Diplomazia pontificia, spostamenti in Segreteria di Stato, l’impegno della COMECE

Piccoli spostamenti in Segreteria di Stato. La COMECE a Zagabria per incontrare il primo ministro di Zagabria. Le situazioni calde in Costa d’Avorio e Spagna. La questione israelo-palestinese

L'incontro di COMECE e CEC con il primo ministro croato Andrej Plenkovic
Foto: COMECE
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Piccoli spostamenti in Segreteria di Stato, parte delle normali rotazioni dei diplomatici vaticani. Il primo ministro di Croazia ha ricevuto a Zagabria i vescovi della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea, mentre in Spagna il nuovo governo non si mostra tenero con la Chiesa. Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente chiede che Gerusalemme Est sia proclamata capitale della Palestina indipendente. Sono questi i temi della diplomazia pontificia di questa settimana.

Segreteria di Stato, qualche spostamento

Continuano gli spostamenti in Segreteria di Stato vaticana. Monsignor Visvaldas Kulbokas, lituano, finora nella seconda sezione della Segreteria di Stato dove si è occupato di dossier difficili come quello dell’Ucraina, è destinato ad un ruolo da incaricato di affari nella nunziatura in Kenya.

La nunziatura in Kenya ha una sua particolare importanza per via della presenza dell’ufficio delle Nazioni Unite a Nairobi, ma anche perché è unita alla nunziatura in Sud Sudan. Recentemente, è stato deciso che ci fosse un incaricato di affari fisso a Juba, per gestire al meglio la situazione locale. Papa Francesco ha detto più volte che spera di andare in Sud Sudan nel corso dell’anno.

Kulbokas, classe 1974, originario di Klaipeda, ha servito anche nella nunziatura di Russia. Il suo posto in segreteria di Stato sarà preso da Paul Butinaru, sacerdote romeno attualmente in forza alla nunziatura di Sofia in Bulgaria.

Gli spostamenti dovrebbero avvenire all’inizio di febbraio.

                                                FOCUS EUROPA

La COMECE incontra il primo ministro di Croazia

Andrej Plenkovic, primo ministro di Croazia, ha incontrato una delegazione ecumenica composta da rappresentanti della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea e la Conferenza delle Chiese Europee. L’incontro ha avuto luogo a Zagabria il 20 gennaio, ed aveva lo scopo di avviare uno scambio sulle priorità della presidenza croata del Consiglio d’Europa, che è cominciata lo scorso 1 gennaio. Plenkovic dovrebbe anche essere in visita da Papa Francesco il prossimo 6 febbraio.

La delegazione ecumenica era guidata dal Cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della COMECE, e dal reverendo Christian Krieger, presidente della CEC. Il primo ministro Plenkovic era invece accompagnato dal presidente del Parlamento croato e diversi membri del suo governo, incluso il ministro dell’Interno, il ministro della Cultura, il ministro degli affari Esteri.

Nel corso della presentazione, la delegazione ha delineato il contributo delle Chiese in Europa si questioni chiave che saranno affrontate dalla presidenza croata nei prossimi sei mesi. Hanno partecipato all’incontro anche membri della Conferenza Episcopale Croata e membri croati della CEC.

Secondo un comunicato della COMECE, ha avuto luogo una discussione aperta e costruttiva sul futuro dell’Europa e sulla conferenza sul futuro dell’Europa iniziata dall’Unione Europea.

Le Chiese hanno sottolineato che il processo deve essere inclusivo, e hanno espresso la loro volontà di contribuire attivamente al suo successo per il bene dei cittadini europei.

La delegazione ecumenica ha anche affermato di appoggiare gli sforzi della presidenza croata in favore dell’integrazione delle nazioni del Sud Est Europeo nell’Unione Europea. Altri temi di discussione hanno riguardato le migrazioni e le politiche per i rifugiati.

Il Cardinale Hollerich, in particolare, ha riferito delle preoccupazioni delle confessioni cristiane per le divisioni esistenti in Europa, ha sottolineato il ruolo importante della Croazia nella mediazione e sottolineato che “il dialogo e il mutuo rispetto sono valori cruciali che hanno bisogno di essere sostenuti per superare le divisioni”.

La presidenza croata ha anche affermato il suo impegno di sviluppare la costruzione della comunità attraverso lo sport, la cultura e l’educazione, tema condiviso anche dalla delegazione ecumenica.

Tutti sono stati concordi sulla necessità di supportare persone, famigli e comunità, e che affrontare il tema della digitalizzazione e le sfide demografiche in Europa è la chiave per rinvigorire la fiducia dei cittadini nell’Unione.

Le Chiese hanno incoraggiato la presidenza croata a lavorare verso una giusta transizione che porti verso il “Green Deal Europeo”, vale a dire la creazione di posti di lavoro legati all’ecologia. Scontato il riferimento al diritto fondamentale alla libertà religiosa in Europa e nel mondo.

Spagna, i vescovi e Carmen Calvo

La possibilità che Carmen Calvo possa prendere in mano le relazioni del governo con la Santa Sede nel nuovo governo del presidente Sanchez è considerato un problema dell’episcopato spagnolo, già piuttosto critico nei confronti del nuovo esecutivo.

Il cardinale Antonio Canizares, arcivescovo di Valencia, ha infatti dichiarato che “il marxismo – comunismo rinasce ed è sicuro di andare a governare”, mentre il vescovo di Castellon ha annunciato mobilitazioni di fronte a “iniziative politiche e legislative chiaramente contrarie all’antropologia e la morale cristiana”.

La questione religiosa sarà così al centro dei temi di osservazione del nuovo governo Sanchez, con alcune sfide principali: la riforma dell’educazione, che dovrà offrire alternative alle ore di religione.

Ma è soprattutto la possibilità che sia la vicepresidente Calvo a prendere in carico gli affari religiosi e le relazioni Chiesa – Stato che preoccupa non poco. L’episcopato ha mostrato preoccupazione per la decisione, dato che Calvo è stata sempre molto aggressiva nei confronti della Chiesa e che ha già mostrato di poter andare direttamente a parlare con il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, come ha fatto nel caso dell’esumazione di Francisco Franco. Tema, quello dell’esumazione del caudillo, che ha molto deteriorato le relazioni Chiesa – Stato in Spagna.

Altri temi di preoccupazione: la pubblicazione della lista dei beni della Chiesa, il pagamento della IBI (la tassa sugli immobili) da parte della Chiesa e la possibilità di destinare i soldi delle tasse anche il finanziamento di altre fedi.

Lo scorso 22 gennaio, la vicepresidente Calvo ha ribadito in una intervista a Cadena Ser che la Chiesa deve pagare la tassa sugli immobili e ha detto che si deve fare una riflessione su come la Chiesa deve rendicontare di quello che riceve attraverso le tasse de su come amministra i fondi in relazione agli obiettivi della legislazione spagnola, perché quei fondi sono “per la politica sociale e non per altre cose”.

Sempre lo scorso 22 gennaio, la vice primo ministro Calvo si è riunita con l’arcivescovo Bernardito Auza, nunzio in Spagna, per presentare una proposta di lavoro sul tema.

                                                MULTILATERALE

Comincia la missione dell’arcivescovo Caccia alle Nazioni Unite

Lo scorso 16 gennaio, l’arcivescovo Gabriele Caccia, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, è arrivato a New York dove ha preso servizio. Il settimo osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite è stato nominato da Papa Francesco lo scorso 16 novembre. Ha servito come nunzio del Papa nelle Filippine dal 2017 al 2019, e prima ancora era stato nunzio apostolico in Libano dal 2009 al 2017. La carriera diplomatica dell’arcivescovo Caccia era cominciata con una posizione nella nunziatura di Tanzania dal 1991 al 1993, ed era proseguita con un servizio di 16 anni presso la Sezione Affari Generali della Segreteria di Stato vaticana, dove era arrivato all’incarico di assessore tra il 2002 e il 2009.

L’arcivescovo Caccia ha preso il posto dell’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente delle Nazioni Unite dal 2014 al 2019, che lo scorso 1 ottobre è stato destinato all’incarico di nunzio in Spagna. L’arcivescovo Caccia è il settimo osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

La Santa Sede all’ONU di New York, la situazione in Medio Oriente

Lo scorso 22 gennaio, si è tenuto il periodico dibattito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla “Situazione nel Medio Oriente, inclusa la questione palestinese”. L’intervento della Santa Sede è stato pronunciato da monsignor Fredrik Hansen, incaricato di affari della missione.

Questi ha ribadito le preoccupazioni di Papa Francesco nel suo discorso al corpo diplomatico dello scorso 9 gennaio sul “deterioramento” della situazione in Medio Oriente, e specialmente in Iran, Iraq, Libano e Siria, e ha sottolineato che Papa Francesco “continua a sostenere Gerusalemme come una città di pace, chiedendo che venga rispettato lo status quo e che si parli del bisogno della comunità internazionale di riconfermare il suo impegno al processo di pace israelo-palestinese.

La Santa Sede ha poi sottolineato che il 75esimo anniversario delle Nazioni Unite che si celebra quest’anno è una opportunità per la comunità internazionale per reimpegnarsi nel cercare soluzioni negoziate e per portare avanti un dialogo aperto e costruttivo basato sui principi fondativi delle Nazioni Unite.

Il Cardinale Turkson al Forum di Davos

Parlando in una conferenza stampa a Davos insieme al Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e al rabbino capo di Mosca Pinchas Goldschmit, il Cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha sottolienato che “la terra sta piangendo e anche i poveri stanno piangendo”.

Il Cardinale Turkson ha detto che questo pianto rappresenta “un’emergenza che va ascoltata” e per questo “dobbiamo tutti cercare di fermare questo pianto”. Per questo, il Forum economico mondiale ha l’obiettivo di “generare una consapevolezza globale per i l cambiamento”. Il Cardinale ha anche sottolineato che le nuove tecnologie non devono “determinare ciò che siamo chiamati a diventare”, ma vanno piuttosto “spese per il bene comune, per il bene dell’umanità, della terra e dei suoi abitanti”, dato che “non c’è un secondo pianeta in cui vivere”.

Secondo il prefetto vaticano, le fedi e le religioni devono avere il loro ruolo riconosciuto, e non vanno “relegate nella sfera privata, negando la loro influenza nella vita delle persone”.

 

                                           FOCUS AMERICA LATINA

La prima intervista del nuovo nunzio in Cile

L’arcivescovo Alberto Ortega è arrivato in Cile come nunzio prima di Natale. In occasione del 26esimo Congresso Interamericano di Educazione Cattolica, ha concesso una intervista a Religion Digital, in cui guarda indietro alla crisi degli abusi in Cile, ma anche al viaggio che Papa Francesco ha fatto nel Paese due anni fa.

Nell’intervista, l’arcivescovo Ortega si è detto “cosciente del contesto difficile per molte circostanze”, ma che la Chiesa cilena è “una Chiesa con vitalità, che ha subito una situazione molto difficile a causa degli abusi e per colpa di alcuni membri che hanno commesso delitti”.

Allo stesso tempo, il nunzio nota che “prevalgono i fattori positivi” e che siamo di fronte all’occasione di “purificarci, davanti ad una occasione di conversione, per apprendere e migliorare” e andare avanti.

In Cile ci sono state anche violente proteste, che non hanno mancato di attaccare le chiese. L’arcivescovo Ortega sottolinea che tutto questo si vive “con preoccupazione e dolore”, che l’attacco è stato diretto alla “chiesa istituzionale dei carabinieri, ma è anche una opera d’arte, un tempio molto amato da tutti”.

Nicaragua, il rischio di una guerra fredda morale

In Nicaragua, ha spiegato il vescovo Rolando Alvarez di Matagalpa nella sua omelia del 19 gennaio, si vive “una guerra fredda morale” per via della crisi sociopolitica che ha causato centinaia di morti dal sollevamento popolare dell’aprile 2018.

Matagalpa è nel nord del Nicaragua, e la diocesi è una delle più importanti ed influenti nella Chiesa cattolica nel Paese. Secondo il vescovo Alvarez, la polarizzazione politica ha portato “lamentevolmente e dolorosamente ad un estremo nel quale c’è gente che già non poteva vedersi che ha stigmatizzato gli altri e ha considerato peccato sociale avere comunanza di pensiero con altri per via delle sue posizioni politiche”.

È il 21esimo mese trascorso dalla chiamata alla “insurrezione civica” contro il presidente Ortega. Secondo le statistiche, la repressione governativa ha portato ad un numero di morti che va da 328 a 651. Secondo il vescovo Alvarez, “non possiamo risolvere la crisi in questo modo, affrontandoci. Il governo ha bisogno di rivestirsi di umiltà e riconoscere che è necessario un accordo”.

Governo e opposizione hanno rifiutato un terzo “round” di negoziazioni, raccomandato dall’Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani. Questo a seguito del fatto che Ortega non ha portato a compimento alcune delle clausole dell’ultimo accordo, in particolare il rispetto della Costituzione con riferimento ai diritti umani.

                                                FOCUS ASIA

Il presidente di Taiwan scrive a Papa Francesco

Il presidente di Taiwan Tsai Ing-wen ha scritto a Papa Francesco per lamentarsi della pressione cinese sull’isola che Pechino considera una provincia ribelle. Secondo il presidente di Taiwan, la Cina cerca di minacciare la sua democrazia e la sua libertà.

Per Taiwan, la Santa Sede è cruciale, in quanto è l’unico Stato europeo (su 15) che ha mantenuto le relazioni diplomatiche con Taipei.

La normalizzazione delle relazioni tra Santa Sede e Cina è una preoccupazione per l’isola, perché se questa normalizzazione portasse ad una relazione diplomatica di qualunque tipo, Pechino chiederebbe senz’altro di tagliare i ponti diplomatici con Taiwan. Da quando Taiwan non è riconosciuta dalle Nazioni Unite, la nunziatura di Cina che risiede a Taipei non è guidata da un nunzio, ma da un incaricato di affari.

Nella lettera a Papa Francesco, Tsai ha detto che Taiwan è una nazione indipendente il cui nome ufficiale è “Repubblica di Cina”, e ha sottolineato di sperare una pacifica risoluzione delle sue differenze con la Cina. Ma – ha scritto al Papa – “al momento il dialogo nello stretto di Taiwan è pieno di difficoltà” e la difficoltà derivano soprattutto dal fatto che la Cina “continua a minacciare le libertà democratiche di Taiwan e i diritti umani minacciando di usare forze contro Taiwan, utilizzando fake news, attacchi cibernetici e mezzi diplomatici”.

La presidente Tsai ha detto che comunque, nonostante la “dura soppressione della Cina”, Taiwan va avanti nella cooperazione con nazioni amichevoli e con simili obiettivi, in modo che “le altre democrazie riconoscano Taiwan come il miglior partner per mantenere pace e stabilità”.

La lettera viene a seguito delle esercitazioni militari dell’esercito cinese nello stretto di Taiwan, che hanno causato una certa inquietudine nell’area.

                                    FOCUS MEDIO ORIENTE

Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente chiede Gerusalemme come capitale della Palestina

Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, che raggruppa le confessioni cristiane della regione, si è riunito il 21 e 22 gennaio a Larnaca (Cipro) per due giorni di lavoro e preghiera nel contesto della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani.

Nel comunicato finale, i membri del Consiglio hanno sottolineato che “nelle convulsioni e nei conflitti che feriscono il Medio Oriente, i cristiani della regione possono sperimentare l’amore di Dio”.

Il documento finale chiede anche di conoscere presto la sorte di Boulos Yazigi e Mar

Gregorios Yohanna Ibrahim, rispettivamente arcivescovo greco-ortodosso e siro-ortodosso di Aleppo, scomparsi il 22 aprile 2013 in Siria e citati anche nel documento di Papa Francesco e Kirill dell’Avana.

Parlando della Siria, il Comitato esecutivo del Consiglio ha chiesto il coinvolgimento di tutte le componenti locali e internazionali nel processo di pace, mentre è stato espresso sostegno per le mobilitazioni del popolo libanese contro corruzione e inadempienze della classe politica nazionale.

I membri del Consiglio hanno anche chiesto che si ponga fine all’occupazione che portato alla divisione dell’isola di Cipro. Si è parlato anche di Palestina. Il comunicato sottolinea che “le conseguenze dell’occupazione, la politica di apartheid” e dell’espansione indiscriminata di insediamenti illegali sul territorio palestinese.

Il documento definisce Gerusalemme Est “la capitale di uno Stato palestinese indipendente”.

Infine, una nota per l’Egitto che è impegnato ad affrancarsi dall’estremismo e a consolidare il principio di cittadinanza come fattore essenziale della vita civile.

Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente è stato fonato nel 1974 a Nicosia. Attualmente ha sede a Beirut. Scopo del Consiglio è di facilitare la convergenza delle comunità cristiane mediorientali su temi di comune interesse.

Quest’ultimo incontro è stato ospitato da Chrysostomos II, arcivescovo greco ortodosso di Cipro. Tra i partecipanti, il Cardinale Louis Raphael Sako, patriarca di Babiloonia dei Caldei, Ignatios Aprhem II, patriarca siro-ortodosso di Antiochia, e Yohanna X, patriarca greco – ortodosso di Antiochia.

                                                FOCUS AFRICA

Una marcia per la pace in Costa d’Avorio

Il Cardinale Jean – Pierre Kutwa ha annunciato che ci sarà una marcia per la pace in Costa d’Avorio, organizzata dalla Chiesa Cattolica. L’arcivescovo di Abidjan ha informato i suoi collaboratori della marcia con una newsletter. Tema della marcia è “Andiamo verso la pace”. Si prevede ci saranno 20 mila persone alla marcia.

L’arcivescovo di Abidjan ha dichiarato che la marcia rappresenterà anche l’opportunità di pregare per elezioni pacifiche in Costa d’Avorio.

La marcia è prevista per il 15 febbraio, e dovrebbe partire da Place de la Republique du Plateau, andando verso la cattedrale di Saint-Paul de Plateau. È la prima volta che la Chiesa Cattolica sponsorizza una marcia in Costa d’Avorio.

La marcia giunge in un contesto politico, mentre il presidente Alassane Ouattara rimane sordo alle richieste di pacificazione e alla creazione di un clima di trasparenza elettorale.

Il re del Marocco riceve il Cardinale Cristobal Lopez

Il Cardinale Cristobal Lopez, arcivescovo di Rabat, è stato ricevuto dal re del Marocco Mohammed VI lo scorso 22 gennaio.

Secondo un comunicato dell’ufficio del sovrano, il Cardinale ha espresso i suoi ringraziamenti per la benevolenza del re, che era stato rappresentato da un delegazione di alto livello nel concistoro del 5 ottobre che aveva visto la creazione a cardinale di Lopez.

L’udienza si configurava come una dimostrazione di ringraziamento per la visita di Papa Francesco in Marocco del 30 e 31 marzo 2019.

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