Diplomazia pontificia, la guerra in Ucraina, l’assedio ai vescovi in Nicaragua

La guerra in Ucraina è ancora al centro delle riflessioni diplomatiche della Santa Sede: ci è tornato l’arcivescovo Gallagher dopo il suo viaggio, ne ha parlato Parolin. In Nicaragua, ci sono vescovi sotto assedio

L'arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i rapporti con gli Stati
Foto: Vatican News
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La guerra in Ucraina non cessa di essere al centro dei pensieri della Santa Sede, e l’arcivescovo Gallagher non ha mancato di ricordarla anche nel suo discorso ad un evento della Georgetown University a Roma.

Ma la situazione internazionale è varia, e i temi sono molti: in Nicaragua, la Chiesa vive sotto assedio; Armenia e Santa Sede celebrano 30 anni di relazioni diplomatiche; resta vacante la nunziatura di Turchia; in Colombia si va verso le elezioni presidenziali.

Andiamo con ordine.

                                                FOCUS UCRAINA

Gallagher in Ucraina, le parole del nunzio Kulbokas

A seguito della visita di quattro giorni in Ucraina, dell’arcivescovo Paul Richard Gallaher, ministro vaticano per i Rapporti con gli Stati, in Ucraina, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, nunzio a Kiyv, ha sottolineato a Vatican News che la visita ha “un alto valore, perché non sono stati solo gesti o parole, ma uno stare insieme, vedere e sentire insieme”.

L’arcivescovo Kulbokas ha detto che la visita “non ha un risultato, ma è una ricerca di vie per la pace”, fatta “toccando la realtà”. E infatti la delegazione vaticana è andata a visitare le città martiri di Bucha, Irpen, Vorzel, a soli 20 chilometri da Kyiv.

Sottolinea il nunzio: “Se l'Ucraina e tutti coloro che fanno sforzi per ritrovare la pace, fossero stati capaci di farlo, avremmo già la pace. Ma si vede che è una cosa molto, molto, molto difficile: vuol dire che l'impegno deve continuare, nonostante tutto. E quindi durante la visita si è cercato di capire, sia negli incontri con le autorità, sia guardando la realtà, guardando la gente negli occhi, che cosa ancora si può fare per ritrovare la pace. Quindi è una costante ricerca dei modi, dei mezzi, delle possibilità, una valutazione. Questa visita non ha un risultato, è una ricerca delle vie per la pace. Già a cominciare da me stesso, ha un valore molto molto alto, per cui sono molto grato al Santo Padre e a sua eccellenza monsignor Gallagher, personalmente”.

L’arcivescovo Kulbokas ha raccontato anche che “i pompieri che nei primi giorni del mese di aprile sono andati a Borodyanka, sono andati a verificare in alcuni palazzi, se ancora ci fosse gente viva dopo i bombardamenti, facendo i sopralluoghi hanno raccolto alcuni oggetti tra cui alcune Bibbie. Una in particolare, mi ha raccontato il pompiere che l’ha trovata, era all’ottavo piano di un palazzo, al centro di una stanza di bambini, con i giocattoli. Mi ha detto: ‘Non so se questi bambini sono vivi o morti, ma si vede che la Bibbia apparteneva a loro’. E questa Bibbia sta adesso con noi in nunziatura”.

Il Cardinale Parolin a Cascia, ancora un appello per l’Ucraina

Lo scorso 22 maggio, il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, è stato a Cascia per le celebrazioni di Santa Rita. Nell’omelia, ha fatto un ulteriore appello per la pace, e in particolare per la pace in Ucraina.

“In questa terra di fede e di pace, quale è l’Umbria – ha detto il porporato – auspico che siano avviati al più presto i negoziai e si possa giungere finalmente alla tanto desiderata pace”.

Il Cardinale ha aggiunto che “la violenza, come ci ricorda Santa Rita con la sua vita, non risolve mai i conflitti, ma soltanto ne accresce le drammatiche conseguenze. Ne facciamo esperienza tutti i giorni e mi domando perché non riusciamo a capire”.

Gallagher, la cultura dell’incontro come strumento diplomatico

Intervenendo il 27 maggio ad un convegno di Civiltà Cattolica e Georgetown University a Villa Malta su “La cultura dell’incontro: imperativo per un mondo diviso”, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i rapporti con gli Stati ha detto che “oggi viviamo in un mondo che è sempre meno governato dalla cultura dell’incontro”, ma che così “il nostro mondo sta morendo di egoismo”.

L’arcivescovo Gallagher ha ricordato che oggi “la Santa Sede, attraverso la sua attività diplomatica, è membro di organizzazioni internazionali, partecipa a conferenze internazionali, concorre alla codificazione internazionale e continua a promuovere il riconoscimento della dignità della persona, la pace e la concordia tra le Nazioni”.

Il ministro degli Esteri vaticano ha rimarcato che la Santa Sede “si è presto dedicata ad operare attivamente nella cosiddetta diplomazia multilaterale, accanto all’ambito più tradizionale della diplomazia bilaterale”, e messo in luce che “quando nella comunità delle Nazioni manca una cultura dell’incontro, solo le persone, le categorie e le entità più forti si fanno spazio nel mondo emarginando i più deboli e accumulando quelle tensioni da cui nascono i risentimenti e le guerre; perciò la società non ha pace perché manca di carità: è egoista, non si apre ai problemi altrui”.

Il segretario per i Rapporti con gli Stati ha invitato quindi a un “radicale mutamento del nostro stesso sguardo sul mondo” ed a “interrogarci sul divenire dell’umanità”, perché “il mondo è attraversato da instabilità, incertezze e dalla paura strisciante che possa scatenarsi una guerra globale”.

La crisi del momento presente – ha continuato l’arcivescovo Gallagher – si supera “con dialogo e fraternità”, anche ripensando “le idee di progresso, di crescita, di globalizzazioni”, perché usare indicatori che non siano il PIL ma che si riferiscano “alla dignità e allo sviluppo umano”.

L’arcivescovo Gallagher ha anche notato che “siamo nel pieno di uno scontro da cui non sappiamo cosa potrà nascere”, che “mai come oggi la politica sembra selezionare una classe dirigente con poca visione”, e che dunque c’è bisogno di “affrontare questa drammatica crisi culturale per rigenerare la democrazia e ridare credibilità alla politica”.

Rispondendo infine a una domanda al termine del suo intervento, Gallagher ha affermato che nell’attuale conflitto in Europa "la prima vittima della guerra è la verità” e ha terminato evidenziando che tale guerra è resa ancor più pericolosa per l’esistenza delle armi nucleari. L’auspicio, ha concluso, è che proprio questa guerra possa trasformarsi in una “opportunità per mettere fine alla logica basata sulla deterrenza nucleare”.

                                                FOCUS AMERICA LATINA

Nicaragua, Ortega mette dei vescovi sotto assedio

La Conferenza Episcopale del Nicaragua ha reso pubblica la sua solidarietà al vescovo José Alvarez di Matagalpa, che è anche amministratore apostolico di Estelì; il quale dal 19 maggio ha cominciato una catena di preghiera e un digiuno per chiedere la fine dell’assedio politico di cui soffre.

In un comunicato, i vescovi del Nicaragua esprimono “solidarietà e vicinanza a monsignor Rolando Alvarez, che ha timore per la sua sicurezza personale e per la possibilità di esercitare il suo diritto a vivere e celebrare la sua fede e compiere la sua missione pastorale in pace”.

I vescovi hanno sottolineato di vivere “momenti difficili come nazione, e il nostro dovere come Chiesa è di annunciare la verità del Vangelo, in comunione con il successore di San Piero e ogni arcivescovo della nostra provincia ecclesiastica del Nicaragua, insieme ad ogni sacerdote e a tutto il popolo di Dio”.

Il vescovo Alvarez ha annunciato che farà digiuno finché la Polizia Nazionale, attraverso il presidente o il vicepresidente della Conferenza Episcopale, faranno sapere che “vanno a rispettare il circolo della mia privacy familiare”.

Il vescovo di Matagalpa è incaricato dell’area di comunicazione della Conferenza Episcopale del Nicaragua ed è uno dei religiosi più popolari e influenti del Paese.

Anche il sacerdote Harving Padilla, parroco della chiesa di San Giovanni Battista di Masay, ha denunciato da una settimana di essere sotto vigilanza di fanatici sandinisti e della polizia.

Il regime Ortega ha anche orinato di chiudere la tv Canal 51 della Conferenza Episcopale del Nicaragua. È l’ultimo atto governativo contro la Chiesa. La decisione più recente, quella di espellere il nunzio, l’arcivescovo Waldemar Sommertag, nonché di abolire del tutto il ruolo del decano del Corpo Diplomatico, per tradizione appannaggio proprio del rappresentante della Santa Sede. Poi, c’erano stati gli attacchi alle chiese, i piani di uccidere vescovi tra cui Juan Mata Guevara e Silvio Baez, quest’ultimo fatto uscire dal Paese nell’aprile 2019.

Ortega è presidente del Nicaragua da 16 anni. La Santa Sede, da parte sua, ha sempre cercato un dialogo, sin dal 2016, quando è cominciata questa ultima crisi venezuelana con la repressione delle proteste che portò all’uccisione di oltre 400 persone.

Colombia, i vescovi si attivano per le elezioni

In vista del primo turno delle elezioni presidenziali del 29 maggio, i vescovi cattolici di Colombia hanno inviato il 19 maggio un messaggio in cui chiedono agli elettori di “distinguere, ponderare e valorizzare le diverse opzioni per esercitare il diritto al voto è ciò che chiamiamo l’arte della ricerca democratica del bene comune”.

I vescovi sottolineano anche che “oggi più che mai abbiamo bisogno di questa capacità di riflettere sulla realtà in cui viviamo e conoscere le cause profonde dei nostri mali sociali, senza trascurare di guardare al grande potenziale che abbiamo per progredire insieme”.

I vescovi hanno invitato alla partecipazione elettorale superando “il pessimismo e la paura che ci portano a diffidare permanentemente l’uno dell’altro”, perseguendo “il sogno condiviso di un Paese migliore per tutti” che “ci permette di riconquistare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, se riusciamo a consegnare la loro guida alle persone che riteniamo più disposte a servire il bene comune”.

I vescovi colombiani sottolineano che “il voto è lo strumento non violento più potene che una società democratica ha per determinare il suo futuro. Quando votiamo facciamo sentire la nostra voce”.

I vescovi del Costa Rica incontrano il presidente della Repubblica

Il 19 maggio, la presidenza della Conferenza Episcopale del Costa Rica ha incontrato nella casa Presidenziale il nuovo presidente della Repubblica, Rodrigo Chaves Robles, e alcuni ministri del governo. I vescovi hanno ribadito la disponibilità della Chiesa ad aiutare alla costruzione del Costa Rica, riprendendo i sette problemi principali del Paese da loro delineati in una lettera del 4 aprile, alla vigilia delle elezioni presidenziali.

Il vescovo Garita Herrera, presidente della Conferenza Episcopale, ha sottolineato che “la Chiesa ha sempre posto al centro è la persona umana e il rispetto della sua dignità".

Durante l’incontro, vescovi e governo hanno affrontato il tema della disuguaglianza sociale a partire da quella tra coloro che vivono nelle aree metropolitane e quanti invece sono nelle zone rurali. I vescovi hanno espresso preoccupazione per la promozione dell’ideologia del gender e per la colonizzazione ideologica denunciata spesso da Papa Francesco.

Durante l’incontro è stato presentato il lavoro della Chiesa attraverso le diverse pastorali, sociale, educativa e familiare. Infine, i Vescovi hanno parlato della necessità di ascoltare, da parte dei governanti, per guidare e rafforzare la pace sociale in Costa Rica.

                                                FOCUS EUROPA

Italia, un nuovo responsabile per la libertà religiosa

Dopo due anni di pressione da parte di Aiuto alla Chiesa che Soffre, il Ministero degli Esteri italiano ha nominato un responsabile per la libertà religiosa nella persona di Andrea Benzo.

Laureato all’Università di Genova in scienze internazionali e diplomatiche e con un dottorato di ricerca in diritto canonico ed ecclesiastico conseguito all’Università di Macerata quando era già nell’Accademia diplomatica, è stato secondo e primo segretario commerciale a Riad, in Arabia Saudita; primo segretario commerciale a Il Cairo, in Egitto. Successivamente ha prestato servito presso l’Unità di analisi e programmazione della segreteria generale della Farnesina.

Nominato consigliere di legazione, da gennaio 2020 è all’Unità di analisi, programmazione, statistica e documentazione storica della nuova direzione generale della per la diplomazia pubblica e culturale.

Paolo Formentini, vicepresidente della commissione Esteri della Camera e deputato della Lega, primo firmatario della risoluzione che impegnava il governo a compiere questo passo, ha accolto la nomina “con grande soddisfazione”, perché – ha detto - “è la dimostrazione del nostro impegno a difesa di tutti i credo, a partire da quello cristiano che è il più perseguitato al mondo. Lo dimostrano il recente grido di dolore del patriarca maronita Béchara Boutros Raï su quella che ha definito ‘un’emorragia migratoria’ del popolo cristiano e l’arresto del Cardinale Zen”.

L’Italia si aggiunge così alla lista di Paesi che hanno già nominato un inviato speciale alla libertà religiosa, anche se la nuova ondata elettorale da tempo ha messo in secondo piano il tema. L’Unione Europea aveva stabilito l’incarico nel 2016, dopo il conferimento del Premio Carlo Magno a Papa Francesco, e aveva poi rinnovato l’incarico nel 2021, dopo diverso tempo di vacanza all’insediamento della nuova commissione europea. Alla fine l’inviato Styliades, che era succeduto a Jan Figel nell’incarico, ha preso un incarico per il governo greco, si dice anche frustrato dalla mancanza di fondi e di supporto della commissione. Il posto, che in passato ha avuto notevoli successi diplomatici, tra cui quello del trasferimento di Asia Bibi dal Pakistan, è attualmente vacante.

Dopo l’esperienza di Sam Brownback nel corso dell’amministrazione Trump, il presidente Biden negli USA ha nominato Rashad Hussain come ambassador-at-large per la libertà religiosa, mentre da tempo il Canada aveva abolito la posizione. Ce lo ha invece la Slovacchia, che lo ha nominato poco prima dell’arrivo di Papa Francesco in visita lo scorso settembre nella persona di Anna Zaborska, mostrando una particolare sensibilità al tema.

 

 

 

In attesa del nunzio, l’ambasciatore del Papa in Turchia diventa vescovo ausiliare

Lascia la nunziatura di Istanbul, l’arcivescovo Paul Fitzpatrick Russell, che è stato nominato lo scorso 23 maggio vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Detroit. Una nomina insolita, che da un punto di vista formale sembra essere una diminuzione – i nunzi vanno a guidare le diocesi, non a fare gli ausiliari – e che rispecchia anche le difficltà che il nunzio Fitzpatrick ha incontrato in questi anni da rappresentante del Papa in turchia e Turkmenistan.

Nato nel 1959, sacerdote dal 1987, Fitzpatrick Russell è entrato nel servizio diplomatico vaticano nel 1997, e ha servito nella sezione degli affari generali della Segreteria di Stato e poi nelle rappresentanze pontificie di Etiopia, Tturchia, Svizzera e Nigeria. È stato anche capo della missione della Santa Sede a Taiwan, che, da quando Taiwan non è riconosciuta dalle Nazioni Unite, non è guidata da un nunzio, ma da uno chargeé d’affairs.

Fitzpatrick Russel era nunzio in Turchia e Turkmenistan dal 2016, e nunzio in Azerbaijan dal 2018. Si è dimesso da nunzio in Turchia 22 ottobre 2021 e da nunzio in Turkmenistan e Azerbaijan il 2 febbraio di quest’anno.

L’arcivescovo sarà il 31esimo vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Detroit, che serve una popolazione di 1,1 milioni di cattolici con 215 parrocchie.

Bielorussia, il nunzio Jozic a un incontro dell’Istituto Bielorusso per gli studi strategici

Lo scorso 18 maggio, l’arcivescovo Ante Jozic, nunzio apostolico in Bielorussia, ha partecipato a un incontro di esperti che si è tenuto presso l’Istituto Bielorusso per gli Studi Strategici.

OIeg Makarov, direttore dell’Istituto, ha illustrato al diplomatico della Santa Sede le attività dell’Istituto, fondato appena tre anni fa, mentre Svetlana Aleinikova, una delle dipendenti dell’Istituto, ha presentato al nunzio uno studio sul tema “I valori nella moderna società bielorussa”.

Secondo quanto riportato sul sito ufficiale dell’istituto, le parti hanno scambiato opinioni su temi di attualità e sulle sfide globali, nonché sulle prospettive di sviluppo della cooperazione bilaterale e l’aspetto umanitario della situazione nella regione. Sempre secondo la stessa comunicazione, il nunzio e la direzione dell’Istituto hanno discusso dell’importanza di rafforzare un approccio alla vita politica ancorato ai valori, riaffermando il ruolo significativo del dialogo tra esperti nella società dell’informazione, e i cambiamenti nel quadro mondiale che stanno avvenendo ora. Il nunzio ha preso atto del ruolo positivo che la Bielorussia può svolgere nella risoluzione dei problemi della regione a livello internazionale. Il nunzio Jozic ha regalato al direttore Makarov una traduzione in bielorusso dell’enciclica di Papa Francesco Fratelli Tutti. Al termine dell’incontro, si è auspicato di continuare la cooperazione tra Bielorussia e nunziatura apostolica in aree di reciproco interesse.

                                                FOCUS ASIA

Armenia Santa Sede, 30 anni di relazioni diplomatiche

In occasione del trentennale di relazioni diplomatiche, Armenia e Santa Sede hanno avuto uno scambio di messaggi a livello di ministero degli Esteri.

Si legge in un comunicato di Yerevan che nel suo messaggio il Ministro degli Affari Esteri della Repubblica d’Armenia Mirozyan, facendo riferimento alle relazioni caratterizzate dalla fiducia, dal rispetto e dal dialogo efficace reciproci, basate sugli stessi valori cristiani e su antichi legami storici, ha espresso disponibilità a proseguire gli sforzi comuni per l’attuazione dell'agenda internazionale e regionale riguardante la pace duratura e lo sviluppo sostenibile nonché per la coesistenza pacifica”.

Mirzoyan ha anche espresso gratitudine alla Santa Sede per la proclamazione di san Gregorio di Narek a dottore della Chiesa, nonché per la posizione di Papa Francesco riguardo il genocidio armeno.

Da parte sua, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher ha “sottolineato che la recente apertura della Nunziatura Apostolica a Yerevan, è un’importante testimonianza di come la Santa Sede e l'Armenia stanno sviluppando le relazioni amichevoli e sincere in vari ambiti”.

Inoltre, “ricordando le visite bilaterali ad alto livello l'Arcivescovo Gallagher ha aggiunto che la Santa Sede intende rafforzare ulteriormente la cooperazione con l'Armenia, in particolare per promuovere i valori morali, la giustizia e la pace”.

Il 18 maggio, l’arcivescovo José Bettencourt, nunzio apostolico in Armenia, ha ricevuto dal presidente Vahagn Khachaturyan la Medaglia di Gratitudine per “il suo significativo contributo all’instaurazione, al rafforzamento e allo sviluppo di relazioni amichevoli con la Repubblica di Armenia.

Nel discorso il Presidente Khachaturyan ha sottolineato di essere " convinto che non potrà esserci alcun ostacolo allo sviluppo delle relazioni tra la Santa Sede e l'Armenia in futuro, essendo queste garantite ai massimi livelli e promosse con la partecipazione delle persone come Lei”.

L’arcivescovo Bettencourt ha ringraziato per le parole di stima e ha sottolineato che è un grande onore per lui ricevere tale decorazione da parte del Presidente del primo Paese cristiano al mondo.

                                                FOCUS AFRICA

Isola Maurizio, il Cardinale Piat contro la censura

La diocesi di Port-Louis e il Cardinale Maurice Piat hanno presentato istanza di riesame giurisdizionale dinanzi alla Corte Suprema delle Isole Maurizio, chiedendo di impugnare una decisione dell’Autorità di Radiodiffusione Indipendente (IBA). Questa ha respinto una denuncia della diocesi contro la Mauritius Broadcasting Authority (MBC), dopo che la tv nazionale ha censurati estratti del messaggio di Natale del cardinale.

Il cardinale e la diocesi di Port-Louis contestano anche la decisione dell'Independent Broadcasting Review Panel. Il collegio ha respinto la richiesta della diocesi di rivedere la decisione dell'IBA. Ciò in una lettera del 18 marzo 2022. Il collegio ritenendo che il suo compito fosse solo quello di rivedere le sanzioni amministrative irrogate dall'IBA. Questa è almeno la risposta che il vescovo di Port-Louis afferma, nella sua affidavit, di aver ottenuto nella lettera. 

Il caso è stato convocato il 9 maggio 2022 davanti al giudice capo, Rehana Mungly Gulbul ed è stato aggiornato al 30 maggio 2022. Durante l'udienza del 9 maggio 2022, l'IBA si è opposta al riesame e ha chiesto un rinvio per presentare una controdenuncia. Nella sua affidavit, il cardinale Piat afferma di essere stato invitato dal Mbc a registrare un messaggio alla nazione che doveva essere trasmesso il 25 dicembre 2021 in occasione del Natale, come vuole la tradizione. 

“Il 25 dicembre 2021, dopo il telegiornale francese, è andato in onda il messaggio e con mia sorpresa mi sono reso conto che l'MBC aveva censurato il mio messaggio cancellandone degli estratti” racconta il cardinale Piat nel documento. Il fatto che MBC abbia riproposto il suo messaggio il 29 dicembre non mitiga la violazione dei suoi diritti. Si riferisce a un attacco alla sua libertà di espressione e afferma che la decisione dell'IBA va contro la sua legittima aspettativa che l'MBC sia trattato su un piano di parità in termini di sanzioni disciplinari. 

                                                FOCUS MULTILATERALE

Santa Sede a Vienna, verso il forum OSCE su economia e ambiente

Si è tenuto a Lodz, in Polonia, il secondo incontro preparatorio del 30esimo Forum Economico e Ambientale dell’OSCE.

Nel suo intervento, monsignor Janusz Urbanczyk, rappresentante permanente della Santa Sede all’OSCE, ha notato che “il quadro della sicurezza in Europa è cambiato sostanzialmente da quando abbiamo cominciato questo ciclo di incontri”, e questo nonostante il tema di quest’anno fosse proprio “Promuovere sicurezza e stabilità nell’Area OSCE attraverso un recupero economico sostenibile della pandemia del COVID”.

Tema ancora importante, che però è stato superato dalla guerra in Ucraina, la quale “ha provocato una nuova crisi di sicurezza nelle regione OSCE che mette tutte le altre questioni in secondo piano e pone ulteriori sfide ai nostri modelli economici, sociali e culturali”.

La guerra – nota la Santa Sede – ha un impatto “su un vasto numero di questioni”, da quelle ambientali a quelle economiche, colpiscono la salute e la qualità di vita di individuali e famiglie in Ucraina, nonché il deterioramento “della sicurezza alimentare in molte nazioni che fanno affidamento su importazioni di grano, orzo, fertilizzanti e olii vegetali” a causa della distruzione dei mercati globali e dei flussi commerciali, esacerbando così “situazioni già fragili, dato che le catene alimentari e i prodotti in molti settori devono ancora essere recuperati dagli effetti e la distruzione causata dalla pandemia”.

Monsignor Urbanczyk nota che “cambiare il nostro sistema energetico è un investimento strategico a lungo termine, che “porterà non solo benefici economici a lungo termine, ma anche benefici ambientali”.

La Santa Sede a Ginevra, “Salute per la Pace, Pace per la saluet

Dal 22 al 28 maggio, si è tenuta la 75esima Assemblea Mondiale della Salute a Ginevra, sul tema “Salute per la Pace, Pace per la Salute”.

Il 24 maggio, l’arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra, ha preso la parola. Il nunzio ha notato che questo è un tempo di crescenti tensioni, e nonostante gli accordi internazionali non solo si moltiplica il rumore della guerra, e si diffondono le malattie dovute alla pandemia, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e la tragedia della fame e della sete cresce.

L’arcivescovo Nwachukwu ha notato che “se questo incontro globale di autorità di salute pubblica ed esperti desidera davvero avanzare verso il doppio obiettivo di una fate e una salute durevoli”, si devono rigettare i linguaggi della divisione, a cominciare da quello delle armi, con una sforzo generale da parte della comunità internazionale, perché “per raggiungere una pace vera e durevole, si devono destinare appropriate risorse allo sviluppo integrale umano, alla educazione e alla salute”.

Conclude il rappresentane del Papa: “Come membri di una famiglia umana, investiamo insieme nella vita e nella pace, non in strumenti di morte e distruzione”.

Santa Sede a Ginevra, per il trattamento dei bambini affetti da HIV

Il 25 maggio, si è tenuto un briefing sulla diagnosi e il trattamento dei bambini che vivono con HIV e tubercolosi.

L’arcivescovo Nwachuckwu, osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha sottolineato l’importanza della diagnosi precoce di queste malattie, perché “quando vediamo trattamenti efficaci sviluppati e quando queste medicine diventano accessibile anche in nazioni a basso reddito, possiamo vedere molte persone affetta da HIV ora capaci i partecipare attivamente al lavoro e in società e di prendersi cura delle loro famiglie”.

È un processo che ha fatto sì che sempre meno bambini contraessero infezione attraverso una trasmissione verticale, da madre a figlio, eppure – nota la Santa Sede – “c’è ancora moltto da fare”, perché ci sono ancora 150 mila bambini nati con HIV ogni anno, mentre 1,3 milioni di bambini con l’HIV non sono stati diagnosticati, e il 10 per cento delle morti riguardanti l’AIDS riguarda ai bambini. In aggiunta a ciò, la maggioranza dei bambini con tubercolosi non viene diagnosticata per tubercolosi e dunque non viene dato loro accesso al trattamento, così che durante il 2020 circa 226 mila bambini sono morti di tubercolosi.

La situazione è stata peggiorata dalla pandemia di COVID, mentre – dice l’arcivescovo Nwachuckwu – le organizzazioni di ispirazione religiosa, sia cattoliche che di altro tipo, sono state “tra le più atttive a fornire questa diagnosi e cura”, e in Vaticano ci sono stai nel corso degli ultimi anni cinque incontri di organizzazioni religiose, officiali governativi, amministratori di industrie farmaceutiche e compagnie diagnostiche, rappresentanti di organizzazioni inter-governative ed esperti di scienifici di salute pubblica.

Da questi incontri, è venuto fuori il “Rome Action Plan”, che portava una necessaria attenzione sulle politiche pubbliche e l’industria privata e promuoveva la altrettanto necessaria “ricerca e sviluppo”, affrontando questioni sul finanziamento e il costo dei farmaci, nonché sviluppando uno strumento di monitoraggio che permettesse di tracciare i progressi.

La Santa Sede a Ginevra, la riduzione dei danni da fumo

Collegato in videoconferenza con la Pontificia Università della Santa Croce, l’arcivescovo Nwachuckwu ha anche partecipato lo scorso 25 maggio al seminario internazionale su “La Chiesa Cattolica per la riduzione dei danni da fumo.

In particolare, il nunzio ha parlato della Assemblea Mondiale per la salute.

L’arcivescovo ha detto di “avvertire un senso di disperazione quando vedo giovani teenager fumare”, e affermato che questo “è un fallimento comune di tutta l’umanità, che copre un problema più ampio di dipendenza”, e che ovviamente non si può imporre la propria volontà o forzare le persone, ma allo stesso tempo “la Chiesa Cattolica ha la responsabilità di far crescere consapevolezza, promuovere educazione e agire nella prevenzione”.

L’educazione, in particolare, è cruciale, basti pensare – nota l’arcivescovo Nwacuckwu – che “oltre l’80 per cento degli oltre 1,3 miliardi di consumatori di tabacco vivono in nazioni dal basso o medio reddito”.

Fino ad ora, “è stato fatto molo, ma c’è ancora da fare”. Tra le altre cose, il rappresentante della Santa Sede enfatizza che “il fumo pone anche questioni riguardo il degrado ambientale” a causa delle cicche di sigaretta gettate ovunque.

L’arcivescovo ricorda poi la decisione di Papa Francesco, cinque anni fa, di fermare la vendita di sigaretta nei negozi vaticani, perché “la Santa Sede non può contribuire ad una attività che chiaramente danneggia la salute delle persone”.

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