Diplomazia pontificia, i bilaterali in Ungheria e Slovacchia

I viaggi apostolici del Papa sono anche una occasione per degli incontri bilaterali su vari temi. Ecco di cosa ha parlato la diplomazia della Santa Sede in Ungheria e Slovacchia

Papa Francesco firma il libro d'Onore nel Palazzo Presidenziale Slovacco
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Due bilaterali, su temi comuni, scelti con cura per evitare controversie e guardare avanti nella collaborazione tra gli Stati. Ungheria e Slovacchia hanno parlato a lungo con la Santa Sede, nel corso di due incontri bilaterali che si sono svolti durante la visita di Papa Francesco nei due Paesi. In Ungheria, c’era anche il Papa, in una interlocuzione costante con il presidente Ader, da pari a pari, e con a fianco il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, e l’arcivescovo Paul Richard Ggallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati. In Slovacchia, dopo l’incontro del Papa con la presidente Caputova e il discorso alle autorità, c’è stato anche un successivo bilaterale nel pomeriggio del 13 settembre, che ha coinvolto il Cardinale Parolin, l’arcivescovo Gallagher il primo ministro slovacco Heger.

In questa settimana, la Santa Sede è anche intervenuta al Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra, organizzato un Servizio di Preghiera per l’apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e visto la presentazione delle lettere credenziali da parte del nuovo nunzio in Israele, la nomina del nuovo nunzio in Nepal.

                                                FOCUS VIAGGIO PAPALE

Papa Francesco e il bilaterale con l’Ungheria

È stato lo stesso Papa Francesco, nella conferenza stampa nel volo di ritorno da Bratislava, a raccontare come è andato il suo incontro con il presidente Ader, il primo ministro Orban e il vice Primo Ministro Semjen. Nessun accenno alla crisi dei migranti, molto spazio dato ai temi ecologici (un cavallo di battaglia del presidente Ader) e a quelli della famiglia (tema centrale delle politiche di Orban). Il Papa ci ha tenuto anche a dire di essere stato visitato da Orban e dai vertici ungheresi, ma questa affermazione non è formalmente vera.

Più che altro, i vertici dello Stato ungherese hanno accettato la richiesta del Papa di non fare un incontro troppo lontano dal luogo in cui avrebbe celebrato Messa, e così si è scelto il Museo delle Belle Arti, proprio a fianco all’altare. Un Museo statale, tra l’altro, dove il governo ha accolto il Papa in un bilaterale che in genere avviene nel Palazzo Presidenziale, prima dell’incontro con la società civile. Incontro che non c’è stato. Il Papa, alla fine, non ha incontrato l’opposizione, come avrebbe fatto incontrando la società civile.

Il vice Primo Ministro Zsolt Semjen ha fatto sapere, in dichiarazioni a Kossuth Radio – e questo concorda con quanto Papa Francesco ha detto in aereo – che il Papa “è rimasto deliziato dal numero di aborti calato e dal numero di matrimoni cresciuto in Ungheria. Abbiamo dovuto segnalare che siamo messi costantemente sotto attacco da Bruxelles, a causa delle nostre azioni in difesa della famiglia, e il Papa ha detto: la famiglia è padre, madre, bambino. Punto”.

Da parte sua, il Primo Ministro Viktor Orban ha reso noto, attraverso la sua pagina Facebook, una sola frase: “Ho chiesto al Papa di non far perire l’Ungheria cristiana”.

La Santa Sede e il bilaterale con la Slovacchia

Non solo l’incontro del Papa con la presidente Zuzana Caputova, e il discorso del Papa alle autorità civili. Nel pomeriggio del 13 settembre, c’è stato anche un bilaterale tra il Cardinale Parolin, l’arcivescovo Gallagher, e l’arcivescovo Edgar Pena Parra e il Primo Ministro Eduard Heger. Il bilaterale è durato circa 45 minuti.

Durante l’incontro bilaterale, hanno parlato della Chiesa in Slovacchia e della possibilità di miglioramento e cooperazione in vari ambienti. Si è parlato anche degli sviluppi sul riconoscimento dei diplomi universitari, e la situazione in Afghanistan e in Medio Oriente in generale.

Uno dei temi forti dell’incontro è stato quello dell’allargamento dell’Unione Europea. La Slovacchia è un forte sostenitore dell’allargamento, ma anche la Santa Sede ha lavorato molto per un allargamento dei confini dell’Unione. Lo stesso cardinale Parolin, con i suoi viaggi in Serbia, in Kosovo, in Montenegro, ha mostrato particolare attenzione per l’espansione ad Est dell’Unione Europea.

Nella sera del 13 settembre, Papa Francesco ha anche avuto due incontri nella nunziatura apostolica: verso le 18, il Papa ha ricevuto il saluto del presidente del Consiglio nazionale della Repubblica Slovacca Boris Kollàr e del primo ministro della Repubblica Slovacca Eduard Heger, insieme alle rispettive famiglie.

                                                FOCUS NUNZIATURE

Il nunzio in Israele presenta le sue lettere credenziali

Lo scorso 14 settembre, l’arcivescovo Adolfo Tito Yllana, nuovo nunzio apostolico in Israele, ha presentato le sue Lettere Credenziali al presidente Isaac Herzog, eletto lo scorso 2 giugno e in carica del 7 luglio.

Secondo la stampa israeliana, Herzog avrebbe ribadito all’”Ambasciatore del Papa” il suo impegno in favore della libertà religiosa e della protezione dei Luoghi Santi, e sottolineato che la voce di Papa Francesco è molto importante.

L’arcivescovo Tito Yllana è stato nominato nunzio in Israele e Cipro e Delegato Apostolico in Gerusalemme e Palestina lo scorso 3 giugno. Filippino, 73 anni, Tito Yllana lavora nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 1984.

È un diplomatico esperto, chiamato a dirimere una situazione complicatissima, e soprattutto una trattativa per l’applicazione dell’Accordo Fondamentale con lo Stato di Israele.

L’accordo, firmato il 29 dicembre 1993 a Gerusalemme e il 30 dicembre dello stesso anno, riguarda il riconoscimento della personalità giuridica cattolica. I negoziati per l’applicazione del trattato sono in corso da molto tempo. Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha detto nel 2019 che l’accordo “ha aperto una nuova fase nelle relazioni bilaterali” e ha avviato “un significativo cammino di cooperazione”.

Il nunzio Girelli “ambasciatore del Papa” in Nepal

Il 14 settembre, è arrivata la nomina dell’arcivescovo Leopoldo Girelli come nunzio apostolico in Nepal. L’arcivescovo Girelli era stato nominato nunzio in India lo scorso 13 marzo, e la nomina in Nepal era attesa: la nunziatura apostolica in Nepal è legata, infatti a quella di nuova Delhi.

La nunziatura apostolica in Nepal è stata stabilita nel 1983, in una situazione difficile, perché il Nepal era definito il solo stato confessionale indù al mondo. Nel 2006, una dichiarazione parlamentare, ben accolta dalla Chiesa, ha affermato la natura laica dello stato nepalese.

Le istituzioni cattoliche sono state prese di mira dai ribelli maoisti negli ultimi 20 anni. Nel 2002, due scuole cattoliche nella regione di Gurkha sono state date alle fiamme, mentre una missione cattolica nel Nepal orientale fu attaccata dagli insorti maoisti nel 2003. Nel 2008, padre John Prakash, salesiano e preside della scuola cattolica Don Bosco è stato assassinato, mentre nel 2009 un attentato ha devastato la cattedrale dell’Assunzione, unico edificio di culto cattolico autorizzato nel Paese.

Nel Nepal, c’è comunque una crescita della Chiesa locale: nel giugno 2006, è stato inaugurato il primo convento e un centro per esercizi spirituali nel Nepal Occidentale.

Sembra il destino dell’arcivescovo Girelli, quello trovarsi in scenari difficili. Viene dalla nunziatura di Singapore, incarico cui si aggiunse quello di rappresentante non residente della Santa Sede in Vietnam. Una nomina importante, quest’ultima, perché fu il primo rappresentante del Papa ammesso da Hanoi dal 1975, frutto di un tavolo bilaterale di incontri che punta a stringere le relazioni diplomatiche.

Nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 1987, l'arcivescovo Girelli ha servito come segretario della nunziatura apostolica in Camerun (1987-1991) e in Nuova Zelanda (1991-1993), quindi consigliere alla Sezione Affari generali della Segretaria di Stato vaticana (1993-2001), dove si è occupato anche dei discorsi di San Giovanni Paolo II. Dal 2001 al 2006, ha servito nella nunziatura apostolica negli Stati Uniti (2001-2006).

Il 13 aprile 2006 è stato nominato arcivescovo titolare di Capri e nunzio apostolico in Indonesia, incarico cui si è aggiunto quello di nunzio apostolico a Timor Est, che ha vissuto due colpi di Stato nel corso del suo mandato. Nel 2011, era stato trasferito a Singapore.

il 13 settembre 2017 era stato nominato nunzio di Israele e delegato apostolico di Gerusalemme e Palestina il 13 settembre 2017, nomina cui aveva aggiunto successivamente quella di nunzio apostolico a Cipro. Ha cominciato la sua missione in Terrasanta proprio nei giorni in cui il presidente USA Donald Trump annunciava il trasferimento dell'Ambasciata degli Stati Uniti in Israele a Gerusalemme.

                                                FOCUS MEDIO ORIENTE

Kurdistan, il presidente Barzani chiede ai cristiani di restare

Lo scorso 13 settembre, Nechirvan Barzani, presidente della regione del Kurdistan, ha chiesto ai cristiani di rimanere per aiutare la nazione a svilupparsi. Barzani ha parlato ad un incontro con la stampa che si è tenuto dopo la cerimonia di consacrazione del nuovo Patriarca per la Chiesa Assira dell’Est ad Erbil, il patriarca Mar Awa III.

Barzani ha detto che la coesistenza di tutti i gruppi religiosi è un bellissimo quadro del Kurdistan, e che i cristiani possono contribuire. Nel 2014, il sedicente Stato Islamico ha attaccato la Piana di Ninive nel Nord dell’Iraq, e migliaia di cristiani hanno trovato rifugio nella regione del Kurdistan.

Ora, la piana di Ninive è in ricostruzione. Nella sua visita in Kurdistan dello scorso marzo, Papa Francesco ha detto che “il Kurdistan è una regione che è stata casa per i cristiani sfollati”.

                                                FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede a Ginevra, l’acqua come bene universale

Lo scorso 15 settembre, al Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra si è tenuto un dialogo interattivo su Acqua e Igienizzazione, che discuteva dal Rapporto sui Diritti Umani a una acqua potabile sicura e l’igienizzazione.

La situazione, ha affermato John Putzer, chargé d’affairs della Missione della Santa Sede, è resa ancora più aggrava dalla “finanziarizzazione dell’acqua, il cambiamento climatico e la recente pandemia del COVID 19”.

Per la Santa Sede, l’accesso universale all’acqua potabile è “necessario nel promuovere la dignità della persona umana”, e sarà “sempre una priorità”, considerando che l’accesso all’acqua potabile non è ancora accessibile a tutti.

La Santa Sede nota anche che la pandemia del COVID 19 ha “sottolineato quanto la comunità globale sia interconnessa” come dimostra l’allargamento delle esistenti “ineguaglianze sociali ed economiche”. Per questo, sono necessari sforzi “concertati e coordinati da parte di tutti gli stakeholders per assicurare che tutti abbiano accesso ad acqua pulita ed adeguata”.

La Santa a New York, la preghiera all’inizio dell’Assemblea Generale

Ogni anno dal 1986, in occasione dell'apertura dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Missione dell’Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite ha promosso un servizio di preghiera per la Comunità Diplomatica delle Nazioni Unite e il personale, insieme a religiosi e leader ecumenici nell'area di New York.

Quest'anno, alla luce della pandemia di COVID-19, il servizio di preghiera si è tenuto con una capienza limitata a 150 persone presso la Chiesa della Sacra Famiglia, che è considerata la parrocchia dell’ONU.

Abdullah Shahid, che martedì è diventato presidente della 76a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha partecipato con i membri della sua famiglia e del suo team e ha pronunciato osservazioni. Erano presenti anche decine di ambasciatori, alti funzionari delle Nazioni Unite, leader religiosi, delegati di ONG e membri della comunità interessati.

Don Gerald Murray, parroco della Chiesa della Sacra Famiglia, ha dato il benvenuto a tutti i presenti. Ha riflettuto sul fatto che il servizio di preghiera annuale è una risposta al "desiderio di San Paolo VI che tutti coloro che lavorano per la pace siano uniti nella preghiera a Dio per il suo dono della pace".

Il Vescovo Gregory Mansour, dell'Eparchia di Saint Maron di Brooklyn, ha tenuto la meditazione, concentrandosi sui segni di speranza in mezzo alle sfide attuali. Ha elogiato il "grande ed edificante sforzo delle Nazioni Unite per promuovere il buon governo", osservando che molti problemi che flagellano il nostro mondo oggi sono causati da una leadership corrotta e inefficace. Ha espresso speranza per la crescente consapevolezza della necessità di proteggere e far progredire la libertà religiosa, come il recente Vertice internazionale sulla libertà religiosa, che si è svolto a luglio a Washington DC, dove i leader religiosi si sono espressi "così appassionatamente l'uno per l'altro e per chiedere la fine della persecuzioni religiose." Ha sottolineato che la libertà religiosa è innata in virtù dell'essere umano, e tale diritto "non ci è concesso dalle nazioni o dai governi".

Il vescovo Mansour ha anche affermato che l'esperienza islamo-cristiana in Libano è sia un segno di speranza che di preoccupazione. Ha esortato gli ambasciatori presenti a sostenere il Libano affinché prevalga l'armonia interreligiosa.

Tra gli altri segni di speranza, il vescovo Mansour ha evidenziato gli sforzi per proteggere "la nostra casa comune" e una maggiore solidarietà tra le persone sulla scia della pandemia di COVID-19. Ha citato gli sforzi collettivi per combattere la crisi climatica, nonché la generosità delle agenzie internazionali di aiuto umanitario per sostenere coloro che soffrono a causa della pandemia.

Continuando il tema della speranza, Shahid ha esortato i leader delle Nazioni Unite a ispirare maggiore speranza. Ha suggerito che ciò potrebbe essere ottenuto "lavorando mano nella mano attraverso i confini". La pandemia di COVID-19, ha affermato, ha offerto un'opportunità per ricostruire meglio, lavorando verso una ripresa economica globale che sia rispettosa dell'ambiente. Ha chiesto ai presenti di unirsi a lui nella preghiera per "più speranza, più ottimismo" per portare miglioramenti a chi è nel bisogno.

 

Il segretario generale António Guterres si è rivolto ai presenti in video. Ha detto che crede che le comunità di fede "possono aiutare a trasformare il nostro mondo" e ha accolto con favore gli appelli dei leader religiosi per un cessate il fuoco globale. Citando Papa Francesco che l'anno scorso ha detto all'Assemblea Generale che "non si esce mai da una crisi così come eravamo", Guterres ha ringraziato il Papa e i leader presenti per aver gettato "le basi per uscire meglio".

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