Diplomazia pontificia, il tema della cittadinanza per il dialogo con il mondo arabo

Il Cardinale Parolin mette in luce la sfida della cittadinanza per il dialogo con il mondo arabo. I patriarchi orientali vanno da Papa Francesco. La sfida dell’unità delineata dal nunzio Migliore

Il cardinale Parolin lo scorso 1 febbraio 2020 alla presentazione dei volumi della Civiltà Cattolica
Foto: Vatican News
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C’è anche un incontro che non è andato nell’agenda ufficiale di Papa Francesco, e che pure è avvenuto in questa settimana: è quello di Papa Francesco con il primo ministro del Bangladesh Sheikh Hasina, di cui hanno dato notizia i media bangladini.

Il Cardinale Parolin è andato a ripercorrere il cammino che ha portato alla dichiarazione di Abu Dhabi dello scorso febbraio in un incontro alla Civiltà Cattolica. L’arcivescovo Migliore lascia la Russia e lancia la sfida dell’ecumenismo a partire dal basso.

                                                PAPA FRANCESCO

Papa Francesco ha incontrato il primo ministro del Bangladesh

Non era segnato nell’agenda di Papa Francesco distribuita in via ufficiale del bolettino della Sala Stampa della Santa Sede, ma lo scorso 6 febbraio Papa Francesco ha incontrato Sheikh Hasina, primo ministro del Bangladesh. La notizia è stata data da Ihsanul Karim, segretario del Primo Ministro per la stampa.

La premier bangladina era accompagnata dalla sorella più piccola e da una figlia, Saima Wazed Hossain, attivista nel campo della salute mentale per i diritti degli autistici.

Papa Francesco aveva già incontrato Sheukh Hasina in Vaticano il 12 febbraio 2018 e durante il suo viaggio nel Paese asiatico nel 2017.

                                                CARDINALE PAROLIN

Il Cardinale Parolin e il tema della cittadinanza

Presentando lo scorso 1 febbraio due volumi curati da Civiltà Cattolica (“Essere mediterranei” e “Fratellanza”), il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha sottolineato che “la cittadinanza è la parola chiave per favorire il processo di integrazione di coloro che sbarcano sulle nostre coste ed evitare fenomeni di ghettizzazione, che non sono altro che l’incubatrice di altre violenze”.

Il tema della cittadinanza, dunque, è il filo comune che unisce i due volumi, presentati in occasioni dell’anniversario della firma, ad Abu Dhabi, del “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”.

La cittadinanza è il tema principale del movimento di riforma all’interno dell’Islam sunnita iniziato nel 2016 con la dichiarazione di Marrakech, quando per la prima volta il tema della cittadinanza era sganciato dalla fede religiosa. Il Cardinale Parolin lo collega anche all’accoglienza dei migranti, anche perché – afferma – “non è ancora stato pienamente riconosciuto il contributo dei migranti allo sviluppo dei Paesi di destinazione”, mentre l’Europa si è dimostrata “non consapevole e poco attiva” e “lo scetticismo di alcuni Paesi UE rischia di aprire ulteriori divisioni”.

Il Cardinale Parolin ha ricordato il prossimo incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” che si terrà dal 19 al 23 febbraio a Bari, e sottolineato che “il Mediterraneo è un luogo di incontro e a volte anche di scontro tra popoli e culture di tre continenti e delle grandi religioni monoteiste”, considerando che tutti i popoli vanno ascoltati.

Il Cardinale ha anche invitato a non trasformare il Mediterraneo “in un grande cimitero”.

Parlando di Medio Oriente, il Cardinale Parolin ha ribadito la necessità della soluzione “due Stati per due popoli” per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese, una soluzione che “deve ritrovare nuovo slancio nella comunità internazionale”, anche perché “oltre alle difficoltà persistenti della politica interna israeliana, vengono ora ad aggiungersi nuovi scenari”.

Il Segretario di Stato ha ripercorso anche il cammino compiuto dalla Santa Sede per arrivare alla dichiarazione di Abu Dhabi. L’inizio di questo percorso viene fatto risalire al Sinodo per il Libano convocato nel 1991 da San Giovanni Paolo II e realizzato nel 1995, cui ha fatto seguito l’esortazione post-sinodale “Una speranza nuova per il Libano”. Nell’esortazione, Giovanni Paolo II invitava i cristiani ad inserirsi nella cultura araba e costruire con i musulmani un avvenire di dialogo.

Altri passi nella strada verso Abu Dhabi sono stati il Sinodo del 2010 sul Medio Oriente convocato da Benedetto XVI (cui ha fatto seguito l’esortazione Ecclesia in Medio Oriente) e il concistoro straordinario per il Medio Oriente convocato da Papa Francesco nel pieno della crisi siriana e irachena e della cacciata dei cristiani da Mosul.

Dall’altra parte, il Cardinale Parolin ha voluto sottolineare anche i passi avanti compiuti dall’Università di al Azhar al Cairo, la più importante istituzione sunnita. Il Cardinale ha messo in luce in particolare la conferenza su “Terrorismo e fondamentalismo” del 2015 con cui sono state denunciate e azioni terroristiche, e poi il simposio “Libertà, cittadinanza, diversità e integrazione” organizzata ad Abu Dhabi che ha portato alla sottoscrizione della “Dichiarazione di reciproca coesistenza islamo cristiana” da parte di 600 delegati, cristiani e musulmani, provenienti da 50 Paesi.

Infine, l’invito a Papa Francesco, che ha visitato al Azhar il 28 aprile 2017, evocando “la prospettiva della fratellanza”:

Dopo le primavere arabe e le crisi più recenti in Siria o in altri Paesi, il Cardinale Parolin ha sottolineato la necessità di “garantire alle persone i diritti fondamentali”, perché “il luogo proprio della difesa dei cristiani – quindi - è la tutela della persona e del rispetto dei diritti umani, in particolare quelli della libertà religiosa e della libertà di coscienza”.

"In Siria – ha ricordato ancora Parolin - permane altissima le preoccupazione del Papa per la tragedia di Idlib, che lo ha spinto a scrivere al presidente Assad". E ha concluso sottolineando che "nel Mediterraneo le religioni non possono sostituire la politica, ma nel passato le religioni sono state utilissime per chi le voleva utilizzare per dividere”.

Il Cardinale Parolin sul Venezuela

Parlando della situazione in Venezuela a margine del Simposio Internazionale “Pedagogia della Santità” il 6 febbraio, il Cardinale Parolin ha sottolineato la necessità di una soluzione “interna, pacifica e democratica che veda la disponibilità di tutti” per risolvere la crisi in Venezuela.

Parolin è stato nunzio nel Paese dal 2009 al 2013. Al Simposio partecipava anche il Cardinale Baltazar Enique Porras Cardozo, arcivescovo di Merida e amministratore apostolico di Caracas.

Sollecitato dai giornalisti a proposito delle polemiche mediatiche che hanno recentemente riguardato anche la Chiesa, il cardinale Parolin ha esortato a prestare attenzione all’“interpretazione che si dà”, quando si vuole la Chiesa come “un luogo dove si scontrano le fazioni più diverse, dove ci sono gruppi di pressione, gruppi di potere, cordate”.

”Nella Chiesa - ha aggiunto -  c’è di tutto, perché anche nella Chiesa c’è il peccato e da questo dobbiamo convertirci tutti i giorni. Non voglio dire quindi - ha precisato - che siamo già il regno di Dio realizzato: noi siamo in cammino. Però ridurre a queste categorie mi pare che sia mortificante della realtà della Chiesa e leggere soltanto in tale ottica davvero non rende ragione di quello che è la Chiesa. L’invito è andare un po’ al di là di questi criteri e di queste categorie e vedere invece quanto nella Chiesa si sta facendo di bene, di positivo, quando, pur nella difficoltà che c’è in ogni relazione umana, si sta costruendo in favore degli uomini e del mondo di oggi”.

                                                DALLE NUNZIATURE

Il nunzio Celestino Migliore saluta la Russia

Dopo aver servito quattro anni come nunzio apostolico presso la Federazione Russa, l’arcivescovo Celestino Migliore è stato nominato “ambasciatore del Papa” in Francia e ha salutato la Russia durante una celebrazione che si tenuta lo scorso 5 febbraio nella cattedrale dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria a Mosca.

Nella sua omelia, l’arcivescovo Migliore ha sottolineato che l’unità dei cristiani sarà realizzata con piccole azioni, attraverso il dialogo quotidiano dell’amore e della vita, attraverso progetti spirituali, pastorali, culturali e di beneficenza comuni. Non sarà una unità che scenderà dall’alto, ma un’unità che deve venire dal basso.

Guardando indietro alla missione in Russia, il nunzio ha sottolineato “l’importanza e l’urgenza di lottare per relazioni di comprensione reciproca, empatia, dialogo e franchezza”, che sono “basi affidabili e indispensabili per costruire una convivenza armoniosa e una fruttuosa cooperazione tra popoli, culture e religioni diverse”.

L’arcivescovo Migliore ha detto che “Può sembrare semplice” portare avanti il lavoro dell’unità, ma in realtà non lo è perché “non è una corsa: una separazione che dura da secoli non può guarire in un giorno”.

L’arcivescovo Migliore, classe 1952, era arrivato in Russia nella primavera del 2016. Il trasferimento a Parigi, nelle prossime settimane, sarà l’undicesimo della sua carriera diplomatica.

                                                FOCUS MEDIO ORIENTE

I patriarchi orientali da Papa Francesco

Il 7 febbraio, i patriarchi cattolici orientali sono stati ricevuti da Papa Francesco. I patriarchi hanno chiesto udienza al Papa per potergli offrire una panoramica sulla situazione in Medio Oriente e discutere con lui quale sostegno la Santa Sede può offrire alle Chiese Orientati.

Secondo il patriarcato maronita, l’agenda dell’incontro includeva la rivolta in Libano iniziata il 17 ottobre; il patto del secolo del presidente statunitense Donald Trump e le sue conseguenze per il Libano; il problema della crescente povertà e dell’aumento dei rifugiati.

L’8 febbraio, i patriarchi orientali sono stati in dialogo con il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, con il quale hanno affrontato gli stessi problemi.

Il Cardinale Bechara Rai, patriarca dei maroniti, ha affrontato in particolare il tema dell’insediamento di rifugiati palestinesi e siriani in Libano, sottolineando che il Paese non vuole che i palestinesi o i siriani si stabiliscano”, e non “per odio”, ma perché “hanno la loro storia e la loro cultura”, e devono tornare a casa “per prendersi cura di questa storia e questa cultura”.

Il Patriarca maronita si è detto felice della rivolta in Libano, ha dichiarato di essere ostile alla violenza, ha chiesto comunque ai leader della rivolta popolare di essere realistici e obiettivi.

Il Cardinale Sako e il suo desiderio per il futuro dell’Iraq

Dopo la nomina di Mohammad Allawi, sciita, come primo ministro dell’Iraq, la gente è scesa nelle piazze a Baghdad. In una recente dichiarazione, il Cardinal Raphael Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, ha sottolineato la necessità di avere uno Stato laico. Uno Stato – ha sottolineato il Patriarca – che abbia a cuore il destino di tutte le sue componenti. Il patriarca ha anche lamentato che i partiti politici non hanno perseguito l’unità, ma hanno piuttosto “complicato le cose e rafforzato il settarismo perché mancanti di un programma di rinascita e di un progetto che miri al bene del Paese e del suo popolo.”

Il cardinale ha chiesto “uno Stato che non sia basato sulla società civile e non sulla Chiesa o sulla Moschea, perché la religione non costruisce lo Stato. Il patriarca caldeo ha anche rimarcato la necessità di promuovere diritti di cittadinanza, favorendo una “coesistenza che facilita l’integrazione e diffonde lo spirito di tolleranza e la cultura dell’accettazione dell’altro, contribuendo così all’unione, al rinnovamento e al progresso.

Il Cardinale Versaldi negli Emirati Arabi Uniti

Lo scorso 2 febbraio, il Cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, è stato ricevuto ad Abu Dhabi dallo sceicco Abdullah bin Zayed al Nahyan, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionali. I due hanno discusso di come migliorare la cooperazione tra Santa Sede ed Emirati su temi di comune interesse.

Lo sceicco ha lodato l’impegno del Cardinale Versaldi nel promuovere i valori della tolleranza tra le generazioni più giovani, e il Cardinale Versaldi dal canto suo si è detto lieto di visitare gli Emirati Arabi, lodando le iniziative pionieristiche della nazione per la tolleranza e la coesistenza pacifica tra tutte le comunità.

                                                FOCUS ASIA

Pakistan, cristiani liberati dopo cinque anni di prigione

Quaranta cristiani sono stati assolti e rilasciati da un tribunale di Lahore, in Pakistan, dopo essere stati detenuti per cinque anni per linciaggio di due musulmani. Questi due uomini erano stati ingiustamente accusati di essere responsabili dell’attacco del 15 marzo 2015 a Yuohanabad, che aveva causato 16 morti e oltre 70 feriti. Per questo motivo, erano stati arrestati oltre un centinaio di cristiani, e 47 di loro sono stati processati. Il rilascio è stato ben accolto dalla Chiesa, le organizzzazioni cristiane e gli attivisti per i diritti umani in Pakistan.

L’assoluzione per i 40 detenuti cristiani è arrivata lo scorso 29 gennaio, ad opera della Corte Antiterroristica di Lahore. A seguito dell’attentato di Youhanabad e la sommossa popolare, diverse decine di cristiani erano stati arrestati e messi in prigione, mentre 47 erano stati processati. Due cristiani sono morti in prigione, mentre quattro sono fuggiti. La National Justice and Peace Commission della Conferenza Episcopale Pakistana ha pagato le spese legali di 12 degli accusati e sostenuto finanziariamente i 40 detenuti rilasciati.

                                                FOCUS AMERICA CENTRALE

Haiti, i risultati dei negoziati in nunziatura

Si sono tenuti nella nunziatura di Haiti i tre giorni di negoziati tra gli attori politici del Paese per risolvere la crisi. La nunziatura non ha formalmente partecipato ai colloqui, ma ha fornito le strutture e fatto in modo che questi colloqui avessero luogo. Il mancato accordo ha riguardato soprattutto la riduzione del mandato del presidente della Repubblica.

Nonostante il generale pessimismo, un comunicato stampa del Segretario di Stato per la Comunicazione del governo di Haiti sottolinea che ci sono progressi e che i colloqui continueranno, senza però fornire alcuna data.

I colloqui si sono tenuti sotto l’arbitrato dell’Organizzazione degli Stati Americani e dell’ufficio integrato delle Nazioni Unite ad Haiti, e al termine di questi non è stata nemmeno fissato un percorso per continuare i colloqui. È la seconda volta che i negoziati per trovare una soluzione concordata alla crisi falliscono.

L’opposizione aveva presentato come soluzione alla crisi la scelta di un Primo Ministro da parte dei possibili firmatari dell’accordo alla nunziatura apostolica, la formazione di un governo di consenso nazionale, l’elezione di una assemblea costituente. Queste proposte sono state accettate, ma il problema è stato piuttosto sulla riduzione del mandato del presidente della Repubblica.

All’incontro avevano partecipato anche osservatori della Federazione Protestante, della Conferenza Episcopale di Haiti, della Conferenza dei Rettori e dei presidenti delle università haitiane. C’erano anche Helen La Lime, rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite, e Cristobal Dupouy, dell’Organizzazione degli Stati Americani.

                                                FOCUS AFRICA

Annullate le elezioni presidenziali in Malawi. La preoccupazione dei vescovi

Dopo le consultazioni elettorali che avevano visto Peter Mutharika vincere le elezioni e assicurarsi così un nuovo mandato presidenziale, l’opposizione in Malawi ha messo in luce numerosi brogli che ha portato la Corte dello Stato africano ad annullare l’esito elettorale chiedendo nuove elezioni entro 150 giorni.

A seguito di questi fatti, la Conferenza Episcopale del Malawi ha chiesto di pregare per la riconciliazione e l’unità nazionale, lanciando un appello per la pace che “riflette l’aspirazione della maggioranza delle persone in questo Paese, in particolare delle donne e delle persone vulnerabili, come i bambini e gli anziani, spesso vittime di violenza politica.

I vescovi del Malawi hanno espresso costernazione per “gli episodi di violenza contro la vita umana che si sono manifestati”, che nascono dallo “stato di illegalità e disprezzo per lo stato di diritto nel Paese”.

I vescovi si sono anche detti preoccupati per “lo stato di povertà e di indigenza” che si vive nel Paese, così come per la disoccupazione giovanile.

I vescovi hanno quindi chiesto che il Parlamento emani leggi in grado di creare “un clima favorevole per il rispetto dei diritti di tutti i cittadini”.

                                                FOCUS EUROPA

Cosa può dare la Chiesa albanese all’Unione Europea

L’Albania è uno degli Stati che ha chiesto di aderire all’Unione Europea, e l’allargamento ad Est dell’Unione sarà discusso a Zagabria in un summit il prossimo 7 maggio, sotto la guida della Croazia che è presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea.

Nel contesto di questo dibattito, il COMECE (Comitato delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea) ha ricevuto l’arcivescovo George Frendo di Tirana e il vescovo Gjergj Meta, rispettivamente presidente e segretario generale della Conferenza Episcopale Albanese. L’incontro ha avuto luogo il 3 e 4 febbraio.

I due rappresentanti della Chiesa albanese hanno potuto incontrarsi con rappresenti dell’Unione Europea e della Chiesa per scambiare sfida e opportunità che derivano dalla possibile integrazione europea dell’Albania.

La delegazione si è incontrata con Oliver Varhelyi, commissario europeo per il vicinato e l’allargamento, membri del Parlamento Europeo, officiali del Servizio di Azione Esterna dell’Unione e rappresentanti della Presidenza Croata dell’UE.

La delegazione albanese ha sottolineato che “l’allargamento dell’Unione Europea non è solo una necessità, ma una opportunità storica unica, che è nel nostro interesse politico ed economico”.

L’apertura dei negoziati – ha aggiunto l’arcivescovo Frendo – porterebbe anche a “monitorare le riforme necessarie per mantenere lo Stato di diritto e sviluppare la fiducia dei cittadini.

Lo scorso 20 gennaio, una delegazione ecumenica composta da rappresentanti COMECE e CEC si è incontrata con Andrej Plenkovic, primo ministro di Croazia, per supportare gli sforzi della presidenza croata nell’integrazione europea di nazioni del Sud Est Europa nell’Unione Europea.

Il ministro della Cultura Lettone ha incontrato i vescovi cristiani di Lettonia

Il 6 febbraio, Nauris Puntulis, ministro della Cultura di Lettonia, insiem al segretario di Stato del ministero della Cultura Dace Wilson, hanno incontrato gli arcivescovi cattolico Zbignevs Stankevics e luterano Janis Vanags per discutere del lavoro svolto finora e dei piani futuri per l’attuazione del programma di finanziamento del patrimonio sacro.

Al momento, un gruppo di esperti del “National Heritage Board” sta valutando i progetti per finanziare il programma 2020. Sono stati proposti progetti per un importo di 4,5 milioni di euro, a fronte di un finanziamento disponibile di 500 mila euro.

Il ministro Puntulis ha sottolineato che “le chiese sono parte integrante dell’ambiente culturale lettone. Le condizioni tecniche degli edifici del patrimonio sacro lettone sono ancora molto diverse: ci sono chiese che sono state in grado di attrarre finanziamenti e di svolgere vasti lavori di ricostruzione e restauro, ce ne sono altre in una situazione critica”.

In 13 anni, lo Stato lettone ha investito oltre 22 milioni di euro di finanziamenti pubblici per la ristrutturazione di edifici del patrimonio sacro in Lettonia attraverso fondi dell’Unione europea e finanziamenti del bilancio statale nell’ambito dei programmi di ricerca, conservazione e restauro del patrimonio culturale.

Spagna, il nunzio riceve informazioni sul prossimo congresso dei laici

Il 31 gennaio, il vescovo Javier Salinas Vinals, ausiliare di Valencia, insieme a Luis Manuel Romero Sanchez, hanno presentato all’arcivescovo Bernardito Auza, nunzio apostolico in Spagna, i progressi nell’organizzazione del Congresso di Laici “Popolo di Dio in Uscita”.

Il Congresso si terrà il 14 e il 15 febbraio, e vedrà relazioni del Cardinale Ricardo Blazquez, arcivescovodi Madrid; del Cardinale Carlos Osoro, arcivescovo di Madrid; del Cardinale Kevin J. Farrell, prefetto del Dicastero Laici Famiglia e Vita.

Saranno circa 2 mila i partecipanti al Congresso, che sarà diviso in una fase di relazioni e una di presentazione di esperienze e testimonianze.

 

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