Diplomazia pontificia, un nuovo accordo della Santa Sede, la questione Nicaragua

Il 15 agosto, la Santa Sede ha siglato un accordo con Sao Tomé e Principe che megio definisce il ruolo della Chiesa nel Paese. La questione del Nicaragua, sempre più calzante. La speranza de Papa in Ucraina

La firma dell'accordo tra Santa Sede e Sao Tomé e Principe lo scorso 15 agosto
Foto: Vatican News
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Il 15 agosto, la Santa Sede ha firmato l’accordo con la Repubblica Democratica di Sao Tomé e Principe. L’accordo è il numero 215 della Santa Sede con uno Stato, e rientra nell’ampia casisti di accordi o condordati che la Santa Sede sigla con le nazioni con cui ha rapporti bilaterali per definire meglio il ruolo e le competenze della Chiesa nello Stato.

Per quanto riguarda accordi e concordati, si contano 261 accordi bilaterali della Santa Sede. Tra questi, alcuni sono modifiche di accordi, mentre altri sono accordi ancora in vigore. In tutto, secondo una relazione, ci sono 214 concordati e accordi tra la Santa Sede e 74 nazioni, e di questi 154 accordi sono stipulati con 24 nazioni europee.

Non è ancora definito se Papa Francesco andrà in Ucraina, sebbene ne abbia manifestato l’intenzione. L’ambasciatore di Ucraina presso la Santa Sede ha comunque fatto sapere di aver chiesto al Santo Padre di recarsi alla cità martire di Bucha.

Proseguono, intanto, gli attacchi contro la Chiesa in Nicaragua, dove è stato persino espulso il nunzio apostolico.

                                                FOCUS SANTA SEDE

Accordo con Sao Tomé e Principe

A 38 anni dallo stabilimento della nunziatura e delle relazioni diplomatiche, la Santa Sede firma un accordo con la Repubblica Democratica di Sao Tomé e Principe, arcipelago al largo dell’Angola che fu di dominazione portoghese.

La firma dell’Accordo è avvenuta a Sao Tomé, nella Sala delle Riunioni del Ministero degli Esteri, lo scorso 15 agosto. Da parte della Santa Sede, c’era l’arcivescovo Giovanni Gaspari, nunzio apostolico a Sao Tomé e Principe, e da parte dello Stato Edite Ramos da Costa Ten Jua, ministro degli Affari Esteri, della Cooperazione delle Comunità.

Ad assistere all’atto, c’erano, da parte della Santa Sede, il vescovo Antonio Lungieki Bengui, amministratore apostolico sede vacante della diocesi di Sao Tomé e Principe; il vescovo emerito della diocesi Manuel Antonio Mendes dos Santos; don Chrisoph Seiler, segretario della nunziatura apostolica in Angola e in Sao Tomé e Principe; e poi don Telmo da Gloria Serodia, Cancelliere dell Curia di Sao Tomé ,e la segretaria della Curia Maria Madalena Cravid.

Da parte di Sao Tomé e Principe c’erano il ministro della Giustizia, dell’Amministrazione Interna e dei Diritti Umani Cilcio Bandeira Pires dos Santos; il direttore del gabinetto del primo ministro Edviair Carvalho e il consigliere del diplomatico del primo ministro Homero Jeronimo Salvaterra, nonché il direttore del dipartimento per la Cooperazione Internazionale Melany dos Santos e il consigliere del ministro degli Affari Esteri Mateus Meira Rita.

Si legge in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede che “l’accordo, redatto in lingua italiana e portoghese e composto da 28 articoli, entrerà in vigore con lo scambio degli Strumenti di Ratifica. Esso stabilisce il riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa cattolica e delle istituzioni ecclesiastiche e definisce il quadro giuridico dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato”.

L’Accordo – si legge ancora – “consolida ulteriormente i vincoli di amicizia e di collaborazione esistenti tra le due Parti, le quali, pur salvaguardando l’indipendenza e l’autonomia che sono loro proprie, si impegnano a collaborare per il benessere spirituale e materiale della persona umana, così come per la promozione del bene comune”.

L’accordo con Sao Tomé e Principe viene due anni dopo l’accordo con l’Angola,

firmato il 13 settembre 2019 e ratificato il 21 novembre dello stesso anno.

FOCUS AMERICA LATINA

La questione del Nicaragua

L’ultimo attacco è avvenuto il 19 agosto, con l’irruzione della polizia nell’episcopio di Matagalpa, che ha portato all’arresto del vescovo Rolando Alvarez e di 8 tra sacerdoti, seminaristi e laici che erano con lui. Il vescovo Alvarez, delegato della comunicazione della Conferenza Episcopale e uno dei prelati più influenti e conosciuti del Paese, era già stato oggetto di attacchi, tanto che aveva cominciato uno sciopero della fame.

Il regime di Daniel Ortega e della moglie Rosario Murillo negli ultimi mesi ha intensificato gli attacchi contro la Chiesa, Dal 2018 ci sono stati più di 190 attacchi contro la Chiesa cattolica, i suoi vescovi, sacerdoti, fedeli e templi, all'ombra della dittatura di Daniel Ortega

Il regime Ortega aveva anche ordinato di chiudere la tv Canal 51 della Conferenza Episcopale del Nicaragua, e aveva preso la decisione di espellere il nunzio, l’arcivescovo Waldemar Sommertag, nonché di abolire del tutto il ruolo del decano del Corpo Diplomatico, per tradizione appannaggio proprio del rappresentante della Santa Sede. 

In questa complessa situazione, 26 ex capi di Stato e di governo di Spagna e America Latina si sono riuniti il 17 agosto, e hanno rilasciato una dichiarazione in cui hanno mostrato preoccupazione per la “persecuzione religiosa messa in atto dalla dittatura” del presidente Ortega e hanno fatto appello al Papa perché parli in difesa del popolo nicaraguense e della sua libertà religiosa.

I politici sono riuniti sotto la sigla di IDEA (Iniciativa Democrática de España y las América) e hanno chiesto a Papa Francesco una “ferma posizione” di fronte “ai roghi delle chiese e la selvaggia posizione delle immagini del culto cattolico” nel Paese centroamericano. Crimini, si legge nella nota, che “ricordano le persecuzione del nazismo e i roghi di libri del 1933”.

Secondo i politici di IDEA, scopo di questi attacchi non è altro che “decostruire le radici culturali e spirituali del popolo nicaraguense fino a lasciarlo nella anomia”, in modo che diventi facile prigioniero grazie alla “distruzione della sua dignità e radici culturali”, come rivela un’altra decisione del governo Ortega, ovvero la chiusura dell’Accademia Nicaraguense di Lingua.

“Ora – sottolinea il comunicato – avanza fino alla persecuzione dei leader episcopali cattolici, i sacerdoti e le religiose”.

La sera del 19 agosto, il Cardinale Omella Omella,, presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, ha inviato una lettera all’arcivescovo Carlos Enrique Herrera, suo omologo del Nicaragua, mostrando preoccupazione e vicinanza per la situazione in Nicaragua.

“Di fronte a questa situazione ingiusta e antidemocratica – ha scritto il Cardinale Omella – inviamo alla Conferenza Episcopale del Nicaragua la preghiera e il desiderio di una liberazione immediata di monsignor Rolando Alvarez, così come il rispetto della sua persona e missione. Chiediamo inoltre a quanti sono chiamati a lavorare per il bene dei cittadini nicaraguensi, la libertà di tutti quelli che lo accompagnavano e in generale di tutto il popolo sottomesso in questi tempi in una dolorosa mancanza di libertà”.

                                                FOCUS UCRAINA

Il Papa a Kyiv? L’ambasciatore spera nel Papa a Bucha

Nel suo incontro con l’ambasciatore di Ucraina presso la Santa Sede lo scorso 6 agosto, Papa Francesco non aveva fatto promesse che sarebbe andato in Ucraina, o che lo avrebbe fatto prima del viaggio in Kazakhstan, ma aveva comunque reso noto del suo desiderio di andare.

Ora, in una intervista all’ANSA del 16 agosto, l’ambasciatore di Ucraina presso la Santa Andriy Yurash ha detto di aver invitato Papa Francesco a visitare anche la città martire di Bucha, dove tra l’altro è stato anche l’arcivescovo Paul Richard Gallagher durante la sua visita in Ucraina.

L’ambasciatore ha detto che una visita papale è ancora sul tavolo, e che “l’Ucraina certamente proporrà che il Papa” vada a vedere le prove dei massacri a Bucha, che “Mosca nega, dicendo che le scene dei civili massacrati sono state messe in scena da Kyiv”, e che la sua speranza è vedere il Papa “pregare davanti alle tombe delle vittime innocenti” delle presunte atrocità russe.

Parlando invece con l’agenzia polacca PAP, l’ambasciatore Yurash ha detto che non sa se il Papa andrà prima del viaggio in Kazakhstan, sottolineando però che “l'Ucraina comprende presupposti importanti e necessari per l'organizzazione di tale visita, ma finora non abbiamo conferme".

“È molto importante – ha detto l’ambasciatore - organizzare questa visita che ripetiamo e confermiamo che la via più facile per il Santo Padre per arrivare a Kiev è attraverso la Polonia. In questo contesto, sarà molto importante la cooperazione con la Polonia, con le autorità polacche e con le autorità della Chiesa polacca, perché gli aeroporti più vicini e una linea ferroviaria diretta attraversano la Polonia”.

Se il Papa dovesse incontrare il Patriarca di Mosca Kirill prima del viaggio in Ucraina, questo – ha detto l’ambasciatore – “potrebbe in qualche modo influenzare le reazioni della società, anche all'interno della Chiesa cattolica in Ucraina”, anche se l’Ucraina sarà sempre pronta ad acccogliere il Santo Padre.

Parlando del possibile incontro di Papa Francesco e Kirill a Nur-Sultan, in Kazakhstan, l’ambasciatore Yurash ha detto di credere che “nella capitale Nur-Sultan ci sarà solo uno scambio di gesti ufficiali di cooperazione e comprensione piuttosto che un tradizionale e pieno incontro di due leader religiosi”.

                                                FOCUS AFRICA

Il nunzio in Repubblica Centrafricana si congeda

L’arcivescovo Santiago de Wit Guzman ha ricevuto lo scorso 16 agosto il titolo di Commendatore dell’Ordine Nazionale del Riconoscimento Centrafricano dal presidente Faustin Archange Touaderà.

Il riconoscimento arriva al termine di una missione di cinque anni a Bangui per il nunzio, cominciata il 21 marzo 2017, un anno dopo l’elezione del presidente Touaderà. L’arcivescovo De Wit Guzman è stato ora nominato nunzio a Trinidad e Tobago.

In questi cinque anni, il nunzio ha lavorato nel rafforzamento dei rapporti tra la Repubblica Centrafricana e il Vaticano, in particolare nel campo della salute e dell’istruzione. Nel 2019, è stato ratificato un accordo quadro tra i due Paesi che concretizza il riconoscimento, da parte della Repubblica Centrafricana, del multiforme sostegno della Chiesa Cattolica e del Vaticano alla popolazione in campo umanitario, sociale ed educativo.

In particolare, la Santa Sede ha finanziato un nuovo centro di rianimazione terapeutica e un complesso pediatrico a Bangui, grazie anche all’impegno diretto del nunzio.

L’arcivescovo era stato già a Bangui come consigliere di nunziatura della Repubblica Centrafricana dal 1998 al 2001.

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