Finanze vaticane, il rapporto AIF 2019 è vera discontinuità?

Le cifre del rapporto sono in linea con il trend positivo degli anni passati. Barbagallo, però, annuncia un cambio di nome e un nuovo statuto

L'Istituto delle Opere di Religione
Foto: Archivio ACI
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La notizia non sta tanto nel fatto che l’Autorità di Informazione Finanziaria si appresta a cambiare nome, con un nuovo statuto, tra l’altro recependo in parte risalenti al tempo della riforma del 2013. La vera notizia sta invece nel rapporto che presenta l’attività del 2019, e che certifica un ulteriore rafforzamento del sistema antiriciclaggio della Santa Sede.

Le cifre del rapporto stanno a testimoniarlo: nel 2019, l’AIF ha ricevuto 64 segnalazioni di attività sospette, di cui 55 dagli enti vigilati e 4 da autorità della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. La stessa autorità ha disposto 4 misure preventive, incluso il blocco di 1 conto corrente. Ha trasmesso 15 rapporti all’Ufficio del Promotore di Giustizia, confermando così il trend di crescita tra rapporti inviati e segnalazioni ricevute. Ha coinvolto oltre 370 soggetti negli scambi di richieste di informazioni con le UIF estere e ha siglato 4 nuovi protocolli di intesa con le Unità di Informazione Finanziaria estere, che portano a 60 il totale dei protocolli di intesa siglati dal 2012.

Sono cifre che testimoniano come il sistema antiriciclaggio della Santa Sede non solo si sia ulteriormente rafforzato, ma abbia anche migliorato l’operatività, secondo una crescita che si era già osservata nei rapporti degli anni precedenti.

Tutto questo, però, rischia di essere in qualche modo tralasciato dalla dichiarazione di Carmelo Barbagallo, da novembre nominato presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria, sulle novità dell'Autorità. In un intervento diffuso attraverso i media vaticani, senza la tradizionale conferenza stampa di presentazione del rapporto che rappresentava uno spazio di dialogo prezioso per comprendere in appieno le decisioni dell’Autorità, Barbagallo annuncia sia il cambio di nome che il cambio di Statuto.

“Sarebbe in primo luogo disposto – sottolinea Barbagallo – il cambio del nome dell’Autorità, che muterebbe in ASIF (Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria), appellativo che coglierebbe e valorizzerebbe entrambe le due anime, che non è solo di intelligence, ma è anche supervisione (vigilanza e regolamentazione”.

In realtà, il cambio di in ASIF era già stato discusso ai tempi della nuova legge antiriciclaggio vaticana, stabilita con il motu proprio dell’8 agosto 2013 poi confermato nella legge n. XVIII del 2013. Il cambio di nome avrebbe meglio definito le nuove funzioni. 

Si decise poi, su suggerimento dell'allora presidente, il Cardinale Attilio Nicora, di mantenere il nome originario, che aveva già avuto credito e che dava il senso della continuità dell’impegno della Santa Sede.

Cambierà anche lo Statuto dell'Aif, spiega Barbagallo. Il nuovo statuto, aggiunge, “nel confermare il ruolo del Consiglio direttivo, rimarcherebbe il ruolo propositivo del presidente nell’elaborazione della strategia dell’Autorità e del controllo della stessa”.

Il cambiamento suggerirebbe dunque un ritorno al passato, che andrebbe in qualche modo a limitare i poteri del direttore e potrebbe anche creare dei problemi. I rischi di un presidente propositivo e di un consiglio esecutivo possono portare potenziali conflitti di interessi. Come questo verrà risolto? 

Ma si tratta di discussioni che riguardano il futuro, mentre il rapporto annuale è una fotografia dell’attività svolta nell’anno passato, sotto la presidenza di René Bruelhart e la direzione di Tommaso Di Ruzza.

Il rapporto segue la struttura dei rapporti precedenti, e certifica il lavoro svolto: dall’ingresso della Santa Sede nella Area Unica dei Pagamenti Europei (SEPA), che ha portato all’emissione dell’IBAN vaticano, nonché ad una ispezione presso lo IOR per valutare “la sussistenza di tutti i requisiti necessari per l’adesione dello IOR agli schemi di pagamento SEPA”. Lo IOR è entrato nello schema dei pagamenti a ottobre 2019, mentre la Santa Sede è stata ammessa allo schema dei pagamenti a marzo 2019. A questa è seguita anche una ispezione generale, iniziata a maggio, non legata ad avvenimenti specifici, che riguarda tutte le aree. È una ispezione che andava fatta dopo la pubblicazione dei nuovi Statuti dello IOR

Da segnalare poi l’aggiornamento della Valutazione Generale dei Rischi da parte del Comitato di Sicurezza Finanziaria che sottolinea che non ci sono minacce significative a livello interno, nonché tra le varie istruzioni emesse in tema di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.

Nell’ambito di intelligence, l’AIF ha disposto 3 sospensioni di transazioni e operazioni per 240 mila euro e il blocco di un conto per 178,970 euro.

Molta enfasi è data al protocollo di intesa siglato dal presidente AIF Barbagallo e il Revisore generale ad interim Cassinis Righi, ma in realtà un protocollo simile era stato già firmato nel 2019 tra l’allora presidente Bruelhart e il Revisore. È dunque cambiato il protocollo o è stato aggiornato? Le dichiarazioni di Barbagallo suggeriscono un aggiornamento.

Si ricorda anche il protocollo di intesa siglato tra Autorità di Informazione Finanziaria e Tribunale, che ha permesso la riammissione dell'AIF al circuito Egmont dopo che la stessa AIF era stata sospesa a seguito delle perquisizioni nei suoi uffici nell'ambito dell'indagine sulla compravendita del Palazzo di Sloane Avenue. Il protocollo non serviva, in fondo, a garantire quello che la legge già garantiva, ma piuttosto a sanare una situazione che si era creata con il sequestro di carte riguardanti altre Unità di Informazione Finanziaria, e dunque l'indipendenza delle indagini e la riservatezza delle informazioni scambiate. È un tema, questo, su cui tutti gli osservatori internazionali hanno gli occhi puntati.  

Il rapporto presenta anche due casi esemplificativi: il primo sembra riferirsi all’operazione che ha portato alle indagini e alla condanna dell’imprenditore Angelo Proietti per autoriciclaggio connesso ad alcuni appalti in Vaticano. È noto che è stata l’Autorità di Informazione Finanziaria a segnalare il caso e va a notato che la condanna di Proietti è arrivata nel 2018, a circa due anni dal suo patteggiamento in Italia.

Il secondo riguarda un provvedimento di blocco dei conti di un cliente presso istituzioni finanziarie vaticane che era indagato in una giurisdizione estera.

Si tratta, insomma, di un lavoro estremamente positivo, che però non è stato premiato con la conferma del presidente e del direttore alla fine del loro mandato

Intanto, l’AIF vede quest’anno un organico raddoppiato, e avrà un ritorno all’antico sia per i poteri del presidente che per quanto riguarda la composizione del board, certamente meno “internazionale” dopo le uscite di Juan Zarate e Marc Odendall, e la non conferma di Bruelhart alla presidenza.

Tutto questo contribuirà a rafforzare il sistema vaticano o riporterà in luce le vecchie criticità? È questo, in fondo, che si chiedono gli osservatori internazionali.

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