Paese, favorisca le condizioni affinché il Libano non sprofondi oltre, ma inizi una ripresa e un cammino di risalita che sarà a beneficio tutti.

La Conferenza aveva l’obiettivo di raccogliere 350 milioni dollari per rispondere ai “nuovi bisogni” della popolazione, che ora manca anche di medicine.

La Santa Sede a Ginevra, le sfide poste dalle armi autonome

Sono tre gli interventi che la Santa Sede ha pronunciato all’incontro de Gruppo di Esperti Governativi sui cosiddetti LAWS, vale a dire i “Lethal Autonomous Weapon Systems”, i sistemi di arme autonomi e letali. Si tratta di quelle armi, come i droni, che possono essere azionate a distanza e che creano danni che arrivano fino alle stragi.

Il 3 agosto, si è parlato di come questi sistemi possono andare a colpire la Legge Umanitaria Internazionale. La Santa Sede ha sottolineato che le sfide dei LAWS non sono limite all’ambito della Legge Umanitaria Internazionale, ma “sollevano potenziali serie implicazioni per la pace e la stabilità”.

Concentrandosi sul tema della Legge Umanitaria Internazionale, la Santa Sede nota che convenzioni e trattati sulla questione sono basati molto sull’interpretazione degli eventi, con alla base la convinzione che “la persona umana è insostituibile”, specialmente quando si tratta di definire la proporzionalità, la precauzione, la necessità e l’atteso vantaggio militare”.

Cosa succede, invece, quando queste valutazioni sono lasciate ai sistemi autonomi di valutazione? Resta sempre – afferma la Santa Sede – “un certo livello di imprevedibilità, che può per esempio deviare in azione che prendono di mira non combattenti in ordire di massimizzare l’efficienza, così mettendo da parte il principio di distinzione”.

La delegazione della Santa Sede ha messo in luce anche il pericolo di mini droni che possano agire come kamikaze, o l’uso di sciami di droni in aree che potrebbero portare ad altri rischi per i civili.

“Se in funzionamento senza alcuna diretta supervisione umana – ha notato la Santa Sede – questi sistemi possono fare errori nell’identificare i target a causa di alcuni bias identificati indotti dalle loro capacità di auto apprensione sviluppata da un limitato campionario di dati”.

Così, il concetto di uno sciame di armi autonome aggrava il rischio che lo sciame stesso possa condurre a “eccessivi feriti ed effetti indiscriminati”.

C’è poi la questione etica, sempre più condivisa dalla comunità scientifica, che vanno ben oltre la legge Umanitaria internazionale, attestando così le implicazioni a largo raggio della discussione.

La Santa Sede nota che i sistemi automatici di armi possono essere “considerati normali da un punto di vista statistico”, ma allo stesso tempo sono ancora comportamenti che il diritto umanitario non permette, o che, “sebbene non esplicitamente permesso, rimane impedito dai dettami della moralità, dei valori spirituali, dell’esperienza e della virtù militare”.

In particolare, la Santa Sede si rifà alla clausola di Martens, chiedendosi “in che modo i sistemi autonomi di armi possono essere in grado di rispondere ai principi di umanità e ai dettami della coscienza pubblica?

La Santa Sede a Ginevra, caratterizzazione dei sistemi di armi autonomi

Sempre il 4 agosto, la delegazione della Santa Sede a Ginevra ha anche affrontato la caratterizzazione delle LAWS, chiedendo di adottare un “approccio cauto e preventivo allo sviluppo delle LAWS che possa impedire l’irreversibile alterazione della natura della guera, costringendo tutti gli Stati a ridefinire le loro capacità militari”.

La Santa Sede ha ribadito che i LAWS non possono “mai essere un soggetto moralmente responsabile”, perché il giudizio morale e la decisione etica è “più di una complessa collezione di algoritmi, e questa capacità non può essere rimpiazzata da, o programmata in una macchina”.

La Santa Sede nota che “da un punto di vista etico” è cruciale un controllo umano su queste armi, che è anche un modo di “assicurare rispetto per l’autorità politica e il suo contenuto e significato umano”.

Continua la Santa Sede: se importanti “poteri di decisione sull’uso della forza” vengono delegati a “sistemi di armi le cui azioni non imprevedibili o il cui spettro di operazioni è indefinito o sconosciuto”, come nel caso in cui le armi autonome sono dotate di capacità di auto apprendimento.

Insomma, rimuovere l’azione umana dall’equazione morale “è problematico non solo dal punto di vista dell’etica, ma anche dal punto di vista dei fondamenti della legge”, perché viene messo in discussione “il principio solido che i sistemi legali sono il riconoscimento della persona umana come soggetto responsabile che può essere sanzionato per i suoi errori o omissioni e obbligato a compensare il danno”.

La Santa Sede poi denuncia che demandare le decisioni di vita o di morte a una macchina “rimuove il peso morale intrinsecamente associato alle operazioni militari”, si mette da parte la dignità di ogni essere umano, ridotta a “dati senza senso e intercambiabili”, considerando che la realtà “non può mai essere ridotta ad una rappresentazione o simulazione”. Diluire quella distinzione – dice la Santa Sede – è “un errore epistemologico, che può portare a contraddizioni legali”.

Per la Santa Sede, servono “norme e principi codificate”, che richiedono la capacità di “considerare e interpretare contesti specifici e contingenti che non possono essere sussunti da formali regole universali”.

La Santa Sede chiede un rafforzato sistema legale e sottolinea che, se l’approccio fosse di escludere i sistemi delle armi automatiche, questo “potrebbe essere di grande beneficio nel caratterizzare adeguatamente i sistemi presi in considerazione.

La Santa Sede a Ginevra, alcune armi convenzionali

Il 5 agosto, la Santa Sede è intervenuta ad un altro dibattito sui LAWS, reiterando le preoccupazioni per l’uso della tecnologia. “È incoraggiante – recita l’intervento della Santa Sede – di “vedere quella grande convergenza sulla caratterizzazione dei sistemi in considerazione”. Allo stesso tempo, la Santa Sede non manca di sollevare questioni etiche. La Santa Sede nota che ha affermato “Il bisogno di andare avanti nella codificazione e il progressivo sviluppo delle regole internazionali applicabile ai conflitti”.

                                                FOCUS AFRICA

Sud Sudan, le Chiese affrontano la situazione

Il Consiglio Interconfessionale e il Consiglio Interreligioso per l’iniziativa di pace nell’Equatoria occidentale hanno rilasciato, nei giorni scorsi, una dichiarazione congiunta che condanna le violenze in atto a Tombura.

I leader religiosi hanno espresso tutta la loro preoccupazione in merito alla violenza intertribale che sta attualmente devastando la contea di Tombura e hanno affermato che, come leader della Chiesa, non rimarranno in silenzio di fronte alle sofferenze dei loro fedeli.

Firmatari dell’appello sono: Samuel Peni, Arcivescovo della Chiesa Luterana di Yambio e Presidente della Provincia Interna di Western Equatoria, Interchurch Western Equatoria State, e mons. Barani Eduardo Hilboro Kussala, Vescovo della Diocesi Cattolica di Tombura-Yambio e Presidente dell’Interfaith Council for Peace Initiative dello Stato.

Questi hanno notato i fatti in Tombura, sototlineato che sono “motivo di grave preoccupazione”, perché “la violenza genera sempre altra violenza, e a lungo termine non servirà a risolvere le questioni urgenti del Paese”.

Scrivono ancora i religiosi: “I sud sudanesi sono stanchi di promesse vuote. È in gioco la nostra libertà tanto combattuta. L'anarchia civile e il caos devono finire. Facciamo appello a tutto il Sud Sudan e in particolare alla contea di Tombura, affinché cessino le violenze in corso. La violenza non ci farà mai andare avanti.”
                                                FOCUS AMERICA LATINA

La Chiesa di Porto Rico contro l’imposizione ideologica del genere

Il prossimo 14 agosto, si terrà a Porto Rico una marcia contro l’imposizione dell’ideologia di genere nel programma delle scuole pubbliche del Paese, lanciata dalla Conferenza Episcopale Portoricana. Ne dà notizia l’agenzia Fides della Congregazione dell’Evangelizzazione dei Popoli, citando un comunicato firmato dal presidente della Conferenza Episcopale Portoricana, l’arcivescovo Ruben Gonzalez di Ponce.

Si legge nel comunicato che "un settore della nostra società, è preoccupato per il modo in cui vengono promosse diverse iniziative per l'attuazione nelle scuole pubbliche di un cosiddetto curriculum in prospettiva di genere", un curriculum che – secondo gli annunci – dovrebbe partire dal prossimo anno scolastico. Per questo, i vescovi hanno indetto la marcia, ricordando che i cristiani “sono uguali in diritti a tutti i cittadini” e che per questo “i loro diritti e la loro capacità di pretendere dalle legittime autorità dello stesso Stato, il loro diritto di vivere e agire secondo le loro convinzioni e la loro coscienza, non possono essere diminuiti".

Colombia, verso la Verità e la Riconciliazione

Ci sarà un incontro tra padre Francisco de Roux, presidente della Commissione Verità, e l’ex presidente colombiano Alvaro Uribe. È stato annunciato lo scorso 2 agosto. Il sacerdote vuole chiedere conto degli atti dell’ex presidente per contrastare gli atti di violenza che hanno avuto luogo durante il conflitto armato del Paese.

Padre De Roux ha detto che andrà ad ascoltare Uribe “per conoscere la sua versione”: Lo stesso ha fatto Juan Manuel Santos lo scorso 11 luglio, anche lui ex presidente.

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