Diplomazia pontificia, il viaggio di Gallagher in Ucraina

Atteso da prima di Pasqua, il “ministro degli Esteri” vaticano ha passato tre giorni in Ucraina. Shevchuk incontra il Primo Ministro Ucraino. I nuovi ambasciatori presso la Santa Sede.

L'arcivescovo Gallagher e il ministro degli Esteri Ucraino Kuleba, Kyiv, 21 maggio 2022
Foto: Twitter Kuleba
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Tre giorni in Ucraina per l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, in un viaggio che è andato da Lviv a Kyiv, ed è terminato significativamente con l’incontro con il suo omologo Dmytro Kuleba. Un modo per ribadire l’impegno della Santa Sede per la risoluzione del conflitto, ma anche quello per alleviare la crisi umanitaria, e per portare la vicinanza del Papa alle vittime della guerra.

Negli stessi giorni, in Ucraina ci sono stati i vertici della Conferenza Episcopale Polacca, mentre l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk ha anche incontrato il primo ministro Denys Shmyal. La pace sembra ancora lontana, tuttavia.

Nella settimana, Papa Francesco ha ricevuto le credenziale di cinque nuovi ambasciatori presso la Santa Sede. Andiamo a scorprire chi sono.

                                    FOCUS UCRAINA

Gallagher in Ucraina, l’incontro con il ministro degli Esteri Kuleba

Si è concluso il 20 maggio, con una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, il viaggio dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher in Ucraina. Il “ministro degli Esteri” vaticano sarebbe dovuto andare Lunedì Santo, ma il COVID ne ha posticipato il viaggio. La guerra in Ucraina sarà in corso da tre mesi il prossimo 24 maggio.

Nelle sue parole alla conferenza stampa, l’arcivescovo Gallagher ha sottolineato che il viaggio sarebbe stato previsto anche per festeggiare il 30esimo anniversario delle relazioni diplomatiche con Kyiv, stabilite l’8 febbraio 1992, relazioni che la Santa Sede “vede con grande soddisfazione” perché “caratterizzate da mutua fiducia e comprensione”.

L’arcivescovo Gallagher ha ripercorso gli ultimi scambi: dalla visita del presidente Zelensky in Vaticano l’8 febbraio 2020 a quella del Primo Ministro Shmyhal il 25 marzo 2021, ma anche il recente viaggio nel Paese del Cardinale Parolin, dal 23 al 25 agosto 2021, in occasione del 30esimo anniversario dell’indipendenza ucraina.

Oltre a queste visite, Papa Francesco e il presidente Zelensky hanno anche avuto una serie di conversazioni telefoniche, ancora più significative se si considera lo scenario della guerra in Donbass degli ultimi anni e ora la guerra su larga scala.

“La mia visita – ha detto l’arcivescovo Gallagher – intende dimostrare la vicinanza della Santa Sede e di Papa Francesco al popolo ucraino, in particolare alla luce della aggressione russa contro l’Ucraina”.

Il “ministro degli Esteri” vaticano ha rimarcato come il Papa e i suoi collaboratori stiano soffrendo per il tributo di vite umane, rifugiati, sfollati pagato dalla guerra, e che si è consapevoli dei limiti umani che non permettono di concludere la pace in tempi brevi, ma che la fede in Dio “ci costringe a perseverare nella ricerca della pace attraverso la preghiera, le parole e le opere e di non soccombere facilmente alle grandi sfide”.

Gallagher si è incontrato il 12 febbraio con il ministro Kuleba, con altre autorità governative e municipali (tra cui il vescovo di Kyiv) e con alcuni rappresentati religiosi, mentre durante il viaggio ha visitato le tre città martiri Vorzel, Bucha e Irpen. L’arcivescovo ha ringrazio la Chiesa locale, greco cattolica e romana, per il suo incessante lavoro sul campo e riaffermato “gratitudine alle autorità ucraine”.

Gallagher in Ucraina, nelle sue parole

All’inizio della sua missione, il “ministro degli Esteri” della Santa Sede aveva dato una intervista a Vatican News, dettagliando lo scopo del viaggio. “Mi ha fatto molto piacere – ha detto - vedere come la Chiesa abbia risposto a questa crisi umanitaria tremenda. È una Chiesa che s’identifica completamente con il suo popolo e che cerca di rispondere ai bisogni, per aiutare tutti non solo i cattolici ma anche appartenenti ad altre religioni”.

L’arcivescovo ha detto di aver sentito “tensione e insicurezza”, specie per le sofferenze dei profughi, il Paese sta vivendo “un trauma”, e ha manifestato “a nome del Santo Padre sostegno e solidarietà”.

Gallagher ha anche detto che la Santa continua la sua attività diplomatica, vorrebbe “continuare ad incoraggiare l’invio di aiuti umanitari e allo stesso tempo sensibilizzare la comunità internazionale e questo è sempre necessario”, ragionando concretamente sul fatto che in ogni conflitto “subentra la stanche anche nel sostenere un popolo in difficoltà”; specialmente quando “non si trova una soluzione”.

Gallagher in Ucraina, davanti le fosse comuni di Bucha

Una tappa del viaggio dell’arcivescovo Gallagher è stato a Bucha, dove ha pregato davanti la fossa comune vicino la Chiesa ortodossa di Sant’Andrea. Parlando con Vatican News, l’arcivescovo Gallagher ha detto di essere “profondamente toccato da questa esperienza, perché uno va in un paese, a Bucha, per esempio, super-moderno, moderno come in tutte le altre parti d’Europa, e ti trovi di fronte a questa realtà, qui sono state seppellite centinaia di persone. Non si può immaginare …”

L’arcivescovo ha anche detto che, dopo queste ferite, “gli ucraini troveranno la pace tra di loro, ma le ferite sono profonde e ci vorrà molto, molto più tempo per trovare la pace con la Russia, con la gente che è stata coinvolta in questo terribile conflitto, in questa guerra. Le ferite sono profonde: è difficile parlare adesso di pace, di riconciliazione, perché nei cuori delle persone le sofferenze, le ferite sono così profonde che bisogna dare tempo”.

Gallagher in Ucraina, la prima giornata a Lviv

Il viaggio dell’arcivescovo Gallagher era cominciato da Lviv, Leopoli, nell’Est del Paese, dove è stato ricevuto dall’arcivescovo Mieczysław Mokrzycki, presidente della Conferenza Episcopale Ucraina, e “ha potuto visitare due centri per sfollati che nei momenti più critici sono arrivati ad ospitare oltre 500 profughi”.

Gallagher ha anche incontrato i vertici della chiesa greco-cattolica della città per ribadire l’importanza del dialogo ecumenico nel difficile processo di ricostruzione che attende il Paese nel prossimo futuro, e ha poi benedetto l’intera città di Leopoli dalla terrazza del palazzo della Curia arcivescovile della città, che nonostante l’apparente calma continua a rimanere un possibile obiettivo dei bombardamenti, come ricordano gli allarmi antiaerei che risuonano frequenti giorno e notte”.

Gallagher in Ucraina, la visita alla cattedrale della Resurrezione di Kyiv

Giovedì 19 maggio, durante la sua visita di tre giorni in Ucraina, l'arcivescovo  Gallagher ha visitato la Cattedrale Arcivescovile della Resurrezione di Kyiv e ha incontrato Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Padre e Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina. L'arcivescovo Gallagher era accompagnato dal nunzio apostolico in Ucraina, l'arcivescovo Visvaldas Kulbokas.

Il Segretario per i Rapporti con gli Stati, accompagnato dall’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, si è recato nei sotterranei della cattedrale che durante le ostilità intorno a Kyiv (febbraio-marzo 2022) avevano accolto centinaia di civili per nasconderli dalle bombe e dai missili russi. L'arcivescovo ha chiesto nel dettaglio di tutti i momenti di quei giorni difficili.

L'arcivescovo Gallagher ha anche visitato la cripta dove riposa Sua Beatitudine, il Cardinale  Lubomyr Husar. Presso la tomba ha condiviso i propri ricordi della figura del cardinale Husar, Shevchul ha raccontato all'Arcivescovo come le persone oggi sentono la santità di Sua Beatitudine Lubomyr, e vengono a pregare nel luogo del suo riposo eterno.

Durante l’incontro personale con il "ministro degli Esteri" vaticano, l'arcivescovo maggiore Shevchuk ha raccontato di come la Chiesa greco-cattolica ucraina ha reagito alle circostanze della guerra fin dai primi minuti di guerra in termini della crisi umanitaria, e come la Chiesa cerca di servire i civili e l'esercito ucraino.

Si è discusso anche del servizio dei cappellani militari. "Oggi, l'istituzionalizzazione della cappellania militare in Ucraina apre l’opportunità e dimostra la necessità di creare un ordinariato militare separato per la cura adeguata dei militari", ha affermato il Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina.

Inoltre, Sua Beatitudine Sviatoslav ha presentato all'Arcivescovo Gallagher le aspettative degli ucraini verso il ruolo della Sede Apostolica nell'attuale situazione di guerra della Russia contro l'Ucraina.

Secondo il Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, il ruolo della Santa Sede è, da un lato, quello di dare una corretta valutazione di questa guerra in termini sia di diritto internazionale sia di morale cristiana. D'altra parte, la Santa Sede, in particolare, attraverso il servizio diplomatico, dovrebbe fare la sua parte per fermare l’aggressione affinché l'aggressore russo lasci il suolo ucraino e affinché sia ripristinata la giustizia, e quindi la pace sul territorio della nostra Patria.

 Il Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina ha ringraziato l'arcivescovo Paul Richard Gallagher per la sua visita in Ucraina, sottolineando che oggi il mondo intero presta molta attenzione all'Ucraina: il Paese è visitato da capi di stato, diplomatici e leader dei governi di tutto il mondo. 

Sua Beatitudine Shevchuk ha anche sottolineato l'importanza del fatto che la visita a Kyiv è stata fatta anche da una figura come il Segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati, che svolge le funzioni di Ministro degli Affari Esteri del Vaticano. "Questo è un potente segno diplomatico di sostegno della Sede Apostolica nei confronti dell'Ucraina e del popolo ucraino. Ci auguriamo che questa visita porti i suoi frutti”, - ha affermato Sua Beatitudine Sviatoslav.

A Kyiv, il Segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati ha incontrato anche una delegazione dell'episcopato della Chiesa cattolica della Polonia, che si trova in questi giorni in Ucraina con una visita di solidarietà.

Durante l'incontro congiunto, l'arcivescovo Gallagher, Sua Beatitudine Sviatoslav e gli arcivescovi polacchi Stanislaw Gadecki, Wojciech Polak e Stanislaw Budzik hanno scambiato opinioni sull’internazionalità del sostegno ai rifugiati ucraini e sulla risposta della comunità internazionale, compresa la comunità cattolica, ai bisogni umanitari dell’Ucraina che, come ha detto il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, oggi rimangono sempre alti”. "Probabilmente, la sfida umanitaria stia appena iniziando a mostrare le sue dimensioni reali. I tempi peggiori, in termini umanitari, devono probabilmente ancora venire”, ha affermato Sua Beatitudine Sviatoslav.

Ucraina, l’arcivescovo maggiore Shevchuk incontra il primo ministro

Il 18 maggio, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, ha incontrato il primo ministro Denys Shmyhal al Centro Patriarcale della Chiesa Greco Cattolica Ucraina a Kyiv. Lo riferisce il suo ufficio media.

L’incontro è avvenuto su richiesta del Primo Ministro, che voleva fare personalmente a Beatitudine gli auguri per il compleanno festeggiato lo scorso 5 maggio.

Durante la conversazione, i due hanno parlato delle sfide che la società ucraina affronta oggi, particolarmente dal punto di vista umanitario, e hanno analizzato le difficolà che emergano dai processi di sfollamento e migrazione interne.

Entrambi hanno concordato di canalizzare gli sforzi di Chiesa e Stato nel servire quelli che sono più in necessità.                                     

                                                FOCUS CANONIZZAZIONI

Chi c’era per le canonizzazioni il 15 maggio

Cerimonia di canonizzazione particolarmente ricca per Papa Francesco, che lo scorso 15 maggio ha proclamato 10 nuovi santi: cinque italiani, tre francesi, un olandese e un indiano. In queste occasioni, le delegazioni dei Paesi da cui provengono i santi hanno un alto profilo diplomatico, e a volte approfittano del viaggio per un bilaterale.

Lo ha fatto, per esempio, Wopke Hoekstra, ministro degli Esteri dei Paesi Bassi, che alla vigilia delle canonizzazioni ha fatto in visita in Vaticano al suo omologo, l’arcivescovo Gallagher.

In un tweet, Hoekstra fa sapere che lui e Gallagher hanno parlato “della preoccupante situazione in Ucraina e il bisogno di rispettare la legge internazionale e la sovranità della nazione”.

Per l’Italia era presente il presidente Sergio Mattarella, mentre per la Francia il ministro degli Interni Gerald Darmanin. Sarebbe dovuto essere presente il Primo Ministro Castex (ha cessato il suo incarico il giorno dopo le canonizzazioni), ma questi era dovuto rimanere in Francia per l’imprevisto viaggio del presidente Macron negli Emirati Arabi Uniti per i funerali del sovrano.

Significativa la presenza di Bouabdellah Ghoulamallah, Presidente dell'Alto Consiglio Islamico, a rappresentare l’Algeria, il Paese dove è morto Charles de Foucauld.

Per l’India c’era il ministro delle Minoranze Gingee K. S. Mathan.

                                    FOCUS CARDINALE PAROLIN

Il Cardinale all’Università Cattolica del Sacro Cuore

Alla vigilia della beatificazione di Armida Barelli, co-fondatrice dell’ateneo, l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha terminato il suo ciclo di conferenze per il centenario con il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, il quale ha parlato de “L'Università Cattolica per il bene del Paese: un secolo di impegno educativo e culturale”.

Nata il 7 dicembre 1921, l’Università Cattolica del Sacro Cuore vanta 12 facoltà, 5 campus e ceno corsi di laurea. Il Cardinale Parolin ha parlato del sostegno dei Papi all’Università, che aveva come tratto iniziale quello di “favorire il rapporto con la modernità senza cedere alla tentazione del modernismo”.

Il Cardinale non ha mancato di ripercorrere momenti critici della storia della facolà, come le proteste del Sessantotto, ma in quel periodo l’ateneo ha saputo porsi “come punto di riferimento e come luogo di rielaborazione critica rispetto a formulazioni che non potevano più essere recepite passivamente, né meccanicamente risolte all’interno di un contesto in vertiginosa evoluzione”.

Quindi, negli anni ’80 e ’90 gli sconvolgimenti politici ridisegnano la geopolitica mondiale, l’università continua a ricercare nella contemporaneità. Negli anni duemila domina – dice il Segretario di Stato vaticano - “il rifiuto e l’esclusione dell’altro, un altro che di volta in volta si presenta con le sembianze del povero, dello straniero, del migrante. Come se, in questo cambiamento d’epoca, ciascuno di noi non potesse ritrovarsi, in maniera più o meno improvvisa, a patire la ferita dello spossessamento, dell’esilio e dell’erranza. Come se, detto altrimenti, la cultura dello scarto non ci insidiasse tutti”.

Quella del Sacro Cuore è una università cattolica, aperta “al mondo senza paure”, secondo il pensiero di Francesco, per cercare risposte . senza cioè considerare le paure legate alla pandemia, alla crisi finanziaria, alla guerra nel cuore dell’Europa.

“Si potrebbe dire – ha concluso il Cardinale Parolin - che un’Università Cattolica è sempre e comunque un’Università del Cuore: meglio, del Sacro Cuore. Perché – aggiunge il cardinale - nulla è più universale e intimo del cuore e nessuna devozione esalta questo sentimento meglio di quella al Sacro Cuore, tanto cara alla co-fondatrice Beata Armida Barelli”.

                                          FOCUS AMBASCIATORI

Papa Francesco accoglie cinque nuovi ambasciatori. Ecco chi sono

Il 19 maggio, Papa Francesco ha ricevuto le lettere credenziali di un gruppo di ambasciatori presso la Santa Sede non residente.

Aamir Shouket è il nuovo ambasciatore del Pakistan presso la Santa Sede. Diplomatico di carriera, nel ministero degli Esteri Pakistano dal 1994, è stato, nella sua lunga carriera, anche diplomatico in Grecia, Bangladesh, Paesi Bassi.

Omar Saif Saeed Ghobash rappresenterà invece gli Emirati Arabi Uniti presso la Santat Sede. Anche lui è al ministero degli Affari esteri dal 1994, ed è stato anche ambasciatore in Russia dal 2008 al 2017, ambasciatore non residente in Ucraina dal 2010 al 2013, ambasciatore in Francia dal 2018 al 2021.

Il Burundi ha invece scelto una donna per rappresentarlo presso la Santa Sede. È Appolonie Nibona, che ha invece un profilo di formazione e incarichi più sul ramo finanziario e monetario. Nel 2018 è comunque nominata responsabile degli affari della Comunità dell’Africa dell’Est e dal marzo 2021 è ambasciatore del Burundi presso la Repubblica Federale di Germania.

Il Qatar ha invece scelto come ambasciatore Sheikh Mohammed bin Yousef bin Hassim Jabor al Thani. Tra i suoi incarichi diplomatici, quello di terzo segretario dell’ambasciata in Italia dal 2000 al 2004; primo segretario dell’ambasciata i Libano dal 2004 al 2005; assistente del Dipartimento per i diritti Umani dal 2005 al 2021.

                                       FOCUS MULTILATERALE

La Santa Sede all’OSCE, le istituzioni democratiche in tempo di crisi

Il 17 maggio, si è tenuto a Vienna il secondo supplementare dell’Incontro sulla Dimensione Umana, dal tema “il Funzionamento delle Istituzioni Democratiche in Tempi di Crisi”.

Monsignor Janusz Urbanczyk, rappresentante permanente della Santa Sede, ha sottolineato che “per raggiungere l’autentica democrazia, l’osservazione formale di un gruppo di regole non basta”. Piuttosto, è necessario “accettare pienamente i valori che ispirano le procedure democratiche”.

Monsignor Urbanczyk ha notato che “l’accesso all’informazione è tra le condizioni principali per la partecipazione democratica”, perché questa è “impensabile senza una comprensione della situazione della comunità politica, i fatti e le soluzioni proposte ai problemi”.

Per questo, “gli sforzi comuni fatti per avanzare la libertà dei media e dunque facilitare l’impatto positivo che i media possono avere nello sviluppare la pace e la sicurezza dovrebbero essere basati su una comprensione condivisa del ruolo che questi sforzi giocano”.

Si tratta – ha detto monsignor Urbanczyk – di un approccio che richiede che “i media riconoscano che la loro libertà è una particolare manifestazione del diritto umano della libertà di espressione, e che l’esercizio di questo diritto deve essere sviluppato con speciali doveri e responsabilità”.

La Santa Sede nota anche che “la guerra in corso in Ucraina, con le sue inimmaginabili atrocità, ci rende particolarmente consapevoli dell’importanza della libertà di stampa e l’accesso all’informazione indipendente.

La Santa Sede all’ONU, come mantenere la pace e la sicurezza

Il 19 maggio, si è tenuto presso le Nazioni Unite di New York un dibattito aperto su “Mantenimento della pace internazionale e la sicurezza: conflitti e sicurezza alimentare”.

L’arcivescovo Gabriele Giordano Caccia, osservatore delle Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha sottolineato nel suo intervento che ci sono oltre 800 milioni di persone che soffrono la fame e di queste non meno del 60 per cento colpite da violenza, un dato che deve far riflettere.

È una realtà, ha detto l’arcivescovo, “vividamente illustrata dalla guerra in corso in Ucraina, con crescente fame sul terreno e mole città confinanti e lontane che sperimentano mancanza di olio di semi, fertilizzanti, grano a causa della produzione e l’export in decrescita”.

È una situazione che “minaccia di destabilizzare gli Stati che si affidano sull’importazione di cibo”.

La Santa Sede mette in luce quattro punti: il fatto che la dignità della persona umana debba essere al centro di ogni sforzo; la necessità di impegnarsi in un graduale e sistematico disarmo; il monitoraggio di altri fattori che possono ulteriormente esacerbare la fame provocata da conflitti; e infine, la proposta di stabilire “un fondo globale per assistere i popoli più poveri, pagato in parte dalle spese militari”.

                                         FOCUS ASIA

Sri Lanka, la Chiesa Cattolica chiede un governo per la pace

Dopo gli attentati di Pasqua 2019, la Chiesa Cattolica in Sri Lanka non ha mai smesso di stare a fianco della società civile, chiedendo al governo di trovare i responsabili e poi contestando con forza il governo quando è cominciato a filtrare che segnalazioni delle stragi sarebbero arrivate.

La scorsa settimana, la Conferenza Episcopale del Paese ha rilasciato un comunicato in cui si sottolinea che “con il cambiamento dell'attuale regime, è necessario istituire un governo ad interim per garantire la protezione della vita e della proprietà, la libertà di espressione e di movimento".

Questo governo provvisorio dovrà provvedere con urgenza ai bisogni primari delle persone che “sono molto vessate dall'aumento vertiginoso dei prezzi dei beni di prima necessità”.

I vescovi condannano anche le “violenze sponsorizzate dallo Stato contro i manifestanti”, riferendosi all’ondata di protesta e scontri che il 9 maggio hanno provocato la morte di nove persone e il ferimento di 200, causando le dimissioni del rimo ministro Mahinda Rajapska.

Dopo le dimissioni, era stato scelto come primo ministro Ranil Wickermesinghe. Il cardinale Malcolm Ranjih, arcivescovo di Colombo, aveva subito reso chiaro che la Chiesa non avrebbe mai accetato un governo guidato da Wickermesinghe.

                                                FOCUS MEDIO ORIENTE

La Santa Sede protesta contro Israele

Padre Thomas Grysa, incaricato di affari della Delegazione Apostolica in Terra Santa, ha denunciato che la polizia israeliana "ha violato in maniera molto brutale" il diritto "alla libertà religiosa" della Chiesa durante i funerali della reporter Shireen Abu Akleh.

L’episodio, per padre Grysa, è “un momento di tensione fra Israele e Santa Sede, anche se non è il primo”.

Durante i funerali a Gerusalemme est una carica della polizia contro il corteo funebre - per gli agenti dopo un lancio di sassi dai partecipanti alle esequie - ha rischiato di far cadere lo stesso feretro. Le immagini hanno fatto il giro del mondo, suscitando indignazione e per le quali Israele ha aperto una indagine sull'operato della polizia.

"Siamo sconvolti per le modalità ingiustificabili di quanto accaduto  ha dichiarato Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme. "Le ragioni di sicurezza - ha aggiunto - non possono giustificare un evento di questo genere che colpisce la sensibilità della comunità cristiana e non solo, soprattutto in un momento così delicato come quello che stavamo vivendo".

 

Alla morte della giornalista, il Patriarcato Latino di Gerusalemme aveva espresso “il suo shock per la morte della reporter palestinese Shereen Abu Aqleh che, secondo testimoni oculari, è stata uccisa nel corso di scontri fra miliziani palestinesi ed esercito israeliano nel campo profughi di Jenin in Cisgiordania la mattina di mercoledì 11 maggio 2022”.

Per questo il Patriarcato aveva chiesto “un'indagine approfondita e urgente su tutte le circostanze della sua uccisione e di assicurare i responsabili alla giustizia”.

                                                FOCUS ARGENTINA

Papa Francesco incontrerà di nuovo Alberto Fernandez e Cristina Kirchner?

Nel corso degli scorsi mesi, Papa Francesco aveva preso a incontrare politici argentini dell’opposizione, in maniera riservata, in modo da dare il suo contributo alla crisi istituzionale nel suo Paese. Mentre non era riuscito a vederlo il Cancelliere Santiago Cafiero, a Roma qualche settimana fa e in procinto di incontrare il Papa quando l’appuntamento è stato cancellato.

Di certo, la relazione di Papa Francesco con il presidente Fernandez non è delle migliori, in particolare per la promozione della legalizzazione dell’aborto, iniziativa fortemente avversata dai vescovi.

Anche Cristina Kirchner, attualmente vicepresidente, vorrebbe incontrare di nuovo Papa Francesco, terminando quella svolta che la ha portata a considerare l’arcivescovo di Buenos Aires come principale nemico come un Papa amico.

La Kirchner ha già avuto quattro udienze con il Papa, e lo ha salutato in Paraguay, Cuba e Stati Uniti.

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