Diplomazia pontificia, le relazioni con Slovacchia e Ungheria

Papa Francesco parte per Ungheria e Slovacchia. Quali sono i temi in gioco dal punto di vista diplomatico. Riprende l’attività alle Nazioni Unite

Papa Francesco durante un volo papale
Foto: Archivio CNA
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Un incontro privato con presidente e primo ministro di Ungheria, vari incontri nella nunziatura con i vertici politici in Slovacchia. Il viaggio di Papa Francesco a Budapest e in Slovacchia ha anche un aspetto diplomatico da non sottovalutare. Tutto, in maniera forse eccessiva, si è concentrato sul fatto che Papa Francesco non volesse incontrare il Primo Ministro ungherese Viktor Orban, in dissenso con le sue politiche. Alla fine, però, l’incontro ci sarà, ed avrà comunque un peso diplomatico. Mentre in Slovacchia Papa Francesco avrà il consueto incontro con le autorità, ma riceverà anche in nunziatura la visita del presidente della Camera e del presidente del Senato slovacchi.

Altre informazioni: comincia l’attività multilaterale e il prossimo lunedì la Missione della Santa Sede presso le Nazioni Unite organizza, come di consueto, un Servizio di Preghiera alla Santa Famiglia, la “parrocchia” delle Nazioni Unite.                                                           FOCUS VIAGGI DI PAPA FRANCESCO

I temi delle relazioni tra Slovacchia e Santa Sede

Praticamente alla vigilia del viaggio del Papa, il governo slovacco ha nominato Anna Zaborska, ex europarlamentare, come rappresentante plenipotenziario del governo della Repubblica Slovacca per la Protezione della Libertà di Religione e di Credo.

La nomina concretizza un punto del programma di governo che afferma che “il governo slovacco è consapevole della crescente gravità del problema delle violazioni della libertà di pensiero, coscienza e religione nel mondo”.

Unitamente alla nomina della Zaborska, è stata presentata all’Assemblea del Governo una bozza di statuto del Plenipotenziario del Governo della Repubblica Slovacca per la tutela della libertà di religione e di credo. La posizione non ha remunerazione.

La nomina avviene alla vigilia della visita di Papa Francesco nella nazione slovacca, e nella settimana in cui la posizione di Inviato Speciale dell’Unione Europea per la Libertà Religiosa resta vacante. Christos Stylianides, infatti, dopo cinque mesi nell’incarico – durante i quali ha ricevuto scarsissimo supporto dalla Commissione Europea – prenderà l’incarico di ministro dell’Emergenza in Grecia.

La posizione di inviato speciale dell’UE per la libertà religiosa era stata creata nel 2016, annunciata al termine del conferimento del Premio Carlo Magno a Papa Francesco. Primo inviato è stato Jan Figel’, slovacco, che ha commentato: “Il mio ruolo senza precedenti e pionieristico ha ispirato diverse nazioni a nominare i loro inviati speciali o ambasciatori per la libertà religiosa: l’Ungheria, il Regno Unito, la Danimarca, la Polonia, la Germania, l’Olanda, la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Ma ora la posizione di inviato speciale per la libertà religiosa è vacante. Per l’attuale Commissione Europea, ed è un peccato, questa non sembra essere una priorità”.

Oltre all’incontro nel Palazzo Presidenziale e con la società civile, Papa Francesco in Slovacchia avrà due incontri privati in nunziatura: il 13 settembre, riceverà la visita del presidente del Parlamento, Boris Kollar, in nunziatura, quindi la visita del Primo Ministro Eduard Heger.

Si parla anche di un bilaterale con i vertici della Segreteria di Stato vaticano che accompagneranno il Papa nel viaggio.

I temi delle relazioni tra Ungheria e Santa Sede

Papa Francesco voleva che il viaggio a Budapest fosse prima di tutto la partecipazione al Congresso Eucaristico Internazionale, e per questo motivo non sono previsti incontri ufficiali con la società civile o il corpo diplomatico. Una scelta che ha fatto molto parlare, letta come un messaggio del Papa al Primo Ministro Viktor Orban, del quale non condividerebbe le politiche migratorie.

Eppure, quello che avverrà al Museo delle Belle Arti nella mattinata di domani sarà un vero e proprio bilaterale: Il presidente ungherese Janosz Ader sarà accompagnato da Viktor Orban e dal vice Primo ministro, Papa Francesco avrà al suo fianco il Cardinale Pierto Parolin e l’arcivescovo Paul Richard Gallagher. Non ci sarà l’opposizione, che invece sarebbe stata presente in caso del canonico incontro con la società civile.

Di cosa si parlerà, dunque? Oltre alle iniziative dell’Ungheria in favore dei cristiani perseguitati e quelle attivate per aiutare i profughi afghani, c’è un tema che potrebbe entrare nel colloquio: la fondazione istituita dal presidente Janos Ader per tutti i bambini che sono rimasti orfani di uno o di entrambi i genitori morti a causa del COVID 19. La fondazione è intitolata a Istvan Regoczi, un sacerdote cattolico che durante le Guerre Mondiali spese ogni forza in favore dei più piccoli. La fondazione non è un orfanotrofio, ma piuttosto si prende cura dei bambini, li aiuta a studiare, a giocare, ad andare in vacanza e tutte quelle cosse che un genitore fa per i propri figli.

                                    FOCUS SEGRETERIA DI STATO

Il Cardinale Parolin a Madrid, “la diplomazia necessaria nella pandemia”

Intervenendo lo scorso 4 settembre ai lavori del II incontro Internazionale di cattolici con responsabilità politiche, il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha notato che la diplomazia è necessaria in questo tempo di pandemia per chiedere alle istituzioni locali o ai parlamenti e governi nazionali di stabilire strategie e protocolli comuni, e per motivare la creazione di accordi tra gli Stati”.

L’incontro, che si è svolto dal 3 al 5 settembre, aveva come tema “Una cultura dell’incontro nella vita politica di servizio per i nostri popoli”, ed è stato promosso dall’arcidiocesi della capitale spagnola  e dall’Academia Latinoamericana de Líderes Católicos, con la collaborazione della Fondazione Konrad Adenaue.

Il Cardinale Parolin ha notato che la situazione attuale “offre l’opportunità di riflettere su come si possa operare per contribuire alla costruzione del bene comune”, nella necessità “di uscire da una crisi profonda e difficile da interpretare, che richiede innanzitutto il rafforzamento degli equilibri sociali, delle economie, della struttura dei Paesi e delle capacità dei governi”.

Secondo il cardinale, l’azione politica si deve basare prima di tutto su “una dimensione antropologica ben fondata, che metta al centro la persona”, e poi “una strategia di azione coerente”, che agisca dalla dimensione locale a quella internazionale.

Il Cardinale ha sottolineato che “nella vita di un Paese, nelle relazioni interpersonali che si sviluppano al suo interno, tale configurazione può trasformarsi in una reazione incontrollata quando le visioni complessive e gli obiettivi comuni vengono frammentati da atteggiamenti e azioni senza giustizia”.

Nell’ultimo periodo, poi, la vita sociale è stata “significativamente modificata”, tanto che sono stati “relativizzati o addirittura eliminati principi, regole e strutture che costituiscono punti di riferimento per il governo e il funzionamento dei nostri Stati, oltre a influenzare le azioni della stessa comunità internazionale”.

È difficile, spiega il Cardinale Parolin, trovare il necessario equilibrio e rispondere agli squilibri promuovendo “una convivenza ordinata tra gli esseri umani”, ma è una ricerca che coinvolge “una pluralità di partecipanti, la cui immagine variegata non è più limitata alle configurazioni tradizionali”.

Per il Segretario di Stato vaticano, il politico deve saper dirigere la sua attenzione “verso le decisioni globali” presentate come un mezzo per garantire la stabilità dell’ordine sociale, considerando che le risposte alla crisi si vanno a configurare “su una scala più ampia e con una visione a medio e lungo termine”.

Non basta “riorientare le risorse di spesa verso programmi di sviluppo”, ma piuttosto di governare le sfide come la pandemia, perché queste “riguardano la famiglia umana nel suo insieme e il suo futuro”.

Il cardinale Parolin sottolinea dunque che l’esercizio dell’autorità non può coincidere “con una visione personale, di parte o nazionale”, ma piuttosto “con un sistema organizzato di persone e di idee condivise e possibili”. L’amicizia e l’incontro sono dunque “uno stile di governo, una chiamata alla responsabilità ai vari livelli e funzioni di governo”.

Il cardinale Parolin al santuario di Montevergine: la situazione in Afghanistan

Il 5 agosto, il Cardinale Parolin è stato al santuario di Montevergine, per presiedere la celebrazione eucaristica che ha chiuso i festeggiamenti in onore della Madonna del Santuario. Intervistato a margine dell’evento, il Cardinale Parolin ha sottolineato che la situazione in Afghanistan non è semplice, che si è cercato di seguire la situazione dal punto di vista umanitario, e che è stato anche grazie a quel lavoro che padre Giovanni Scalese, a capo della Missione sui iuris nel Paese, è potuto tornare in Italia insieme alle suore di Madri Teresa e i 14 orfani disabili che assistevano.

L’incontro tra Salvini e l’arcivescovo Gallagher

Il 10 settembre, il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha avuto un incontro con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Era stato l’arcivescovo Gallagher a consegnare all’ambasciatore italiano la “nota verbale” con cui la Santa Sede aveva protestato per i contenuti della legge anti-omofobia allora in discussione.

Il tema dell’incontro, secondo i notisti politici, è stato il tema dell’Afghanistan. È la prima volta che Salvini va in Vaticano come segretario della Lega, mentre c’era già stato come ministro dell’Interno.

Richiesto dallo stesso Salvini, il colloquio si è prima di tutto focalizzato sul tema dell’Afghanistan, ma anche la questione dei migranti.

Salvini lo ha definito “un colloquio lungo e cordiale durante il quale sono stati affrontati vari temi, non solo la situazione in Afghanistan”. La Santa Sede non ha diffuso commenti al termine dell’incontro, come d’abitudine.

                                                FOCUS PAPA FRANCESCO

Il messaggio di Papa Francesco per un summit sulla libertà religiosa ad Etchmiadzin

Dal 9 al 10 settembre, si è tenuto ad Etchmiadzin, il “Vaticano” della Chiesa Apostolica Armena, una conferenza sulla libertà religiosa internazionale e la pace. Papa Francesco ha inviato un messaggio, che è stato letto all’incontro dall’arcivescovo José Bettencourt, nunzio apostolico in Georgia e Armenia.

Nel suo messaggio, il Papa ha sottolineato che la ricerca di libertà religiosa è spesso frustrata da “passate incomprensioni, divisioni e ingiustizie che sono solo cresciute durante l’attuale pandemia, portando a nuovi cicli di violenza in molte parti del mondo”.

Papa Francesco ha affermato che “le ferite possono essere guarite da dialogo, riconciliazione e carità fraterna, che sono le fondamenta per una nuova, durevole concordia e sviluppo sostenibile nella vostra regione e in tutta Europa”.

Papa Francesco ha quindi enfatizzato il ruolo dei leader religiosi nel perseguire la pace, che deve essere un modello che gli altri possano seguire, “mettendo in luce l’indispensabile ruolo della religione nel costruire la società”.

Quando il presidente Mattarella andrà da Papa Francesco?

Secondo fonti dell’ADN Kronos, Papa Francesco riceverà il prossimo 16 dicembre il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Al termine del suo settennato, Mattarella va dal Papa in visita di congedo. La precedente visita di Mattarella è stata l’ultima in Vaticano che ha seguito il protocollo della visita di Stato.

                                                FOCUS MULTILATERALE

La Santat Sede all’OSCE: sicurezza, stabilità e sviluppo sostenibile

È stato l’arcivescovo Charles Balvo, nunzio in Repubblica Ceca, a leggere l’intervento della Santa Sede all’incontro su “Promuovere la sicurezza globale, la stabilità e lo sviluppo sostenibile nell’area OSCE attraverso il potenziamento economico delle donne”, che si è tenuto a Praga lo scorso 9 settembre.

L’incontro era il meeting conclusivo del 29esimo Forum Economico e Ambienatle OSCE. Parlando del ruolo delle donne, la Santa Sede ricorda come dieci anni fa, a Vilnius, in una riunione analoga era stato riconosciuto il ruolo delle donne, ma che ancora oggi c’è molto da fare per superare la disparità.

“Come è stato notato diverse volte in questo Forum, è indiscutibile che le donne sono state disproporzionalmente colpite dalle conseguenze della pandemia del COVID 19. Il loro inestimabile contributo come fornitrici di servizi sanitari e la loro presenza in diversi settori di lavoro informale le ha portate in prima linea nella crisi e ha imposto loro un peso particolarmente duro”.

Mentre riconosce i passi avanti fatti, la Santa Sede notta che “finché ci saranno questi due pesi e due misure che portano a ingiustificate discrepanze tra donne e uomini in termini di paga, assicurazione e sicurezza sociale, abbiamo molto lavoro davanti a noi”.

La Santa Sede a New York, la Messa prima dell’Assemblea Generale

Dal 1986, ogni anno, la Missione della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York organizza un servizio di preghiera per la comunità diplomatica delle Nazioni Unite all’apertura dell’assemblea generale. Il servizio di preghiera, insieme ad alri leader religiosi ed ecumenici dell’area di New York, si tiene alla chiesa della Santa Famiglia, la cosiddetta “parrocchia delle nazioni Unite”.

Quest’anno, il servizio si terrà il 13 settembre, alle 6 di sera, e la preghiera sarà offerta come ringraziamento per quello che le Nazioni Unite sono riuscite a raggiungere durante la difficile 75esima sessione dell’Assemblea Generale e per il successo della 76esima.

Si pregherà anche per quanti sono ancora colpiti dalla pandemia, per la protezione della casa commune in anticipazione del summit COP26 di Glasgow (dove potrebbe intervenire anche Papa Francesco), per la prossima giornata internazionale per l’Eliminazione Ttotale delle Armi Nucleari.

La meditazione sarà tenuta dal vescovo Maronita di Brooklyn Gregory Mansur, e ci sarà un video messaggio del Segretario generale ONU Guterres, nonché un interventto di Abdullah Shahid, che assumeràa la presidenza della 76esima sessione”.

La Santa Sede alle Nazioni Unite, il ruolo della cultura della pace

Il 7 settembre, l’arcivescovo Gabriele Caccia, Osservatore della Santa Sede alle Nazioni Unite, ha parlato durante il Forum di Alto Livello delle Nazioni Unite sulla cultura della pace.

Nel suo intervento, ha notato che la pace comincia in famiglia, nelle amicizie e nelle interazioni umane di ogni giorno tra persone, e che la risposta al COVID è più “resiliente e genuinamente inclusiva” quando si basa su “gentilezza e fraternità”.

L’arcivescovo Caccia ha anche messo in luce come sia necessario mettere i poveri e quanti sono margine della società al primo posto, mentre si lavora per un recupero economico – sociale dopo il COVID-19.

                                                FOCUS EUROPA

Il nunzio Jozic dal Ministro degli Esteri Bielorusso

Il 9 settembre, l’arcivescovo Ante Jozic, nunzio apostolico in Bielorussia, ha fatto visita al ministro degli Esteri bielorusso Vladimir Makei. Ne ha dato notizia il ministero degli Esteri.

Secondo una nota diffusa dopo l’incontro, le parti hanno discusso di “cooperazione umanitaria e delle interazioni tra i due Stati nelle organizzazioni internazionali”. Makei ha confermato la volontà di costruire un rapporto costruttivo con la Santa Sede.

Si legge nella nota che “il ministro ha enfatizzato l’inviolabilità dell’approccio ufficiale verso la Chiesa Cattolica in Bielorussia, l’inammissibilità di incitare l’intolleranza religiosa e l’importanza di preservare l’armonia etno-confessionale nella nazione in generale. In questo contesto, non si dovrebbe attribuire alcuna importanza -a individui, puramente soggettivi tentativi di presentare la situazione differenemente”.

C’è un invito per Papa Francesco in Bielorussia, arrivato alla normalizzazione dei rapporti dopo le tensioni dovute all’esilio forzato dell’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, emerito di Minsk, e poi al suo rientro. Nel periodo dell’esilio dell’arcivescovo, il presidente Lukashenko era arrivato a chiedere una Chiesa nazionale bielorussa.

                                                FOCUS AMERICA LATINA

Messico, è incostituzionale perseguire penalmente l’aborto

La scorsa settimana, la Corte Suprema di Giustizia del Messico ha stabilito all’unanimità che è incostituzionale perseguire l’aborto penalmente. La Corte si è espressa in merito alla costituzionalità di alcuni articoli del codice penale dello Stato del Coahuila (Messico settentrionale), che puniscono le donne che abortiscono con pene fino a tre anni di reclusione.

Con la votazione, questo non succederà. Attualmente, nel Paese, l’aborto è depenalizzato fino a 12 settimane di gestazione a Città del Messico, dove viene praticato gratuitamente nelle strutture sanitarie; recentemente è stato depenalizzato fino alla dodicesima settimana anche negli stati di Oaxaca, Hidalgo e Veracruz.
È atteso un pronunciamento ufficiale della Conferenza episcopale messicana (Cem), che nei giorni scorsi, in coerenza con i recenti e frequenti pronunciamenti, aveva auspicato una sentenza diversa, ricordando che “l’essere umano dev’essere riconosciuto nella sua dignità in tutte le tappe della vita” e augurandosi che la Corte garantisse “una protezione equivalente alla madre e al nascituro, senza discriminazioni basate sul loro grado di sviluppo”.

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