Diplomazia pontificia, qualche segnale dalla Corea del Nord

È l’agenzia Fides a riportare che un alto ufficiale starebbe preparando la possibilità di un viaggio del Papa nel Paese. Proseguono i contatti Ucraina – Santa Sede. Il viaggio del Cardinale Pietro Parolin a Strasburgo

Papa Francesco durante il suo viaggio in Corea del Sud
Foto: CNA Archives
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Un viaggio del Papa in Corea del Nord? Se ne parla da tempo, anche grazie alla mediazione del presidente sudcoreano Moon, che, quando andò in udienza d8al Papa, portò informalmente un invito. Ma ora la possibilità è suffragata anche da un articolo dell’agenzia di Propaganda Fide Fides, che riferisce di un alto ufficiale che starebbe organizzando il viaggio.

C’è un altro invito per il Papa, ed è quello in Ucraina. Dopo la telefonata tra il presidente Zelensky e Papa Francesco la scorsa settimana, la presidenza ucraina ha contatttato questa settimana il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano. Mentre il viaggio in Libano è auspicabile, ha detto l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i rapporti con gli Stati, durante un viaggio in Portogallo.

                                                FOCUS PAPA FRANCESCO

Un Papa in Corea del Nord? Qualcosa si muove

Papa Francesco non sta preparando un viaggio in Corea del Nord, e questo lo ha reso chiaro Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Ma l’indiscrezione di Fides, agenzia della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, fa sperare che comunque dei piani per una visita ci siano.

Lo scorso 6 luglio, Fides sottolineava che il capo dell’intelligence della Corea del Sud era “all’opera per la visita di Papa Francesco in Corea del Nord”.

Fides riprendeva dichiarazioni dello stesso capo dell’intelligence, Park Jie-won, il quale avrebbe riferito di aver incontrato l'Arcivescovo Kim Hee-jung e il Nunzio Apostolico in Corea del Sud, l'Arcivescovo Alfred Xuereb, per parlare della visita di Papa Francesco a Pyongyang.

Park ha preso parte aduna Messa il 6 luglio, che festeggiava la chiesa cattolica di Sanjeong-dong, a Mokpo, elevata dalla Santa Sede al titolo di "Basilica minore", prima chiesa in Corea del Sud a ricevere tale titolo.

Park Jie-won in passato è stato eletto in Parlamento in rappresentanza del collegio elettorale di Mokpo. Ha assunto l'incarico di capo del National Intelligence Service lo scorso luglio. È stato Segretario presidenziale del presidente Kim Dae-jung (in carica dal 1998 al 2003, e Premio Nobel per la Pace nel 2000) e, durante la sua amministrazione, ha svolto un ruolo fondamentale nell'organizzare il primo vertice intercoreano tra i leader sudcoreani e nordcoreani nel giugno 2000.

L’arcivescovo Lazzaro You Heung-sik, nominato a sorpresa da Papa Francesco come prefetto della Congregazione per il Clero, ha detto lo scorso 12 giugno che si sarebbe sforzato di favorire una visita del Papa in Corea del Nord, se gli sarà dato incarico di farlo.

L’arcivescovo You ha sottolineato che una visita del Papa sarebbe “una buona chance per la nazione, che ha combattuto per anni con l’isolamento internazionale e le difficoltà economiche”.

L’idea di un viaggio di Papa Francesco in Corea del Nord si è cominciata a diffondere nel 2018 dopo il clima creato da tre summit inter-coreani e uno storico incontro Washiington-Pyongyang. Non ci sono stati ulteriori progressi da un incontro senza seguito ad Hanoi nel 2019.

Lo scorso 15 febbraio, Lee Baek Man, che è stato ambasciatore della Corea presso la Santa Sede dal 2018 a quest’anno, ha rivelato che nel 2019 ha incontrato diplomatici della Corea del Nord a Roma, in un periodo in cui Papa Francesco aveva mostrato un certo interesse nel visitare la Corea del Nord.

L’ambasciatore ha rivelato il retroscena in Firenze’s Table, una pubblicazione Sud Coreana. L’incontro con l’ambasciatore nord coreano in Italia sarebbe avvenuto il 10 febbraio 2019, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, alla vigilia del secondo summit Stati Uniti – Corea del Nord che si teneva in Vietnam. L’incontro era anche una conseguenza della visita del presidente Moon Jae-in a Papa Francesco in Vaticano nel 2018, quando il presidente portò un invito informale a visitare la Corea del Nord e il Papa aveva dimostrato interesse a visiatre la Corea del Nord.

Dopo quell’incontro, nel dicembre 2018, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, aveva visitato la Corea del Nord per un progetto di cooperazione umanitaria, e lì aveva incontrato Kim Yong Nam, pesidente del Presidio della Suprema Assemblea del Popolo. L’ambasciatore Lee ha descritto l’incontro come molto inusuale, e come un segno dell’interesse nordcoreano per il Vaticano.

L’ambasciatore Lee ha anche parlato nel suo articolo dei contatti che il presidente Moon e il neo presidente USA Joe Biden hanno avuto, e in particolare del fatto che abbiamo parlato dei loro comuni valori cattolici nella prima chiamata. In quella conversazione telefonica, si è parlato anche del Papa, perché “considerando che il summit G20 si terrà a Roma ad ottobre quest’anno, ci potrebbe essere una importante discussione riguardo il processo di pace nella penisola nordcoreana.

L’ambasciatore Lee ha detto anche che, in occasione della sua visita di congedo al Papa nel novembre 2020, questi ha continuato a mostrare interesse per un eventuale viaggio in Corea del Nord.

                                                FOCUS SEGRETERIA DI STATO

Il viaggio del Cardinale Parolin a Strasburgo

Inviato speciale di Papa Francesco per il 1300esimo anniversario di Sant’Odile, patrona della città, il Cardinale Parolin è stato il 4 e 5 luglio a Strasburgo, dove ha celebrato messa, è salito sul monte della santa, ha dato una lezione magistrale sul Concordato della Santa Sede con l’Alsazia e ha incontrato i vertici del Consiglio d’Europa.

In particolare, il Cardinale Parolin ha fatto visita a Marija Pejčinović Burić, segretario generale del Consiglio d’Europa, con la quale ha parlato delle relazioni tra Consiglio d’Europa e Santa Sede e dell’importanza della dimensione interreligiosa del dialogo interculturale. Altri temi dell’incontro sono stati l’abolizione della pena di morte e la situazione della democrazia in Europa.

Il Cardinale Parolin ha anche incontrato Rik Daems, presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, Commissario per i Diritti Umani, e Robert Spano, presidente della Corte Europea per i Diritti Umani.

Nella sua conferenza sul concordato, il Cardinale Parolin ha descritto l’accordo tra Santa Sede e Alsazia – Mosella “utile per il rapporto tra Chiesa e Stato”. Il Concordato è peculiare, perché stipulato con l’unica regione francese in cui non si applica la legge del 1905 della separazione tra Chiesa e Stato, perché in quel tempo Basso Reno, Alto Reno e Mosella erano annessi all’Impero Tedesco. Dopo la Prima Guerra Mondiale e l’annessione alla Francia, i dipartimenti hanno voluto mantenere la loro legge locale, che copre anche il diritto del lavoro o la legislazione sociale.

Così, i culti religiosi nella regione sono regolati dalla legge dell’8 aprile 1802, che include il Concordato del 1801 concluso tra Napoleone e Pio VII, esteso alle autorità protestanti ebraiche.

Un candidato alle elezioni regionali di Alsazia, Adil Tyane, ha sostenuto che questa estensione dovrebbe applicarsi anche ai musulmani. Richiesto di un commento, il Cardinale Parolin ha notato che è difficile per lo Stato “trovare un interlocutore unico che parli a nome di tutti i musulmani”

"Per il futuro, penso che il regime concordatario sia utile al rapporto tra Chiesa e Stato – ha detto il Cardinale Parolin - È uno strumento ancora valido. Penso che si possa continuare così, nonostante nel resto del territorio francese non ci sia accordo tra Chiesa e Stato”. Il Concordato è stato recentemente messo in discussione dal primo segretario del Partito socialista, Olivier Faure, e dai membri di La France Insoumise, guidata da Jean-Luc Mélenchon.

Il 4 luglio, il Cardinale Parolin ha celebrato la messa nella Cattedrale di Strasburgo, chiedendo al continente europeo di riscoprire le sue radici cristiane,” in modo da “porre fine all’inverno demografico, che non è primariamente il risultato di una crisi economica e sociale, ma dell’indebolimento della speranza e del significato autentico della vita e dell’esistenza”. L’Europa – ha detto il Cardinale – ha “bisogno di fede in Dio, che è padre. Ha bisogno di confidenza nel suo potenziale specialmente spirituale”.,

Il Cardinale ha anche sottolineato l’importanza della “carità in Europa”. In un evento sull’Europa con cui ha cominciato la visita, il Cardinale Parolin ha detto che l’obiettivo della Chiesa in Europa è di “elevare l’uomo” non solo nel suo corpo, ma anche nella sua anima e nel suo spirito”, perché “senza rispetto per l’uomo nella sua dignità naturale e soprannaturale di essere a immagine e somiglianza di Dio, suo Signore e creatore, la società non potrà mai migliorare”. Insomma, “chiunque voglia creare una umanità giusta, supportiva e fraterna deve mettere l’uomo e la sua dignità al centro”.

Il capo ufficio della presidenza di Ucraina chiama il Cardinale Parolin

Dopo la telefonata della scorsa settimana tra il presidente ucraino Volodomyr Zelensky e Papa Francesco, l’8 luglio è stato Andriy Yermak, capo dell’ufficio del presidente di Ucraina, a chiamare in Vaticano e ad avere una conversazione telefonica con il Cardinale Pietro Parolin. Ne ha dato notizia l’ufficio della presidenza ucraina.

Secondo lo stesso ufficio della presidenza, “gli interlocutori hanno sottolineato l’importanza della conversazione telefonica” tra Zelensky e il Papa lo scorso 30 giugno, che “ha avuto luogo in un momento speciale, il 20esimo anniversario della visita di Giovanni Paolo II in Ucraina”.

Si è parlato in particolare della pace in Donbas. Ha detto Yermak che “la partecipazione della Santa Sede come autorità morale nel portare pace al Donbas è importante”.

Durante la conversazione, Yermak ha anche posto la questione della beatificazione del metropolita Sheptytsky, e ha fatto gli auguri per il decorso post-operatorio di Papa Francesco.

L’arcivescovo Gallagher in Portogallo, la critica al rapporto Matic

Il 7 luglio, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i Rapporti con gli Stati, è stato in Portogallo per un bilaterale con il governo portoghese, che cade anche in occasione della fine della presidenza di turno europea del Paese.

Durante una conferenza stampa al termine del bilaterale, l’arcivescovo Gallagher ha criticato l’adozione del Rapporto Matic da parte del Parlamento Europeo. Il rapporto, che pure non è vincolante, stabilisce l’aborto come diritto umano, e mette a rischio l’obiezione di coscienza.

“Siamo contro l’idea che l’aborto possa diventare un diritto umano – ha detto l’arcivescovo Gallagher – e siamo molto dispiaciuti che l’obiezione di coscienza, ovunque esista, in qualsiasi circostanza e legislazione, venga eliminata”.

L’arcivescovo Gallagher ha anche parlato del “dopo” incontro per la pace in Libano in Vaticano. “Ora - ha detto – “i leader religiosi cristiani sono tornati e parleranno con la loro gente, parleranno con i politici e cercheremo di trovare, in ogni modo, un percorso che continuerà il nostro contributo”.

Nella stessa conferenza stampa, il ministro degli Esteri portoghese Augusto Santos Silva ha elogiato gli “eccellenti rapporti con la Santa Sede”, e fatto sapere che la riunione ha affrontato questioni di relazioni bilaterali e di agenda europea e internazionale, come "l'equilibrio della Presidenza portoghese del Consiglio dell'Unione europea, la situazione in Venezuela, Mozambico o Guinea-Bissau" .

Santos Silva ha evidenziato il ruolo della Chiesa cattolica nella lotta alla pandemia e nel sostegno alle popolazioni svantaggiate.

Il ministro degli Esteri ha ricordato la visita del Papa in Portogallo, nel 2023, in occasione della prossima edizione internazionale della Giornata Mondiale della Gioventù, evidenziando la convergenza con Francisco su temi come le migrazioni o la dimensione sociale dell'Unione Europea (UE) .L’arcivescovo Gallagher ha confermato le “sane relazioni tra Chiesa e Stato in Portogallo”, e ha notato che in questo momento "ci sono molti conflitti e sofferenze" nel mondo, ma ci sono anche "opportunità" per la comunità internazionale, l'Ue e altre organizzazioni regionali "per contribuire a migliorare la vita delle persone”.

L’arcivescovo Gallagher è stato anche in visita al santuario di Fatima.

                                                FOCUS MEDIO ORIENTE

Le attività del Cardinale Rai

Il Cardinale Bechara Rai, patriarca dei Maroniti, ha ulterirmente moltiplicato le sue iniziative di stampo “politico”, volte a garantire al Libano uno sviluppo pacifico. L’8 luglio, il Cardinale ha affermato di sperare in un miglioramento dei legami tra Libani e Arabia Saudita, che ha supportato l’economia libanese. Il Patriarca è stato anche in visita in Arabia Saudita nel novembre 2017.

Secondo il Cardinale Rai, l’Arabia Saudita potrebbe avere un gioco nel tenere lontani Hezbollah. Il Patriarca ha parlato durante un evento che celebrava i 100 anni di relazioni saudite con la Chiesa.

Il 7 luglio, il Patriarca Rai ha incontrato il presidente libanese Michel Aoun, per parlare della giornata di preghiera per il Libano tenutasi in Vaticano lo scorso 1 luglio. Dopo l’incontro, il patriarca ha sottolineato che “il discorso di Papa Francesco è per noi una road map. E, dato che siamo capi delle Chiese, dobbiamo comcinciare il nostro lavoro nella nostra cornice ecclesiale per poter implementare questo percorso”.

Il Cardinale Rai ha detto che ora i capi delle Chiese estrapoleranno le indicazioni del Papa, contatteranno i gruppi cui queste parole sono rivolte, e si continuerà a costruire “la nostra nazione e la nostra casa” in Libano.

Il Cardinale non ha voluto entrare in dettagli tecnici sulla politica e sulla formazione del nuovo governo, e ha denunciato un possibile piano per “affamare il Libano”, in cui sta avendo luogo, come nel 1975, “la guerra di altri nella nostra terra”.

Nel corso della settimana, il Cardinale Rai ha anche incontrato il premier designato Saad Hariri.

Congregazione educazione cattolica, un accordo con gli Emirati per promuovere la fratellanza

Il 5 luglio, la Congregazione per l’Educazione Cattolica e il ministero dell’Educazione degli Emirati Arabi Uniti hanno siglato un accordo di collaborazione per promuovere tolleranza, coesistenza e fratellanza umana nel mondo”. L’intesa coinvolge le scuole cattoliche e gli istituti di formazione del Paese.

Parlando con Vatican News, il Cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione, lo ha definito “un passo importante, anche se limitato al campo dell’educazione e delle attività che competono ai ministeri interessati”.

Il Cardinale è stato negli scorsi giorni ad Abud Dhabi, accompagnato da monsignor Guy-Réal Thivierge, Segretario Generale della Pontificia Fondazione Gravissimum Educationis, e da Tajeddine Seif, ambasciatore della stessa Fondazione.

Grazie all’accordo, spiega ancora il Cardinale Versaldi, “i nostri studenti e quelli delle scuole arabe possono frequentare seminari, aprire nuove collaborazioni, fare ricerche, visitare i reciproci istituti sulla base dei valori comuni, nel pieno rispetto delle differenze. Senza alcun proselitismo”.

Egitto, una legge per lo Statuto dei cristiani

La prossima sessione di lavoro del Parlamento egiziano potrebbe approvare la nuova legge sullo statuto personale dei cristiani egiziani: ne dà notizia Fides. La legge, da tempo attesa dalle Chiese cristiane in Egitto, inclusa la Chiesa copta ortodossa, è arrivata alla pubblicazione, dopo essere stata revisionata da oltre 16 sssione di lavoro. La bozza rivista del testo verrà inviata al Consiglio dei ministri, che a sua volta potrà sottoporlo al controllo del Consiglio di Stato per poi inviarlo alla Camera dei rappresentanti e sottoporlo al voto parlamentare, che ne sancirà la definitiva approvazione e stabilità i tempi della sua entrata in vigore.

Le Chiese cristiane in Egitto erano state coinvolte nella stesura della legge dal 2014. Ci è voluto molto ad arrivare ad una stesura definitiva perché si voleva arrivare ad un testo unitario che però tutelasse comunque le differenze esistenti su materie come la separazione coniugale e il divorzio, regolate in maniera differente dalle varie confessioni cristiane. La bozza del testo legislativo unitario elaborata in maniera consensuale dai rappresentanti delle diverse Chiese e comunità ecclesiali era stata consegnata alle autorità governative il 15 ottobre 2020.

                                    FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede alle Nazioni Unite a Ginevra, la protezione dei rifugiati

Il 6 luglio, si è tenuta a Ginevra una riunione del Comitato Esecutivo dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati.

Intervenendo alla riunione, la Santa Sede ha notato che “il fatto che 82,4 milioni di persone in tutto il mondo sono state forzatamente sfollate è un indicatore allarmante delle tragiche ferite di violenza, persecuzione e conflitti che colpiscono il nostro mondo, aggravate dalla pandemia del COVID 19.

La Santa Sede chiede dunque “politiche di reinsediamento più generose” e un maggiore impegno per “responsabilità condivise”. La Santa Sede sostiene che è “deprecabile che la pandemia sia anche diventata una crisi di protezione così come un’altra causa di ritardo nel raggiungimento di soluzioni durevole,” e segnala che il 70esimo anniversario della Convenzione sui Rifugiati è “una buona occasione per riflettere sui valori morali ed etici che hanno portato a un tale importante strumento legale”.

La Santa Sede si dice anche “profondamente preoccupata che, in certe circostanze, la pandemia ha messo in discussione norme fondamentali della legge dei rifugiati,in particolare il diritto a cercare asilo e il principio cardinale del non-refoulement” – il principio per cui i rifugiati non possono essere rimandati in Stati in cui sarebbero in pericolo.

La Santa Sede nota anche che la pandemia “protrae la situazione di incertezza e vulnerabilità” tra le popolazioni, mentre c’è stato “un enorme impatto sulla sanità e l’educazione”, con una mancanza di accesso equo che “impedisce a molti di beneficiare di misure preventive, inclusi vaccini, diagnosi e trattamenti”.

La Santa Sede rimarca il dovere di “proteggere la popolazione durante emergenze di salute pubblica”, chiede una maggiore preparazione in caso di un’altra pandemia,. Loda comunque il lavoro dell’UNHCR in tempo di pandemia.

La Santa Sede all’ONU di Ginevra, il diritto alla privacy

Il 2 luglio, si è tenuto un “dialogo interattivo” con lo Speciale Relatore sul Diritto alla Privacy nell’ambito della 47esima sessione del Consiglio dei Diritti Umani.

Nel suo intervento, la Santa Sede ha sottolineato “la grande importanza di affrontare più efficacemente la protezione dei bambini nel mondo digitale”, mettendo in luce come la Convenzione dei Diritti del Fanciullo riconosce le “particolari responsabilità dei genitori” in questo lavoro. È il motivo per cui “si deve evitare il rischio di porre i diritti dei genitori contro i diritti dei figli, come se questi fosseo un gruppo di regole autonome e conflittuali”.

Per la Santa Sede, il “valore fondamentale alla base dei diritti del fanciullo è lo sviluppo sano, olistico e integrale del bambino”.

Per questo, il fato che i genitori possano “monitorare e controllare l’uso di dispositivi elettronici” dei figli “non è una violazione del diritto alla privacy dei bambini”, ma è “un modo essenziale in cui promuovere e proteggere la dignità e i diritti del bambino”.

La visione della Santa Sede si contrappone a quella del relatore, che invece considera i diritti del bambino in opposizione ai legittimi diritti e responsabilità dei genitori.

La Santa Sede ribadisce anche che “la legge internazionale non riconosce il cosiddetto diritto a informazioni e servizi sessuali riproduttivi”, cosa che implica “l’accesso all’aborto e alla contraccezione”. Anzi, la necessità di un consenso dei genitori per aborto e contraccettivi non si può definire una minacci alla privacy.

La Santa Sede all’ONU di Ginevra, la violenza contro le donne

Il 28 giugno, è stato discusso al Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra il Rapporto sulla violenza contro le donne, le sue cause e conseguenze.

La Santa Sede ha messo in luce i crudi numeri: 137 donne uccise ogni giorno da membri della famiglia; 1 donna su 3 che ha sperimentato violenza sessuale e fisica a un certo punto; 5 milioni di ragazze adolescenti in tutto il mondo, tra i 15 e i 19 anni, che hanno sperimentato relazioni sessuali forzate.

La Santa Sede si è poi concentrata in particolare sullo stupro. “Ogni silenzio riguardo atti violenti perpetrati contro le donne, ogni impunità degli abusatori, ogni passività e indifferenza verso crimini fisici o sessuali, è intollerabile”, si legge nell’intervento.

La Santa Sede vuole comunque “riaffermare i diritti e la dignità dei bambini concepiti a seguito di una violenza sessuale, a partire dal diritto alla vita”, perché questi bambini non devono “diventare le vittime collaterali delle violenze perpetrate contro le donne”.

La Santa Sede all’ONU di Ginevra, il diritto all’’educazione

Il 24 giugno, il Consiglio dei Diritti Umani ha invece parlato di “diritto all’educazione”, discutendo un rapporto presentato da un relatore speciale”.

“È un peccato – ha detto la Santa Sede – che diversi sistemi educativi sembrano prendere un approccio riduttivo alla dimensione culturale del diritto all’educazione”: La Santa Sede ha ben accolto il riferimento, nel rapporto in discussione, ai padri perché forniscano educazione di qualità ai bambini.

La Santa Sede all’ONU di Ginevra, diritti umani e solidarietà internazionale

Il 24 giugno, è stato discusso al Consiglio dei Diritti Umani anche un rapporto dell’Esperto Indipendente su diritti umani e solidarietà internazionale.

La delegazione della Santa Sede ha notato che “ci sono numerosi esempi di efficace solidarietà internazionale che riafferma la sua importanza e il bisogno di fornire sufficienti basi legali ed etiche per la sua implementazione”, e la Santa Sede “incoraggia attori ad ogni livello, sia autorità nazionali e locali che internazionali, così come le imprese, a sviluppare uno spirito di mutua solidarietà piuttosto che di competizione” per trovare soluzioni “concrete e durevoli” alle sfide poste dall’isolazionismo.

Secondo la Santa Sede, la pandemia di COVID 19 offre alla comunità internazionale “una concreta opportunità di realizzare questa trasformazione e ripensare i nostri stili di vita”.

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